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La ripulitura della via Ni.Pa. 1° parte
La squadra di Quotazero al lavoro
(delorenzi, 15/05/2007)

Area Tematica: sport e montagna
Area Geografica: Appennino Ligure

La ripulitura della via Ni.Pa. – 1° parte

Il giorno 12 maggio 2007, come da dettagliato programma inviato a tutti i partecipanti, sono iniziati i lavori di ripulitura della via Ni.Pa. (originale via tracciata da Nino Parodi) alle rocche dell’ Erxo.
I lavori saranno eseguiti con il benestare dell’ autore della via, che preventivamente contattato dal Conte Ugolino, ha avallato gli anzidetti lavori di ripristino.

Appuntamento alle ore 7 in via Dino Col, come da “ordine di servizio” diramato dal Conte Ugolino ed alle ore 7:30 al parcheggio dell’ Agueta per i non genovesi. Parto insieme al Conte con la sua macchina, in quanto mi dice: “ho un pò di roba nel bagagliaio”.

In breve arriviamo al parcheggio dell’ Agueta dove ci stanno aspettando, ansiosi di iniziare il lavoro, Ago, Bade, Rikkytikkytavi e Skeno (in rigoroso ordine alfabetico). Dopo i saluti di rito continuiamo fino alla località Curlo, dove posteggiamo le macchine (eravamo in 6 con 4 auto ed uno scooter: non male).

Iniziamo i preparativi. Dalla macchina del Conte esce di tutto: uno spettacolo. Non oso pensare avesse una station wagon.

Ammucchiamo il materiale per decidere cosa portare: il Bade che ha uno zainetto da gita fuori porta di mezza giornata, chiede se può portare qualcosa. Detto fatto: Skeno gli consegna amorevolmente………. la batteria del trapano. Il Bade incassa da vero signore, ma probabilmente, come minimo si morde la lingua.

Materiale franco cantiere:

- n° 2 trapani con relativi accessori e batterie (quella pesante ce l’ ha il Bade);
- n° 2 corde statiche;
- n° 1 corda da 60 metri (che non verrà utilizzata, ma era giusto farle cambiare un pò l’aria);
- n° 4 roncole o pennacchi;
- cesoie per il taglio dei rovi;
- martelli vari, tra cui il famoso martello da geologo tanto caro a Tozzi (quello di Gaia, non quello che canta).

Tra il materiale considerato necessario ed indispensabile una bottiglia di Cabernet ed un vassoio di focaccia di Priano (Voltri) che ha portato Ago.

Il tempo non è dei migliori, ma tutto sommato meglio che il solleone. C’ è una bella nebbia che si alza e si abbassa, consentendo di tanto in tanto di vedere la costa sotto di noi.

Si parte. Zaini in spalla, e materiale vario, ci si incammina lungo il sentiero che in breve ci porta al Riparo Scarpeggin, dove facciamo sosta. Visto che la focaccia ed il vino pesano……... è meglio farli fuori. Ago apre il vassoio e tira il collo alla bottiglia.
Non ci si fa mancare nulla: focaccia normale ed alla cipolla. In pochi minuti finisce sia una che l’ altra. Persino il Bade che notoriamente vive d’ amore mangia con gusto. Sarà l’ unico pasto fino a sera.

Proseguiamo nella nebbia fino ad arrivare a passare sotto un traliccio dell’ alta tensione. Da questo punto, il buon Alexander nel suo libro “L’ Altimetro segna Zero” indica 150 metri all’ attacco della via. Ora io non ho la rotella metrica dietro, ma i metri mi sono sembrati decisamente di più. Comunque, a parte che ad Alexander saranno fischiate le orecchie, arriviamo, sempre immersi nella nebbia, all’ attacco della via.

Il Conte assegna i compiti: lui e Skeno saranno gli addetti all’ apposizione delle soste, diciamo gli operai specializzati, mentre i manovali De Lorenzi, il Bade, Ago e Rikkytikkytavi, andranno avanti lungo la via a tagliare rovi ed arbusti vari.

Skeno inizia a piazzare la prima sosta in corrispondenza del grosso masso subito all’ attacco della via, mentre gli altri iniziano il lavoro di taglio delle piante infestanti. Si vede subito che il Bade e Rikkytikkytavi non hanno grossa dimestichezza con tali attrezzi, comunque il lavoro procede.

Subito dopo il primo risalto, la via passa all’ interno di un grosso masso spaccato a metà, alla cui sommità viene posizionata una seconda sosta. Dopo un tratto privo di particolari difficoltà, arriviamo davanti ad un ulteriore risalto. Il Conte ci fa notare che sulla sinistra della via “normale”, il Nino Parodi aveva tracciato una variante. Ci portiamo alla base della variante aprendoci un varco tra i rovi.

Dopo avere faticato e contribuito ad avere la meglio sui rovi, il Bade e Rikkytikkytavi ci salutano e ritornano alla base…………avevano probabilmente subodorato quello che sarebbe successo da li a poco.

Dopo i saluti, aggiriamo il risalto e ci portiamo sulla sua sommità, dove viene piazzata una terza sosta; Da questo punto di osservazione notiamo, sotto di noi, una bella placca posta tra la via normale e la variante.
Belin ma è proprio bella questa placca………………. esclama qualcuno raccogliendo subito il consenso unanime degli altri.
Da questo momento in poi, forse a causa della mente poco lucida e annebbiata dalla fatica, decidiamo che vale la pena attrezzarla.

Si inizia così un lungo lavoro di disgaggio, taglio di erba e arbusti vari. Successivamente Skeno ed il Conte fissano i punti dove piazzare gli spit, nove in tutto, e nonostante il trapano recalcitrante terminiamo il lavoro alle 17:30 passate.

Skeno ed il Conte provano la via seppur con la corda statica e le scarpe non adatte all’ uopo. Il Conte indica in un 5/5+ la relativa difficoltà.

A questo punto decidiamo di darle un nome: all’ unanimità si decide di chiamarla “Placca del Duca Ernesto”, dedicandola ad Ernesto Dotta, Moderatore dei moderatori del sito di quotazero e membro del gruppo Vecchie Beline.
In effetti la chiodatura non è nello stile dell’ Erne, che il primo spit lo mette almeno a 10 metri da terra, ma lui chioda così ………………….per risparmiare.

A questo punto, vista l’ ora e la variante non autorizzata dal progetto originario, decidiamo di chiudere la giornata lavorativa. Riempiamo nuovamente gli zaini e ritorniamo alla base, che complice la stanchezza e la mancanza di nebbia sembra non arrivare mai.

La giornata si conclude al bar della frazione di Terralba davanti ad una birra (coca cola per Skeno), ripromettendosi d’ ora in avanti di lasciare perdere le varianti e di dedicarsi alla via normale, come da progetto approvato. Ma sarà davvero così……….si vedrà………

Continua………….



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