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Un incendio che ha lasciato il segno
15-18 febbraio 2005, alture del ponente genovese
(bade, 24/05/2007)

Area Tematica: altro
Area Geografica: Appennino Ligure

Abitando sulle alture di Genova Prà mi capita spesso di girare per le colline dietro casa, spaziando poi un po’ per tutta la zona montuosa del ponente genovese. Abito da ormai vent’anni qui e talvolta mi è capitato di assistere ad incendi visibili da casa, proprio sulle mie colline.
Quello che però è successo tra il 15 e il 18 febbraio del 2005 mi ha colpito molto, vuoi perché è il più recente vuoi perché ha portato distruzione in tanti, troppi posti che giravo e giro tutto l’anno.
Il pino marittimo sembra essere nato proprio per bruciare e quando poi ci sono quelle giornate di forte vento allora basta solo la scintilla, per portare l’inferno. Già. La scintilla. Ma in quei giorni non ce ne fu soltanto una, sembrava che di volta in volta qualcuno aiutasse il fuoco ad arrivare sempre più in là…e il risultato fu davvero devastante.
Il 15 sera ero a casa e dalla finestra vedevo le alture in fiamme, stavano arrivando dalla Val Varenna…e stavano spuntando sopra le valli di Prà.



Avanzavano in modo pauroso e presto dalla mia finestra vidi una catena di fuoco su quasi tutto il profilo delle colline, sopra la vetta di Pegli, sopra Prà e Torre Cambiaso, sopra la Torrazza e Fagaglia e ancora in là. Non realizzavo ancora quanto sarebbe durata questa situazione e quanto sarebbe ancora peggiorata.
Il 16 mattina decisi di andare a vedere com’era la situazione nella Val Varenna. Presi il motorino e scendendo per la strada mi accorsi subito di cosa mi stava aspettando. Sembrava che il sole fosse stato in parte soffocato dal fumo…qui sulla costa non capita quasi mai di avere nebbia a livello del mare e mi fece subito uno strano effetto quel pallido sole.



Arrivato in Val Varenna cominciai a risalirla…qua e là ancora bruciava…i resti di quello che già c’era stato…alberi inceneriti…qualche persona ancora impegnata a prendere acqua dal torrente con dei secchi. Impadronito dalla voglia di capire meglio cosa stesse succedendo in zona salii infine oltre Lencisa, ai piedi della Madonna della Guardia. Vidi allora quello che stava succendendo con più chiarezza…vidi la zona della valle del rio Gandolfi con grandi aree nere…e un fronte dell’incendio molto alto, che ancora avanzava lasciato a se stesso.



A quel punto tornai giù verso casa, e passai dalle alture di Pegli, in zona Pegli2 . Non pensavo fosse arrivato così in basso, invece tutto era incenerito ai margini della strada asfaltata, la Vetta di Pegli totalmente bruciata.



Il resto della giornata passò senza che io potessi andare più in giro, ma il tg3 parlava di fiamme che ancora avanzavano sopra Voltri e per tutto il giorno dalla finestra assistetti al passare di aerei ed elicotteri intenti a raccogliere l’acqua dal mare per riversarla nelle zone ancora in fiamme.
La mattina dopo decisi di andare a vedere verso Acquasanta. Arrivato al santuario capii che l’incendio aveva già in parte colpito sia la zona dei Piani di Prà sia quella della Baiarda e Punta Martin, così decidetti di proseguire in motorino verso le Giutte. Dopo qualche centinaio di metri, in prossimità della ex cartiera, mi trovai di fronte ad uno spettacolo stranissmo.



Vedevo il vallone del rio baiardetta avvolto dal fumo e da qualche albero in fiamme…si vedevano le strutture rocciose della Baiarda emanare fumo, in un contesto che sembrava totalmente irreale. Salito poi più in alto mi fermai un po’ prima delle Giutte e assistetti all’azione dei canader su Punta Martin. Il profilo di quel monte tanto familiare adesso presentava qualcosa di nuovo, le fiamme avevano conquistato il la cresta e stavano ora per scendere nel vallone opposto.



Rimasi lì ad assistere al triste spettacolo per un po’ e poi me ne tornai a casa.
L’indomani sentendo ancora il via vai dei mezzi aerei, ritornai ad Acquasanta. Il lato Giutte non era ancora stato domato a restai così a guardare i canader ancora in azione…ormai erano gli ultimi atti di un disastro che andava avanti da giorni.



L’indomani poi tutto sembrò finito.
Era andato distrutto tanto, in termini di vegetazione, di sentieri…
Qualche giorno dopo tutto questo arrivò la neve. Avevo in programma con alcuni amici di salire a Punta Martin partendo dalle Giutte, un percorso poco frequentato che ancora non avevo mai visto. Fu una magnifica giornata e mi faceva effetto camminare sotto i fiocchi di neve in mezzo agli alberi inceneriti. Tutto aveva il sapore del fumo, malgrado la neve venisse giù abbondante e avesse ormai ricoperto parecchio del desolante paesaggio che altrimenti avremmo visto.
Due settimane dopo di nuovo arrivò una bella nevicata, erano i primi di marzo. Non ero più stato sulle colline dietro casa e così decisi di fare una bella paseggiata nel mezzo della tormenta. Era incredibile l’odore di fumo che ancora si sentiva e soprattutto mi fece molto effetto la vista che si aveva dalle colline. Un tempo durante i miei giri non vedevo che alberi e cespugli…ora potevo spaziare ovunque…c’era il vuoto.



Sono ormai passati due anni da allora e su per questi monti vado spesso, specialmente dietro casa, verso Punta Martin. I segni di allora sono ancora ben visibili, ancora ogi il vento di tanto in tanto butta giù alberi mezzi inceneriti che mettendosi in mezzo al sentiero rendono impossibile non ricordarsi di quei giorni tristi di due anni fa.


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