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MessaggioInviato: dom giu 20, 2010 19:53 
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Quotazerino doc
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Come allenamento alla Rigantoca l'altra settimana ho provato a percorrere questo itinerario della Valbrevenna che in pratica è il dirimpettaio, sulla destra idrografica della vallata, di quello che sale da Avosso, e infatti ne ha più o meno le stesse caratteristiche. Il fatto poi che nel forum se ne sia parlato soltanto di striscio mi incuriosiva particolarmente.
E allora devo dirvi subito che la situazione, almeno nella parte che sono riuscito a percorrere, è piuttosto bruttina ed è un vero peccato perchè si tratta dell'itinerario a mezza costa che unisce tutte le località e che, fino a quando non venne realizzata la strada di fondovalle con i collegamenti trasversali, era percorsa da tutti coloro che le abitavano per i commerci di prodotti agricoli e animali (lo confermo i tratti in cui le pietre della mulattiera si sono conservati e i tanti muretti a secco di contenimento di un terreno particolarmente instabile qual è quello della Valbrevenna).

L'ultimo monitoraggio, come risulta dal sito Fie, risale al 2004 e lo stato del sentiero (cerchio giallo sbarrato) è indicato come "discreto", ma sconsigliato fra Caserza e Clavarezza. Adesso il giudizio secondo me deve essere assolutamente abbassato, anche perchè, nei pressi di Clavarezza il sentiero si perde totalmente e la situazione si fa pericolosa.

Un po' di cronaca. La prima parte, partendo da Nenno, è abbastanza praticabile anche se il sentiero si infrasca non appena doppiato il costone di Torre Bibbiaia e solo nel tratto che precede Caserza la situazione migliora. Superato questo primo paese si entra nella vallata del Rio della Scabbia e si devono superare, tenendosi bene sulla sinistra, due tratti franati. I problemi nascono oltre un primo guado: a un certo punto infatti i segnali scompaiono totalmente e si finisce in mezzo ai rovi. Ho provato inutilmente in ogni direzione, ci sono molte tracce ma tutte alla fine ti portano fra le spine. Dopo tre quarti d'ora buona di ravanaggio e pelle massacrata ho deciso di risalire decisamente il costone per uscire dalla zona boscosa e avere un quadro migliore della situazione e ho fatto bene perchè ho individuato alla mia destra Clavarezza e mi ci sono diretto lungo il costone, fin quasi ad arrivare alla prima casa del paese, dove è riapparso il segnale su un sentiero che è stato sbarrato con una tavola e oltre il quale c'è un muro di vegetazione.
Incontro un anziano contadino: "Ma come ha fatto a uscire di li? E' pieno di vipere, ne ho ammazzata una ancora ieri. Qualche tempo fa voleva percorrerlo un ragazzo in mountain bike ed è finito giù, facendosi male. Mi fanno ridere quelli che vengono con il pennello per mettere i segnali; qui serve il machete per ripulire tutto, altro che pittura".
E ha pienamente ragione: qui non si tratta di "sconsigliare" il passaggio, ma di indicare con chiarezza che è impraticabile. Quanto alle vipere non ne ho viste ma suppongo che non si sbagli; io mi sono limitato a beccare un paio di bisce d'acqua, i rettili più pericolosi probabilmente li ho scansati solo per fortuna.
Da Clavarezza a oltre Porcile si va su strada asfaltata e il segnale è ovviamente rintracciabile: si incontra anche una buona fonte per riempire le borracce (a Clavarezza quella del lavatoio è indicata come "acqua non potabile". "Io l'ho sempre bevuta e sono ancora qui" mi ha detto il contadino, ma meglio non fidarsi...). Si arriva a un bivio e il sentiero piega a destra nel bosco: dall'altra parte si vede Pareto, ma prima si deve scendere verso Caselline, che è incassato sul rio Pareto. Chiedo a una signora com'è il tracciato: "Ogni tanto lo ripuliscono i cacciatori ma saranno un paio d'anni che non lo fanno" mi risponde. Nessun problema particolare, comunque: la traccia è chiara e porta a Caselline, da dove, su un sentiero analogo dovresti rimontare per Pareto. Ma ecco che anche qui i segnali scompaiono e per raggiungere Pareto seguo la strada asfaltata.

Arrivo dalla chiesa: ricompare un segnavia giallo isolato e poi di nuovo il nulla, se non una indicazione del Parco Antola che indirizza a Mereta. Non c'entra nulla col sentiero cerchio giallo barrato, che invece dovrebbe aggirare il Monte Pareto e raggiungere prima Tessaie e poi Pian dei Curli. Dico la verità: mi fido di un abitante che mi suggerisce di seguire i segni gialli che portano fuori paese, dicendomi che dovrebbe trattarsi della strada giusta. In effetti potrebbe essere, vado avanti con fiducia, contando nella ricomparsa del segnavia ufficiale, ma niente: solo continui segni gialli, peraltro ben posizionati, sia su alberi che sulle pietre, che fanno salire di quota e chiaramente superare il costone del Monte Pareto. Poi vanno decisamente in discesa e, a questo punto, pur in vista di Casareggio in lontananza, decido di rinunciare al mio progetto iniziale e di scendere a valle, fino ad arrivare ad Aia Vecchia e quindi a Mulino del Fullo, da dove poi in pratica mi farò tutta la strada di fondovalle sino ad Avosso.

Poichè le carte non possono sbagliare ho sicuramente intersecato il tracciato del cerchio giallo sbarrato ma non l'ho individuato e quindi presumo che sia anche qui messo male. Comunque non mi arrendo: la prossima volta vedrà di raggiungere Pareto in auto e da lì cercare con più costanza il sentiero Fie.

Nell'attesa chiedo aiuto a qualche altro forumista: qualcuno ha notizie della situazione tra Pareto, Casareggio e Chiappa? Oltre Chiappa, l'ultimo tratto verso Piancassina e il Colletto dovrebbe essere potabile, ma anche qui chiedo conferme.

Ultima nota: il presidente del Parco Antola, Costa, mi ha detto che questo sentiero non dovrebbe essere stato inserito tra quelli la cui manutenzione è stata affidata ufficialmente alla Fie ("I fondi sono pochi, abbiamo privilegiato quelli più vicini al Monte"). Se davvero è così, proprio un peccato. Ripeto: questo sentiero è "culturalmente" bellissimo e "geograficamente" costituisce metà di un bel circuito a mezza costa di tutta la Val Brevenna. Ma se il suo degrado è così forte, in ogni caso occorre decidere: o lo si dismette o lo si sistema. Infilare la gente dritta nei guai è davvero poco simpatico.

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MessaggioInviato: dom giu 20, 2010 20:29 
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terralba ha scritto:
Come allenamento alla Rigantoca l'altra settimana ho provato a percorrere questo itinerario della Valbrevenna che in pratica è il dirimpettaio, sulla destra idrografica della vallata, di quello che sale da Avosso, e infatti ne ha più o meno le stesse caratteristiche. Il fatto poi che nel forum se ne sia parlato soltanto di striscio mi incuriosiva particolarmente.
E allora devo dirvi subito che la situazione, almeno nella parte che sono riuscito a percorrere, è piuttosto bruttina ed è un vero peccato perchè si tratta dell'itinerario a mezza costa che unisce tutte le località e che, fino a quando non venne realizzata la strada di fondovalle con i collegamenti trasversali, era percorsa da tutti coloro che le abitavano per i commerci di prodotti agricoli e animali (lo confermo i tratti in cui le pietre della mulattiera si sono conservati e i tanti muretti a secco di contenimento di un terreno particolarmente instabile qual è quello della Valbrevenna).

L'ultimo monitoraggio, come risulta dal sito Fie, risale al 2004 e lo stato del sentiero (cerchio giallo sbarrato) è indicato come "discreto", ma sconsigliato fra Caserza e Clavarezza. Adesso il giudizio secondo me deve essere assolutamente abbassato, anche perchè, nei pressi di Clavarezza il sentiero si perde totalmente e la situazione si fa pericolosa.

Un po' di cronaca. La prima parte, partendo da Nenno, è abbastanza praticabile anche se il sentiero si infrasca non appena doppiato il costone di Torre Bibbiaia e solo nel tratto che precede Caserza la situazione migliora. Superato questo primo paese si entra nella vallata del Rio della Scabbia e si devono superare, tenendosi bene sulla sinistra, due tratti franati. I problemi nascono oltre un primo guado: a un certo punto infatti i segnali scompaiono totalmente e si finisce in mezzo ai rovi. Ho provato inutilmente in ogni direzione, ci sono molte tracce ma tutte alla fine ti portano fra le spine. Dopo tre quarti d'ora buona di ravanaggio e pelle massacrata ho deciso di risalire decisamente il costone per uscire dalla zona boscosa e avere un quadro migliore della situazione e ho fatto bene perchè ho individuato alla mia destra Clavarezza e mi ci sono diretto lungo il costone, fin quasi ad arrivare alla prima casa del paese, dove è riapparso il segnale su un sentiero che è stato sbarrato con una tavola e oltre il quale c'è un muro di vegetazione.
Incontro un anziano contadino: "Ma come ha fatto a uscire di li? E' pieno di vipere, ne ho ammazzata una ancora ieri. Qualche tempo fa voleva percorrerlo un ragazzo in mountain bike ed è finito giù, facendosi male. Mi fanno ridere quelli che vengono con il pennello per mettere i segnali; qui serve il machete per ripulire tutto, altro che pittura".
E ha pienamente ragione: qui non si tratta di "sconsigliare" il passaggio, ma di indicare con chiarezza che è impraticabile. Quanto alle vipere non ne ho viste ma suppongo che non si sbagli; io mi sono limitato a beccare un paio di bisce d'acqua, i rettili più pericolosi probabilmente li ho scansati solo per fortuna.
Da Clavarezza a oltre Porcile si va su strada asfaltata e il segnale è ovviamente rintracciabile: si incontra anche una buona fonte per riempire le borracce (a Clavarezza quella del lavatoio è indicata come "acqua non potabile". "Io l'ho sempre bevuta e sono ancora qui" mi ha detto il contadino, ma meglio non fidarsi...). Si arriva a un bivio e il sentiero piega a destra nel bosco: dall'altra parte si vede Pareto, ma prima si deve scendere verso Caselline, che è incassato sul rio Pareto. Chiedo a una signora com'è il tracciato: "Ogni tanto lo ripuliscono i cacciatori ma saranno un paio d'anni che non lo fanno" mi risponde. Nessun problema particolare, comunque: la traccia è chiara e porta a Caselline, da dove, su un sentiero analogo dovresti rimontare per Pareto. Ma ecco che anche qui i segnali scompaiono e per raggiungere Pareto seguo la strada asfaltata.

Arrivo dalla chiesa: ricompare un segnavia giallo isolato e poi di nuovo il nulla, se non una indicazione del Parco Antola che indirizza a Mereta. Non c'entra nulla col sentiero cerchio giallo barrato, che invece dovrebbe aggirare il Monte Pareto e raggiungere prima Tessaie e poi Pian dei Curli. Dico la verità: mi fido di un abitante che mi suggerisce di seguire i segni gialli che portano fuori paese, dicendomi che dovrebbe trattarsi della strada giusta. In effetti potrebbe essere, vado avanti con fiducia, contando nella ricomparsa del segnavia ufficiale, ma niente: solo continui segni gialli, peraltro ben posizionati, sia su alberi che sulle pietre, che fanno salire di quota e chiaramente superare il costone del Monte Pareto. Poi vanno decisamente in discesa e, a questo punto, pur in vista di Casareggio in lontananza, decido di rinunciare al mio progetto iniziale e di scendere a valle, fino ad arrivare ad Aia Vecchia e quindi a Mulino del Fullo, da dove poi in pratica mi farò tutta la strada di fondovalle sino ad Avosso.

Poichè le carte non possono sbagliare ho sicuramente intersecato il tracciato del cerchio giallo sbarrato ma non l'ho individuato e quindi presumo che sia anche qui messo male. Comunque non mi arrendo: la prossima volta vedrà di raggiungere Pareto in auto e da lì cercare con più costanza il sentiero Fie.

Nell'attesa chiedo aiuto a qualche altro forumista: qualcuno ha notizie della situazione tra Pareto, Casareggio e Chiappa? Oltre Chiappa, l'ultimo tratto verso Piancassina e il Colletto dovrebbe essere potabile, ma anche qui chiedo conferme.

Ultima nota: il presidente del Parco Antola, Costa, mi ha detto che questo sentiero non dovrebbe essere stato inserito tra quelli la cui manutenzione è stata affidata ufficialmente alla Fie ("I fondi sono pochi, abbiamo privilegiato quelli più vicini al Monte"). Se davvero è così, proprio un peccato. Ripeto: questo sentiero è "culturalmente" bellissimo e "geograficamente" costituisce metà di un bel circuito a mezza costa di tutta la Val Brevenna. Ma se il suo degrado è così forte, in ogni caso occorre decidere: o lo si dismette o lo si sistema. Infilare la gente dritta nei guai è davvero poco simpatico.



Abbiamo mandato circa 20 giorni fa informative al parcxo circa lo stato di questo sentiero chiedendo appunto di intervenire vista la situazione, anche il + giallo è nelle medesime situazioni. ( da chiapa ai casoni di Lomà almeno 5 frane e sentiero infrascato da brutto
Come Fie è da un bel pò che non interveniamo, ma appunto lo facciamo su richiesta del parco, previa opera di sistemazione del sentiero e sua pulizia, che naturalmente non dipendono da noi ma da operatori locali attivati dal parco. Speriamo, si muovano compatibilmente a tutto ( certo anche spese economiche) sennò questi sentieri rimarranno presto una memoria storica : Sorry! :

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MessaggioInviato: dom giu 20, 2010 20:58 
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Mi fa piacere questa presa di posizione della Fie. Non sarebbe male se un po' tutti si facesse pressione sul Parco e indurre ad allargare un po' l'area di intervento. Anche perchè a me pare inutile intervenire sempre sui "soliti" sentieri nella zona alta dell'Antola, che in quanto costantemente battuti hanno meno bisogno di urgente manutenzione, e buttare alle ortiche (pardon, ai rovi) altri che hanno, ripeto, una valenza importante (vedi la bellezza della zona dei Casoni).
Aggiungo che il sentiero che sale da Nenno fa parte dei "Percorsi tematici" del Parco Antola sul fronte della "Architettura rurale" con tanto di bacheche posizionate qui e là. E allora o ci si crede oppure si sprecano tante belle occasioni.
Speriamo bene. Nei prossimi giorni cercherè di metter dentro anche un po' di peso giornalistico.

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MessaggioInviato: dom giu 20, 2010 21:29 
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Ultimi lavori previsti in via ufficiosa
"Bando per l’affidamento in manutenzione di itinerari

L’Ente Parco Antola ha approvato il 6 aprile 2010 il

BANDO PER LA MANUTENZIONE DELLA VIABILITA’ PEDONALE
IN ALCUNI ITINERARI DI INTERESSE ESCURSIONISTICO

che prevede un contributo finanziario ai soggetti che eseguiranno tali lavori.

Chi fosse interessato potrà ritirare copia della domanda, da presentare entro le ore 12.00 del 26 aprile p.v., presso questo Comune o presso gli uffici dell’Ente Parco siti in Busalla, Villa Borzino.

Una copia del bando completo è pubblicata all’albo pretorio del Comune di Valbrevenna fino alla scadenza

Sentieri interessati

N.


ITINERARIO


Km

8 T


Donetta – Casa del Picetto


4,5

19 T


Caprile – Fontana d’Antola


2,5

20 T


Caprile – Monte Tre Croci


2,5

30 T


Capanne di Carrega – Monte Antola


6,0

41 T


Fontanarossa – Pian della Cavalla


3,5

42 T


Bivio Maiada – Zeppado – Viazzale


4,5

16 S


Martellona – Madonna di Clavarezza


3,5

18 S


Monte Buio – Monte Antola


3,5

22 S


Tonno – Prato del Prete


2,0

35 S


Vaccarezza – Olmi


2,0




Totale


34,5"
non mi risulta ci sia nulla di quanto citato prima, purtroppo :triste:

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Grazie per l'informazione. Vediamo un po' cosa si può fare...

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allora

il sentiero l'ho percorso tutto qualche anno fa con mio padre, evidentemente la situazione è peggiorata perchè all'epoca non avevamo avuto particolari problemi :triste:

l'unico problema era stata la cartina del parco dell'antola (quella nuova) che è completamente errata in alcuni tratti.

in particolare il tratto da pareto a casareggio è indicato in maniera sbagliata.

da pareto hai due possibilità: rintracciare il cerchio giallo barrato (c'è, bisogna però trovarlo...) che segue una mulattiera che sale ad un colletto nel bosco e poi scende diretta a pian dei curli. da pian dei curli bella mulattiera fino a casareggio.
Oppure da pareto segui i segni gialli che seguono la mulattiera per tessaie e poi si inerpicano per prati fin sul monte pareto, da cui in breve si scende al colletto dell'altro itinerario. Non esiste (come indicato sulla cartina) una mulattiera di collegamento tra tessaie e pian dei curli.

Da Casareggio a Chiappa mi ricordo una buona mulattiera (che passa da una bella edicola) ma l'ultima volta l'ho percorsa alcuni anni fa.

Da Chiappa a Piancassina c'è un tratto infrascato ma si passa abbastanza bene.

Da Piancassina al Colletto nessun problema, è una bella mulattiera lastricata.

terralba ha scritto:
si tratta dell'itinerario a mezza costa che unisce tutte le località e che, fino a quando non venne realizzata la strada di fondovalle con i collegamenti trasversali, era percorsa da tutti coloro che le abitavano per i commerci di prodotti agricoli e animali


anche prima dell'asfaltatura della rotabile di fondovalle la mulattiera principale passava appunto a fondovalle, se ne conservano ancora alcuni tratti

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Io credetti e credo la lotta con l'Alpe utile come il lavoro, nobile come un'arte, bella come una fede.

Meglio un fesso felice che un granitico scontento.


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eh sul fatto che la carta fosse sbagliata lo si sapeva. Per quanto mi risulta le responsabilità sono del cartografo.
Comunque io ho mandato una mail al presidente per illustrare la situazione.
Di fatto un sentiero privo di manutenzione ( sia segnaletica che altro) e situato a meza costa, facilmente si infrasca e si perde in tutti i sensi e questo è possibile in breve tempo purtroppo.
Sull'itinerario di fondovalle ho presente il tratto che da Piancassina passava sotto Roiale e poi Senarega, da li sino almeno alla Madonna dell'Acqua e poco oltre c'è una evidente ( ad occhio) traccia che passa sulla lato sn. idrografico. Credo che sia quella la strada "antica".

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MessaggioInviato: lun giu 21, 2010 15:21 
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Ho verificato ( a scanso di equivoci) le mappe catastali, confermo che non esiste collegamento tra Tessaie e pian dei Curli e che pertanto il tracciato vada sino al colletto di quota 1076 poi pian dei Curli poi Casareggio evitando Tessaie. Tra l'altro son due comunali.

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Quotazerino doc
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alec ha scritto:
allora

il sentiero l'ho percorso tutto qualche anno fa con mio padre, evidentemente la situazione è peggiorata perchè all'epoca non avevamo avuto particolari problemi :triste:

l'unico problema era stata la cartina del parco dell'antola (quella nuova) che è completamente errata in alcuni tratti.

in particolare il tratto da pareto a casareggio è indicato in maniera sbagliata.

da pareto hai due possibilità: rintracciare il cerchio giallo barrato (c'è, bisogna però trovarlo...) che segue una mulattiera che sale ad un colletto nel bosco e poi scende diretta a pian dei curli. da pian dei curli bella mulattiera fino a casareggio.
Oppure da pareto segui i segni gialli che seguono la mulattiera per tessaie e poi si inerpicano per prati fin sul monte pareto, da cui in breve si scende al colletto dell'altro itinerario. Non esiste (come indicato sulla cartina) una mulattiera di collegamento tra tessaie e pian dei curli.

Da Casareggio a Chiappa mi ricordo una buona mulattiera (che passa da una bella edicola) ma l'ultima volta l'ho percorsa alcuni anni fa.

Da Chiappa a Piancassina c'è un tratto infrascato ma si passa abbastanza bene.

Da Piancassina al Colletto nessun problema, è una bella mulattiera lastricata.

terralba ha scritto:
si tratta dell'itinerario a mezza costa che unisce tutte le località e che, fino a quando non venne realizzata la strada di fondovalle con i collegamenti trasversali, era percorsa da tutti coloro che le abitavano per i commerci di prodotti agricoli e animali


anche prima dell'asfaltatura della rotabile di fondovalle la mulattiera principale passava appunto a fondovalle, se ne conservano ancora alcuni tratti




Mi fa piacere sapere che da Pian dei Curli in avanti non ci dovrebbero essere problemi, e che, quindi, la situazione veramente critica è quella prima di Clavarezza (ripensandoci la soluzione potrebbe essere quella di "ricostruire" una traccia che passi a monte del tratto che adesso è assolutamente impraticabile e poi riagguanti il guado del Rio della Scabbia) e che bisognerebbe rinfrescare bene i segnali nella zona di Pareto. Questo per dire che si potrebbe evitare che questo itinerario alla fine vada davvero perduto.

Come scritto in precedenza quando sono giunto a quel punto non ho approfondito troppo la ricerca del segnale Fie, fidandomi dell'indicazione dell'abitante. E a questo proposito, da quanto tu scrivi, credo proprio di aver percorso il tracciato (con segni gialli) che porta a Tessaie; in effetti si procede per prati e si scavalla il Monte Pareto. Solo che, seguendolo in discesa (sempre che si tratti dello stesso di cui tu parli) non ho trovato il colletto che interseca il cerchio giallo sbarrato e proseguendo sono finito ad Aia Vecchia. Peraltro, come dicevo prima, è anche possibile che, al contrario, mi ci sia ritrovato ma senza notare il segnale ufficiale. Comunque conto di ritornare direttamente a Pareto e verificare con attenzione lo stato delle cose.

Quanto al fatto che a fondo valle la strada esistesse anche prima dell'asfalto nessun dubbio. Mi sono espresso male: volevo dire che, comunque (e questo me l'ha detto a suo tempo Giovanni Meriana), la mulattiera-sentiero a mezza costa era comunque un itinerario di collegamento diretto per gli abitanti dei paesi sulla sponda destra idrografica della Val Brevenna e che da esso varie tracce secondarie salivano all'itinerario di crinale (quello del Passo dell'Incisa, Madonna di Vaccarezza, Monte Buio per intenderci) e che dunque resta una preziosa testimonianza di cultura territoriale.

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Come uniche soluzioni vedo il decespugliatore spallegiato ( stihll 480 o active 6.5), lama da rovi macinone Joans, senza alternative su modifiche di tracciato, nonchè arce a gradoni sui tratti franati, senza arrivare alla palificata che è un pò complessa.
Eventualmente dopo taglio rovi passaggio di chimico ( Tordon), al riapparire delle prime foglie.
Due tagli al'anno, dopo taglio d'apertura.

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Conte Ugolino ha scritto:
Come uniche soluzioni vedo il decespugliatore spallegiato ( stihll 480 o active 6.5), lama da rovi macinone Joans, senza alternative su modifiche di tracciato, nonchè arce a gradoni sui tratti franati, senza arrivare alla palificata che è un pò complessa.
Eventualmente dopo taglio rovi passaggio di chimico ( Tordon), al riapparire delle prime foglie.
Due tagli al'anno, dopo taglio d'apertura.


Beh, certo, in quel punto occorrono davvero truppe e materiale d'assalto... Magari si potesse schierarli. In tempo di crisi ho solo ipotizzato una soluzione di ripiego per fanteria leggera... Ciao.

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terralba ha scritto:
Conte Ugolino ha scritto:
Come uniche soluzioni vedo il decespugliatore spallegiato ( stihll 480 o active 6.5), lama da rovi macinone Joans, senza alternative su modifiche di tracciato, nonchè arce a gradoni sui tratti franati, senza arrivare alla palificata che è un pò complessa.
Eventualmente dopo taglio rovi passaggio di chimico ( Tordon), al riapparire delle prime foglie.
Due tagli al'anno, dopo taglio d'apertura.


Beh, certo, in quel punto occorrono davvero truppe e materiale d'assalto... Magari si potesse schierarli. In tempo di crisi ho solo ipotizzato una soluzione di ripiego per fanteria leggera... Ciao.

bastano tranquillamente tre persone

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terralba ha scritto:
Conte Ugolino ha scritto:
Come uniche soluzioni vedo il decespugliatore spallegiato ( stihll 480 o active 6.5), lama da rovi macinone Joans, senza alternative su modifiche di tracciato, nonchè arce a gradoni sui tratti franati, senza arrivare alla palificata che è un pò complessa.
Eventualmente dopo taglio rovi passaggio di chimico ( Tordon), al riapparire delle prime foglie.
Due tagli al'anno, dopo taglio d'apertura.


Beh, certo, in quel punto occorrono davvero truppe e materiale d'assalto... Magari si potesse schierarli. In tempo di crisi ho solo ipotizzato una soluzione di ripiego per fanteria leggera... Ciao.

bastano tranquillamente tre persone


Sicuro, io mi riferivo alla portata dell'impegno e al materiale da impiegare. Scavalcare il tratto in questione con un'altra traccia potrebbe essere più semplice, ma ovviamente lo dico senza considerare probabili vincoli legati a terreni di proprietà. Risistemare l'itinerario originale è ovviamente l'ideale.
Comunque vedo che è nata una bella discussione, speriamo che le nostre parole possano spingere a fatti concreti. Ho già preso contatto col Parco Antola, ti saprò dire.

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Conte Ugolino ha scritto:
terralba ha scritto:
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Come uniche soluzioni vedo il decespugliatore spallegiato ( stihll 480 o active 6.5), lama da rovi macinone Joans, senza alternative su modifiche di tracciato, nonchè arce a gradoni sui tratti franati, senza arrivare alla palificata che è un pò complessa.
Eventualmente dopo taglio rovi passaggio di chimico ( Tordon), al riapparire delle prime foglie.
Due tagli al'anno, dopo taglio d'apertura.


Beh, certo, in quel punto occorrono davvero truppe e materiale d'assalto... Magari si potesse schierarli. In tempo di crisi ho solo ipotizzato una soluzione di ripiego per fanteria leggera... Ciao.

bastano tranquillamente tre persone


Sicuro, io mi riferivo alla portata dell'impegno e al materiale da impiegare. Scavalcare il tratto in questione con un'altra traccia potrebbe essere più semplice, ma ovviamente lo dico senza considerare probabili vincoli legati a terreni di proprietà. Risistemare l'itinerario originale è ovviamente l'ideale.
Comunque vedo che è nata una bella discussione, speriamo che le nostre parole possano spingere a fatti concreti. Ho già preso contatto col Parco Antola, ti saprò dire.


Esatto anche io ho comunicato a Costa le problematiche summenzionate.
Inoltre il problema è a mio avviso tecnico, ovvero per quanto infrascata, la traccia di sentiero o mulattiera, costituisce una breve soglia orizzontale con tratti in pendenza sia a monte sia a valle. Un taglio o riapertura a monte significherebbe andare totalmente fuori traccia con problematiche difficili. Se il sedime è rimasto quello originale, magari con traccia selciata o sterrata ( intendo terra nuda) con il taglio si riacquista il sentiero nella sua interezza; con una modifica devi tracciare totalmente una traccia che va considerata all'incirca 1,5 del passo più circa un metro ai lati, ancorchè non vi siano ramaglie varie, ma soprattutto perdendo quel breve tratto "orizzontale" costituito dal passetto.
Sul discorso arce a gradonata la cosa è più complessa ma ha anche un costo inferiore al ripristino muretto a secco. Naturalmente può anche essere d'uopo la realizzazione di deviatori, che permettono il deflusso idrico soprastante che nella maggioranza dei casi è all'origine del processo erosivo che determina il franamento del muro.

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terralba ha scritto:
E a questo proposito, da quanto tu scrivi, credo proprio di aver percorso il tracciato (con segni gialli) che porta a Tessaie; in effetti si procede per prati e si scavalla il Monte Pareto. Solo che, seguendolo in discesa (sempre che si tratti dello stesso di cui tu parli) non ho trovato il colletto che interseca il cerchio giallo sbarrato e proseguendo sono finito ad Aia Vecchia.


sei finito diretto ad aia vecchia? ma passando dalle tessaie?

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alec ha scritto:
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E a questo proposito, da quanto tu scrivi, credo proprio di aver percorso il tracciato (con segni gialli) che porta a Tessaie; in effetti si procede per prati e si scavalla il Monte Pareto. Solo che, seguendolo in discesa (sempre che si tratti dello stesso di cui tu parli) non ho trovato il colletto che interseca il cerchio giallo sbarrato e proseguendo sono finito ad Aia Vecchia.


sei finito diretto ad aia vecchia? ma passando dalle tessaie?


Se Tessaie è un agglomerato di case non ci sono assolutamente passato né le ho notate; io ho seguito la traccia tutta segnata da pennellate gialle salendo a sinistra subito dopo la piazza di Pareto, scavallando il monte più o meno all'altezza di un traliccio dell'alta tensione, e poi scendendo a zig zag nel bosco fino ad Aia Vecchia. I casi sono due: o, una volta oltrepassato il costone, l'itinerario si divide (uno che scende ad Aia Vecchia e l'altro che porta a Tessaie), oppure è un altro sentiero, anch'esso con generici segni gialli, quello a cui ti riferisci. La curiosità di tornare in loco cresce.

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E a questo proposito, da quanto tu scrivi, credo proprio di aver percorso il tracciato (con segni gialli) che porta a Tessaie; in effetti si procede per prati e si scavalla il Monte Pareto. Solo che, seguendolo in discesa (sempre che si tratti dello stesso di cui tu parli) non ho trovato il colletto che interseca il cerchio giallo sbarrato e proseguendo sono finito ad Aia Vecchia.


sei finito diretto ad aia vecchia? ma passando dalle tessaie?


Se Tessaie è un agglomerato di case non ci sono assolutamente passato né le ho notate; io ho seguito la traccia tutta segnata da pennellate gialle salendo a sinistra subito dopo la piazza di Pareto, scavallando il monte più o meno all'altezza di un traliccio dell'alta tensione, e poi scendendo a zig zag nel bosco fino ad Aia Vecchia. I casi sono due: o, una volta oltrepassato il costone, l'itinerario si divide (uno che scende ad Aia Vecchia e l'altro che porta a Tessaie), oppure è un altro sentiero, anch'esso con generici segni gialli, quello a cui ti riferisci. La curiosità di tornare in loco cresce.


si tessaie è un paese abbandonato neanche tanto piccolo, poco sopra aia vecchia.

non ho ben capito dove sei passato. I bolli gialli che dico io seguono una mulattiera che va a destra dalla piazza di pareto, la mulattiera va poi a tessaie (da cui si può scendere ad aia vecchia) mentre i bolli salgono ripidi a sinistra fino in vetta al monte pareto.

tu hai seguito una mulattiera o una traccia di sentiero? a volte i bolli gialli sono usati dall'enel.

andrò a fare un sopralluogo... :D

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Forse ci sono: ho all'inizio seguito la mulattiera, ma poi ho proseguito seguendo i bolli (e infatti si trattava di una semplice traccia), che poi, però, scendono diretti su Aia Vecchia. La mulattiera, comunque, non l'ho più incrociata (o magari l'ho fatto in un punto poco evidente).
Quanto alla genesi della segnalazione potrebbe trattarsi di un'indicazione per gli operai Enel perchè in effetti conduce alla zona del traliccio, ma il percorso fino ad Aia Vecchia mi darebbe più l'idea di un percorso di cacciatori. Comunque, siamo alle solite: le vecchia saggia disposizione che imponeva di non mettere indicazioni fisse sul terreno che possano confondersi con le segnalazioni ufficiali della Fie è andata a farsi benedire.

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Forse ci sono: ho all'inizio seguito la mulattiera, ma poi ho proseguito seguendo i bolli (e infatti si trattava di una semplice traccia), che poi, però, scendono diretti su Aia Vecchia. La mulattiera, comunque, non l'ho più incrociata (o magari l'ho fatto in un punto poco evidente).
Quanto alla genesi della segnalazione potrebbe trattarsi di un'indicazione per gli operai Enel perchè in effetti conduce alla zona del traliccio, ma il percorso fino ad Aia Vecchia mi darebbe più l'idea di un percorso di cacciatori. Comunque, siamo alle solite: le vecchia saggia disposizione che imponeva di non mettere indicazioni fisse sul terreno che possano confondersi con le segnalazioni ufficiali della Fie è andata a farsi benedire.


ok ci siamo. E' giusto che tu non abbia più incontrato la mulattiera perchè fa un lungo mezzacosta fino a tessaie : Thumbup :

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Forse ci sono: ho all'inizio seguito la mulattiera, ma poi ho proseguito seguendo i bolli (e infatti si trattava di una semplice traccia), che poi, però, scendono diretti su Aia Vecchia. La mulattiera, comunque, non l'ho più incrociata (o magari l'ho fatto in un punto poco evidente).
Quanto alla genesi della segnalazione potrebbe trattarsi di un'indicazione per gli operai Enel perchè in effetti conduce alla zona del traliccio, ma il percorso fino ad Aia Vecchia mi darebbe più l'idea di un percorso di cacciatori. Comunque, siamo alle solite: le vecchia saggia disposizione che imponeva di non mettere indicazioni fisse sul terreno che possano confondersi con le segnalazioni ufficiali della Fie è andata a farsi benedire.


ok ci siamo. E' giusto che tu non abbia più incontrato la mulattiera perchè fa un lungo mezzacosta fino a tessaie : Thumbup :


Benissimo: "mistero" chiarito e spinta ulteriore a tornare in zona, converrai davvero bella (proprio per questo insisto sulla necessità di non far perdere questo itinerario). Grazie per le tue indicazioni.

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terralba ha scritto:
alec ha scritto:
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Forse ci sono: ho all'inizio seguito la mulattiera, ma poi ho proseguito seguendo i bolli (e infatti si trattava di una semplice traccia), che poi, però, scendono diretti su Aia Vecchia. La mulattiera, comunque, non l'ho più incrociata (o magari l'ho fatto in un punto poco evidente).
Quanto alla genesi della segnalazione potrebbe trattarsi di un'indicazione per gli operai Enel perchè in effetti conduce alla zona del traliccio, ma il percorso fino ad Aia Vecchia mi darebbe più l'idea di un percorso di cacciatori. Comunque, siamo alle solite: le vecchia saggia disposizione che imponeva di non mettere indicazioni fisse sul terreno che possano confondersi con le segnalazioni ufficiali della Fie è andata a farsi benedire.


ok ci siamo. E' giusto che tu non abbia più incontrato la mulattiera perchè fa un lungo mezzacosta fino a tessaie : Thumbup :


Benissimo: "mistero" chiarito e spinta ulteriore a tornare in zona, converrai davvero bella (proprio per questo insisto sulla necessità di non far perdere questo itinerario). Grazie per le tue indicazioni.


beh io sono troppo di parte per dare giudizi su questa zona :D

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terralba ha scritto:
...............................................Quanto alla genesi della segnalazione potrebbe trattarsi di un'indicazione per gli operai Enel perchè in effetti conduce alla zona del traliccio, ma il percorso fino ad Aia Vecchia mi darebbe più l'idea di un percorso di cacciatori. Comunque, siamo alle solite: le vecchia saggia disposizione che imponeva di non mettere indicazioni fisse sul terreno che possano confondersi con le segnalazioni ufficiali della Fie è andata a farsi benedire.
Solitamente i segni ENEL si distinguono perchè più che segni di dimensioni e forma regolare sono macchie date un pò 'alla maleducata'.

Aia Vecchia, Tessaie .... pensavo di conoscere un pò la Valbrevenna ma mi devo ricredere (nomi mai sentiti) :imbarazzo:

Lusciandro


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MessaggioInviato: mar giu 29, 2010 18:25 
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Ciao! :D
terralba ha scritto:
la traccia è chiara e porta a Caselline, da dove, su un sentiero analogo dovresti rimontare per Pareto. Ma ecco che anche qui i segnali scompaiono e per raggiungere Pareto seguo la strada asfaltata.

Posso assicurarti che il sentiero Caselline - Pareto è segnato e praticabile, occorre individuare il passaggio corretto, che tuttavia mi pare fosse ben indicato, anche da cartelli (anno scorso). Dal paese si scende agli ultimi laghetti del Pareto e si risale a Pareto.
Per quanto riguarda da Clavarezza a Caserza confermi quanto avevo saputo da gente del posto, che sconsigliava vivamente di andare a Caserza (e anche a Cerreta, causa frane).
terralba ha scritto:
Aggiungo che il sentiero che sale da Nenno fa parte dei "Percorsi tematici" del Parco Antola sul fronte della "Architettura rurale" con tanto di bacheche posizionate qui e là. E allora o ci si crede oppure si sprecano tante belle occasioni.

Aggiungo anch'io che ci sarebbe davvero la possibilità di un anello Avosso Antola Avosso, che non si chiudesse a Nenno ma che proseguisse appunto fino ad Avosso: da Nenno si raggiunge l'Autra su strada asfaltata (non conosco alternative) e si scende - credo - verso Casoni di Prele, ma visto che non ne sono sicuro segnalo - itinerario secondo me, tra l'altro, più bello - che dall'Autra si sale ad Olmi in un attimo (sia per pascoli e quindi individuando la mulattiera, oppure prendendo quella che sembra una mulattiera poco prima delle case dell'agriturismo), da Olmi bella mulattiera sino a Vaccarezza, da Vaccarezza strada asfaltata in discesa, sino ad un tratto piano all'altezza del quale scende a destra una vecchia mulattiera che conduce alla località Suia di Avosso (sopra Avosso, lato dx orografico del brevenna) e scende su asfalto (saranno ancora 300 m) al ponte di Avosso.
alec ha scritto:
Da Casareggio a Chiappa mi ricordo una buona mulattiera (che passa da una bella edicola) ma l'ultima volta l'ho percorsa alcuni anni fa.
Da Chiappa a Piancassina c'è un tratto infrascato ma si passa abbastanza bene.

intendi passando per Tonno, oppure c'è via "diretta" da Casareggio a Chiappa senza passare da Tonno?
invece mi ricordo l'altro inverno da Chiappa a Piancassina, avevo percorso una mulattiera che passa parecchio sotto ai Casoni di Chiappa (lomà, giuan, ecc.) e c'era effettivamente un tratto infrascato che però mi aveva dato qualche difficoltà, appena prima di un casone. Ma mi pare non sia quello segnato col cerchio barrato, che se invece è la mulattiera che passa appena sotto i casoni, allora mi pare ben percorribile forse giustamente a parte un tratto dove i rovi si sporgono sul tracciato.

Caspita discussione interessante sotto tutti i punti di vista affrontati. E caspita se mi piacerebbe partecipare (o in alternativa assistere, causa incapacità) al ripristino... Io che mi limito, peraltro molto occasionalmente (e con mezzi d'altri tempi - roncola messuia e forbici...), a pulire un paio di tratti peraltro molto battuti intorno al paese


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MessaggioInviato: mar giu 29, 2010 21:51 
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lmmt ha scritto:
intendi passando per Tonno, oppure c'è via "diretta" da Casareggio a Chiappa senza passare da Tonno?
invece mi ricordo l'altro inverno da Chiappa a Piancassina, avevo percorso una mulattiera che passa parecchio sotto ai Casoni di Chiappa (lomà, giuan, ecc.) e c'era effettivamente un tratto infrascato che però mi aveva dato qualche difficoltà, appena prima di un casone. Ma mi pare non sia quello segnato col cerchio barrato, che se invece è la mulattiera che passa appena sotto i casoni, allora mi pare ben percorribile forse giustamente a parte un tratto dove i rovi si sporgono sul tracciato.


si può andare a chiappa sia da tonno (passando dai laghetti) che da casareggio (la mulattiera parte dal posteggio sotto il paese). Adesso non mi ricordo benissimo ma mi pare che le due mulattiere si uniscano poco prima di arrivare all'edicola che c'è sul crinale. Poi ci si congiunge alla mulattiera che arriva dal Fullo.

La mulattiera che dici tu che passa parecchio sotto i casoni è proprio quella segnata col cerchio giallo barrato. Quella che passa poco sotto i casoni è quella segnata con la croce gialla.

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Volevo dare un piccolo contributo cartografico al topic.

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Grazie Giorgio, queste sì che sono cartine ben fatte.
Hai inquadrato perfettamente la situazione. Ho solo qualche dubbio nelle indicazioni subito dopo Pareto, perchè il sentiero/traccia che ho seguito io e che mi ha portato ad Aia Vecchia saliva subito sopra il paese, scavallava e poi scendeva diretto su Aia Vecchia (intersecando il cerchio barrato, che, però, non ho individuato). In più a Pareto è indicato su un palo del Parco Antola anche un sentiero diretto a Mareta.
Chissà quando, ma vedrò di tornare in zona.
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Allora, eccomi qua, dopo essere riuscito a salire prima a Chiappa e poi a Pareto grazie a mezza giornata libera dal lavoro, aggiornando un po' le cose rispetto a quanto avevo scritto in precedenza, agli interventi di Alec e Immt e a quello di Skeno nel topic relativo al Parco Antola.

Parto da quest'ultimo, che è il più recente. Dunque, Skeno, tu arrivando sopra Chiappa dal sentiero + giallo hai imboccato direttamente il sentiero non segnato, ma assolutamente ampio e bello, che sale ai Casoni di Juan e porta al Monte Cremado (vedi il mio itinerario dell'anno scorso Fullo-Ottone, che trovi nell'home page del sito, o, ancor meglio, la sua descrizione nel libro di Andrea Parodi sui sentieri dell'Antola) e che corre effettivamente molto in alto. Avresti dovuto, invece, al bivio, scendere a sinistra seguendo il + giallo sino al centro di Chiappa dove il sentiero interseca il cerchio giallo barrato, ovvero il sentiero di cui qui parliamo, viaggia in parallelo per un centinaio di metri e poi se ne distacca a sinistra. Il cerchio barrato prosegue, ovviamente, dritto ed è pulitissimo (e segnato) fino a raggiungere la bella edicola bianca della Madonna della Guardia.
Cento metri dopo cosa succede? Che bisogna scendere su un sentierino a sinistra, abbandonando la traccia principale che, invece, va dritta e appare molto più invitante. Il fatto è che i segnali al bivio fino a stamattina erano scoloritissimi, tanto è vero che anch'io, sulle prime, sono andato dritto, sulla mulattiera che da ampia progressivamente si stringe e alla fine pressoché si perde tra arbusti abbattuti e franette (tornando indietro, peraltro, sono salito un po' di quota fino a trovare un'altra mulattiera che si interseca a quella che porta al Cremado di cui ho detto prima).

Quindi, attenzione: seguendo questo itinerario in direzione Nenno, un centinaio di metri dopo l'edicola si deve piegare a sinistra in discesa. Da qui oggi non sono andato avanti (mi interessava risolvere i dubbi che mi ero posto in precedenza) ma, anche riferendomi a quanto scritto da Alec, ritengo che il sentiero sia ben segnato (anche se ormai molto pallido) e che a un certo punto si arrivi a un'altro bivio: dritti si va al guado e poi a Tonno (sentiero Fie); andando ancora a sinistra (c'è qualche riferimento?) verso il fondovalle per poi risalire a Casareggio (probabilmente è più facile seguirlo dalla direzione opposta, vero Alec?). La terza cartina di Giorgio che si trova in questo topic è precisissima: se tu, Skeno, l'avessi avuta in mano (penso che ormai le abbia dato un'occhiata) non avresti avuto sicuramente problemi.
Devo dirvi, comunque, che, ora, a Chiappa le varie segnalazioni sono ben chiare.

Tornando indietro in auto sono poi salito prima a Pareto e poi a Caselline per chiarirmi un po' le idee dopo il giro che ha dato vita a questo topic e ha suscitato la interessantissima discussione. Dunque, l'ultima volta, dalla piazza di Pareto, avevo perso di vista il cerchio giallo barrato finendo per seguire la traccia gialla Enel salendo sul monte Pareto e poi scendendo ad Aia Vecchia. Ammetto: ero stato un po' disattento, i segnavia (sbiaditissimi) ci sono. Questa volta li ho beccati: dalla piazza della chiesa si prende la strada pedonale centrale (quella indicata dal cartello del Parco Antola che segnala un itinerario verso Mereta e dei seccherecci) e poi si sale subito a sinistra; il sentiero si stringe presto, si infrasca un po', ma mi pare percorribile (anche in questo caso non ho proseguito) sebbene urga davvero rinvigorire i segnali.

Attenzione: scendendo lungo la strada asfaltata sono andato alla ricerca del punto in cui si deve deviare per tagliare verso Caselline; lo si trova subito dopo il bar e il segnale è evidente. In direzione opposta, dunque, chi provenga da Caselline, appena giunge sull'asfalto deve andare a sinistra in salita lungo la strada fino alla piazza della chiesa per poi svoltare a destra sul tracciato descritto prima.
In realtà dopo una ventina di metri ci si può anche infilare a destra in salita sulla stradina tra le case che porta al lavatoio. Perchè? Perchè proprio presso il lavatoio c'è un cerchio barrato giallo che, invece, lì non dovrebbe starci, perchè fuori tracciato (chissà chi l'ha segnato). Ma non tutti i mali vengono per nuocere: la sua esistenza facilita chi proviene da Mareta sull'itinerario indicato dal Parco Antola (a proposito, Giorgio, se riesci a individuarlo sulle mappe potresti aggiungerlo nella tua cartina) e vuole inserirsi sul nostro sentiero Nenno-Colletto.

Ed eccomi a Caselline. L'altra volta avevo scritto che lì avevo perso il sentiero cerchio barrato giallo (provenendo da Nenno). Ho capito perchè. Primo: il segnavia era sbiaditissimo e ingannevole, con una freccia (su un pietrone a sinistra) che indicava di andare dritti e, invece, non aveva la piega verso il basso a destra, che precede, nelle segnalazioni ben fatte, una deviazione (in questo caso la si deve prendere immediatamente dopo una panchina di legno). Secondo: ero stato condizionato anche dal cartello del Parco Antola, posto malissimo, proprio all'incrocio, accanto alla panchina. Osservandolo, infatti, all'uscita di Caselline, ti indica di andare dritto nella direzione Pareto (20' di percorrenza) inducendoti a seguire la strada asfaltata (cosa fatta da me l'altra volta complice anche il segnavia poco chiaro). Contemporaneamente una freccia verso l'alto ti indica la direzione Porcile (e se la seguissi a occhi chiusi ti infileresti invece proprio nel sentiero che porta a Pareto, cioè in direzione opposta).
In realtà il paletto dovrebbe essere piazzato dall'altra parte della strada, messo sulla destra per chi arriva su asfalto da Pareto, per essere valido. Tutto questo per dire che sarebbe bene che chi di dovere del Parco Antola vada sul posto e sistemi il paletto nella posizione giusta e, magari, torni a riflettere (se mai l'ha fatto) sulla necessità di curare nel complesso questo itinerario (che fa parte dell'Ecomuseo con tanto di bacheche!!) e non a spizzichi e bocconi.

Scusate la lunghezza, ma mi sembra che pian pianino stiamo sistemando i tasselli per questo sentiero che, ribadisco, è davvero interessantissimo e che, a questo punto, mi sembra complessivamente potabile a parte il tratto precedente Clavarezza (e per il quale tutti tifiamo per il suo recupero, in qualche modo).
Mi riprometto, a questo punto, più o meno a breve, di tornare a ripercorrerlo da Nenno (attrezzandomi per il super ravanamento prima di Clavarezza) valutandolo nel complesso per poi riferirne. Ovviamente se qualcun altro di noi quotazerini lo facesse prima ancor meglio: più siamo a seguirlo e più diamo una mano a mantenerlo in vita.
Ciao a tutti.

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MessaggioInviato: sab ago 14, 2010 9:35 
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Mi inserisco in questo interessante topic fornendo informazioni fresche (risalenti all'8 Agosto).

In quel giorno mi sono fatto questo interessante, ancorché poco lineare anello intorno al monte:

Passo dell'Incisa - Monte Buio - Capanna di Tonno - Sella della Banchiera (a N dell'Antola, sentiero 251) - Sella Est Monte Antola (sentiero 245) - Vetta - Capanna di Tonno (per sentiero quadrato giallo) - Tonno (bella mulattiera non segnalata che scende dalla capanna) - Casareggio (lungo la strada) - Pareto (famigerato sentiero cerchio sbarrato) - Passo dell'Incisa (lungo la strada), circa 21 km.

Posso dire che il tratto Piano dei Curli - Pareto è una giungla! Sono arrivato a Pareto stremato e meno male che avevo il mio fidato bastone con il quale sono riuscito ad aprirmi un varco tra rovi e quant'altro. Il cerchio non è molto evidente ma tutto sommato è abbastanza frequente, un po' meno nel tratto tra la sella del Monte Pareto e Pareto comunque con un po' d'attenzione non si sbaglia. Sconsigliatissimo da Maggio a Ottobre, a mio parere.

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«Fratell', il piano originale era in tre punti. Primo punto: rovinare le nuove generazioni, rincoglionirle con la televisione, facendoli puntare soltanto sui suord' e a fess' e il calcio finché non sono belli bolliti. Primo punto: acquisito!»


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MessaggioInviato: mer ago 25, 2010 13:45 
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Matricola

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Buondì! mi sono appena iscritto e quale abitante di Clavarezza mi sono incuriosito sull'argomento sentiero cerreta-clavarezza. Purtroppo da alcuni anni, come risulta anche a voi, è poco agibile, mi riprometto di percorrerlo ogni autunno, con meno vegetazione, per riscoprire il percorso che ormai non faccio da anni. Ho letto che alcuni segnaleranno al Parco dell'Antola il fatto, io ne avevo parlato con qualcuno ma poi è morta lì... non ho insistito nemmeno più di tanto quando ho saputo da un alpino fidato che la pulizia ed il ripristino di quel sentiero era stato appaltato al suo gruppo. ogni tanto chiedo e la risposta è sempre la stessa, devono farlo ma ancora non sono riusciti. Con il G.S. di Clavarezza "Aquile di Valbrevenna" abbiamo pulito un percorso per la gara di mountain bike che si terrà il 5 settembre 2010 e devo dire che è un bel tratto tra boschi e sentieri sul crinale da fare anche a piedi e se la giornata è limpida con ottima vista sul mare...
ciao a tutti
www.clavarezza.it


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MessaggioInviato: mar ago 31, 2010 12:38 
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Ultime notizie, non troppo confortanti, ma comunque...

Il gruppo di alpini citato da Davide 91 aveva risposto a un bando in intervento su viabilità sentieristica per il triennio 2007-2009 lanciato a suo tempo dalla Comunità montana Alta Vallescrivia. Siamo ben oltre la scadenza e il fatto che non abbia onorato l'impegno non è un bel segnale; speriamo che anche queste ultime sollecitazioni li facciano svegliare...

Il Parco Antola sembra intenzionato a inserire il cerchio giallo barrato nel bando per gli interventi su sentieri che verrà emesso nella primavera 2011, però limitato al tratto Clavarezza-Tonno, la zona più direttamente interessata all'Ecomuseo.
Nel tratto precedente, come ben sappiamo, la situazione è piuttosto pesante e quindi è piuttosto difficile pensare a un ripristino...

Nel successivo, invece, fra Tonno e Chiappa dovrebbe esserci stato da poco un intervento con ripulitura del sentiero, così come risulterebbe (qualcuno conferma?) che siano state sistemate, dopo Chiappa, le franette sul sentiero + gialla verso la Colletta delle Cianazze in occasione di una recente manifestazione estiva a Chiappa.

Purtroppo, mi dicono dal Parco, i fondi sono quelli che sono, e anche per il futuro l'impegno prioritario riguarderà gli itinerari più battuti (ovvero i classici da Crocefieschi, Torriglia e Casa del Romano), anche perchè poi bisogna fare i conti con i lacci burocratici, le competenze territoriali (siamo ai confini con l'Alessandrino), le disposizioni legislative che invece che facilitare le cose le complicano (tipo la Rel, che continua a non decollare per vari motivi), le prese di posizione localistiche che fanno da ostacolo (esempio: la progettata segnalazione dell'itinerario Castel della Pietra-Rocche del Reopasso è bloccata per una questione riguardante il guado del torrente Vobbia...).

Chiudo con una notizia, invece, incoraggiante: visto che l'impegno sul terreno non è particolarmente duro (traccia già ora abbastanza chiara e pulita) c'è l'idea di segnalare il bellissimo itinerario Chiappa-Casoni di Juan-Monte Cremado.
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Aggiungo una o due notiziole.
Ieri sono sceso giù dal Rio di Tonno. Cercavo pozze e laghetti, ci sono arrivato prendendo il sentiero O barrato, abbandonato dal poggetto in cui scende al Mulino di Chiappa e proseguendo a mezza costa su tracce evidenti. Da quota 850 sono sceso lungo il torrente e sono passato dal Mulino di Chiappa (bellissimo), dove si vedono bene i segni gialli (è sempre l'O barrato segnato sull'ottima cartina di Giorgio). Ho dato un'occhiata al proseguimento in riva destra e sembra una bella mulattiera, anche se forse un po' poco battuta, mentre in riva sinistra non sembra molto evidente. I segni comunque ci sono.

Ho poi continuato fino ad una vecchia ex-passerella dove una mulattiera evidente (che però si sta perdendo, con vecchio segno = blu) risale a Casareggio.
Lungo questo tratto ci sono alcuni terrazzamenti assolutamente notevoli che mi hanno ricordato le mura inca di Cuzco... sono costruiti con massi 100 x 50 x 70 :shock: :shock: :shock: , roba da chiedersi "come minkia hanno fatto a spostare quella roba su un bosco verticale???".
E poi ci stupiamo delle piramidi...

Ciao
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MessaggioInviato: mer set 08, 2010 12:33 
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terralba ha scritto:
c'è l'idea di segnalare il bellissimo itinerario Chiappa-Casoni di Juan-Monte Cremado.
In alto i cuori...


Fatto con alec con discesa verso Lavazzuoli e ritorno a Chiappa con un bell'anello :razz1:

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skeno ha scritto:
Ho poi continuato fino ad una vecchia ex-passerella dove una mulattiera evidente (che però si sta perdendo, con vecchio segno = blu) risale a Casareggio.
Lungo questo tratto ci sono alcuni terrazzamenti assolutamente notevoli che mi hanno ricordato le mura inca di Cuzco... sono costruiti con massi 100 x 50 x 70 :shock: :shock: :shock: , roba da chiedersi "come minkia hanno fatto a spostare quella roba su un bosco verticale???".
E poi ci stupiamo delle piramidi...



li avevamo notati anche la scinty ed io (come non notarli :shock: ) chissà a che periodo risalgono...

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Lunedì scorso sono andato a compiere la ricognizione completa del sentiero. Ecco la situazione, facendo riferimento alle cartine di Giorgio Mazzarello.

- Km. 0+400: un centinaio di metri di sentiero infrascato nel tratto in cui corre parallelo a una recinzione, al termine della strada asfaltata imboccata dalla chiesa di Nenno.

- Bivio Torre Bibbaia: segnali da migliorare, perchè non è evidente che si debba procedere a sinistra in discesa, evitando il sentiero in salita a destra che potrebbe sembrare più logico imboccare.

- Km. 1+000: breve tratto di sentiero smottato, da percorrere con cautela.

- Caserza: all'uscita del paese, appesa a destra, e comunque non troppo ben direzionata, c'è una freccia "firmata" dalla Comunità montana Alta Valle Scrivia: Clavarezza 2500 metri. Nessuna indicazione sul fatto che sia assolutamente sconsigliabile (se non per EE) proseguire lungo il sentiero.

- Dopo il terzo ramo affluente del Rio della Lisca, prima di superare il costone che porta nella vallata del Rio della Scabbia: smottamento un po' più imponente, per una ventina di metri, da aggirare a monte.

- Km. 4+270, dopo il terzo ramo affluente del Rio della Scabbia.
Eccoci al tratto "incriminato": inizia, in pratica, subito dopo aver compiuto un saltino a destra in salita. Il segnale O giallo barrato scompare del tutto, se ne scorgono solo due piazzati su alberi (credo sistemati a suo tempo dalla Comunità montana) ma non si può assolutamente proseguire: franette, rovi e arbustelli ovunque, qualsiasi ipotesi di uscita procedendo più o meno in piano risulta senza esito.

Sulla base della mia esperienza di fine giugno, da cui è nato questo post, sconsiglio assolutamente di provare a scendere di quota, perchè il Rio della Scabbia si affossa abbastanza rapidamente e la sponda sinistra si allontana da Clavarezza.
Una sola possibilità: risalire dritti il costone. Ci sono molte tracce, arbusti e rovi da aggirare o "penetrare", ma tutto sommato si riesce a procedere (questo lo dico, ripeto, sulla base della mia esperienza precedente; l'altra volta ho impiegato tre quarti d'ora per riemergere), tanto che penso (al di là delle giuste considerazioni scritte in precedenza dal Conte Ugolino riguardo le procedure tecniche) che, in attesa della sistemazione ottimale di questo tratto, si potrebbe tentare di realizzare una traccia "provvisoria" ufficiale su tale strada.

Si deve prendere come punto di riferimento un traliccio di elettrodotto a destra, in pratica si deve risalire fino alla sua quota, lasciandolo a una cinquantina di metri di distanza. Di traccia in traccia, zizzagando e avvitandomi, puntando sempre a uscire dal bosco, lunedì sono arrivato a una piccola radura da dove parte, a destra, un sentiero ben marcato che poi confluisce in una mulattiera larga, che seguita in discesa, porta giusto alla chiesa di Clavarezza. Sulla base del Gps inizio tratto "incriminato" al km 4+270, innesto su sentiero al km 5+100.

- Tratto Clavarezza-Porcile: nulla da segnalare, il tracciato segue la strada asfaltata. Dico solo, soprattutto a beneficio di Giorgio, che il segnale tre puntini gialli a triangolo che sale dalla Madonna dell'Acqua, non si innesta sul O giallo barrato al curvone di Porcile, ma circa 200 metri prima (indicazione palo Parco Antola: mulino).

--- Tempistica: partenza da Nenno alle 9.15, arrivo a Porcile alle 12.10.

- Km 8+000/km 8+250: sentiero infrascato ma percorribile senza problemi. Al bivio per la fornace (riferimento cartine: costone Frassina) i due pali indicatori del Parco Antola sono da fissare meglio al terreno. Qui inizia la discesa per Caselline: sentiero percorso evidentemente da pochissimi, ma traccia chiara e segnali visibili.

- Superato il paese, come detto in un post precedente, all'altezza dell'altro palo "ingannevole" del Parco, si prende nuovamente a destra in discesa verso Pareto.
Trattandosi di un collegamento diretto tra due centri si presumerebbe una situazione migliore: invece, dopo il guado del Rio Pareto, il sentiero è pesantemente fradicio in due-tre punti, con alcune polle acquifere da sinistra che non sono state in alcuna maniere almeno minimamente canalizzate. Un grosso arbusto "spancia" dal muretto a secco a sinistra, impossibile aggirarlo a destra perchè si andrebbe giù; l'unica è penetrarlo in tunnel.
Qui, comunque, con una buona roncola, il problema si eliminerebbe in un amen. E' sorprendente come nessuno degli abitanti di Caselline o Pareto, in un afflato di civica autonomia, sia intervenuto (ripeto: siamo a un passo da due centri abitati).

- Pareto, km 10+000 (3h 55' da Nenno). Dal vecchio oratorio cadente si svolta a sinistra in salita subito nel bosco. E' in pratica l'unico tratto di tutto l'itinerario che evita di seguire pedissequamente il profilo della valle e "taglia" fino ad arrivare al colletto del Monte Pareto. Tutto bosco, ma traccia chiara e segnali abbastanza visibili, fino allo scollinamento, dove è poco visibile il segnale con freccia direzionale gialla che indica di scendere a sinistra.

- Km 11+000/km 11+840. E' il tratto di "giungla" che porta a Pian dei Curli. In effetti è duretta, soprattutto se si va in senso opposto.
Problema numero 1: decine di tronchi abbattuti dalla galaverna (in effetti siamo sul costone più esposto a Nord Est e battuto dal vento), da scavalcare o sottopassare.
Problema numero 2: segnavia sbiaditissimi e, in un paio di bivi, difficilmente individuabili.
Problema numero 3: arrivati alle case di Pian dei Curli muro di vegetazione, segnale assolutamente invisibile, si procede a vista aggirando le case e cercando di raggiungere l'altro lato dell'agglomerato. Io l'ho fatto a valle e, ritrovato il sentiero ho notato che esso, in realtà, si perde sul lato monte; procedendo in direzione opposta, quindi, appare più logico tenersi sulla destra, ma comunque si finisce dentro la vegetazione. Qui occorrerebbe una squadra di decespugliatori a stecca: con l'erba così alta è ragionevole temere brutti incontri, post letargo, con qualche amichetta velenosa...

- Discesa su Casareggio: si è usciti dal bosco, visuale ampia sulla valle del Brevenna, sul versante opposto la macchia bianca della edicola mariana prima di Chiappa. Sentiero molto pietroso, muretti a secco cadenti, un baratro a dx da superare risalendo per qualche metro a sx; segnali sbiaditi ma individuabili.

-- Casareggio, km. 13+000, 5h 45' da Nenno.
Tra le case il segnale O giallo sbarrato si perde, senza la cartina potrebbe sembrare più logico proseguire sul sentiero (che, invece, è quello che sale al Monte Buio, ma la segnalazione latita); invece si deve raggiungere la strada asfaltata e seguirla verso Tonno. Qui il segnale appare solo un paio di volte su pietra a sx salendo e spuntano anche le = azzurre con la scritta Monte Antola (qualcuno sa a quando risalgono, a chi le ha messe?).
Il fatto che il segnavia sparisca mi ha indotto ad arrivare sino a Tonno. Lo indica anche Giorgio nella sua cartina, ma, in realtà, da qualche parte, a destra, lungo l'asfalto, si deve scendere sul Rio Nusaia e poi risalire sul costone opposto verso il Molino di Chiappa Crosa.
Da Tonno, il sentiero indicato da Giorgio e che ho seguito, è, in realtà l'allacciamento tre puntini gialli a triangolo che, appunto, collega il bivio di Tonno (da dove parte anche il sentiero per la Bocchetta; tutte le indicazioni poste su un vecchio cartello di legno sono ormai quasi illeggibili) al O giallo barrato. Insieme al triangolo ci sono sporadicamente degli altri segnali azzurri, questa volta una -. E' comunque intuitivo dove porti questa traccia, larga e ben tenuta, che scende nel bosco, supera il Rio Piani e il Rio della Vallescura e, poi, appunto, ritrova il O giallo barrato al km 14+850. Da qui si scende a sinistra fino a raggiungere il vecchio molino: sulla bellezza e il fascino del posto quoto quanto detto dagli amici in precedenza.

La vecchia passerella di legno è impercorribile (in realtà dei due tronchi uno è ancora sospeso, ma mi sembrerebbe poco igienico avventurarsi sopra), si supera il mulino e si guada (km 15+100), individuando con attenzione il punto in cui rimboccare il sentiero sulla sponda opposta (qui infatti nessun segnale Fie aiuta). Da qui in poi si va in salita lungo il costone di Corbenna (o Campo del Fabbro): non c'è traccia di recente pulitura, come mi era stato detto da fonti del Parco Antola, il segnale giallo (quasi ovunque su corteccia d'albero) è sbiadito, ma il sentiero è abbastanza evidente, anche se risultano molto utili per seguirlo con maggior sicurezza le fettucce biancorosse sistemate su molte piante (quando? da chi? perchè?). A un certo punto, da destra, si dovrebbe trovare il sentiero che sale direttamente da Casareggio, e di cui si è parlato su questo topic, ma io non l'ho individuato.
Si arriva infine alla mulattiera più larga, si va a destra, si supera la bella bianca edicola mariana e si arriva a Chiappa: km 17+000.

- Km 17,150: superata un'altra edicola sacra sentiero infrascato per 100 metri.
Superato il Rio Arvega grosso smottamento, che mi è sembrato recente e di probabile ampliamento: per un 10-15 metri il sentiero non c'è più, bisogna procedere in diagonale salendo sulla frana (attenzionem il terreno è molto cedevole); dopo di che si ritorna su traccia normale e pulita.

- Km 18+780: si incontra una casa isolata e, tutto intorno, alta vegetazione che copre il sentiero. Si deve aggirare la costruzione a destra; la traccia anche subito dopo resta problematica tant'è che la direzione giusta mi è stata data da una bella serie di escrementi di cavallo sul terreno.

- Piancassina, km 19+850, 8 ore e 20' da Nenno. Dal piazzale (a sinistra partono i tre puntini gialli verso Lavazzuoli, sentiero + giallo e Colletta delle Cianazze) si scende a destra tra le ultime case. Il segnavia per un po' è evidente, poi tende a perdersi nel tratto in cui in pratica coincide con l'alveo di un ramo del Rio dell'Orso e bisogna stare molto attenti a individuarlo, sugli alberi, tenendosi a destra. Siamo al km 20+500.
Di qui in poi costante salita lungo le pendici della Costa della Gallina, sulla vecchia ampia mulattiera gradinata su cui nei secoli passati passava il bestiame portato dalla Val Brevenna alla Cappelletta dei Bucci, che era un luogo di incontro e scambio degli animali.
Il segnavia è pallido ma evidente; usciti dal bosco, sul crinale che divide dalla Val Pentemina, si va a sinistra e, dopo un centinaio di metri, si incontra il doppio quadrato giallo.
Ancora un centinaio di metri ed ecco il Colletto: km 22+340, 9h 20' da Nenno (considerato il troppo tempo perso prima di Clavarezza e una sessantina di minuti di soste varie ho rispettato le 7 ore indicate dalla guida Fie).

Conclusioni: sentiero, ribadisco, affascinante sia geograficamente che culturalmente; un peccato non risistemarlo. Tutto sommato non è poi in condizioni così disperate, ma occorre assolutamente qualche intervento mirato (Clavarezza e Pian dei Curli). Chi debba farli e con che criterio, rimando a quanto detto in molti interventi precedenti ed eventualmente a quelli che seguiranni.

Due indicazioni pratiche per chiudere. Io ho raggiunto Nenno con la formula treno (Regionale delle 7.51 da Brignole per Busalla) più bus (partenza ore 8.45, solo giorni feriali, da stazione Busalla). Dalla Cappelletta del Colletto sono poi sceso a Torriglia con l'allacciamento per il Passo del Colletto e poi il classico sentiero OO giallo (km totali 27+000) prendendo poi l'ultimo bus Atp per Genova (con l'orario estivo alle 20.25).

Spero di essere stato utile alla causa, buon cammino a tutti.

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terralba ha scritto:
-- Casareggio, km. 13+000, 5h 45' da Nenno.
Tra le case il segnale O giallo sbarrato si perde, senza la cartina potrebbe sembrare più logico proseguire sul sentiero (che, invece, è quello che sale al Monte Buio, ma la segnalazione latita); invece si deve raggiungere la strada asfaltata e seguirla verso Tonno. Qui il segnale appare solo un paio di volte su pietra a sx salendo e spuntano anche le = azzurre con la scritta Monte Antola (qualcuno sa a quando risalgono, a chi le ha messe?).
Il fatto che il segnavia sparisca mi ha indotto ad arrivare sino a Tonno. Lo indica anche Giorgio nella sua cartina, ma, in realtà, da qualche parte, a destra, lungo l'asfalto, si deve scendere sul Rio Nusaia e poi risalire sul costone opposto verso il Molino di Chiappa Crosa.
Da Tonno, il sentiero indicato da Giorgio e che ho seguito, è, in realtà l'allacciamento tre puntini gialli a triangolo che, appunto, collega il bivio di Tonno (da dove parte anche il sentiero per la Bocchetta; tutte le indicazioni poste su un vecchio cartello di legno sono ormai quasi illeggibili) al O giallo barrato. Insieme al triangolo ci sono sporadicamente degli altri segnali azzurri, questa volta una -. E' comunque intuitivo dove porti questa traccia, larga e ben tenuta, che scende nel bosco, supera il Rio Piani e il Rio della Vallescura e, poi, appunto, ritrova il O giallo barrato al km 14+850. Da qui si scende a sinistra fino a raggiungere il vecchio molino: sulla bellezza e il fascino del posto quoto quanto detto dagli amici in precedenza.


Mi ricordo che sono sceso da Tonno verso Casareggio lungo la strada asfaltata. In corrispondenza del primo invitante sentiero che si vede salire a destra tra le case di Casareggio ce ne è uno che scende a sinistra verso il R. Nusaia: sembrava molto pulito ed invitante. Pare proprio un'unica vecchia mulattiera che interseca la strada asfaltata in questo punto.

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Lord Mhoram ha scritto:
terralba ha scritto:
-- Casareggio, km. 13+000, 5h 45' da Nenno.
Tra le case il segnale O giallo sbarrato si perde, senza la cartina potrebbe sembrare più logico proseguire sul sentiero (che, invece, è quello che sale al Monte Buio, ma la segnalazione latita); invece si deve raggiungere la strada asfaltata e seguirla verso Tonno. Qui il segnale appare solo un paio di volte su pietra a sx salendo e spuntano anche le = azzurre con la scritta Monte Antola (qualcuno sa a quando risalgono, a chi le ha messe?).
Il fatto che il segnavia sparisca mi ha indotto ad arrivare sino a Tonno. Lo indica anche Giorgio nella sua cartina, ma, in realtà, da qualche parte, a destra, lungo l'asfalto, si deve scendere sul Rio Nusaia e poi risalire sul costone opposto verso il Molino di Chiappa Crosa.
Da Tonno, il sentiero indicato da Giorgio e che ho seguito, è, in realtà l'allacciamento tre puntini gialli a triangolo che, appunto, collega il bivio di Tonno (da dove parte anche il sentiero per la Bocchetta; tutte le indicazioni poste su un vecchio cartello di legno sono ormai quasi illeggibili) al O giallo barrato. Insieme al triangolo ci sono sporadicamente degli altri segnali azzurri, questa volta una -. E' comunque intuitivo dove porti questa traccia, larga e ben tenuta, che scende nel bosco, supera il Rio Piani e il Rio della Vallescura e, poi, appunto, ritrova il O giallo barrato al km 14+850. Da qui si scende a sinistra fino a raggiungere il vecchio molino: sulla bellezza e il fascino del posto quoto quanto detto dagli amici in precedenza.


Mi ricordo che sono sceso da Tonno verso Casareggio lungo la strada asfaltata. In corrispondenza del primo invitante sentiero che si vede salire a destra tra le case di Casareggio ce ne è uno che scende a sinistra verso il R. Nusaia: sembrava molto pulito ed invitante. Pare proprio un'unica vecchia mulattiera che interseca la strada asfaltata in questo punto.


si è la mulattiera di cui parla sopra skeno, con imponenti muri a secco

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terralba ha scritto:
Lunedì scorso sono andato a compiere la ricognizione completa del.........



Notevole e dettagliata descrizione dello stato del sentiero, spero che questo aiuti ed inciti a provvedere l'Ente Parco Antola a provvedere alla manutenzione, che direi che tutto sommato si ridimensionino ad un paio di ripristini di tratti smottati, ad una bella pulizia da vegetazione e ad un ripristino dei segnavia. Non eccessivamente impegnativo, anche se il percorso è comunque lungo e potrebbe richiedere non pochi giorni di lavoro, anche per persone esperte come il Conte.



skeno ha scritto:
Ho poi continuato fino ad una vecchia ex-passerella dove una mulattiera evidente (che però si sta perdendo, con vecchio segno = blu) risale a Casareggio.
Lungo questo tratto ci sono alcuni terrazzamenti assolutamente notevoli che mi hanno ricordato le mura inca di Cuzco... sono costruiti con massi 100 x 50 x 70 , roba da chiedersi "come minkia hanno fatto a spostare quella roba su un bosco verticale???".
E poi ci stupiamo delle piramidi...


Accidenti, questi massi non li ho mai notati!!

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Non vorrei essere cattivo profeta, ma, ma
a tutt'oggi come Fie non abbiamo ancora ricevuto convenzione con indicazione dei sentieri da ripristinare :triste: :triste: ( solo segnaletica, si badi bene, cosa che dovrebbe andare d'insieme con la pulizia del tratto stesso da effettuare precedentemente a carico di altri).
Capisco le varie difficoltà economiche, ma tra i vari Parchi, anche se spiace dirlo, L'Antola è sempre stato quello che sulla sentieristica deficita alquanto.
Diciamo, anche se ripeto spiace dirlo, che tra i parchi della Provincia di Genova come manutenzione sentieristica è proprio l'ultimo in classifica :imbarazzo:
Speriamo a breve....

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Come d'accordo con un funzionario ho inviato la "relazione" sullo stato del sentiero basato sul mio ultimo monitoraggio (una sintesi di quanto avete letto in un post precedente) al Parco Antola; per quello che vale è una documentazione che si aggiunge a quanto già comunicato dalla Fie al parco stesso e speriamo che, comunque, rappresenti uno stimolo positivo a fare qualcosa.

A proposito, da Clavarezza avevamo avuto notizia del gruppo di alpini che aveva risposto positivamente all'ultimo bando sistemazione sentieri lanciato dalla Comunità montana Alta Valle Scrivia ma che poi nei fatti non è stato operativo. Dovremo contare sulla loro passione e un minimo di disponibilità, in quanto la Comunità AVS non esiste più, perché confluita in quella delle Valli Genovesi, ma anche quest'ultima sembra avere i mesi contati (la Regione sta studiando come deviarne le competenze). Chi ne fa parte sta dunque occupandosi delle cose basilari (agricoltura e bacini), tutto il resto (attività di volontariato, cultura del territorio, ecc...) fa parte del passato e non c'è la minima prospettiva positiva. Questo per dire che se anche l'impegno di sistemare quel sentiero non verrà soddisfatto nessuno rimproverà qualcosa ad alcuno...

Terzo punto: sono un po' testone e, nel mio piccolo, cerco di rendermi utile. Così (e mi rifaccio a un vecchio topic di questa sezione da troppo tempo dimenticato, vero Bade?) sono risalito in valle armato di vernice e ho cercato di "rianimare" in alcuni punti topici i segnavia O giallo barrato per eliminare possibili inganni direzionali: a Nenno nel punto in cui si passa dall'asfalto al primo tratto di sentiero, a Porcile sul bivio per Caselline, a Caselline sul bivio per Pareto, a Pareto laddove si lascia il paese per salire verso il monte omonimo, a Chiappa al bivio subito prima dell'edicola della Madonna della Guardia e, a centro paese, agli incroci col sentiero + giallo e con quello per il Cremado, subito dopo Chiappa sul tratto franato. Se posso prossimamente tornerò a Casareggio e Tonno con lo stesso scopo. Se non ci diamo una mano tra di noi...

Ciao a tutti.

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terralba ha scritto:
I problemi nascono oltre un primo guado: a un certo punto infatti i segnali scompaiono totalmente e si finisce in mezzo ai rovi. Ho provato inutilmente in ogni direzione, ci sono molte tracce ma tutte alla fine ti portano fra le spine. Dopo tre quarti d'ora buona di ravanaggio e pelle massacrata ho deciso di risalire decisamente il costone per uscire dalla zona boscosa e avere un quadro migliore della situazione e ho fatto bene perchè ho individuato alla mia destra Clavarezza e mi ci sono diretto lungo il costone, fin quasi ad arrivare alla prima casa del paese, dove è riapparso il segnale su un sentiero che è stato sbarrato con una tavola e oltre il quale c'è un muro di vegetazione.
Incontro un anziano contadino: "Ma come ha fatto a uscire di li? ".
è così, proprio un peccato. Ripeto: questo sentiero è "culturalmente" bellissimo e "geograficamente" costituisce metà di un bel circuito a mezza costa di tutta la Val Brevenna. Ma se il suo degrado è così forte, in ogni caso occorre decidere: o lo si dismette o lo si sistema. Infilare la gente dritta nei guai è davvero poco simpatico.


:evil1: :evil1: :evil1:

già...giovedì scorso con alec percorso il tratto Nenno - Fullo... avessi letto meglio questa parte...

Trovo che in generale tutto il sentiero sia in condizioni disastrose: a parte il punto sopra descritto che è indescrivibile... le mulattiere praticamente non esistono più, è solo dominio dei cinghiali che hanno buttato all'aria ogni centimetro quadrato di sentiero.. è un vero peccato... l'unico pezzo di sentiero davvero bello è quello per arrivare a Chiappa... molto ordinato e pulito!

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