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L' acquedotto storico genovese
Camminando lungo un percorso di oltre 40 chilometri
(delorenzi, 19/01/2007)

Area Tematica: storia e cultura
Area Geografica: Appennino Ligure

Lungo un percorso di oltre 40 chilometri, dalla Presa di Schiena d’ Asino fino a Castelletto, si sviluppa una delle opere più imponenti ed importanti tuttora presenti in Liguria, eseguita allo scopo di soddisfare il fabbisogno sempre più crescente di acqua da parte della città di Genova.
L’ acquedotto che possiamo oggi osservare è di impostazione medioevale e ricalca solo in parte l’ antico tracciato romano che percorreva la vallata del Bisagno; l’attuale percorso risalente al XI secolo, è stato infatti realizzato ad una quota superiore rispetto a quello di epoca romana, proprio per permettere la captazione di una maggiore quantità d’ acqua ed al tempo stesso aumentarne la portata per rifornire, oltre che la città vecchia, anche le zone collinari dove era in atto una forte espansione edilizia.
L’ impianto acquedottistico è stato oggetto col passare degli anni di numerosi rimaneggiamenti e modifiche, sempre volte ad un suo miglioramento ed alla contestuale captazione di novi rivi secondari. Fino al 1295 1’ opera di presa più distante dalla città era quella realizzata sul Rio Poggetti sopra Staglieno, mentre il prolungamento fino a Trensasco risale con buona probabilità al 1355.
Alla metà del XVII secolo il condotto viene ampliato fino a quando, nel 1639, il tracciato raggiunge la frazione di Cavassolo, dove viene realizzato l’ imponente ponte canale.
Successivamente, per aumentarne ancora la portata, viene eseguita 1’ opera di presa sul Rio Torbido ed il sifone sul Rio Geirato, mentre nel 1841 vengono raccolte le acque del Rio Concasca, e nel 1842 è completato il sifone sul Rio Veilino ad opera di Carlo Barabino solo nel 1900 il canale dell’ acquedotto viene coperto con le lastre di luserna che ancora oggi permettono di percorrerlo a piedi.

L’ impianto rimane in attività fino al 1951, rifornendo piazza della Marina e Vico dei Lavatoi, ma già nel 1917 la sua acqua viene dichiarata non potabile.
Dopo la metà dell’ ottocento per soddisfare il sempre più crescente fabbisogno d’ acqua vengono iniziati i lavori per la costruzione degli acquedotti privati, quali il Nicolay, che deriva la propria acqua dal bacino del Torrente Scrivia, ed il De Ferrrari - Galliera che capta invece 1’ acqua dai laghi artificiali del Gorzente.
E’ possibile percorrere tutto il tracciato dell’ acquedotto, che offre molti spunti interessanti sotto diversi aspetti sia naturalistici che architettonici. E’ consigliabile, vista la lunghezza complessiva, di procedere per tappe che possono essere suddivise a proprio piacimento ed iniziate o terminate in corrispondenza dell’ intersezione tra il tracciato dell’ acquedotto e le numerose strade comunali
Si tralascia la descrizione della prima parte dell’ impianto dall’ opera di presa di Schiena d’ Asino fino al ponte canale di Cavassolo in quanto difficilmente percorribile, franata in più punti, e comunque priva di particolare interesse, se si escludono alcuni manufatti con copertura semisferica ove erano alloggiati i filtri, ancora ben visibili percorrendo la strada statale che risale la Vai Bisagno.
Dal ponte canale di Cavassolo a via di Creto
Imboccando il Ponte Canale di Cavassolo, che scavalca il rio Concasca, in prossimità della confluenza con il torrente Bisagno, all’ inizio della strada Provinciale per Davagna, si ha subito una prima percezione della grandiosità dell’ opera che ci accingiamo a percorrere; realizzato in epoca seicentesca, è composto da sei arcate del diametro di circa 11 mt, per uno sviluppo complessivo dì circa mt 95. I materiali utilizzati sono pietra e mattoni per la struttura portante, con paramento esterno in blocchi di pietra squadrata e copertura realizzata, come il resto dell’ acquedotto, con lastre di pietra di Luserna provenienti dalle cave della zona di Torino.
Attraversato il ponte canale, che ai suoi estremi dispone di due piccoli portali di guardia con alloggiamento per i meccanismi scolmatori, è possibile notare, nella parte verso monte, due edifici denominati “mulini nuovi” un tempo utilizzati appunto come mulini ed ora riconvertiti alla residenza. La loro edificazione è successiva a quella del ponte e risale alla prima metà del XIX secolo quando viene captata anche 1’ acqua del torrente Canate la cui opera di presa è posta a circa 156 mt. s.l.m.
Continuando lungo la mulattiera che conduce all’ opera di presa del torrente Canale, è possibile raggiungere il vecchio abitato di Canale di Marsiglia, piccolo nucleo rurale oggi completamente abbandonato, ma tuttora ben conservato.
11 canale di derivazione, che passa nella parte posteriore degli edifici, sfruttava a cascata I’ acqua del rio Canate, che veniva successivamente reimmessa nel condotto principale dell’ acquedotto.
Il tracciato prosegue tagliando le pendici meridionali del monte Caviglia per incontrare dapprima un piccolo nucleo rurale (Case Malerba) e successivamente i resti di un antico fienile posto immediatamente a ridosso dell’ acquedotto, in cui è possibile apprezzare ancora una parte del tetto in paglia.
La struttura è tipica dei fabbricati rurali che troviamo nelle nostre campagne con ossatura portante costituita verso monte da un muro di fascia e verso valle da due pilastri quadrati realizzati in pietra. I tamponamenti erano eseguiti con tavole solitamente di castagno o con canne intrecciate, mentre la copertura a capanna era realizzata con orditura in pali di castagno ed ultimata con uno strato di paglia dì segale.
Proseguendo lungo il tracciato dell’ acquedotto si arriva in prossimità di quello che rimane dell’ Oratorio di San Rocco, la cui effigie è ancora visibile sulla volta della copertura; a pianta rettangolare con copertura a botte ultimata con manto in abbadini in ardesia, è circondato da un ameno giardinetto punteggiato da cipressi.
Da questo punto e per un breve tratto in corrispondenza dell’ impianto di filtrazione dell’ AMGA, il tracciato si perde fino alla Galleria della Rovinata, costruita nel 1822 su disegni del Barabino, per evitare una zona particolarmente franosa da cui deriva appunto il toponimo.
Continuando lungo uno stretto sentiero si arriva ad intersecare via Trossarelli, per riprendere subito dopo il tracciato dell’ acquedotto che si immette nella Galleria di Gambonia, mentre il percorso pedonale segue parallelamente il tracciato della galleria fino al suo sbocco, dove l’acquedotto è stato realizzato in rilevato.
Si giunge in breve al giro del Rio Torbido dove è possibile osservare 1’ omonimo Ponte Canale realizzato come quello di Cavassolo nei primi anni del 1600, e preceduto da alcuni antichi edifici destinati un tempo a mulini, che utilizzavano l’ acqua derivata dal Rio Torbido.
Il tracciato segue fedelmente le curve di livello, superando il rio Chiappa mediante un altro ponte canale, fino ad arrivare attraversando coltivi e fasce abbandonate, ad incrociare via di Creto, dove, in fregio alla strada, è possibile osservare antichi lavatoi che, attualmente inutilizzati, venivano alimentati anch’essi dall’ acquedotto.
A monte della porzione di tracciato in corrispondenza del rio Torbido si può notare la frazione di San Siro di Struppa, dominata dall’ omonima abbazia romanica.
Posizionato strategicamente tra la strada di collegamento con la valle Scrivia e quella di comunicazione con la vai Trebbia, è attualmente circondata da orti e vigneti; le prime notizie si hanno già in alcuni documenti risalenti ai 1025, mentre l’ attuale configurazione architettonica risale al XII secolo. Oggetto di numerosi restauri, risulta ottimamente conservata ed è caratterizzata da tre navate che terminano con absidi semicircolari. La muratura a vista è costituita da conci squadrati di pietra locale a corsi regolari, mentre la copertura, eseguita con capriate in legno è ultimata con un monto in abbadini di ardesia.
Da via di Creto al Ponte sifone sul Torrente Geirato
Attraversata via di Creto il percorso prosegue parallelo al muro di cinta del cimitero di Struppa, passando tra fasce terrazzate e coltivi; si supera quindi il Rio Consiglieri su di un ponte canale ed un tratto in rilevato su arcate, la zona soprastante il Giro del Fullo, ed un manufatto ove era alloggiata una chiusa, fino a raggiungere la Chiesa di Santa Maria Assunta di Molassana.
La Chiesa, nella attuale conformazione risale con buono probabilità al XVI secolo, ma si ritiene che già anteriormente all’ anno mille esistesse una chiesetta poi demolita. Realizzata ad una navata con selle altari, dispone di un bel sagrato decorato con ciottoli di mare.
Prima della realizzazione del ponte sifone sul Torrente Geirato, 1’ originale tracciato si addentrava nella vallata omonima fino al borgo di Geirato, dove è ancora ben visibile e conservato il ponte seicentesco a quattro campate.
Dal Torrente Geirato a salita Preli
Risalendo via Geirato, dopo poche centinaia di metri si passa sotto il ponte sifone che scavalca il torrente omonimo, la cui edificazione risale alla seconda metà del ‘700; si prende quindi a sinistra salita Pino Sottano, fino ad arrivare nuovamente sul percorso dell’ acquedotto, che interseca dopo alcune centinaia di metri via di Pino.
Nel tratto tra il ponte sifone sul Geirato e via di Pino, si possono ancora notare, semi sommersi dalle sterpaglie, i resti di un ponte a due arcate; nella porzione parzialmente crollata si può osservare come in questo tratto la sezione del canale sia a forma di cunicolo con copertura a volta in pietra.
Superata via di Pino, il tracciato aggira le pendici sud del monte Pinasco, tra fasce terrazzate e boschi di roverelle, fino ad arrivare, dopo avere superato un tratto franato in corrispondenza di un rio, ai Molini di Trensasco da dove aveva originariamente inizio 1’ acquedotto fino al secolo XV
Molini di Trensasco è un piccolo borgo con case costruite d strapiombo sull’ omonimo rio che in- questo punto è particolarmente impetuoso Lungo il tratto in sponda sinistra dei torrente è possibile notare i resti di un vecchio fabbricato in muratura di mattoni a vista impostato su cinque arcate, anticamente utilizzato come fornace per la cottura della calce.
Percorrendo in discesa per alcune decine di metri via Trensaco si ritrova il canale dell’ acquedotto, che sale verso alcune case isolate e si addentra poi nella valle del rio Cicala. La valle, che prende il nome da un antica famiglia genovese che era proprietaria di numerosi terreni nella zona, risulta ancora incontaminata e mantiene le peculiarità della campagna con numerosi terrazzamenti e coltivi.
Durante il percorso si incontrano alcuni ponti canali, ottimamente conservati e dotati al contano di quelli fin qui percorsi di un solo parapetto in muratura verso il lato a valle. 11 tracciato prosegue poi tra coltivi fino ad arrivare ad intersecare salita Preli.
Da salita Preli alla Chiesa di San Bartolomeo di Staglieno fino al ponte sifone del Veilino
Raggiunta salita Preli, si incontra il tracciato alla quota di circa 100 mt. S.l.m., con una deviazione sulla sinistra si imbocca il ponte canale di Figallo che scavalca il rio di Preli. il ponte canale, uno dei più imponenti dell’ acquedotto venne realizzato nell’ anno 1786, su cinque arcate in pietra, allo scopo di abbandonare il vecchio tracciato che, passando più a monte seguendo le curve di livello, attraversava una zona particolarmente franosa.

Il tracciato, corre lungo il muro di cinta delle Officine del Gas, dove fino a non molti anni fa era presente un grosso gasometro, e poi, tra terrazzamenti ad olivo, raggiunge la piccola chiesa di San Bartolomeo di Staglieno.
Staglieno, capoluogo dell’ omonimo comune annesso poi a quello di Genova a partire dall ‘anno 1873, comprendeva oltre al territorio della parrocchia di San Bartolomeo anche le zone di Sant’Antonino e San Gottardo. La chiesa di San Bartolomeo era già probabilmente parrocchia dal X secolo, mentre l’attuale conformazione risale al XVII secolo; è caratterizzata da un bel sagrato decorato a mosaico con ciottoli bianchi e neri, eseguito nel 1858.
Seguendo via Cà de Mussi, lungo il muro di cinta del Cimitero di Staglieno, si arriva alla vasca di compensazione posta sulla testata del ponte sifone del Veilino.
Dall’ inizio del ponte sifone del Veilino, l’originale tracciato si addentrava nella valle omonima, proseguendo a mezza costa fino a raggiungere 1’ opera di presa di Poggetti; Di questo tratto di non facile lettura in quanto in più parti franato e ricoperto dalla vegetazione, rimangono testimonianze importanti che è possibile notare anche percorrendo lo svincolo autostradale di Genova est.
In particolare, oltre ai tratti sopraelevati su archi, ben visibili nella zona più interna della vallata del Veilino, è possibile percorrere ancora due ponti canali ottimamente conservati: il primo è quello di S. Antonino sul no Briscata che troviamo subito dopo il casello autostradale, mentre il secondo è quello di S. Pantaleo che permetteva il superamento del rio Casamavari.
La Chiesa di Sant’ Antonino, le cui origini risalgono al 418, fu costituita parrocchia nei XII secolo; edificata secondo canoni architettonici romanici fu più volte rimaneggiata ed attualmente l’ unica testimonianza originaria è quella rappresentata dalla torre campanaria a pianta quadrata realizzata con grossi blocchi di pietra.
La caratteristica di questo tratto di acquedotto è quella di essere stato realizzato su archi sopraelevati a causa della pessima qualità del terreno che, particolarmente franoso, portò ad abbandonare questo lungo tratto in favore della costruzione del ponte sifone del Veilino, edificato su progetto del Barabino.
Una volta percorso il ponte sifone sul Veilino, si passa all’ interno di una galleria, per arrivare alla Costa di Caderiva. Da qui passando a fianco di grossi condomini si oltrepassa il ponte canale ad una arcata sul rio Molinara, fino ad arrivare in via delle Ginestre in prossimità della chiesa del Santissimo Sacramento.
Edificata a partire dal 1913 per avere una parrocchia più grande rispetto a quella di Sant’ Antonino e soprattutto più vicina ai nuovi quartieri in via di costruzione fu inaugurata nel 1915 dall’ arcivescovo Ludovico Gavotti.
I resti dell’ acquedotto nella zona urbanizzata
Se fino alla Chiesa del Santissimo Sacramento 1’ acquedotto è ancora per lo più leggibile e percorribile, più complicato è seguirne il tracciato che attraversava la città vecchia dove, oltre che per il fabbisogno idrico potabile, era utilizzato per alimentare mulini, lavatoi e fontane oltre alla funicolare di Sant’ Anna e la cascata all’ interno della Villetta Di Negro.
I primi resti che è possibile incontrare sono lungo via delle Ginestre dove il tracciato ricalca 1’ andamento della strada sostenuta in parte dalle vecchie arcate in pietra. Da piazza Manin fino alla chiesa di San Bartolomeo degli Armeni il tracciato scompare alla vista per poi riaffiorare in corrispondenza del Passo dell’ Acquidotto e per un breve tratto lungo corso Solferino, dove il marciapiede coincide con il canale ricoperto con le lastre di Luserna.
Superato corso Magenta 1’ acquedotto si biforca scendendo verso il mare per poi ricongiungersi presso la porta del Molo. La tratta di canale che prosegue verso Castelletto continua presso salita della Rondinella, per arrivare a via delle Fontane, passando per Porta dei Vacca nell’ arco di collegamento tra le due torri e quindi lungo la Ripa Maris, dove sono visibili i resti degli archi.
Il ramo orientale invece, detto delle Fucine, raggiunge dapprima Villetta Di Negro, dove alimentava un tempo la cascata tutt’ oggi esistente, per passare poi all’ interno dei palazzi sede della Provincia e della Prefettura (Palazzo Spinola).
Tracce dell’ antico percorso sono ancora visibili nella porta Soprana e lungo le mura medioevali e ancora in piazza dove accanto all’ ingresso al museo dì Sant’ Agostino è presente una grande fontana pubblica a pianta esagonale un tempo alimentata anch’essa da una derivazione del tracciato principale.
Le ultime tracce dell’ impianto sono visibili in via del Molo, dove sono conservati i resti della Fontana dei Cannoni.



oratorio di San Rocco




antichi mulini al ponte di Cavassolo



ponte canale sul rio Torbido



ponte di Sant' Antonino


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