Quotazero.com

Escursionismo e Alpinismo nell'Appennino Ligure e nelle Alpi Occidentali

Home Page Sito    La Rivista    Gallery    Vecchia Gallery


-> ISCRIVITI AL FORUM <-


Quotazero su FaceBook

Oggi è ven set 25, 2020 8:30

Tutti gli orari sono UTC + 1 ora




Apri un nuovo argomento Rispondi all’argomento  [ 26 messaggi ] 
Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Via Dinarica
MessaggioInviato: gio feb 13, 2020 6:47 
Non connesso
Utente di Quotazero

Iscritto il: mer feb 12, 2020 9:38
Messaggi: 98
La Via Dinarica è un percorso di circa 1100 Km.
Di recente introduzione e per molti versi ancora in fase embrionale e di sviluppo.
Inizia in Slovenia e termina in Albania, attraversando i monti di Slovenia, Croazia, Bosnia, Montenegro e Albania.
E' possibile allungare ancora qualche km (come fatto da me e dal mio socio) fino in Kosovo.
Noi però non iniziammo in Slovenia ma ce la prendemmo comoda: traghetto fino a Spalato e poi bus fino a Tomislavgrad sul confine bosniaco con la Croazia. Da lì ci ricongiungemmo alla Via percorrendone circa 700 km.

Affrontammo il percorso ad agosto 2017, con un caldo terribile.
Le montagne del Carso, quasi prive di vegetazione e di acqua, misero a dura prova le nostre doti di resistenza.
Quelle di orientamento vennero invece svilite dalla quasi totale assenza di segnavia e dalla mancanza di villaggi e quindi di punti di riferimento e ristoro, soprattutto nel tratto iniziale. Da sempre avverso al GPS, in più occasioni ebbi modo di ringraziare il mio amico per averlo portato.
Ci concedemmo alcune soste turistiche lungo il percorso: Sarajevo, Mostar, ed alla fine dieci giorni di relax tra Macedonia e Albania (riservandoci però una trentina di km a piedi per entrare in Albania dal confine vicino a Sv.Naum, fino ad una cittadina da cui prendemmo un bus per Tirana).
Sole, sudore, sassi, solitudine, starvation...le costanti soprattutto nella prima parte.
Paesaggi molto aspri e belli, antropizzazione quasi inesistente (ci capitò di non incontrare paesi per circa tre giorni).
Rifugi sempre chiusi a meno che non chiamate per prenotare o che ci sia già qualcuno (ci capitò due volte, con immenso piacere).
Burek, grigliate, piva...ferite della guerra ancora visibili, incontri interessanti (un anziano pastore in Albania che alla nostra domanda se fossimo in Montenegro o in Albania ci guardò stupito dicendo: "Montenegro ?!? Jugoslavia" lasciandoci il dubbio che fosse come il giapponese su quell'isola sperduta nel pacifico…).
Insomma, non solo un trekking ma un'esperienza di vita se non anche un viaggio nel tempo che in certi villaggi isolati sembra essersi fermato a 20-30 anni fa.
Per raccontare il percorso ci vorrebbe un libro...mi limito a pubblicare un link ad uno slideshow su YouTube che riassume per immagini la nostra avventura
https://www.youtube.com/watch?v=Y96F31eJTe4


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Via Dinarica
MessaggioInviato: ven feb 14, 2020 21:58 
Non connesso
Quotazerino doc
Avatar utente

Iscritto il: mer gen 27, 2010 20:38
Messaggi: 1500
Località: sassello
Urca che figata :o :o :o
Che viaggio emozionante :esclamativo: Grazie per averlo condiviso.
Di chi è l'ultimo pezzo della colonna sonora :?: ...mi piace molto : Ok :

_________________
...montagna vissuta,tempo per respirare... (Reinhard Karl)

"Quando le luci si spegneranno per sempre il mio popolo sarà ancora qui.Noi abbiamo le nostre antiche usanze.Sopravviveremo."
(Nuvola Rossa,capo Sioux)


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Via Dinarica
MessaggioInviato: sab feb 15, 2020 6:57 
Non connesso
Utente di Quotazero

Iscritto il: mer feb 12, 2020 9:38
Messaggi: 98
lupo della steppa ha scritto:
Urca che figata :o :o :o
Che viaggio emozionante :esclamativo: Grazie per averlo condiviso.
Di chi è l'ultimo pezzo della colonna sonora :?: ...mi piace molto : Ok :


Ciao Lupo, grazie per gli apprezzamenti.
In effetti è un viaggio che mi porterò sempre dentro.
E forse anche un po' fuori...vedendo la mia faccia a Jablanica :risataGrassa:

Le canzoni del video sono:
Balkaneros di Bregovic + Gipsy Kings
Cupe Vampe dei CSI (canzone dedicata all'assedio di Sarajevo che purtroppo qui ho dovuto tagliare)
In viaggio sempre dei CSI (Consorzio Suonatori Indipendenti) in edizione acustica e con la partecipazione di Ginevra Di Marco.

Se tu o altri avete curiosità, chiedete pure.
Non ho ancora scritto un memoriale di questo viaggio da cui trarre informazioni.
Dovrei farlo prima che un po' di ricordi e dettagli sbiadiscano


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Via Dinarica
MessaggioInviato: dom feb 16, 2020 13:22 
Non connesso
Quotazerino doc
Avatar utente

Iscritto il: mer gen 27, 2010 20:38
Messaggi: 1500
Località: sassello
Belin che accoppiata Bregovic e i Gipsy King :idea1:

...visto il viaggio non comune a ,mio parere ,che avete fatto dovresti trovare il tempo per scriverlo un memoriale,meriterebbe proprio : Thumbup :

_________________
...montagna vissuta,tempo per respirare... (Reinhard Karl)

"Quando le luci si spegneranno per sempre il mio popolo sarà ancora qui.Noi abbiamo le nostre antiche usanze.Sopravviveremo."
(Nuvola Rossa,capo Sioux)


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Via Dinarica
MessaggioInviato: lun feb 17, 2020 10:28 
Non connesso
Utente di Quotazero

Iscritto il: mer feb 12, 2020 9:38
Messaggi: 98
lupo della steppa ha scritto:
Belin che accoppiata Bregovic e i Gipsy King :idea1:

...visto il viaggio non comune a ,mio parere ,che avete fatto dovresti trovare il tempo per scriverlo un memoriale,meriterebbe proprio : Thumbup :


Ci proverò...ma temo che verrà lungo come un libro
non che il diario del Cammino di Assisi siano due paginette :risataGrassa:
Per fortuna ho l'abitudine di prendere appunti durante i miei trekking, ma qualche piccolo dettaglio inevitabilmente sbiadirà con il tempo


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Via Dinarica
MessaggioInviato: lun feb 17, 2020 14:09 
Non connesso
Quotazerino doc
Avatar utente

Iscritto il: mar mar 31, 2015 19:27
Messaggi: 1309
Località: Lemuria
azz.....ad agosto ? :shock:

complimenti veramente per questo giro, che necessita senz'altro pure di una buona dose di coraggio :roll:

mio padre nel Montenegro ci fu mandato, in guerra, e dopo l'8 settembre fu fatto su e imbelinato in vari campi di concentramento in Germania, da cui uscì nel 45

la guerra in Jugoslavia del 1990 purtroppo è stata un'orrore senza pari, nel mondo occidentale, e pur essendo a due passi da casa nostra, dubito sinceramente l'italiano medio ne abbia una qualche coscienza chiara, e pure il nostro governo di allora annaspò parecchio, se non ricordo male...

e qui CSI come colonna sonora obbligata, perchè s'era proprio in contemporanea.... :smt102

una prece per il movimento culturale alternativo di Lubjana, Sarajevo, Belgrado di quegli anni....

Andrea Bezimen ha scritto:
Ci proverò...ma temo che verrà lungo come un libro


evabbè, scrivilo, sto libro, no? :P

_________________
Immagine


...........non seguitemi, mi sono perso anch'io !


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Via Dinarica
MessaggioInviato: lun feb 17, 2020 19:01 
Non connesso
Quotazerino doc
Avatar utente

Iscritto il: mer apr 02, 2008 20:47
Messaggi: 2215
Località: Piemonte
Non posso che complimentarmi per il viaggio.
Nel 2013 ho attraversato più o meno gli stessi posti (alcuni scatti sono quasi identici), non a piedi ovviamente, e le sensazioni che sono rimaste sono praticamente quelle da te descritte.

_________________
“L’acqua esiste per la sopravvivenza del corpo. Il deserto esiste per la sopravvivenza dell’anima”
Proverbio Tuareg


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Via Dinarica
MessaggioInviato: lun feb 17, 2020 19:21 
Non connesso
Utente di Quotazero

Iscritto il: mer feb 12, 2020 9:38
Messaggi: 98
psiconauta ha scritto:
azz.....ad agosto ? :shock:

complimenti veramente per questo giro, che necessita senz'altro pure di una buona dose di coraggio :roll:

mio padre nel Montenegro ci fu mandato, in guerra, e dopo l'8 settembre fu fatto su e imbelinato in vari campi di concentramento in Germania, da cui uscì nel 45

la guerra in Jugoslavia del 1990 purtroppo è stata un'orrore senza pari, nel mondo occidentale, e pur essendo a due passi da casa nostra, dubito sinceramente l'italiano medio ne abbia una qualche coscienza chiara, e pure il nostro governo di allora annaspò parecchio, se non ricordo male...

e qui CSI come colonna sonora obbligata, perchè s'era proprio in contemporanea.... :smt102

una prece per il movimento culturale alternativo di Lubjana, Sarajevo, Belgrado di quegli anni....

Andrea Bezimen ha scritto:
Ci proverò...ma temo che verrà lungo come un libro


evabbè, scrivilo, sto libro, no? :P


Eh no...il coraggio lo ha avuto o ha dovuto farselo tuo padre !!
Quelle si che sono state esperienze traumatiche per uscire da quali ci sono volute una tempra fisica e mentale invidiabile che noi possiamo solo sognarci.
Io mi sono limitato a fare un passo dopo l'altro, anche se nei primi giorni (si veda la mia espressione a Jablanica nel video) ho rischiato la disidratazione (poca acqua, poca ombra, 40 gradi e 16-17 kg di zaino)

Durante la sosta a Sarajevo era in corso il film festival.
Siamo finiti in un locale alternativo con concerto rock dal vivo.
La scena culturale alternativa è ancora abbastanza vivace :strizzaOcchio::

Qualcosa scriverò sicuramente, anche solo ad uso personale per aiutarmi a ricordare in futuro.
Fossi capace a disegnare, il massimo sarebbe una storia in forma di fumetto perché alcune situazioni, ma soprattutto alcune persone incontrate sono difficili da descrivere.

Devo dire con vergogna che negli anni 90 non me ne importava molto della guerra nella ex jugoslavia.
Poi ho iniziato a visitare quei luoghi, a conoscere la gente e le loro storie
Sulla colonna sonora mi fa piacere che la pensi come me, del resto se non è poesia questa:
di colpo si fa notte
s'incunea crudo il freddo
la città trema
come creatura
cupe vampe livide stanze
occhio cecchino etnico assassino
alto il sole: sete e sudore
piena la luna: nessuna fortuna
ci fotte la guerra che armi non ha
ci fotte la pace che ammazza qua e là
ci fottono i preti i pope i mullah
l'ONU, la NATO, la civiltà
bella la vita dentro un catino bersaglio mobile d'ogni cecchino
bella la vita a Sarajevo città
questa è la favola della viltà

PS: i CSI tennero un concerto memorabile a Mostar


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Via Dinarica
MessaggioInviato: lun feb 17, 2020 19:33 
Non connesso
Utente di Quotazero

Iscritto il: mer feb 12, 2020 9:38
Messaggi: 98
giobibo ha scritto:
Non posso che complimentarmi per il viaggio.
Nel 2013 ho attraversato più o meno gli stessi posti (alcuni scatti sono quasi identici), non a piedi ovviamente, e le sensazioni che sono rimaste sono praticamente quelle da te descritte.


Grazie Gio, pure io inizialmente ho visitato questi luoghi non a piedi tra il 2012 ed il 2013, rimanendone affascinato.
Mi ero ripromesso di visitarli ancora, ma avevo pensato più alla bici sebbene io non pratichi più MTB da circa 20 anni.
Poi sono venuto a conoscenza dell'esistenza della Via Dinarica ed ho trovato un affidabile compagno di escursioni (non facile trovare una persona con cui si abbia un passo ed ideali simili).
Eravamo incerti tra Travesia Pirenaica e Via Dinarica, ma alla fine ha prevalso la mia volontà di tornare in quei posti, dove talvolta si ha la sensazione di viaggiare non solo nello spazio ma anche nel tempo…
Attualmente mi trovo in Armenia e ritengo che ci siano grosse affinità tra il Caucaso ed i Balcani.
Qui è allo studio ed in preparazione il Transcaucasian Trail...chissà se sarà la mia prossima escursione


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Via Dinarica
MessaggioInviato: mer mar 18, 2020 7:45 
Non connesso
Utente di Quotazero

Iscritto il: mer feb 12, 2020 9:38
Messaggi: 98
Aggiungo la pagina web che usammo per reperire le scarne informazioni su cui basammo il nostro itinerario:
https://trail.viadinarica.com/en/tours/ ... 6,43.62931
Da questa mappa, selezionato longdistance trail vengono evidenziate le tappe della dinarica, in ordine inverso a quello da noi percorso, tanto per complicare le cose...cliccando sugli ometti la mappa mostra la tappa sulla mappa e compare una finestra con informazioni sulla medesima. Spesso le info si limitano a file gpx, poche foto, distanza e dislivelli, e presenza di fonti (ahimè spesso asciutte ad agosto...almeno tre volte ci salvarono cestelli d'acqua ancora sigillati trovati lungo il percorso e probabilmente lasciati lì da qualche pastore : Sorry! :

Già trovare online info su un bus per Tomislavgrad fu un'avventura...ci fidammo di una pagina solo in croato.
La preparazione fu difficile quasi quanto il percorrerla: poche informazioni, spesso solo in lingua slava.
Oggi dovrebbe essere più facile trovare info online, inoltre all'epoca era in preparazione una guida della Lonely Planet che oggi credo sia sul mercato (magari solo in inglese).


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Via Dinarica
MessaggioInviato: sab mag 16, 2020 8:20 
Non connesso
Utente di Quotazero

Iscritto il: mer feb 12, 2020 9:38
Messaggi: 98
Causa lockdown e maggior tempo libero avevo iniziato a buttare giù un po' di appunti sulla mia Via Dinarica.
Non sono arrivato neppure a metà : Sorry! : ma spero di avere tempo ed ispirazione per finire la narrazione.
Posterò qui a "puntate" o meglio a giornate una sorta di diario di viaggio, sperando la lettura possa essere gradevole e magari utile a chi volesse affrontare questo percorso.

1 agosto 2017 – la FrecciaNera

Il treno regionale da Arquata Scrivia a Piacenza sbuffa e sferraglia ma è in orario.
Le carrozze del modesto convoglio sono dotate di aria condizionata, particolarmente gradita agli accaldati viaggiatori.
Tra questi si ravvisano sparute minoranze etniche di razza caucasica.
Vicino a Voghera, forse Nairobi, salgono e scendono numerosi pendolari dalla pelle color ebano.
Una donna vestita con colori sgargianti si siede nella fila accanto alla mia.
Sebbene imbronciata ha una faccia simpatica, ed una fisicità da cantante gospel.
Le squilla il telefono e da quel momento alla mole della vocalist abbina pure un tono di voce adeguato al personaggio, ma non alle circostanze nè al luogo.
Il concitato diluvio di vocali che rimbombano nella sua lingua, a me ignota, mi accompagnano martellanti fino al capolinea del “Freccianera” su cui mi trovo.
Da Piacenza ad Ancona viaggio invece su un affollato ma confortevole Frecciabianca.
La prenotazione mi garantisce un posto a sedere ma non il funzionamento dell’aria condizionata che ovviamente è guasta. L’anziana signora bolognese al mio fianco però si sventaglia con la perizia e l’animosità di una ballerina di flamenco e quasi mi devo coprire per evitare dolori alla cervicale.
Curiosamente il treno con biglietti più cari, passeggeri più elitari ed una presumibile minore percentuale di free riders, si rivela meno efficiente di quello “africano”.
Una sorta di razzismo al contrario, come se in questo mondo il tanto agognato egualitarismo proprio non si possa o non si voglia ottenere.

Alle 18,15 arriva puntuale, da Rimini, il convoglio su cui, a Ravenna, è salito il mio amico Mirko.
Non ci vediamo da inizio febbraio quando aiutai lui ed i suoi amici nella preparazione della maialata solidale.
Si tratta di un’iniziativa eno-gastronomica a scopo benefico, i cui eccessi vennero smaltiti l’indomani con una lunga ciaspolata sui monti di Campigna.
Siamo apparentemente molto diversi ma forse per questo compatibili, anche perché uniti da alcune passioni: la buona cucina, le escursioni, il vino, la musica dei CCCP/CSI, l’antijuventinità.
Fu amore a prima vista fin dal nostro primo incontro, avvenuto in modo fortuito tre anni prima, proprio durante un’escursione sull'Alta Via dei Monti Liguri.
Per fortuna ci separano quasi quattrocento chilometri, altrimenti la gelosia delle nostre compagne potrebbe sfociare in episodi di cronaca nera.
Cosa non da escludere SE e quando torneremo dall’avventura che stiamo per iniziare: settecento chilometri a piedi lungo la Via Dinarica, un mese e mezzo nei Balcani, lontani da casa.
Tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare. Adriatico nel nostro caso.
Proprio per questo ci troviamo ad Ancona, dove rischiamo di rimanere perché la biglietteria per i traghetti si rivela decisamente ostica da trovare.
Al controllo bagagli c’è una lunga coda che avanza regolare, ma lascia presagire un certo ritardo nella partenza.
Il mio coltello multiuso viene intercettato ma, verificata la lunghezza della lama, mi viene restituito.
Quello, ben più lungo, del mio compagno di avventura viene invece ignorato.
Partiamo alle 23, con circa un’ora di ritardo.
Nei bagni un avviso sgrammaticato invita i passeggeri ad un comportamento civile.
Gradualmente le energie dei passeggeri si esauriscono, come le scorte di cibo e le chiacchiere, mentre le poltroncine si trasformano in scomodi bivacchi per la notte.
La trascorro appollaiato come un pappagallo, utilizzando come cuscino un giubbetto di salvataggio.
Mirko preferisce invece vagabondare tra ponte ed aree comuni fino all’emozionante momento del sorgere del sole, che immortalerà "chiaro come un’alba...fresco come l’aria..."


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Via Dinarica
MessaggioInviato: dom mag 24, 2020 21:59 
Non connesso
Utente di Quotazero

Iscritto il: mer feb 12, 2020 9:38
Messaggi: 98
2 agosto 2017 – Cantanti e contenti

Sebbene siano le 8,30 di mattina, la vita del terminal traghetti è già frenetica mentre Spalato è ancora sonnolenta come i visi dei primi turisti, forse gruppi di crocieristi, che incontriamo nei pressi del palazzo di Diocleziano.
La città croata ad un primo sguardo si rivela sicuramente bella ma altrettanto turistica, nella accezione peggiore del termine.
Non abbiamo molto tempo a disposizione prima che il bus per Tomislavrad ci porti in Bosnia.
Buona parte lo trascorriamo nutrendoci.
Lo spirito osservando la variegata umanità che anima il prospiciente mercato, il corpo con una deliziosa plieskavica accompagnata da patatine fritte e birra in un chiosco gestito dal sosia di Paolo Conte. Costui non si prende un altro pezzo del nostro cuore ma solo poche kune mentre la voce roca di Janis Joplin echeggia dal vetusto impianto stereo.
Uno scontroso venditore si rifiuta di vendermi meno di mezzo chilo di frutta secca così decido di prendere una scatola di biscotti da sgranocchiare durante il viaggio.
Intorno alle ore 15 entriamo ufficialmente in Bosnia, con tanto di timbro sul passaporto, per non uscirne, altrettanto ufficialmente, mai più visto che attraverseremo le invisibili frontiere sui monti, prive di ogni controllo.
Mezzora dopo arriviamo a Tomislavgrad dove pernotteremo in una dignitosa stanza con efficiente connessione wifi e bagno privato, per circa tredici euro a testa.

Rumorosi cortei di auto imbandierate allietano il nostro giro esplorativo di questa cittadina.
Non si tratta delle celebrazioni per qualche vittoria sportiva o politica, ma di matrimoni.
Ne contiamo almeno quattro sebbene sia mercoledì.
E’ mercoledì ma è anche Agosto ed in questo mese gran parte dei bosniaci torna a casa per sposarsi o risposarsi in patria dopo averlo fatto all’estero.
Siamo sul confine e le tensioni e rivalità etniche sono ancora piuttosto sentite: Bosnia batte Croazia tre a uno per numero di bandiere e strombazzamenti vari.
Le auto sono quasi tutti macchinoni, le targhe tristemente sono in gran parte straniere.
Come in tutti i paesi in via di sviluppo il mezzo di trasporto è il più potente indicatore sociale.
Come in tutti i paesi in via di sviluppo i giovani emigrano all’estero per cercare fortuna.
Come in tutti i paesi in via di sviluppo i giovani tornati in patria ostentano la fortuna, anche se spesso non la hanno trovata.
Un po’ quello che succedeva, e succede ancora, anche in Italia.

La confusione ed i festeggiamenti non ci distolgono dallo scopo del nostro vagare: cercare un bancomat dove ritirare marchi convertibili, ed un ristorante dove spenderne una parte.
In giro c’è poca gente. I pochi che non sono invitati a qualche banchetto nuziale affollano un paio di locali alla moda, in stile occidentale, che ci ispirano poco.
Per contro siamo fortemente attratti da un locale all’interno della stazione degli autobus dove persone un po’ in là con gli anni e visibilmente alticce mangiano cantando canzoni popolari. Ma è più tavola calda che ristorante.
Alla fine optiamo per il ristorante dove avevamo ricevuto le indicazioni per raggiungere l’hotel.
Quando entriamo siamo gli unici clienti e temiamo di aver sbagliato la scelta, ma poco dopo incominciano ad arrivare altre persone, in contemporanea con la maxi grigliata ordinata.
Talmente maxi che pur essendo entrambi buone forchette non riusciamo a mangiare tutto.
Il conto è uno scherzo e capiamo che dal punto di vista eno-gastronomico avremo da divertirci.
Tornando verso l’hotel, il cantante Skoro ammicca e ci invita ad ascoltare il suo concerto.
Ci limitiamo ad osservare il suo viso sul manifesto per cercare di capire se possa essere la nuova carriera di un omonimo calciatore approdato a fine anni ottanta in Italia tra le fila del Torino.
Gli eccessi a tavola si fanno sentire e trascorrerò buona parte della notte in bagno.
Approfitto della circostanza per cercare di capire, con l’ausilio di mappe e navigatori online, come potremo agganciare la Via Dinarica che transita ad alcuni chilometri di distanza da Tomislavgrad.


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Via Dinarica
MessaggioInviato: mer giu 03, 2020 21:28 
Non connesso
Quotazerino doc
Avatar utente

Iscritto il: mer gen 27, 2010 20:38
Messaggi: 1500
Località: sassello
: Thumbup :
Skoro l'avevo rimosso,come diceva la gialappa's " un fenomeno parastatale "

_________________
...montagna vissuta,tempo per respirare... (Reinhard Karl)

"Quando le luci si spegneranno per sempre il mio popolo sarà ancora qui.Noi abbiamo le nostre antiche usanze.Sopravviveremo."
(Nuvola Rossa,capo Sioux)


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Via Dinarica
MessaggioInviato: mer giu 03, 2020 21:31 
Non connesso
Quotazerino doc
Avatar utente

Iscritto il: mer gen 27, 2010 20:38
Messaggi: 1500
Località: sassello
: Ok :

_________________
...montagna vissuta,tempo per respirare... (Reinhard Karl)

"Quando le luci si spegneranno per sempre il mio popolo sarà ancora qui.Noi abbiamo le nostre antiche usanze.Sopravviveremo."
(Nuvola Rossa,capo Sioux)


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Via Dinarica
MessaggioInviato: sab giu 06, 2020 8:26 
Non connesso
Utente di Quotazero

Iscritto il: mer feb 12, 2020 9:38
Messaggi: 98
lupo della steppa ha scritto:
: Thumbup :
Skoro l'avevo rimosso,come diceva la gialappa's " un fenomeno parastatale "


Mah, ti dirò...visto il livello attuale del calcio italiano, ben lontano da quello di fine anni 80 inizio 90, forse non era poi così male.
Restando in orbita Toro (purtroppo la mia squadra) lo scambierei domani con lo Zaza visto in granata : WallBash :


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Via Dinarica
MessaggioInviato: sab giu 06, 2020 8:28 
Non connesso
Utente di Quotazero

Iscritto il: mer feb 12, 2020 9:38
Messaggi: 98
3 Agosto 2017 – Sciocolada o marmelada ?

La notte mi ha alleggerito. Fisicamente e mentalmente.
Partiamo con una certezza: per immetterci sulla Via Dinarica dobbiamo necessariamente raggiungere il villaggio di Kovacic. L’incertezza riguarda il come.
Scegliamo di evitare taxi o mezzi pubblici e ci mettiamo in cammino, confortati sulla direzione da seguire dalle mappe che Mirko ha scaricato sul suo GPS.
Io sono piuttosto arcaico e contrario alle novità tecnologiche, ma questa sua scelta si rivelerà determinante quasi ogni giorno, in quanto il sentiero è segnato in modo quanto meno approssimativo ed attraversa spesso ambienti selvaggi e privi di ogni forma di civiltà.
Talvolta per ore, talvolta per giorni.

Dopo un paio di chilometri lungo una strada piuttosto trafficata e pericolosa, abbandoniamo l’asfalto, i rifiuti a bordo strada e le erbacce della periferia di Tomislagrad per cercare di accorciare il percorso. Tagliamo in linea retta attraverso dei campi, talvolta non agevoli da percorrere tra cespugli, coltivazioni e canali.
In uno di questi, quasi completamente asciutto, troviamo delle curiose forme di vita.
Sembrano degli enormi gamberi di acqua dolce e cerchiamo di salvarne un paio spostando in acqua alcuni esemplari impantanati nelle secche. Per molti la calura estiva e la siccità sono stati letali.
Altri campi sono tempestati di ossa animali, forse di bovini, e ci chiediamo senza risposta come facciano ad essercene così tante...scherzando sull’ipotesi che ci si trovi su un campo minato.
All’imbocco della strada per Kovacic troviamo una fontanella ed uno spiazzo ombroso.
Tutto sembra mettersi per il verso giusto e ci godiamo il momento concedendoci una pausa.
Il GPS dice che siamo a poche centinaia di metri dalla Dinarica. Siamo tronfi della nostra abilità.
Dovremo utilizzarla per circa un’ora e fino all’ultima goccia per districarci nella boscaglia che ci separa dal nostro obiettivo.
Una imprecazione ogni tre cespugli scandisce la nostra ascesa fino al crinale dove, in base alle indicazioni dovrebbe trovarsi la Dinarica ed invece appare una larga strada in costruzione. Camminiamo a lungo sulla pietraia, che costituirà il fondo su cui posare l’asfalto, in un paesaggio lunare, privo di ogni forma di ombra e sotto un sole implacabile.
Non appena se ne presenta la possibilità decidiamo di abbandonare il percorso arroventato e concederci una variante a fondovalle, dove speriamo di trovare se non altro acqua e cibo.

Sciocolada o marmelada ?
Così ci accoglie la commessa dal naso aquilino nel negozio di alimentari di Mrkdol.
Alla brioche aggiungiamo una bella birra e, rinfrancati e rinfrescati, copriamo la breve distanza che ci separa dal motel Lovre, pregustando una doccia tiepida e un letto comodo ove riposare.
Si tratta dell’unica struttura che offra pernottamento nel raggio di 15-20 chilometri, la abbiamo adocchiata prima della partenza, ma senza prenotarla.
Un po’ perché muovendosi a piedi non si è mai certi di dove e quando si arriverà.
Un po’ perché siamo certi che non ci sia la fila per dormire in un villaggio sperduto del nord-ovest bosniaco.
Purtroppo non abbiamo appreso la lezione a cui abbiamo assistito a Tomislavgrad: i matrimoni.
Uno di questi verrà festeggiato in questo ristorante con abbondanti libagioni che spingeranno gli invitati a trascorrere la notte in albergo.
Quindi o ci imbuchiamo al matrimonio o ci rassegniamo a bivaccare da qualche parte.
La prima ipotesi ci attira ma il nostro look da escursionisti e la barriera linguistica potrebbero generare qualche leggero sospetto tra i commensali più avveduti.
Decidiamo quindi di proseguire il cammino fino a trovare un luogo adatto per il bivacco.
Torniamo così da “Sciocolada” per fare scorta di generi di conforto ma non compriamo abbastanza acqua e dopo alcuni chilometri di carrabili tra i campi, arrivati ad Osuje ci troviamo ad elemosinarla bussando alla porta di una coppia tanto giovane quanto gentile.
Con lo stomaco gonfio come cammelli e la schiena carica come muli ci rimettiamo in cammino.
Dopo un lungo tratto in ripido single track raggiungiamo un balcone naturale proprio mentre il sole sta per tramontare e ci si offre uno spettacolo emozionante di silenzi e giochi di luce.
Il fondo irregolare e l’imbrunire ci spingono a scegliere di bivaccare sotto le stelle, senza montare la tenda. Seguirà una notte quasi insonne tra rumori molesti, dolori articolari e colpi di freddo perché la coperta di stelle sarà anche romantica, ma poco riscaldante.


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Via Dinarica
MessaggioInviato: lun giu 08, 2020 14:20 
Non connesso
Quotazerino doc
Avatar utente

Iscritto il: mer gen 27, 2010 20:38
Messaggi: 1500
Località: sassello
Andrea Bezimen ha scritto:
lupo della steppa ha scritto:
: Thumbup :
Skoro l'avevo rimosso,come diceva la gialappa's " un fenomeno parastatale "


Mah, ti dirò...visto il livello attuale del calcio italiano, ben lontano da quello di fine anni 80 inizio 90, forse non era poi così male.
Restando in orbita Toro (purtroppo la mia squadra) lo scambierei domani con lo Zaza visto in granata : WallBash :


..sono d'accordissimo 😉

_________________
...montagna vissuta,tempo per respirare... (Reinhard Karl)

"Quando le luci si spegneranno per sempre il mio popolo sarà ancora qui.Noi abbiamo le nostre antiche usanze.Sopravviveremo."
(Nuvola Rossa,capo Sioux)


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Via Dinarica
MessaggioInviato: sab giu 13, 2020 19:04 
Non connesso
Utente di Quotazero

Iscritto il: mer feb 12, 2020 9:38
Messaggi: 98
4 Agosto 2017 – Quattro Esse

Siamo già svegli e quasi pronti a partire quando ammiriamo le prime luci dell’alba.
Queste oltre ad avere un fascino ancestrale ci aiutano anche a ritrovare alcuni oggetti caduti nell’erba ed invisibili fino a qualche istante prima.
Il percorso è poco battuto e segnato peggio, ma tra continue difficoltà di orientamento raggiungiamo la vetta dell’Orlov Kuk. Da qui parte una discesa spaccagambe su fondo ripido, in parte erboso ed in parte pietroso.

Alle sette e trenta raggiungiamo un pianoro bucolico, attrezzato con tavoli e panche, così decidiamo di effettuare una vera colazione dopo lo snack improvvisato prima di partire.
Non che ci si delizi con prelibatezze, ma se non altro siamo propriamente seduti al tepore del sole mattutino e nel mentre confrontiamo la traccia sul GPS con gli appunti da me estrapolati sul web e che descrivono sommariamente il percorso.
Non sempre troveremo perfetta corrispondenza tra questi due strumenti e spesso dovremo fare affidamento su istinto, intuito, senso di orientamento e di sopravvivenza.
Una cosa è chiara fin da subito: ci aspetta una lunga salita.
Ma questo non ci spaventa, anzi fondamentalmente ci piace, altrimenti non sceglieremmo di affrontare lunghi trekking durante le nostre vacanze.

Da Osuje non abbiamo più trovato acqua, ma la sera precedente avevamo fatto un rifornimento degno di una carovana berbera. Ora però il peso delle nostre riserve si fa sentire sul ripido e pietroso single track che si snoda all’interno di una fitta area boschiva. Ci fermiamo con una certa frequenza, anche per raccogliere deliziose fragoline gentilmente offerte dal sottobosco.
Ogni tanto tra le fronde degli alberi fanno capolino le vette spoglie e rocciose verso cui siamo diretti.

Quando le raggiungiamo inizia per noi il delirio della quadrupla esse.
- Salita che continua incessante e su un fondo irregolare che rende difficile l’incedere
- Sole implacabile che ci martella in assenza di ogni forma di vegetazione che sia più alta di piccoli cespugli e che trasforma il paesaggio in una fornace dove perfino l’aria diventa phon per il riverbero del sole sulle pietre, con temperature intorno se non superiori ai quaranta gradi
- Sete, con la gola resa ancora più arsa dal disagio psicologico di sapere le nostre scorte in esaurimento, in un paesaggio montano molto diverso da quello alpino e molto più simile al deserto
- Sudore che esce copiosamente dai nostri corpi senza che quasi ce ne si accorga se non passando la lingua sulle labbra, in quanto il vento caldo lo asciuga quasi all’istante lasciando sui nostri visi una patina salina.

Vediamo in lontananza un gruppo di case. Non si tratta di un miraggio e le raggiungiamo a mezzodì.
Non c’è traccia di anima viva e la sola acqua visibile ai nostri occhi ristagna in un pozzo, punteggiata da insetti che ne sconsigliano l’utilizzo.
Però finalmente siamo all’ombra ed abbiamo ancora un po’ di scorte del cibo comprato a Mrkdol.
Viste le circostanze la lattina di birra quasi rovente che ingurgitiamo sembra un dono divino.

Un gran numero di farfalle si posa sullo zaino di Mirko e lo prendiamo come un presagio ben augurante ed in effetti di lì a poco troviamo una casa abitata da una famiglia di contadini.
La presenza umana è anticipata da rumori di vita domestica e dalla presenza di alcuni giocattoli abbandonati in cortile da un bimbo. Costui intimorito dalla nostra presenza cerca rifugio nascondendosi alle spalle della mamma, imitato da alcune galline che razzolano in cortile.
Dalla cucina proviene profumo e sfrigolio di fritto, le nostre papille gustative implorano cibo vero, ma ci limitiamo a chiedere in uno slavo molto maccheronico “sdrasvuitie, izvinite...VODA?”.
Questa parola dal suono dolce significa acqua e da escursionisti rimpiazza velocemente quella che da turisti era la parola più gettonata e familiare: Pivo (birra).
I timori iniziali, per l’apparizione di due vagabondi stranieri, e le barriere linguistiche vengono accantonate e la richiesta viene esaudita, ma purtroppo non riusciamo ad ottenere informazioni chiare su come raggiungere il lago Blidinje.

Del resto non essendo in grado di formulare una domanda corretta ne di capire una eventuale risposta, l’unica speranza era capire quanto tempo ci potrebbe volere. Ovviamente però in quella casa nessuno ha mai percorso quel tratto a piedi, e riceviamo pertanto un’indicazione generica in termini di chilometri.
Tale chilometraggio si riferisce ovviamente alla strada carrabile e non al percorso della via Dinarica che, forti del disagio mattutino, avevamo comunque già deciso di abbandonare per arrivare prima al lago Blidinje, dove rilassarci con un bel bagno e sostare nell’omonimo rifugio.

Il serpentone di asfalto rovente cede il passo ad una tanto larga quanto polverosa strada in costruzione. Le auto di passaggio imbiancano noi e il paesaggio, tuttavia nonostante il nostro aspetto spettrale un paio di auto si offrono di darci un passaggio.
Rifiutiamo un po’ per questioni ideologiche ma soprattutto perché crediamo essere molto più vicini al lago di quanto lo fossimo.
In realtà vicini lo saremmo anche, ma a causa della persistente siccità, il lago si è ristretto e proprio quando pensavamo già di poterci concedere un bagno, ci troviamo a camminare su un fondo di fango secco punteggiato da radi ciuffi di erba ingialliti.
Il lago ed un bagno rinfrescante restano dei miraggi anche quando sotto i nostri piedi inizia ad esserci prima fango, poi un pantano coperto da un velo d’acqua.
Abbandonati zaini e scarpe, camminiamo per decine di metri in una sorta di risaia con la chimera ed il sogno di immergerci, poi desistiamo e torniamo a riva. I piedi sono coperti di fango che non sappiamo dove e come lavare.
L’agognato rifugio Blidinje risulta ovviamente chiuso, come anche il rubinetto al suo esterno.
Intorno a noi il nulla. Solo un cartello stradale arrugginito ed un paesino in lontananza.

Dopo imprecazioni in serie, in preda allo sconforto decidiamo di raggiungere Masna Luka, dove la presenza di acqua sembra certa, ma che dista ancora circa tre ore di cammino, in gran parte in salita.
Vi arriviamo all’imbrunire, accolti da una piazzola per picnic, abbruttita da cumuli di immondizia, a cui diamo poca importanza perché attratti da un gelido ruscello che sgorga dalla roccia: siamo salvi!
Ormai stanchi e disidratati ci diamo una sommaria lavata, poi mangiamo poco e beviamo in abbondanza. Nei pressi della piazzola c’è una grande struttura, si direbbe un monastero, del quale riesco ad intercettare il segnale wifi, ma non troviamo modo di chiedere ospitalità, cibo o informazioni.

La struttura è recintata, non si vedono campanelli né persone in giro, sebbene ci siano alcune auto.
Se non altro riesco, grazie al debole segnale wifi, a comunicare a sorella e fidanzata che va tutto bene.
Ovviamente non me la sono sentita di raccontare la verità, sapendo che si sarebbero preoccupate.
E poi, tutto sommato, avevamo scelto la Via Dinarica anche e proprio perché ritenevamo che a differenza di altre vie e cammini, presentasse un livello di avventura e di imprevisti nettamente più stimolante. Pertanto avevamo messo in conto di incontrare difficoltà.
Ora ci aspetta una nuova notte in tenda su uno spiazzo poco livellato e ristretto, ma stanchezza e silenzio ci fanno presto piombare nel mondo dei sogni...popolati di letti confortevoli, cene luculliane e vasche con idromassaggio.


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Via Dinarica
MessaggioInviato: ven lug 03, 2020 20:19 
Non connesso
Utente di Quotazero

Iscritto il: mer feb 12, 2020 9:38
Messaggi: 98
5 AGOSTO 2017 – Angeli ribelli

Quando ci svegliamo albeggia.
Ieri sera l’acqua sorgiva sembrava fredda, questa mattina invece realizziamo che è proprio gelida. Le abluzioni mattutine si limitano quindi a mani e faccia e già così invochiamo il nome di Armaduk, fedele compagno del compianto esploratore Ambrogio Fogar nelle sue avventure artiche.
Ci aspetta una lunga e dura giornata, per cui ci vorrebbe un bel pieno di energie a colazione.
Ma dobbiamo iniziare a centellinare le nostre provviste e la mia colazione consiste in due marmellatine monodose e una manciata di mandorle secche.

Passando accanto al Monastero di Masna Luka seguiamo un sentiero diverso da quello percorso ieri sera, ma dopo circa trenta minuti, ci ritroviamo in un punto in cui ricordiamo esattamente di essere stati la sera prima. Uno dei rari segnavia (cerchi concentrici biancorossi) è infatti a forma di cuore e lo avevamo notato e fotografato già ieri prima dell’ultima salita.
Inutile dire che siamo confusi e perplessi.
Accendiamo il GPS che ovviamente fatica a trovare il segnale, così decidiamo di iniziare a camminare in quella che ci sembra la direzione più logica. Di lì a poco la tecnologia attesta che la nostra logica funziona ancora. Un piccolo incremento di autostima presto svilito dalla salita durissima che ci attende. Siamo a metà mattina ma fa già molto caldo, ci dobbiamo fermare spesso anche per bere, ma il peggio deve ancora arrivare.

Terminata la parte più ripida della salita, inizia un lungo saliscendi in ambiente quasi desertico che affrontiamo ovviamente nelle ore più calde della giornata. Siamo stanchi e spossati, quasi disidratati, con zaini pesanti. La temperatura supera i 40 gradi, una leggera brezza calda peggiora la situazione, amplificando il senso di arsura.
Le uniche ombre sono le nostre, quasi perpendicolari al corpo.
Non mi stupirei di vedere volteggiare famelici avvoltoi sopra le nostre teste, ma niente. Sembra che nemmeno gli uccelli gradiscano questo ecosistema.

Già da un po’ io e Mirko avanziamo trascinando i piedi, senza chiacchierare, imprecando di tanto in tanto. Soprattutto lui quando in un tratto in discesa, complice la stanchezza, appoggia male un piede e cade urtando duramente con il ginocchio sulla pietraia.
Un infortunio in quel luogo, in una situazione già preoccupante, potrebbe essere letale.
Inizialmente sorrido, le cadute altrui generano sempre ilarità. Un brivido corre però lungo la mia schiena quando vedo che fatica a rialzarsi e che poi zoppica vistosamente.
Fortunatamente il ragazzo ha tempra e, poco a poco, riprende il suo passo normale, che mantiene fino a quando notiamo una spaccatura tra le rocce. Ci avviciniamo e la osserviamo bene.

Davanti a noi si para una piccola grotta. Il soffitto non consente di restare in posizione eretta, ma decidiamo di entrarvi e sdraiarci al suo interno. Lo shock termico è forte, sembra quasi di entrare in un frigo.
Concedo ai piedi un po’ di agognata libertà da scarponi e calze pesanti, ma ben presto devo indossare un paio di calze pulite perché mi viene freddo alle dita. Perfino l’acqua dentro alle bottiglie fa condensa per lo sbalzo di temperatura.
Probabilmente anche sul nostro corpo potrebbero esserci conseguenze sgradevoli, ma in questo momento la priorità è goderci un po’ di riposo al fresco. Se verranno mal di schiena o mal di gola ci penseremo.
Trascorriamo almeno un’ora all’interno di questa spelonca incuranti della presenza di eventuali coinquilini quali aracnidi e chirotteri. Le ridotte dimensioni se non altro non la rendono abitabile per plantigradi, che pure in questi monti dovrebbero esserci. Eventuali serpenti dovrebbero preferire le calde rocce all’esterno.

Non possiamo però rimanere qui in eterno, così riprendiamo la marcia in direzione del Monte Vilinac, dove ci aspettano un rifugio ed una sorgente che viene data per certa.
Al momento io ho ancora circa un litro e mezzo d’acqua, Mirko un litro scarso.
Si prosegue per un po’ senza cambiamento di paesaggio: saliscendi assolati e roventi.
Poi, dopo un cambio di direzione, arriviamo in una zona con un po’ più di bassa vegetazione.
Sfortunatamente in buona parte si tratta di ortiche che infestano il passaggio e noi ovviamente siamo in bermuda. La presenza di vegetazione ci fa sperare di trovare un rivolo, ma le nostre speranze sono vane e le nostre borracce sempre più vuote.
Ci sono dei fiori simili a piante grasse, dal gambo grosso e cavo, penso di provare ad inciderli per vedere se contengono acqua, ma non ho visto abbastanza puntate di Bear Grylls...non sono cactus e per fortuna non rilasciano liquidi, visto che avrebbero anche potuto essere velenosi.

Alle tre e mezza del pomeriggio, stravolti, arriviamo ai piedi della salita che porta al rifugio del Monte Velinac.
Il cuore batte forte nella speranza di trovarlo aperto e di rifornirci d’acqua.
In un punto, accanto al sentiero, notiamo un verde più intenso nella vegetazione e come rabdomanti ci fiondiamo in quella direzione. Ad un tratto i nostri piedi calpestano terreno umido che poi diventa addirittura zuppo. Siamo salvi, o forse no. L’acqua forma una sorta di stagno, ma ovviamente non possiamo bere quell’acqua. Accanto allo stagno un grosso parallelepipedo di cemento sul quale ci arrampichiamo con le ultime energie. Al centro c’è un grosso coperchio in cemento.
Mirko, le cui scorte d’acqua ammontavano ormai a mezzo litro, vi si avventa per sollevarlo ma non ci riesce.
In quel momento eravamo alle lacrime, trattenute solo per dignità.

Provo allora io con la forza della disperazione, ed il pesante coperchio si muove.
In un istante crollano decenni di leggende e miti sulla forza sovraumana dei "camalli" visto che quella è la professione del mio compagno di sventura...
Legata alla maniglia del coperchio vi è una grossa corda, alla cui altra estremità è appeso un secchio nero da muratore.
Dentro il blocco cavo in cemento: acqua, tanta acqua fresca.
Seguono scene viste in certi film quando finalmente il protagonista allo stremo trova un’oasi.
Incuranti della presenza del simpatico microcosmo di insetti nel secchio ci bagniamo e beviamo come se non ci fosse un domani rischiando indigestioni d’acqua e gastroenteriti.
Approfittiamo della presenza d’acqua per mangiare i nostri ultimi viveri, in modo da pasteggiare bevendo senza intaccare le scorte. Il disgustoso patè di tonno marchiato “Argeta” mi sembra fin commestibile mentre lo accompagno agli ultimi pezzi di pane raffermo.
Terminato il frugale pasto, mentre ci accingiamo a riempire le borracce prima di ripartire alla volta del rifugio, sentiamo dei passi. Istintivamente pensiamo che se c’è qualcuno, il rifugio poco più su debba essere aperto e ci si apre il cuore.
Un giovane e magrissimo escursionista appare davanti a noi. Pure lui attratto dall’acqua.
Si chiama Muris ed è di Sarajevo. Fortunatamente parla inglese ma sfortunatamente ci comunica che il rifugio è chiuso.

Lui ed un amico taciturno che probabilmente non parla inglese, sono andati sul Velinac per un’escursione breve, di un paio di giorni e dormiranno in tenda.
Sapevano che avrebbero trovato acqua così come che il rifugio sarebbe stato chiuso.
Ci dice che tali strutture in Bosnia sono generalmente aperte solo su prenotazione. Quando altri lo hanno fatto, può capitare un colpo di fortuna e di poter condividere la struttura, ma oggi non è così.
A patto che i rangers parlino inglese, ovviamente non abbiamo sim bosniaca, non abbiamo accesso internet, non abbiamo i numeri di telefono delle strutture, non sappiamo quando arriveremo nel punto x, per cui ci rassegniamo all’idea di non trovare alcun rifugio aperto in futuro.

Lo sconforto nei nostri visi deve essere evidente perché ci chiede subito dove siamo diretti.
Jablanica” rispondiamo prontamente, con la vitalità di un elettroencefalogramma piatto.
Ci spiega che ci vorrà ancora un giorno e mezzo di cammino e che lungo il percorso non troveremo villaggi e nemmeno sorgenti. Solo un rifugio, probabilmente chiuso.
Aggiunge poi che da Jablanica la Via Dinarica riprende con 2-3 tappe simili a quella appena affrontata, andando in direzione della fornace bosniaca a nome Mostar, dove le temperature hanno già superato i quaranta gradi.
Sui nostri visi lo sconforto viene sostituito da disperazione e ci chiede allora se abbiamo viveri.
L’orgoglio imporrebbe di dire di si, ma a volte l’orgoglio è meglio metterlo sotto ai piedi.
No, non abbiamo scorte di cibo, di certo non per una giornata e mezza.
Forse nemmeno per mezza giornata, considerando il consumo di energie e calorie a cui sottoponiamo quotidianamente il nostro fisico.

Muris ha il viso scavato ed il fisico asciutto, ma un cuore grande e generoso.
Condivide con noi parte del suo cibo. Come evidenziato dal suo aspetto non è un mangione, quindi non ha tante scorte con se, ma ce ne dona una parte, aggiungendovi due bustine di sali minerali.
Dalla veranda del rifugio la vista è spettacolare e ce la godiamo sbocconcellando due grappoli d’uva ricevuti in dono e che in quel luogo, in quella circostanza, sembrano nettare divino.
Sarebbe bello rimanere lì, chiacchierare con i nostri amici occasionali e sfruttare la presenza di acqua per la cena e per la notte. Tuttavia la tappa di domani diverrebbe eccessivamente lunga, ed essendo solo le quattro, abbiamo ancora parecchie ore di luce per portarci avanti nel cammino.
Salutiamo così il nostro salvatore, ringraziandolo per il cibo e le preziose informazioni mentre il suo compagno taciturno si è fermato nei pressi della sorgente poco più a valle.

La rinnovata scorta d’acqua, la sosta, i pochi inaspettati viveri piovuti dal cielo di Sarajevo ci ridanno un po’ di energie e di ottimismo e nelle successive tre ore di cammino abbiamo anche la forza di ammirare i paesaggi circostanti. Una natura dalla bellezza aspra e selvaggia, poco accogliente con la fauna, anche quella selvatica. Camminiamo in alto, spesso proprio lungo il crinale, con panorami a perdita d’occhio e nessun villaggio o segno di civiltà all’orizzonte.

Quando il sole comincia a calare ci ritroviamo in un angolo di paradiso, dal quale forse ci è stato inviato l’angelo Muris, e decidiamo di fermarci lì per la notte.
Proprio accanto al sentiero si trova uno spiazzo erboso nei pressi di un laghetto. Le sue acque non sono cristalline, quindi preferiamo evitare di berle, ma possiamo lavarci e rinfrescarci.
Nello spiazzo sono evidenti segni di falò, magari di improvvisati barbeque, e sogniamo che anche questa sera qualcuno arrivi lì a grigliare e ci offra una bistecca ed una salsiccia.
I sogni son desideri, ma raramente di trasformano in realtà. Dobbiamo pertanto accontentarci di cenare dividendoci la scatoletta di sardine ed il mezzo somun (pane tipico bosniaco) offertici da Muris.
Mirko ha ancora un pezzettino di parmigiano, ed entrambi abbiamo della frutta secca. Per questa sera ci deve bastare, visto che domani ci aspetta una lunga giornata quasi senza viveri.

Prima della cena però andiamo alla ricerca dell’Hajducka Vrata, la porta del ribelle, che dovrebbe essere a pochi minuti dal nostro accampamento.
Si tratta di un ampio arco naturale di roccia carsica. Tanto perfetto da sembrare quasi artificiale.
Già prima di partire lo avevamo messo nei “must see” del percorso e quando ce lo troviamo davanti supera le nostre aspettative, anche grazie ai giochi cromatici regalati da un ramato tramonto.
Si trova poco sotto al percorso della Dinarica e sopra ad un largo canyon che scende a strapiombo per centinaia di metri. A vederlo mi scappa un “ma dove ti ho portato eh? Cedrone” che strappa una risata a me ed al mio compagno, entrambi appassionati cultori del film “Marrakech express”.
Le numerose foto che scattiamo non rendono giustizia allo spettacolo che riempie i nostri occhi.
Torniamo alla tenda con il morale risollevato dalla parca cena e dall’emozionante paesaggio.
E’ ancora mezzo chiaro quando entriamo nelle rispettive tende.
Io dormirò malissimo a causa della stanchezza, della fame e della sete accumulate.


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Via Dinarica
MessaggioInviato: dom lug 05, 2020 21:37 
Non connesso
Quotazerino doc
Avatar utente

Iscritto il: mer gen 27, 2010 20:38
Messaggi: 1500
Località: sassello
Sempre molto appassionante : Thumbup :
Mi sa che una di queste sere mi guardo "Il cammino per Santiago " con M.Sheen ,ho letto che è carino come film...

_________________
...montagna vissuta,tempo per respirare... (Reinhard Karl)

"Quando le luci si spegneranno per sempre il mio popolo sarà ancora qui.Noi abbiamo le nostre antiche usanze.Sopravviveremo."
(Nuvola Rossa,capo Sioux)


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Via Dinarica
MessaggioInviato: lun lug 06, 2020 18:46 
Non connesso
Utente di Quotazero

Iscritto il: mer feb 12, 2020 9:38
Messaggi: 98
lupo della steppa ha scritto:
Sempre molto appassionante : Thumbup :
Mi sa che una di queste sere mi guardo "Il cammino per Santiago " con M.Sheen ,ho letto che è carino come film...


Grazie Lupo.
Anche per la segnalazione di quel film.
Pure io non lo conoscevo, ma dalla trama sembra interessante.
Solo che Santiago mi fa venire un po' l'orticaria perchè più che un pellegrinaggio è diventato un fenomeno di costume...


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Via Dinarica
MessaggioInviato: mar lug 07, 2020 15:11 
Non connesso
Quotazerino doc
Avatar utente

Iscritto il: mar mar 31, 2015 19:27
Messaggi: 1309
Località: Lemuria
Bello ! =D>

continua, ti sei già guadagnato una bevuta ! :mrgreen: : Thumbup :

_________________
Immagine


...........non seguitemi, mi sono perso anch'io !


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Via Dinarica
MessaggioInviato: mar lug 07, 2020 18:56 
Non connesso
Utente di Quotazero

Iscritto il: mer feb 12, 2020 9:38
Messaggi: 98
psiconauta ha scritto:
Bello ! =D>

continua, ti sei già guadagnato una bevuta ! :mrgreen: : Thumbup :


Anche un panetto ?? : Thumbup :


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Via Dinarica
MessaggioInviato: mar lug 07, 2020 20:55 
Non connesso
Quotazerino doc
Avatar utente

Iscritto il: mar mar 31, 2015 19:27
Messaggi: 1309
Località: Lemuria
Andrea Bezimen ha scritto:
psiconauta ha scritto:
Bello ! =D>

continua, ti sei già guadagnato una bevuta ! :mrgreen: : Thumbup :


Anche un panetto ?? : Thumbup :


...con le sardine, belin ! :uahuah: :lol: : Thumbup :

_________________
Immagine


...........non seguitemi, mi sono perso anch'io !


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Via Dinarica
MessaggioInviato: mer lug 08, 2020 19:04 
Non connesso
Utente di Quotazero

Iscritto il: mer feb 12, 2020 9:38
Messaggi: 98
psiconauta ha scritto:
Andrea Bezimen ha scritto:
psiconauta ha scritto:
Bello ! =D>

continua, ti sei già guadagnato una bevuta ! :mrgreen: : Thumbup :


Anche un panetto ?? : Thumbup :


...con le sardine, belin ! :uahuah: :lol: : Thumbup :


Oh belin, sei il fratello di Muris ?!? Allora un quarto di panino e mezza scatoletta a testa...
Ed io che speravo in una birra con il panetto "misto" dei fratelli Gallese...


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Via Dinarica
MessaggioInviato: gio lug 09, 2020 7:36 
Non connesso
Utente di Quotazero

Iscritto il: mer feb 12, 2020 9:38
Messaggi: 98
6 Agosto 2017 – Civiltà

La notte non ci ha rigenerato granchè ma non possiamo fare altro che partire, dopo l’abluzione nel laghetto ed una misera colazione a base di mandorle e nocciole secche.
Se tutto va bene dovremmo arrivare a Jablanica nel tardo pomeriggio e gli unici viveri rimastimi sono quattro barrette energetiche: due gusto mela, due gusto “sciocolada”. Posso anche scegliere !!
Alle sette e mezza, con le luci del mattino l’Hajducka Vrata è ancora più bello che alla sera.
Ne approfittiamo per ammirarlo e cercare vanamente di intrappolarne la bellezza in formato jpg.
Subito si presentano difficoltà di interpretazione del percorso. Quella che sembra la strada più battuta scende a destra verso il canyon ed è pure marcata con i cerchi concentrici bianco-rossi.
Tuttavia noi sappiamo di dover salire verso la vetta del monte Trinjaca che stando al GPS è poco lontano, alla nostra sinistra. Scopriremo poi che i cerchi biancorossi segnalano tutti i percorsi tracciati, mentre noi pensavamo fosse il segnavia ufficiale della Via Dinarica…
Seguiamo la direzione indicata dal sistema satellitare ma non la traccia perché proprio non la troviamo e così saliamo ai 2000 metri per direttissima, scartavetrandoci i polpacci con i pini mughi che infestano il passaggio. Mentre ci avviciniamo alla vetta, uno dei pini mughi si anima.
Escludendo lo faccia di vita propria, temiamo possa esserci un orso visto che molti ci hanno messo in guardia su quel pericolo che, comprensibilmente ci preoccupa un poco.
Invece si tratta di un ungulato, non saprei dire se daino o capriolo, che ad agili balzi scappa verso un dirupo inavvicinabile ai comuni mortali.
Dalla sommità, complice il diradarsi della vegetazione, riusciamo a ritrovare la traccia del nostro percorso e lo seguiamo: una discesa piuttosto tecnica su sassi e rocce smosse, mentre il sole riprende ad arrostirci.

Scendendo di quota raggiungiamo una zona con pascoli, attraversati da diversi sentieri, e qualche sparuto alberello. Sotto uno di questi troviamo dei fusti d’acqua ancora sigillati, lasciati lì probabilmente da qualche pastore. In altre circostanze non ne avremmo approfittato, ma per una volta decidiamo di seguire il detto “mors tua vita mea” e riempiamo pance, bottiglie e borracce.
Controlliamo il GPS e ci accorgiamo di essere fuori strada. Senza questo errore che ci ha fatto seguire il sentiero che sembrava più battuto, non avremmo mai trovato quella salvifica scorta di acqua. Per la seconda volta in due giorni, la buona sorte ci è venuta incontro.
Noi invece ora andiamo incontro alla direzione corretta, ritornando per qualche centinaio di metri sui nostri passi. Fortunatamente in questo tratto il caldo opprimente è mitigato dal passaggio in un bosco dove per magia troviamo anche molte fragoline sulle quali ci avventiamo con la perizia tipica della prima generazione cresciuta a video games. Andrea e Mirko con le strawberries saltellano come Mario e Luigi con i funghi...a noi però non vengono i superpoteri e quando arriviamo al rifugio Plasa non riusciamo ad aprire con la forza del pensiero la porta, che troviamo chiusa come da pronostico di Muris. Decidiamo comunque di fare una sosta per riposarci all’ombra dell’edificio.
Inoltre sul retro scorgiamo dei recipienti in plastica con acqua di raccolta delle grondaie che utilizziamo per rinfrescarci. Verbo improprio visto che l’acqua ha una temperatura più adatta alla preparazione del te, piuttosto che a rinfrescanti abluzioni corporali.
Abbiamo ancora un po’ dell’acqua del pastore, ma ci aspettano ancora diverse ore di cammino con temperature che crescono a mano a mano che scendiamo di quota.

Nei pressi del rifugio ci sono diversi sentieri e fatichiamo un po’ a trovare quello giusto, che si rivela una trappola spacca ginocchia.
In dieci chilometri passiamo da 1400 a 200 metri di altitudine dapprima su un ripido sentiero a zig zag nel bosco che offre anche alcuni punti panoramici con panchine, poi su una strada carrabile con fondo duro, pietroso e sconnesso che soffriamo terribilmente.
Lungo la discesa, leggermente discostata dal sentiero, una fonte viene indicata dai nostri appunti come sicura e perenne. Un cartello con la scritta “voda” compare davanti a noi e non è un miraggio.
Seguiamo un sentiero malconcio e parzialmente invaso da erbacce infestanti fino a raggiungere un desolato rifugio in stato di abbandono. Nessuna fonte, ne tracce di scorrere d’acqua.
Sconsolati ci sediamo sui gradini di accesso alla struttura, ma prima di andarcene provo a dare un’occhiata sul retro, mentre Mirko ormai rassegnato rimane a sedere.
E magia fu: una ricca fonte di acqua fresca si trova sul retro e non vedevamo rivoli d’acqua perché questa scende verso un ruscello in direzione opposta a quella del rifugio.
Scene di giubilo, come al Velinac, seguono a questa magica scoperta e ripartiamo rinfrancati ma l’effetto magico dura poco.

Jablanica non arriva mai, in compenso passiamo davanti allo squallore nauseabondo della sua discarica. Da quel punto la strada diventa asfaltata ed il manto di bitume a quell’ora riversa contro di noi tutto il calore accumulato durante il giorno.
Di fronte al cartello che segna l’inizio nel territorio comunale, Mirko mi sorprende e mi immortala in una foto che testimonia benissimo il penoso stato psicofisico in cui versavamo in quel momento.
Da lì ci vorrà ancora un’eterna mezzoretta di cammino prima di trovare le prime case ed i primi negozi. Tra questi una buregdzinica, uno di quei forni specializzati nella produzione del burek, una torta salata a base di pasta fillo e che può essere ripiena di formaggio, carni o verdure.
Iniziamo a salivare appena intravvediamo l’insegna, ma a due passi dal traguardo l’entusiasmo si spezza. Sono le 17 passate ed il burek è finito, non resta altro che qualche forma di pane.
La nostra fame necessità di qualcosa di più sostanzioso che troviamo dopo pochi minuti.

Il locale è affollato, soprattutto da giovani ma non mancano le famiglie, ed il nostro arrivo non passa inosservato. Siamo vestiti male, sporchi, puzzolenti, per non dire dei nostri visi.
Labbra spaccate dall’arsura, occhi tra lo spento per la stanchezza e lo spiritato per l’eccitante prospettiva di sedersi a mangiare e bere davvero dopo tre giorni di sopravvivenza.
Accompagnati dal cameriere e dagli sguardi della gente, ci accomodiamo in uno dei pochi tavoli liberi con dispiacere olfattivo dei nostri vicini. Ordiniamo subito una birra media per raffreddare corpo e mente prima di procedere con le ordinazioni. Il sistema di raffreddamento però forse non funziona a dovere perché, contrariamente alle nostre abitudini che privilegiano il cibo locale, ordiniamo una pizza capricciosa. Viene servita accompagnata da un vasetto di ketchup e mayonese che io spalmerò sul bordo dopo aver mangiato una pizza deliziosa. O almeno così mi sembrò.
Potere della fame, magia dei momenti...in certe circostanze cibi appena edibili sembrano divini e rimangono scolpiti nella memoria come un momento di gioia golosa.
Ordiniamo un’altra birra e saldiamo un conto amichevole: otto marchi convertibili, vale a dire quattro euro.

Ora abbiamo due possibilità: soggiornare a Jablanica, cittadina piuttosto anonima e famosa solo per il “ponte rotto” fatto saltare da Tito e compagni durante la seconda guerra mondiale, oppure spostarci alla ben più vivace, turistica ed attraente Mostar.
I dubbi vengono presto dissipati mentre ci dirigiamo verso la stazione dei bus.
Il paesone sembra decisamente sonnolento e scarseggiano le soluzioni alberghiere.
Compriamo pertanto i biglietti ed abbiamo parecchio tempo d’attesa che sfruttiamo per fare compere al market della stazione. Mentre aspettiamo il bus facciamo amicizia con un signore che ci rivolge la parola in inglese dopo aver notato che Mirko indossa la maglia del Flamengo, maglia che ormai peraltro vive di vita propria dopo tre giorni di bivacco ed epiche sudate sotto il sole bosniaco. Il signore è appassionato di calcio brasiliano e possiede la maglia del San Paolo, così alla maglietta di Mirko scappa un’esclamazione di disappunto “carralho !” ma la maglia si rilassa sussurrando un “ta bom” quando il tipo aggiunge che tuttavia si sente “carioca dentro”. Sinceramente ricordo poco del nostro dialogo, ma non scorderò mai che di lì a poco si allontanerà per tornare con due grosse porzioni di burek, appena sfornato, che ci porge in dono. Molto probabilmente ci avrà chiesto se era la nostra prima volta in Bosnia e che cosa ci piaceva della loro cucina. Visto che per me non era la prima volta, avrò decantato il burek, piatto tipico dei Balcani, che in Bosnia raggiunge la sua massima espressione, aggiungendo che non vedevo l’ora di farlo provare al mio compagno di viaggio. Per non fare torti ha preso una fetta per entrambi. Sorpresa graditissima.

Il bus per Mostar è quasi pieno ed anche in questa circostanza mi sento a disagio per il fetore che emaniamo, ma allo stesso tempo sono esaltato.
Abbiamo superato tre giornate difficilissime durante le quali era probabile uscire di senno, invece la nostra amicizia sembra pure rinforzata dall’avere superato insieme le avversità.
Mentre il bus corre lungo la Neretva, offrendoci spettacoli mozzafiato all’imbrunire, sfrutto il wifi gratuito a bordo e ne approfitto per prenotare una stanza in un ostello in cui ero stato anni prima ed in cui mi ero trovato benissimo.
A Mostar, scesi dal bus veniamo assediati vanamente da venditori di posti letto.
Un po’ seguendo i miei ricordi, un po’ seguendo le indicazioni ottenute via email, raggiungiamo l’ostello che già è buio.
Majda si ricorda di me e ci accoglie con calore offrendoci non solo un delizioso te freddo alla menta, ma anche pane con marmellata ed Ajvar, una gustosa preparazione spalmabile a base di peperoni ed altre verdure, molto diffusa in tutti i Balcani.
Nell’ostello ci si muove scalzi o in ciabatte, camminando su parquet in legno o soffici tappeti, e sono presenti ciabatte per chi non le avesse e volesse indossarle.
Mentre i nostri scarponi vengono additati e schifati dalle altre calzature presenti nell’angolo in cui li riponiamo, noi ci concediamo una corroborante e rilassante doccia dopo tre giorni vissuti quasi allo stato ferino. E’ possibile, a pagamento, usare anche la lavatrice, ma per il momento ci limitiamo a lavare a mano quanto indossato negli ultimi giorni.

Mentre usciamo dalla doccia sta rientrando il gruppo che ha partecipato alle escursioni che giornalmente vengono organizzate dall’ostello, e veniamo invitati da Majda a condividere il cibo che ha preparato per loro: una zuppa di pollo e verdure.
La accompagniamo con birre prese in un vicino market aperto anche di sera.
I titolari dell’ostello sono musulmani osservanti, ma non impediscono agli ospiti il consumo di alcol, purché moderato e non molesto.
I nostri stomaci non sono più abituati al cibo caldo, o forse alla birra fredda che ingurgitiamo.
Segue qualche gorgoglio sospetto, ma le lamentele intestinali vengono zittite dall’esultanza e dalle coreografie festose delle papille gustative, gemellate con le endorfine.
Prima di concederci un meritato riposo riabbraccio Bata, fratello di Majda e organizzatore delle pazze escursioni sul suo minivan chiamato Bella.
Forse anche per questioni anagrafiche, visto che siamo quasi coetanei, era nata una sorta di complicità quando ci eravamo conosciuti nel 2012 ed a distanza di anni, dopo migliaia di facce, si ricorda ancora di me.
L’escursione ripete quasi interamente le tappe che affrontai qualche anno fa, ma so che ne vale la pena e decido che parteciperò nuovamente a tale esperienza tra un paio di giorni.

Abbiamo deciso di riposarci a Mostar per almeno tre notti e decidiamo di aspettare che si aggiunga a noi Gianluca, amico e concittadino di Mirko, il cui arrivo è previsto per domani pomeriggio.
Fervente appassionato di storia e profondo conoscitore delle dinamiche sociologiche e politiche internazionali, sappiamo che non ci perdonerebbe mai di essere andati in escursione senza di lui.
Gli aspetti paesaggistici del tour infatti si intrecciano con la storia drammatica vissuta da queste terre e queste genti negli anni novanta, sapientemente raccontata dall’istrionico Bata.
Egli stesso fu costretto a scappare e trasferirsi in Svezia dove visse per alcuni anni.
Si guadagnò da vivere facendo il taxista e diventando estremamente fluente in lingua inglese, tanto da parlare quasi più velocemente dei madrelingua, rendendo talvolta ostico capire i suoi discorsi che talvolta diventano "pipponi".
La sua fuga fu particolarmente avventurosa: protetto e nascosto su un ambulanza da un amico d’infanzia che per questioni etniche in quel momento avrebbe dovuto essere considerato nemico, essendo di etnia croata e cristiana. Insomma, un casino...come la guerra del resto.

Finalmente è venuta l’ora di buttarci a letto e sprofondare in un sonno profondo, ma non abbastanza da resistere alla vendetta della flora intestinale.
Avvelenata dalla sconfitta di qualche ora prima, suggellata da una seconda birra gelata, è rimasta silente ma incattivita per alcune ore, studiando tecniche di guerriglia con cui vendicarsi.
Nel frattempo ha trovato un feroce alleato: l’aria condizionata che è accesa nella camera da letto per ovviare alle temperature roventi di Mostar, in questi giorni superiori ai 40 gradi.
Alle cinque del mattino sferra il suo attacco, con dolori tipo parto e fronte imperlata, rifacendosi con gli interessi.
Del resto era da Tomislavgrad che non andavo in bagno…


Top
 Profilo  
 
Visualizza ultimi messaggi:  Ordina per  
Apri un nuovo argomento Rispondi all’argomento  [ 26 messaggi ] 

Tutti gli orari sono UTC + 1 ora


Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite


Non puoi aprire nuovi argomenti
Non puoi rispondere negli argomenti
Non puoi modificare i tuoi messaggi
Non puoi cancellare i tuoi messaggi
Non puoi inviare allegati

Cerca per:
Vai a:  
Powered by phpBB® Forum Software © phpBB Group
Traduzione Italiana phpBB.it