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 Oggetto del messaggio: Via Francigena
MessaggioInviato: sab feb 15, 2020 15:08 
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Utente Attivo

Iscritto il: mer feb 12, 2020 9:38
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Non credo che abbia bisogno di presentazioni.
Mi limito quindi ad un breve resoconto della mia esperienza.
Il piano iniziale era di partire dalla Val Borbera, raggiungere Bobbio in tre giorni e da lì seguire la Via degli Abati per arrivare in quattro giorni a Pontremoli, dove mi sarei inserito sul percorso della Francigena.
Per questioni personali e problemi di tempo ho dovuto modificare i miei programmi e ho deciso di partire da Sarzana.

10 giugno 2019: Luni – Avenza (2 ore)
Avrei dovuto partire da Sarzana, ma un treno soppresso mi fa arrivare con grande ritardo a La Spezia, così decido di accorciare il tragitto e partire da Luni.
Si costeggia l’area archeologica procedendo su una strada bianca che quasi abbaglia sotto il sole del pomeriggio. Ai margini di Avenza in un incrocio pericoloso si trova una fonte. Altra fonte in una viuzza poco trafficata (girare la zampa della rana per avere acqua…).
Pernottamento (donativo) alla Parrocchia di S.Pietro di Avenza, nei pressi dei ruderi della fortezza di Castruccio Castracani. Siccome ho camminato meno del previsto decido di raggiungere a piedi Marina di Massa. Dista solo 4Km e per alcuni anni vi trascorsi le vacanze estive con i genitori. Voglio concedermi un momento di amarcord.

11 giugno: Avenza – Pietrasanta (7h 30’)
Tappa di trasferimento poco gradevole. Inizialmente si passa tra i capannoni della periferia di Avenza, poi si sale in sterrato tra vigne e boschi raggiungendo un punto panoramico. Il resto del percorso è purtroppo quasi tutto su asfalto. A Massa faccio sosta panino e curo le prime, inaspettate, vesciche. Arrivo a Pietrasanta verso le 15. Incontro una francese (Martine) partita da Briancon e con qualche difficoltà riusciamo a farci aprire le porte dell’hospitale. Ho comunque tempo per riposare e visitare questa interessante cittadina, ricca di sculture, e di visitare il museo dei bozzetti.
Pernottamento (donativo) presso Casa Diocesana La Rocca

12 giugno: Pietrasanta – Capannori (10 ore)
La tappa di oggi, all’inizio è più gradevole: qualche salita tosta ma molto meno asfalto di ieri.
Dopo poco raggiungo due donne, una tedesca e la francese Martine. Facciamo un pezzo insieme, fino a Valpromaro dove in un ostello i gentilissimi gestori mi offrono biscotti, frutta e da bere sebbene io non abbia intenzione di fermarmi li. Proseguo, da solo, per Lucca arrivandovi giusto per ora di pranzo intorno alle 13, ma mi tocca mangiare su una panchina e riflettere sul da farsi perché tutte le strutture convenzionate sono piene. Così mi faccio coraggio e cammino per ulteriori 8km fino a Capannori dove mi fermo in un ostello convenzionato (15€). Fanno anche servizio ristorante, ma ho un budget limitato e così faccio spesa al supermercato mangiando nei giardini pubblici. A Capannori ben poco da vedere, ma la struttura è accogliente e sono l’unico pellegrino in camerata per cui mi godo un meritato riposo. Per fortuna la bellezza di Lucca la avevo già apprezzata in passato.

13 giugno: Capannori – San Miniato (8 ore)
Siccome non sto rispettando le tappe canoniche, allungando il chilometraggio giornaliero, decido inizialmente di tagliare il percorso transitando a lungo su una trafficata strada asfaltata a cui segue un gradevole tratto di selciato all’ombra nei pressi di Altopascio. Arrivato a Fucecchio faccio sosta in negozio di alimentari, mi riposo e mangio per riprendere energie prima dello sforzo finale che mi porta a San Miniato poco dopo le 14. Nella camerata a donativo della Misericordia di S.Miniato Basso (forse la meno ospitale e la più sporca del cammino) ci sono due simpatiche canadesi sovrappeso con cui chiacchiero volentieri prima di una pennica e di uscire per visitare il centro storico che si rivela meno interessante del previsto. Va meglio a cena: è la festa del quartiere ed un ristorante/macelleria ha organizzato una cena all you can eat per soli 10 euro.

14 giugno: San Miniato – San Giminiano (11h 30’)
Malsana decisione di accorpare due tappe ufficiali per un totale di quasi 40 Km.
Dopo un tratto su asfalto arrivo ad un’area di sosta dal cui rubinetto esce però acqua torbida che non mi fido a bere. Nel mentre arrivano le due canadesi che per il tratto asfaltato si sono fatte portare in taxi. Le distanzio su saliscendi panoramici ma poco ombrosi e poi ci ritroviamo alla Pieve di Caiano (fonte) dove mi ero fermato a mangiare. Stavo per ripartire ma il loro arrivo e la loro simpatia mi convincono a prolungare la sosta. Asfalto, sole, caldo, salita rendono ostici gli ultimi km prima di Gambassi Terme, ma è presto (13) ed ho ancora energie, così decido di proseguire per San Giminiano. Sono solo 14 Km che si rivelano eterni perché oggi l’estate si è decisa a scoppiare e fa caldissimo. Mi godo poco i bei panorami, le strade bianche diventano tempeste di polvere al passaggio, invero non raro, di mezzi agricoli ed autovetture. Nessuna fonte sul percorso fino a Pancole dove però trovo che l’acqua abbia un gusto strano e ne bevo poca limitandomi a bagnarmi.
Al convento agostiniano di San Giminiano mi rimbalzano (e dire che i frati dovrebbero essere ospitali) sebbene io mi dica disponibile a dormire anche in terra perché dicono che l’hospitale è gestito da laici che non hanno ricevuto prenotazioni. Peccato che io da due giorni cercassi invano di ottenere risposta alle mie telefonate perché il numero da chiamare è cambiato, ma nessuno lo ha modificato sui siti internet...Stanco e incapzato evito di visitare la città (tanto ci ero già stato) e prendo un bus che mi porta ad un campeggio convenzionato qualche km fuori dal borgo.
Al campeggio Boschetto di Piemma sono l’unico pellegrino e la casa mobile (16,50€) è tutta per me. Ancora deluso dall’atteggiamento dei frati, stanco per la maxi tappa e dolorante per le vesciche sono sull’orlo di una crisi e medito il ritiro mentre mangio il triste risotto in busta che mi ero portato appresso fin dalla partenza (la casetta ha cucinino attrezzato e bagno privato).

15 giugno: San Gimignano – Abbadia Isola (5h 30’)
I primi passi sono un’agonia ma poco a poco il dolore passa (o scatta l’assuefazione) anche perchè il paesaggio si rivela gradevole e caratterizzato da saliscendi poco impegnativi. Ad un bivio scelgo la variante più breve che passa per Colle Val D’Elsa risparmiandomi circa un’ora di cammino. Alla periferia della città faccio spesa in supermarket e colazione, approfitto anche di una fonte poco prima della strada trafficata che passa davanti al market. Altra fonte si trova alla Pieve di Strove. Da qui, ancora provato da ieri, decido di percorrere l’asfalto invece del percorso ufficiale ed arrivo ad Abbadia Isola alle 10,30. In teoria l’abbazia dei Santi Salvatore e Cirino aprirebbe nel pomeriggio, ed un ragazzo africano che parla male italiano non mi vorrebbe aprire. Avevo però già allertato l’hospitalera che, richiamata, convince telefonicamente il ragazzo ad aprirmi. E’ una bella struttura in un’abbazia ricca di storia, ma per ora a me interessa solo lavarmi e riposare a lungo.
Nel primo pomeriggio esco ma non c’è molto da fare: Monteriggioni è vicina ma ci sono già stato. Così visito la bellissima chiesa dell’abbazia, custodita da un altro migrante, questa volta decisamente più “inserito” con cui mi soffermo anche un po’ a chiacchierare.
Al rientro in struttura scopro che sono arrivati altri due ospiti.
Li conoscerò più tardi, nella cena conviviale preparata dalla hospitalera.
In seguito alla separazione dei genitori, la giovane appena maggiorenne ha deciso di percorrere con il padre alcune tappe della Francigena. Purtroppo io non ho avuto la possibilità di condividere un’esperienza così bella con mio papà, ma avendolo perso da poco ho deciso di percorrere questo cammino proprio in suo onore, portando con me alcuni suoi effetti personali.
Dopo cena momento di raccoglimento con l’hospitalera Graziella, tra slanci di altruismo e momenti di disillusione, soprattutto in merito all’adattamento dei migranti ospitati presso la struttura.
Viene richiesto un contributo di 23€ per pernottamento, cena e colazione.

16 giugno: Abbadia Isola – Siena (4h 30’)
Alle 5,30 sono già in cammino. Prendo subito una scorciatoia non segnalata per evitare Monteriggioni, facendo affidamento su una traccia presente su maps.me ed il percorso si rivela gradevole: più boschivo del solito. Poi raggiungo un tratto pianeggiante dove per poco non vengo impallinato dai partecipanti ad una gara di tiro alla quaglia. L’ingresso a Siena è caratterizzato da un tratto in salita piuttosto ripido e bruttino (classica periferia urbana). In centro è tutta un’altra cosa: splendida città. Peraltro l’hospitalero Dario mi dice che non potrà aprirmi prima di mezzogiorno, così ho un’ora per girare nel centro storico e caso vuole che nei pressi della struttura mi imbatto in un banchetto organizzato da contradaioli che sfilano e sbandierano. Grazie alla mia condizione di pellegrino mi offrono da bere un paio di calici di vino.
La struttura di San Clemente in Santa Maria dei Servi è ospitata in uno storico ed affascinante edificio con splendida vista sulle campagne senesi. L’offerta consigliata è di 10€ e offre una cucina attrezzata. Dividerò la camera con un simpatico ciclista veneto.
Nel pomeriggio è previsto l’insediamento del nuovo vescovo, così mi imbuco in Duomo e mi godo parte della suggestiva cerimonia con tanto di autorità civili e religiose o televisioni locali.

17 giugno: Siena – Ponte d’Arbia (6 ore)
La sera precedente ho deciso che d’ora in avanti partirò ancora con il buio per evitarmi le ore più calde ed avere più tempo per riposare e godermi il posto tappa.
Quando esco in strada, Siena sta ancora dormendo, ed una volta terminati i lampioni a rischiararmi la via ci pensano la luna piena prima e le luci dell’alba poi.
Ricorderò a lungo una splendida vista su Siena ancora mezza avvolta dal buio e dalle brume del primo mattino. A Isola d’Arbia si transita lungo l’asfalto, in una zona industriale: poco piacevole come paesaggio, ma un bar è già aperto e la simpatica vecchietta al bancone mi chiede di pregare anche per lei una volta a Roma. Quando esco transita il veneto in bici.
Dopo poco per fortuna lo scenario cambia e la campagna si mostra in tutto il suo splendore.
Gli ultimi quattro km però sono bruttini, su una strada pianeggiante che costeggia i binari di una ferrovia secondaria o forse in disuso perché non ricordo il passaggio di un singolo treno in circa un’ora di cammino. Il Centro Crespi (donativo) è autogestito nel senso che la porta è aperta e si accede ad una grande struttura con molti posti letto, docce, lavanderia, cucina attrezzata (in quel momento però guasta). Anche l’apposizione del timbro sulla credenziale è “fai da te” e l’offerta va imbucata in una cassettina murata. Nel pomeriggio arrivano due ragazze (Monica e Cristina) con cui cenerò prendendo pizza da asporto. Una terza, con cagnolino al seguito, invece preferisce stare da sola. Curiosità: il numero di donne incontrate lungo il cammino è nettamente superiore a quello degli uomini.

18 giugno: Ponte d’Arbia – S.Quirico d’Orcia (6 ore)
Partendo alle 4 la via Cassia è ancora deserta, così la percorro fino a Buonconvento accorciando il percorso. Da lì seguo la Francigena con splendide viste sui vigneti del brunello e su Montalcino.
A Torrenieri si trovano un’area attrezzata con fonte ed un supermarket che però al mio passaggio è ancora chiuso. Una salita ripida precede l’arrivo a S.Quirico ma ormai le gambe sono allenate e le vesciche ai piedi solo un brutto ricordo.
E’ presto per entrare all’oratorio della misericordia (12,5€ con uso cucina) e vado a fare spesa.
Alla cassa davanti a me un omone sui 55 con camicia rossa garibaldina, capelli, barba lunga, voce baritonale. Ha comprato solo un paio di birre ed immagino sia un biker.
Più tardi mentre cucino mi sorprendo non poco a rivederlo: parla un idioma misto di francese, spagnolo, italiano...sembra Salvatore del Nome della Rosa, e dichiara di essere un pellegrino in povertà. Presentandosi come tale fa affidamento sulla gentilezza altrui per dormire e mangiare gratis. Il mio piatto di pasta in bianco arrossisce di fronte al suo risotto ed all’arrosto con patate omaggio di qualche ristorante di buon cuore.
Nel pomeriggio arrivano anche Cristina e Monica: una ha un ginocchio gonfio, l’altra una collezione completa di vesciche. Più tardi ceneranno in struttura, invitando anche il francese, mentre io ormai avvezzo a sveglie antelucane sarò già in branda, disturbato dal vocione del tipo.

19 giugno: S.Quirico d’Orcia – Radicofani (7 ore)
Nella discesa da Vignoni alto sento un rumore di animale. La semioscurità mi impedisce di vedere bene, ma poi lo metto a fuoco: è un istrice che, disturbato dal mio arrivo, se ne va senza per fortuna lanciarmi i suoi aculei. Non ne avevo mai visto uno (meglio dire “intravisto” uno sebbene lungo il percorso avessi già trovato qualche aculeo, molto rari da trovare nel nostro appennino).
Bagno Vignoni con le prime luci dell’alba è spettacolare. Peccato che ormai sia proibito fare il bagno nella fumante vasca di acqua termale a centro paese. Tosti gli ultimi 8-10 Km prima di Radicofani che si raggiunge con un’erta e assolata salita. L’ospitale dei Santi Pietro e Giacomo è pulito ed accogliente, offre servizio di cena e colazione ed è a donativo. Bello il borgo, in posizione panoramica, dominato dalla fortezza di Ghino di Tacco. Nel tardo pomeriggio mi raggiunge la francese Martine, che ha affrontato alcune tappe su mezzi pubblici per dolori ai piedi.
Toccante, prima di cena, la cerimonia del lavaggio dei piedi da parte di un membro della confraternita che gestisce il rifugio.

20 giugno: Radicofani – Acquapendente (5 ore)
Nei primi chilometri tra vegetazione fitta debbo usare la luce frontale, ma appena albeggia la vista nella discesa verso Ponte a Rigo è spettacolare. Da qui si fanno molti km su asfalto pianeggiante fino agli ultimi 5-6 km dove si prende una strada secondaria (sempre su asfalto) molto ripida. Alle 9,15 sono già ad Acquapendente, faccio colazione e visito la Cattedrale con la replica del Santo Sepolcro.
Anche in questo caso sono arrivato troppo in anticipo rispetto all’orario di apertura, ma la gentile suor Amelia si lascia intenerire e mi apre le porte della Casa di Lazzaro (donativo, con cena conviviale e colazione self service), ma non quelle della stanza. Poco male perché mi corico sul prato, all’ombra di un albero, mi riposo, pranzo e dormo fino a quando Alida, una volontaria, mi sveglia e mi mostra la camera. Parlando con lei decido di modificare il mio itinerario per i giorni successivi. Per cena (panzanella, frittata di pasta e patate, polpette, pesche nel vino) ci raggiungono anche il simpatico hospitalero Carlo e Fabio, un giovane ciclista di Vigevano.

21 giugno: Acquapendente – Bolsena (5h 30’)
Tappa di trasferimento e di riposo, con poche asperità. Pur andando piano arrivo comunque presto ma questa volta posso subito accedere alla camera delle Suore del SS Sacramento (donativo, solo pernottamento). Peccato che la doccia sia fredda, ma vista la stagione non è un dramma. La Chiesa di S.Cristina custodisce le pietre del Corpus Domini (il corporale è ad Orvieto). Vado a zonzo per il centro e il lungolago e poi torno in camera per cenare ad orario ospedale (18) visto che ormai ho i bioritmi tutti sfasati...Poco dopo le 20, mentre mi preparo per la notte, arrivano dei ciclisti. Mi disturbano un po’ ma la chiacchierata è piacevole, anche perché uno di loro è originario di Ovada.
Curioso che il terzo membro del gruppo, ed unico su e-bike, sia rimasto attardato. Ma lui, un simpatico tracagnotto sardo, non ha il fisico del ciclista a differenza degli altri due.

22 giugno: Bolsena – Viterbo (6h 15’)
La sveglia era fissata alle 3,30 ma alzatomi per necessità fisiologiche alle 2, decido di fare colazione e partire. Procedo per comodità e facilità di percorso su asfalto fino a S.Antonio, poi inizio a seguire la Francigena da Montefiascone, saltando una seconda colazione perché i bar sono ancora chiusi. Il percorso transita su bel basolato romano levigato dal passaggio di milioni di persone. Tanto levigato che su una lastra scivolo e quasi cado a terra. Fermo ad un bivio ambiguo sento un rumore di passi.
E’ Martine, ancora lei, ed ha un passo invidiabile per la sua età (direi 60-65). Entrambi preferiamo camminare in silenzio con i nostri pensieri, così dopo i convenevoli ci separiamo. Ma ci metto un po’ a staccarla. Salvatore, hospitalero, diacono e appassionato di trekking e trail mi accoglie già prima delle dieci (12€) nell’Ospitale del Pellegrino. Oltre a me tre ciclisti lombardi che occupano un’altra stanza, mentre io sarò unico occupante dell’altra camerata. Non c’è uso cucina, ma ci sono bevande calde e fredde, brioches e biscotti a disposizione degli ospiti.
Viterbo, città papale, merita sicuramente una sosta e sono felice di aver ascoltato i suggerimenti di Alida ad Acquapendente. Peraltro è in corso una manifestazione culturale ed il centro storico è piuttosto movimentato, ma i festeggiamenti iniziano alle 21 ed io dopo la sveglia alle due sarò già in branda.

23 giugno: Viterbo – Capranica (6h 30’)
Modifico il percorso ufficiale e faccio la variante Cimina che accorcia il percorso ma lo rende molto più aspro e boschivo, con suggestivo passaggio accanto al lago di Vico. A Capranica sosto al B&B Monticelli, una struttura piuttosto lussuosa con parco e piscina, che offre prezzi speciali (25€) ai pellegrini.

24 giugno: Capranica – Campagnano di Roma (7 ore)
La Francigena attraversa Sutri, che meriterebbe una sosta, ma quando passo io è ancora tutto chiuso. In uscita da Sutri si fa parecchio asfalto noioso. Colazione a Monterosi, dove mi faccio preparare anche un panino per il pranzo. Le cascate di Monte Gelato in cui sognavo di immergere i piedi, si rivelano un po’ deludenti e sporche (purtroppo sono raggiungibili in auto…). Negli ultimi 5 km il caldo (torrido già a metà mattinata) e uno strappo micidiale rallentano l’ingresso a Campagnano. Trovo con qualche difficoltà la Chiesa Parrocchiale di S.Giovanni Battista (donativo, solo pernottamento). Dico al pingue volontario che mi apre che domattina partirò molto presto. Asserisce che non c’è problema e che la porta è sempre aperta. Forniscono lenzuola e copri cuscino usa e getta, ma e camerate sono sporche, mi accomodo in quella che mi sembra più presentabile.
Il paese non ha attrattive particolari, mi limito a fare spesa e mangiare.
Non sono l’unico ospite: un bergamasco con la barba che credevo tedesco e Martine, ancora lei…
Fa un caldo boia e fatico non poco a prendere sonno.

25 giugno: Campagnano – Roma (7 ore)
Alle 3,40 sarei pronto a partire ma sono chiuso dentro l’ostello. Quando sto aprendo una finestrella per cercare di uscire da lì, appare un signore dall’accento dell’est, forse il custode della struttura, e mi apre la porta dopo avermi capziato per averlo svegliato.
Dentro il centro abitato ho qualche difficoltà di orientamento. Chiedo consiglio a dei ragazzi su microcar che stanno andando a dormire. Poco dopo dei carabinieri mi guardano passare con stupore.
A Formello prendo una variante, mi trovo a costeggiare il centro di allenamento della Lazio.
Ritornato sulla Francigena prendo una variante istituzionale fino ad Isola Farnese tra scavi archeologici, campi coltivati, ruscelli e cave di tufo.
A Isola realizzo che ormai Roma è vicina: rumenta, o monnezza come dicono qui, ovunque. Spettacolo degradante, peggiorato dall’arrivo a La Storta dove la Francigena passa, senza marciapiede, su una strada trafficatissima: la Via Cassia.
Avevo già letto che i più consigliano di bypassare in treno quel pezzo di pochi ma drammatici chilometri. Mi adeguo e mi trovo ad aspettare il treno con una suora filippina. Saliamo insieme sul treno ed è quello sbagliato...non fa fermate per un pezzo ed una volta scesi dobbiamo entrambi tornare indietro. Avendo perso molto tempo, decido di non scendere a La Giustiniana ma alla fermata Ottavia. Dopo le campagne toscane e laziali è traumatico camminare per chilometri lungo la trafficatissima, inquinatissima e rumorosissima via Imperiale.
Avevo intenzione di fermarmi all’Ostello Monte Mario (35€ con colazione e bagno condiviso) e di raggiungere San Pietro l’indomani, ma è ancora presto. Quindi dopo doccia, spuntino e relax smetto gli abiti da trekking per indossarne di più lunghi e dignitosi e raggiungere il Vaticano.
Qui ritiro il “Testimonium” chiedendo che oltre al mio venga inserito anche il nome di papà.

26 giugno: Roma
Oggi è prevista l’udienza papale, quindi decido di ritornare a Piazza San Pietro.
A differenza di ieri, seguo il percorso della Francigena ed il passaggio nel parco di Monte Mario mi regala viste da cartolina sulla città eterna. Lungo viale Angelico uno zaino rosso e dei capelli grigi famigliari...ancora una volta incontro Martine. Ci salutiamo, ci abbracciamo ma la lascio sola a godersi gli ultimi emozionanti metri.
Piazza San Pietro è gremita come sempre, fa un caldo terribile. Mi dicono che in quanto pellegrino forse avrei avuto diritto a sedere in una zona speciale ma che ormai è troppo tardi.
Riesco comunque ad assistere alla benedizione ed al transito di Papa Francesco a pochissimi metri di distanza.
Per pranzo ho appuntamento con due amici romani, segue un pomeriggio di relax in attesa del treno che viaggiando tutta la notte mi porterà a Genova, da dove raggiungerò Arquata S. poco più tardi.


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 Oggetto del messaggio: Re: Via Francigena
MessaggioInviato: lun mar 16, 2020 11:17 
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Iscritto il: mer feb 12, 2020 9:38
Messaggi: 108
Aggiunto piccola slideshow su YouTube della mia camminata francigena

https://www.youtube.com/watch?v=IrfIKmYNUi0


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