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Escursionismo e Alpinismo nell'Appennino Ligure e nelle Alpi Occidentali

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MessaggioInviato: mer apr 11, 2007 16:32 
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Iscritto il: lun ott 16, 2006 8:55
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Conte Ugolino ha scritto:
No la delibera regionale precisa i tipi di segnavia da usare se qualcuno lo fa diverso...è perchè se ne frega però pretende con scritti su riviste di essere l'unico depositario della verità.
Non dico altro ma è una querelle moolto lunga

lo so, se non erro in passato ci sono state anche delle battaglie a colpi di ricopertura a mezzo venice dei segnali di uno e dell'altro vero ?

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sentirsi solo e vivo, tra le montagne grandi, e i grandi spazi immensi. (R.Cocciante)


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MessaggioInviato: mer apr 11, 2007 17:09 
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Titano di Quotazero
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Iscritto il: mer gen 11, 2006 22:00
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a livello nazionale non so, a livello regionale o poco oltre, pare sia successo qualcosa di simile anche se mi risulta in modo univoco
Adesso con qualcuno si riesce a parlare e a ragionare il che è un buon presupposto per predisporre interventi che invece latitavano da anni. A livello europeo la situazione è chiarissima come pure in Francia ed in altri stati ma qui siamo italioti e soprattutto pronti a buttarsi quando si sente odor di (poco) denaro

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MessaggioInviato: dom apr 22, 2007 12:48 
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Matricola
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Iscritto il: dom apr 22, 2007 12:42
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Località: lavagna (ge)
Buona giornata a tutti.
mi sono iscritta al vostro sito/forum che trovo interessante.
Riguardo a qualche percorso da sestri e zone limitrofe guardate il mio miserevole sito http://freeweb.supereva.com/camminandoinpunta/
non per fare pubblicità e amatoriale e solo per diffondere l'idea del cammninare
ci sono vari percorsi facili: anche la bella Ciappa del Lupo (mitica piazza di pietra sul mare a cui si accede solo a piedi o in barca da sestri levante
saluti e grazie per le belle idee di escursione :lol:

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l'uomo più ricco è quello i cui piaceri sono più a buon mercato (h.D. thoreau)


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MessaggioInviato: dom apr 22, 2007 13:07 
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Il Sognatore
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Iscritto il: dom apr 08, 2007 18:14
Messaggi: 6034
Località: Arenzano
Viandante ha scritto:
Buona giornata a tutti.
mi sono iscritta al vostro sito/forum che trovo interessante.
Riguardo a qualche percorso da sestri e zone limitrofe guardate il mio miserevole sito http://freeweb.supereva.com/camminandoinpunta/
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saluti e grazie per le belle idee di escursione :lol:


Molto bello ed interessante. Grazie :smt041

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MessaggioInviato: dom apr 22, 2007 13:27 
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bello :!:

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MessaggioInviato: dom apr 22, 2007 22:02 
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Iscritto il: gio dic 29, 2005 15:45
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Località: Genova
Ciao e benvenuta! :D

vedo che nel sito ci sono diversi spunti interessanti.. :wink:


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MessaggioInviato: lun mag 26, 2008 9:54 
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Iscritto il: lun ott 16, 2006 8:55
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Località: Leivi
delorenzi ha scritto:
Piacerebbe anche a me rifare il Treggin.

Brookite è della zona, e visto che non gli piacciono molto le grotte :D ,se organizza si può andare.


Riesumo e propongo.

Libiola, Tregin, Roccagrande e ritorno con possibile mezzo anello.

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MessaggioInviato: lun mag 26, 2008 19:30 
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Quando si parte? Questo week and se organizzate verrei volentieri... tra l'altro è un giro che voglio fare da tempo.

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MessaggioInviato: mar mag 27, 2008 7:16 
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Iscritto il: lun ott 16, 2006 8:55
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Località: Leivi
Dani80 ha scritto:
Quando si parte? Questo week and se organizzate verrei volentieri... tra l'altro è un giro che voglio fare da tempo.


Ciao Dani, io non risco ad essere libero prima del 15 Giugno. Non mi aspettavo una adesione così rapida!!

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MessaggioInviato: mar mag 27, 2008 12:05 
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Iscritto il: mer ago 29, 2007 11:42
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Località: genova - marassi
Viandante ha scritto:
Buona giornata a tutti.
mi sono iscritta al vostro sito/forum che trovo interessante.
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Sì, proprio sfruttando la descrizione del tuo sito siamo andati la scorsa settimana alla Ciappa del Lupo e non ci siamo nemmeno persi.....
Ti ringrazio quindi per l'ottimo lavoro, oltretutto sei l'unica che cita quest'itinerario (almeno che io sappia)sia su internet che nella varie guide che conosco, quindi senza di te non ci saremmo mai andati e sarebbe stato un peccato...

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MessaggioInviato: mar mag 27, 2008 12:24 
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Titano di Quotazero
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Iscritto il: mer gen 11, 2006 22:00
Messaggi: 5466
E vecchiotta ( del 1989) però ben fatta
" Punta Manara" itinerari di Mare e di terra, Sagep editrice, descrive vari itinerarari oltre ad ampie note naturalistiche.
I sentieri li sono tutti ben puliti anche se oramai privi di segnaletica. Speriamo che nel comune di Sestri ......
volendo c'è anche questo: http://volo.ntc.it/sestri_gal/anelli_sc ... no=&ID_CM=

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MessaggioInviato: dom gen 22, 2017 13:24 
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Quotazerino
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Iscritto il: lun gen 21, 2008 19:10
Messaggi: 925
Località: Pieve Ligure
Riesumo questo topic vecchiotto per il resoconto della gita che ho effettuato domenica scorsa, 15 gennaio, intorno a Punta Manara, partendo dalla località Villa Ginestra, appena sopra Riva; nonostante le previsioni meteo non fossero proprio ottimali (sopratutto a levante), la giornata si è rivelata ottima e con un cielo incredibile :esclamativo: Su questa scelta son stato un po' sospinto dai miei (io appunto per il meteo avrei optato per il ponente...), e devo dare un certo merito a loro nell'opera di convincimento :risata: :risata:
Premessa: ovviamente vista la direzione levante passando da Recco per prendere l'Autostrada, non possiamo far sosta dal forno Tossini :risataGrassa: con una tortina di zucca e una gustosa focaccia con cipolla :risataGrassa:
Incominciamo la gita dopo aver trovato un posticino nell'angusto parcheggio di Villa Ginestra, e prendiamo all'inizio una mattonata che passa in mezzo alle poche case, Immagine
e sbuchiamo poco sopra nelle vicinanze di un ripetitore per telefonini...prendiamo di qua il sentiero prima verso destra e poi dopo pochi metri ad un'altra biforcazione verso sinistra, con l'indicazione sul paletto di Punta Manara, mentre verso est la visuale si allarga su Riva e sui cantieri navali
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ora il sentiero, dopo una breve salita, continua in falsopiano nella macchia mediterranea, con presenza di pini, lecci, brughi, a tratti erica arborea, e anche ginepro...
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In un punto pare ci sia anche una specie di maggiorana selvatica (l'odore è lo stesso, quasi più forte) con le infiorescenze
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Arriviamo ad un bivio presso il quale è indicato il sentiero che sale al modesto monte Castello, e per curiosità ma anche per "smarcare" una cima, prendiamo la breve deviazione che in poco più di 10 minuti sale al monte suddetto, girando prima a destra e poi a sinistra al successivo incrocio con il sentiero che sale da Sestri Levante, e arrivando in cima; la vista è limitata per la folta vegetazione in alcuni punti, ma il sentiero è sempre ben tracciato
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In un punto prima della cima si apre un po', ed è possibile ammirare il Ramaceto da distante
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Ridiscendiamo al bivio dove riprendiamo il percorso per punta Manara, sempre in falsopiano, fino a raggiungere la zona con i tavolini e il baracchino, e salendo per la breve scalinata guadagniamo la punta panoramica, "invasa" da molta gente...
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La visuale spazia da levante....
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a ponente, con il Promontorio di Portofino ben in vista...
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Riprendiamo il percorso, seguendo il sentiero proveniente da Sestri Levante, in alcuni punti sembra pure lastricato e a gradoni
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fino ad arrivare nella zona della costa del Castello (riferita al monte precedente), con visuali ravvicinate della baia del silenzio di Sestri...
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In un punto ben al sole, e localizzando una grande panchina "strategica", optiamo per una sosta pranzo :risata: degustandoci le prelibatezze di Tossini, conclusasi con un caffè portato nel thermos...
Riprendendo il sentiero, discendiamo per un breve tratto fino ad arrivare ad un bivio nei pressi di due case, e svoltiamo verso destra prendendo il sentiero di raccordo che ci riporterà verso Villa Ginestra; qui l'ambiente cambia leggermente, presentandosi meno secco e più rigoglioso, cambiando l'esposizione non più verso sud o sud-est, bensì verso ovest (in alcuni casi verso nord ovest), e i lecci iniziano a diminuire, lasciando posto a vari arbusti più fitti... la visuale però rimane in alcuni punti, potendo osservare lo Zatta...
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Il sentiero continua con un saliscendi su terreno in certi punti più sassoso, ma per nulla difficoltoso, e ci riconduce (dopo aver superato a metà il bivio per il Monte Castello, questa volta dal lato occidentale) nella zona del ripetitore, e infine allo spiazzo del mini-parcheggio
Prendendosela con calma, abbiamo impiegato non più di due ore e mezzo (max tre ore), soste escluse; ottimi panorami, anche se non è una zona "selvaggia" (al contrario, è parecchio battuta :!: )

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"De gustibus non disputandum est"
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MessaggioInviato: lun gen 23, 2017 9:33 
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Bel giro, un tempo abitavo da quelle parti e le mie frequentazioni in zona erano più assidue. D'inverno la Punta Manara è una vera garanzia... Il fiore che hai fotografato è un cisto (Cistus salvifolius), inconfondibile e molto comune nel levante ligure.
Ciao,
F.

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fabio.rapallo ha scritto:
Bel giro, un tempo abitavo da quelle parti e le mie frequentazioni in zona erano più assidue. D'inverno la Punta Manara è una vera garanzia... Il fiore che hai fotografato è un cisto (Cistus salvifolius), inconfondibile e molto comune nel levante ligure.
Ciao,
F.


Grazie Fabio! Si in effetti Punta Manara rimane un gioiellino in giornate fredde invernali :feliceModerato: Sul fiore hai ragione te, perbacco, ho preso un abbaglio incredibile #-o pensavo anch'io al cisto, ma sentendo le foglie, ti giuro che avevano veramente quell'aroma particolare che ha anche la maggiorana, ed era pure molto intenso... mi ha completamente sviato :pensoso:

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=D> =D>
Interessante ed invitante passeggiata che prima o poi farò , magari abbinandola al dirimpettaio Monte Moneglia .
Belle le foto .
:smt006

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: Thanks : Daniele; se la concateni con Punta Moneglia, diventa un'escursione di ampio respiro, che ti prende almeno sulle 5 ore... almeno riferendosi a quanto c'è scritto sui cartelli e calcolando le opportune distanze...

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MessaggioInviato: lun gen 23, 2017 15:15 
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teo-85 ha scritto:
: Thanks : Daniele; se la concateni con Punta Moneglia, diventa un'escursione di ampio respiro, che ti prende almeno sulle 5 ore... almeno riferendosi a quanto c'è scritto sui cartelli e calcolando le opportune distanze...


In effetti , andando su BRouter per calcolare le distanze , ho visto che abbinando i due promontori si arrivano a superare abbondantemente i 20 km ( a seconda del giro che si sceglie , si sfiorano pure i 25 km ! ) ... e pure con discreto dislivello complessivo . Magari quando le giornate si allungheranno ...
:smt006

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daniele64 ha scritto:
=D> =D>
Interessante ed invitante passeggiata che prima o poi farò , magari abbinandola al dirimpettaio Monte Moneglia .
Belle le foto .
:smt006

Il Monte Moneglia non te lo consiglio, non ne vale la pena, non è per niente panoramico, molto, ma molto meglio il sottostante Comunaglia, oltre naturalmente la discesa alla stupenda Spiaggia della Valletta a Punta Moneglia e al magnifico percorso costiero verso Salto nel Blu, Vallegrande e Punta Baffe.

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MessaggioInviato: mar gen 24, 2017 22:11 
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soundofsilence ha scritto:
daniele64 ha scritto:
=D> =D>
Interessante ed invitante passeggiata che prima o poi farò , magari abbinandola al dirimpettaio Monte Moneglia .
Belle le foto .
:smt006

Il Monte Moneglia non te lo consiglio, non ne vale la pena, non è per niente panoramico, molto, ma molto meglio il sottostante Comunaglia, oltre naturalmente la discesa alla stupenda Spiaggia della Valletta a Punta Moneglia e al magnifico percorso costiero verso Salto nel Blu, Vallegrande e Punta Baffe.


Grazie dei consigli . Comunque anche il Monte Moneglia serve a fare curriculum :imbarazzo:
e come panorama non sarà mica peggio del Cantomoro ... :risataGrassa:
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MessaggioInviato: mar gen 24, 2017 22:30 
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daniele64 ha scritto:
Grazie dei consigli . Comunque anche il Monte Moneglia serve a fare curriculum :imbarazzo:
e come panorama non sarà mica peggio del Cantomoro ... :risataGrassa:
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Da quel che ricordo dal Monte Moneglia non si vede un bel niente, però scendendo verso Riva si ha un bel panorama, simile a quello che si ha dal Comunaglia, con Punta Manara e Monte di Portofino a dividere il mare in due.

Vista dal Comunaglia:
Immagine


scendendo dal Monte Moneglia:
Immagine

Ti consiglierei comunque di guardarti queste due pagine per mettere insieme il giro che più ti aggrada:
http://luoghidasogno.altervista.org/Mare/Liguria/RivieraLevante/Moneglia/NuaNatua.htm
http://luoghidasogno.altervista.org/Mare/Liguria/RivieraLevante/Moneglia/Valletta.htm

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MessaggioInviato: mar gen 24, 2017 23:26 
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: Thanks : ,sound.

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MessaggioInviato: gio gen 26, 2017 9:12 
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Sabato 24 dicembre 2016: Cimitero Sestri (10) – Forni (0) – Ciappa del Lupo (0) – Ginestra (110) – Scoglio Garibaldi (0) – Ginestra (110) – Monte Castello (250) – Cimitero Sestri (10).

Partecipanti: soundofsilence.

Lunghezza: circa 15 Km. quelli fatti da me, 10,5 il percorso pulito attraversando la cengia sulla scogliera, altrimenti diventa quasi 13.

Dislivello: circa 1000 metri quelli fatti da me, 650 il percorso pulito attraversando la cengia sulla scogliera, altrimenti 750.

Difficoltà: EE la discesa a Forni, stretta e a tratti esposta con alcuni saltini su roccia, pericolosa e da evitare in caso di maltempo o terreno non asciutto. L’ultima cengia prima della scogliera può fare impressione perché stretta ed esposta, ma la possibilità di tenersi rende il passaggio non problematico. EE l’attraversamento della scogliera da Forni verso la Ciappa del Lupo. Discorso a parte merita la cengia che si trova dopo 150 metri di scogliera andando verso la Ciappa del Lupo appunto, si tratta di una cengia estremamente esposta, inclinata verso il precipizio e con scarse possibilità di tenersi. Si tratta di pochi metri ma direi che vanno affrontati perlomeno con una corda, anche se il passaggio in orizzontale ne rende comunque assai meno sicuro l’utilizzo. Vi sarebbe poi, in alternativa, la possibilità di salire un breve camino franoso che permette di risalire oltre la cengia, ma, anche qui una corda sarebbe meglio, ma per poterla usare converrebbe affrontare il giro nell’altro senso per passare il camino in discesa assicurandosi dall’alto. Io, in definitiva, non ho fatto niente di tutto questo, anche perché avevo lasciato zaino e corda ai Forni e quindi sono tornato indietro, per poi percorrere il tratto di scogliera mancante venendo dalla Ciappa del Lupo; ho così fatto un giro decisamente più lungo, ma anche decisamente più sicuro. EE la discesa (o la salita se si traversa la cengia) alla Ciappa del Lupo, ma decisamente più semplice e tranquilla di quella ai Forni. EE la scogliera verso est dalla Ciappa del Lupo, ma non molto difficile. E la discesa verso Riva Trigoso fino a Ginestra. EE il sentiero fino allo Scoglio Garibaldi che è stretto e con alcuni saltini impegnativi, tutto sommato più semplice la discesa finale al mare che presenta all’inizio una corda, ma che non è per niente necessaria. Il tratto poi di scogliera verso ovest è EE, ma non particolarmente ostico. Il tratto di scogliera più impegnativo tra tutti quelli percorsi direi che è quindi il primo percorso, dai Forni fino alla cengia. Infine E il ritorno dalla Ginestra al Monte Castello e quindi la discesa al Cimitero di Sestri.

Percorso in macchina: da Genova in autostrada A12 fino all’uscita di Sestri Levante. All’uscita dell’autostrada si incontra subito una rotonda, dove proseguiamo dritti imboccando la seconda uscita (segnalata per Moneglia e Genova), giungiamo quindi ad una seconda rotonda e proseguiamo ancora dritti (sempre seconda uscita), ed infine arriviamo alla terza rotonda, dove prendiamo a destra la prima uscita, immettendoci su un lungo rettilineo (Via Fascie). Percorriamo quindi Via Fascie fino ad una rotonda dove prendiamo a sinistra Via Chiusa. Proseguiamo su Via Chiusa fino all’incrocio con Via Val di Canepa, che imbocchiamo verso sinistra. Percorriamo quindi Via Val di Canepa fino al Cimitero dove possiamo parcheggiare in un ampio spiazzo sterrato.

Percorso a a piedi: Dal cimitero inizia una sterrata diretta verso sud che imbocchiamo e percorriamo per circa 250 metri fino a dove troviamo le segnalazioni del sentiero per Punta Manara, che iniziamo a seguire verso destra. Dopo 260 metri circa in salita incrociamo un nuovo sentiero segnato che imbocchiamo verso destra Dopo ulteriori 80 metri ci immettiamo sul sentiero per Punta Manara sul quale facciamo pochissimi metri verso sinistra, per imboccare quindi, sulla destra in discesa, il sentiero per i Forni. Lo stretto sentiero scende lentamente fino a giungere ad una esposta cengia che si supera con attenzione, per poi arrivare facilmente alla sottostante scogliera. La scogliera non presenta possibilità di proseguire verso ovest, mentre verso est si può continuare a lungo. Percorriamo quindi la scogliera verso est con la dovuta attenzione, dato che presenta anche tratti di scogli bagnati e scivolosi, giungendo fino alla cengia descritta nelle difficoltà. Se non ci sentiamo di affrontarla come descritto torniamo indietro sui nostri passi e risaliamo al sentiero per Punta Manara che imbocchiamo verso destra, percorrendolo fino al bivio per la Ciappa del Lupo, che si trova dopo aver percorso 900 metri del sentiero per Punta Manara e 80 metri prima del bivio sulla destra per la stessa. Scendiamo quindi a destra alla Ciappa del Lupo e, raggiunto il grande scoglio piatto, possiamo percorrere la scogliera verso ovest e giungere fino alla cengia vista in precedenza e, quindi, tornare sui nostri passi e percorrere anche la scogliera verso est per quasi 300 metri, giungendo ad un punto dove non si può proseguire se non mettendo i piedi in acqua e, comunque, per non molto anche guadando direi. Tornati alla Ciappa del Lupo risaliamo fino al sentiero per Punta Manara e lo imbocchiamo verso destra, tralasciando dopo 80 metri la deviazione a destra per la Punta e continuando invece verso Riva Trigoso in salita. Salita una cinquantina di metri di dislivello il sentiero continua in falsopiano, passando una panchina e successivamente un’area picnic, per poi scendere fino alla strada asfaltata. Giunti tra le case in località Ginestra dobbiamo svoltare bruscamente a destra (svolta poco visibile, ma comunque segnata, a quota 110 circa) seguendo il sentiero per Riva (proseguendo invece dritti si scende alla frazione San Bartolomeo). Dopo 200 metri giungiamo ad un bivio, dove lasciamo il sentiero che scende a Riva, per imboccare a destra un sentiero che inizia su un ponticello in cemento, indicato da minacciose scritte che avvisano che trattasi di percorso pericoloso e senza sbocco. Il nuovo sentiero è in realtà sì stretto e leggermente esposto, ma i tratti difficili non sono moltissimi, occorre comunque prestare attenzione a non scivolare. Superiamo subito un primo saltino un po’ fastidioso e quindi procediamo senza grosse difficoltà fino a quando ci troviamo ad attraversare una pietraia, dopo la quale troviamo infatti un breve tratto in cui usare le mani. Si prosegue poi incontrando alcuni saltini di roccia e si arriva quindi all’inizio della discesa finale, dove troviamo una corda per affrontare meglio una facile paretina. Scendiamo quindi fino al mare e allo Scoglio Garibaldi, e, da qui, possiamo proseguire verso ovest su scogliera per 170 metri circa, trovandoci quindi la strada sbarrata da una parete invalicabile. Torniamo quindi indietro alla Scoglio Garibaldi e torniamo sui nostri passi fino alla località Ginestra. Qui percorriamo sui nostri passi circa 160 metri di asfalto per poi lasciare la strada dell’andata prendendo a destra un sentiero segnato che in poco più di 250 metri ci porta ad un quadrivio, dove prendiamo a sinistra il sentiero per il Monte Castello. Giungiamo quindi al bivio per la vetta, dove si trova ad un rudere. Visitata brevemente la vetta riprendiamo il sentiero imboccandolo in discesa verso sinistra e in 600 metri circa raggiungiamo il sentiero Setri-Punta Manara, sul quale continuiamo in discesa verso destra; percorriamo quindi 150 metri su tale sentiero e prendiamo a destra sul sentiero da cui siamo venuti all’andata e lo seguiamo fino al cimitero.

Conclusioni: bellissima gita anche se non logicissima, dato i vari avanti e indietro, specie se non si affronta la cengia sulla scogliera, cercherò però prossimamente di renderla più logica collegando Punta Manara Bassa (Socglio Garibaldi) con quella alta, cosa che credo sia possibile, anche se magari ci sarà un po’ da usare le mani. A parte queste considerazioni, oltre la sempre bellissima vista su Sestri Levante e la sua stupenda penisola, il percorso offre parecchi tratti selvaggi e pittoreschi su scogliera, in particolare la zona dello Scoglio Garibaldi, veramente particolare e suggestiva, ma anche quella dei Forni e della Ciappa del Lupo, tutte più che meritevoli della visita.

Link alle foto:
http://luoghidasogno.altervista.org/Mare/Liguria/RivieraLevante/SestriLevante/Garibaldi.htm

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Bravo bel giro!
dalla Manara alta, se non mi ricordo male, prima della traccia che porta alla piccola torretta e poi alla cresta discendente verso la parte bassa, girando quasi subito a sn. in discesa abbastanza ripida, c'è la possibilità di collegarsi al sentiero che scende allo scoggio testa de Garibaldi. da li poi in risalita e andando verso riva arrivi al rudere della casa dei Preposti, dove volendo trovi una traccia che porta anuovamente al mare ( L'Erbun).

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Conte Ugolino ha scritto:
Bravo bel giro!
dalla Manara alta, se non mi ricordo male, prima della traccia che porta alla piccola torretta e poi alla cresta discendente verso la parte bassa, girando quasi subito a sn. in discesa abbastanza ripida, c'è la possibilità di collegarsi al sentiero che scende allo scoggio testa de Garibaldi. da li poi in risalita e andando verso riva arrivi al rudere della casa dei Preposti, dove volendo trovi una traccia che porta anuovamente al mare ( L'Erbun).

Grazie, ma arrivi tardi, ho fatto tutto la volta successiva, anche se, a dire il vero, non sono sceso dalla Casa dei Preposti, ma dalla Tersa Ciaseta, da cui poi ho percorso tutta la scogliera, passando per l'Erbun appunto, e quindi ho proseguito un bel pezzo fino a dove si poteva (a circa 150 metri in linea d'aria da dove si arriva dallo Scoglio Garibaldi). Poi ho fatto anche la salita dal sentiero per lo Scoglio Garibaldi fino a Punta Manara alta, che arriva in effetti dove dici tu. Piuttosto non sono riuscito ad andare molto verso Riva dalla Tersa Ciaseta, causa mare agitato, riproverò magari l'anno prossimo.....
Grazie ancora in ogni caso per le informazioni.

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Giovedì 29 dicembre 2016: Riva Trigoso (0) – Tersa Ciaseta (0) – Erbun (0) – Tersa Ciaseta (0) – Punta Manara (155) – Monte Castello (250) – Ginestra (110) – San Bartolomeo (0) – Riva Trigoso (0).

Partecipanti:
soundofsilence.

Lunghezza: 9 Km. il giro fatto da me con qualche esplorazione, o sbaglio di percorso se si preferisce chiamarlo così, 7 Km. il percorso che consiglio.

Dislivello: 420 circa il dislivello fatto da me, 370 circa il dislivello del percorso che consiglio.

Difficoltà: EE il sentiero per lo Scoglio Garibaldi e la deviazione per la Terza Ciaseta, entrambi stretti, il primo a tratti un poco esposto (sulle spine) e il secondo a tratti ripido, niente di particolarmente difficile comunque. La scogliera tra la Tersa Ciaseta e l’Erbun e il successivo pezzo fino a quasi lo Scoglio Garibaldi per essere una scogliera è decisamente semplice, ma direi che va comunque classificata EE, anche se siamo al limite dell’E. EE la salita a Punta Manara dal sentiero per lo Scoglio Garibaldi che presenta tratti ripidi e scivolosi e, soprattutto, un breve tratto esposto e assai stretto, da affrontare con prudenza, meglio in salita. E il percorso da Punta Manara al Monte Castello e la successiva discesa a Riva Trigoso. EE le ulteriori esplorazioni che ho fatto io, ma che non consiglio: la discesa ad un punto panoramico a precipizio da Punta Manara e la discesa dal sentiero per Riva a quello per lo Scoglio Garibaldi, assai infrascata.

Percorso in macchina: da Genova in autostrada A12 fino all’uscita di Sestri Levante. All’uscita dell’autostrada si incontra subito una rotonda, dove proseguiamo dritti imboccando la seconda uscita (segnalata per Moneglia e Genova), giungiamo quindi ad una seconda rotonda e proseguiamo ancora dritti (sempre seconda uscita), ed infine arriviamo alla terza rotonda, dove prendiamo a sinistra (ancora seconda uscita), per poi prendere a destra alla prima svolta. Dopo 170 metri incrociamo via Monsignor Vattuone, che imbocchiamo verso sinistra e qui cerchiamo un parcheggio, nella stessa via, o in quelle adiacenti.

Percorso a a piedi: dal parcheggio si percorre via Vattuone, verso sud o verso nord a seconda di dove si è lasciata la macchina, per imboccare via Villa Rocche (cartelli segnalatori), da dove inizia il sentiero per Punta Manara e Sestri Levante. A quota 75 circa, dove il sentiero svolta bruscamente a destra, noi continuiamo invece dritti su un ponticello in cemento (con varie scritte minacciose che dicono che il sentiero è pericoloso e senza sbocco) e continuiamo sullo stretto, ma evidente sentierino diretto allo Scoglio Garibaldi, estremità di Punta Manara. Dopo 150 metri affrontiamo uno scomodo saltino e quindi percorriamo un tratto stretto in cui dobbiamo rubare spazio alle spine per non cadere sui sottostanti roveti. Duecentosessanta metri dopo il saltino troviamo un chiaro bivio sulla sinistra con un sentierino che corre parallelo e in senso inverso, solo per pochi metri, a quello da cui proveniamo, per poi scendere ripido verso il mare della Tersa Ciaseta. Poco prima di giungere all’arenile incontriamo una baracca e quindi sbuchiamo sulla scogliera. La scogliera è percorribile, almeno in giornate di mare mosso come ho trovato io, per nemmeno 100 metri verso est, mentre verso ovest è possibile proseguire lungamente (750 metri) passando per la scogliera dell’Erbun (a cui dovrebbe arrivare anche un sentiero in discesa dai ruderi della Casa dei Preposti, che si incontra poco più avanti di dove siamo scesi proseguendo sul sentiero per lo Scoglio Garibaldi) e quindi giungere ad una alta parete invalicabile. Torniamo quindi indietro sui nostri passi fino al bivio che dal sentiero per lo Scoglio Garibaldi ci ha portati alla Terza Ciaseta, e, quindi imbocchiamo, tale sentiero verso sinistra. Dopo 130 metri circa incontriamo un bivio sulla destra che imbocchiamo in salita. Il nuovo sentiero prosegue chiaro, ma in alcuni punti ripido e scivoloso, fino a una grande rupe, a destra della quale troviamo un grosso ometto di pietra e un riparo sotto roccia con muretto. Qui proseguiamo sulla traccia a sinistra della rupe e giungiamo quindi a un tratto stretto ed esposto in cui occorre prestare attenzione, dopo il quale arriviamo a sbucare, senza ulteriori grosse difficoltà, nei pressi del bivacco di Punta Manara. Da qui saliamo la ripida scalinata che ci porta in cima alla Punta. Giunti in vetta proseguiamo in cresta fin dove questa presenta un saltino che richiederebbe di disarrampicare per un paio di metri. Qui possiamo tornare indietro qualche metro e prendere una traccetta sulla sinistra che sembra esaurirsi ai piedi del saltino a cui eravamo in cima in precedenza; da qui, volendo, si può invece proseguire su una traccia un poco infrascata che in una trentina di metri porta da affacciarsi su un precipizio (attenzione!) con vista sulla Ciappa del Lupo e la penisola di Sestri. Torniamo quindi sui nostri passi, magari arrampicando il facile saltino e quindi ripercorrendo la cresta fino al Bivacco, da dove imbocchiamo il sentiero in salita verso Riva Trigoso. Dopo neanche 200 metri in salita raggiungiamo quota 200 e il sentiero diventa pianeggiante, qui, sulla sinistra, possiamo notare una chiara deviazione (non segnalata) che porta al Monte Castello, che imbocchiamo. Giungiamo quindi in vetta al Monte Castello, dove troviamo un rudere a cui possiamo girare intorno, per poi prendere il sentiero sulla destra (est).
In circa 300 metri di discesa arriviamo quindi ai dei tavoli da picnic, dove prendiamo a destra una brevissima deviazione che in pochi metri ci riporta sul sentiero per Riva Trigoso, che imbocchiamo verso sinistra. Qui, dopo una quindicina di metri, si può notare una deviazione a destra: si tratta di un sentierino infrascato che porta nei pressi del Riparo sotto roccia visto all’andata e poi si perde, sconsiglio di percorrerlo perché è fastidiosamente infrascato e nell’ultimo tratto si perde. Proseguiamo quindi invece verso Riva Trigoso sul sentiero segnato, fino a giungere sulla strada asfaltata in località Ginestra. Qui ignoriamo il bivio a destra (in realtà non molto visibile) per Riva Trigoso, che ci riporterebbe comunque direttamente al sentiero dell’andata e al punto di partenza, per proseguire invece dritti verso San Bartolomeo. Percorriamo quindi una serie di scalinate che scorciano i tornanti della strada asfaltata, fino a giungere alla Chiesa di San Bartolomeo, dove prendiamo a destra via Vattuone, che percorriamo fino al parcheggio.

Conclusioni: bella gita di mezza giornata, facilmente allungabile con la consigliabile continuazione fino allo Scoglio Garibaldi, e/o allungando poi il percorso verso Sestri con altre eventuali discesa a mare (Forni e Ciappa del Lupo, qua descritte: ). Bellissima indubbiamente Punta Manara e il suo panorama, un po’ meno le scogliere dell’Erbun e della Tersa Ciaseta, sicuramente meno belle dello Scoglio Garibaldi e delle altre discese a mare del versante Sestri citate in precedenza.

Link alle foto:
http://luoghidasogno.altervista.org/Mare/Liguria/RivieraLevante/SestriLevante/Erbun.htm

[imghttp://luoghidasogno.altervista.org/Immagini/Liguria/RivieraLevante/PuntaManara/2016-12-29-Riva-TersaCiaseta-Erbun-PuntaManara-MonteCastello-Riva/010%20-%20Scoglio%20e%20Punta%20Baffe%20da%20Tersa%20Ciaseta.JPG][/img]

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Complimenti Sound : Thumbup : Belle foto, e giro molto intenso; questo itinerario in teoria sarebbe complementare all'altro che avevi descritto, nel senso che copri i due versanti di Punta Manara...

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teo-85 ha scritto:
Complimenti Sound : Thumbup : Belle foto, e giro molto intenso; questo itinerario in teoria sarebbe complementare all'altro che avevi descritto, nel senso che copri i due versanti di Punta Manara...

Si, anche se nel primo facevo comunque tutti e due i versanti, solo mancsva un pezzo.

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Domenica sfrutto la giornatona per andare a vedere la zona di Punta Baffe, e alla fine ci aggiungo pure la salita al Monte Moneglia... Non è proprio scelta con "decisione" questa gita, in realtà ero (anzi eravamo, c'erano anche i miei...) propenso/i per una scappatoia verso le alture di Arenzano, ma vuoi per una strana indecisone mattutina, e vuoi per il fatto che domenica a ponente il ritorno rischia di essere tragico :risata: in fatto di traffico... optiamo per questa escursione breve di 3 orette complessive, escluse soste.
Unica nota negativa e malinconica: il versante sud del monte Moneglia completamente deforestato da un incendio, tanto è che la parte iniziale e finale si svolge su sterrata e sentiero circondati da scheletri di alberi :triste:
Partenza dalla località Caseggio, nei pressi di un'azienda agricola-ristorante-pizzeria, che soi può raggiungere prendendo la statale Aurelia da Sestri L. e girando in una stradina a destra, tra il km 496 e 497 (mi pare :pensoso: ...); lasciata l'auto su uno spiazzo, ci si incammina sullo sterrato in direzione sud, dapprima costeggiando alcuni coltivi, poi girando il versante si atraversano alcune piccole radure e subito dopo (l'ex) macchia mediterranea, ormai ridotta ad un "cimitero" vegetale...
La vista rimane però spaziosa
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La sterrata continua per un bel pezzo, e si mantiene pressochè sul versante a sud del Moneglia, fino ad un profondo impluvio ove diviene un sentiero, che ci conduce successivamente ad una sella all'inizio della costa di punta Baffe... qui la palina indicatrice è stata annerita dal fuoco, e ci vuole l'abilità di grafologia per decifrare le indicazioni... per fortuna alcuni segnavia sulle pietre han resistito, e un pannello informativo nuovo di zecca ha rimpiazzato il vecchio; ci incamminiamo così su questo largo sentiero in falsopiano, mentre la vegetazione di macchia torna a esser presente...
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Da qui possiamo bene osservare la zona attraversata
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Continuando la visuale si fa ottima verso Riva, insieme a punta Manara
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e nei pressi della torre di punta Baffe anche verso levante, fino a Punta Mesco
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La torretta è stata dotata di una porticina, ed è sfruttabile come ricovero; inoltre presenta delle scalette esterne a pioli per salire sul tetto, e "simulare" gli avvistamenti dei corsari :risataGrassa:
Ritorniamo così sui nostri passi fino alla selletta, dove individuamo un grande tronco meso a mo' di panca, dove ci ristoriamo per il pranzo, a base di un otttima frittata di porri e bietole della sera prima come ripieno di un panino alla mortadella...
Ripreso il cammino, ci accingiamo a seguire il sentiero di salita al monte Moneglia, che in realtà presenta la vera salita solo all'ultimo, in quanto all'inizio è abbstanza contenuto... dal sentiero la visuale si allarga di molto, sia verso Sestri, sia verso levante; in questo tratto occorre purtroppo avvicinarci all'area bruciata :triste: e si può apprezzare meglio il percorso fatto prima alla punta Baffe
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Dal monte Moneglia, o meglio dal bivio appena prima, occorre deviare verso sinistra per prendere il sentiero per la cappellina di S.Rocco; infatti se si vuol arrivare alla vera vetta (non proprio panoramica...) bisogna svoltare a destra per un centinaio di metri...
Sul nuovo sentiero, ci si avvia dapprima in falso piano, e poi si cominicia a scendere, all'inizio gradualmente, poi sempre più, raggiungendo la cappelletta di S.Rocco (un po' disturbata dai ripetitori...) ma con un ottima visuale anche sull'entroterra
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Infine si prende una specie di carrareccia che scende con forte pendenza, permettendo di ritornare allo spiazzo nei pressi dell'agriturismo-ristorante; nel complesso un ottimo giro, in una zona che non ero ancora stato, ma purtroppo non nelle migliori condizioni ambientali a causa dei pesanti segni lasciati dal fuoco...

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...bello però Teo! Certo peccato per la macchia perduta e per l'ambiente un po' così... Ma sono sempre molto interessanti le tue note culinarie annesse :risata:

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Bel giretto , teo . =D> =D>
Domenica mattina ero anch'io da quelle parti .Sono riuscito a convincere la famigliola a fare una passeggiata a Punta Manara ... : Thumbup :
Prendendo spunto dalla tua gita di un mese fa siamo partiti da Villa Ginestra e siamo giunti solo in cima al promontorio . Giusto due passi con moglie al traino ! :risataGrassa:
Bella giornatona calda e senza vento . Ecco qualche immagine ...
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In effetti intorno al Monte Moneglia si notano gli evidenti segni dell'incendio di cui parlavi...
:offTopic: Dopo la passeggiata , siamo andati a visitare la miniera di rame di Monte Loreto a Masso di Castiglione Chiavarese . Un 'esperienza parecchio interessante , che mi sento di consigliare vivamente... : Thumbup :

:smt006

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: Thanks : Paolo e Daniele
@Dani si, domenica era favoloso come meteo, solo qualche velatura più spessa nel pomeriggio, ma nulla di che... Bravi ad essere andati a Punta Manara, ma a Villa Ginestra per caso siete incappati nel cagnone di un giardino che abbaiava incessantemente ? :risata:

Per il monte Moneglia... già, è un peccato vederlo così, spero che la vegetazione si riprendi, anche se ho notato che il fuoco ha aggredito abbastanza in profondità, c'erano solchi fin sul colletto del fusto in certi alberi, e certi tronchi sembravano carbone :o

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Iscritto il: sab giu 08, 2013 17:44
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No , teo , nessun cagnone abbaiante a Villa Ginestra ... : Thumbup : e naturalmente parecchia gente in giro .
:smt006

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teo-85 ha scritto:
Per il monte Moneglia... già, è un peccato vederlo così, spero che la vegetazione si riprendi, anche se ho notato che il fuoco ha aggredito abbastanza in profondità, c'erano solchi fin sul colletto del fusto in certi alberi, e certi tronchi sembravano carbone :o


L'incendio, mi pare dell'anno scorso, è stato abbastanza devastante in quelle zone, ma per fortuna la Natura ha tutti gli strumenti per riprendersi. Anche nei casi più disperati, i rizomi in profondità daranno pian piano nuovi fusti, che andranno a sostituire quelli bruciati. Certo, per un po' di anni il paesaggio non sarà dei migliori. Purtroppo la stessa zona era già stata interessata da un incendio simile una decina di anni fa e la vegetazione stava appena appena riprendendo il pieno vigore. ](*,) ](*,) ](*,)
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fabio.rapallo ha scritto:
teo-85 ha scritto:
Per il monte Moneglia... già, è un peccato vederlo così, spero che la vegetazione si riprendi, anche se ho notato che il fuoco ha aggredito abbastanza in profondità, c'erano solchi fin sul colletto del fusto in certi alberi, e certi tronchi sembravano carbone :o


L'incendio, mi pare dell'anno scorso, è stato abbastanza devastante in quelle zone, ma per fortuna la Natura ha tutti gli strumenti per riprendersi. Anche nei casi più disperati, i rizomi in profondità daranno pian piano nuovi fusti, che andranno a sostituire quelli bruciati. Certo, per un po' di anni il paesaggio non sarà dei migliori. Purtroppo la stessa zona era già stata interessata da un incendio simile una decina di anni fa e la vegetazione stava appena appena riprendendo il pieno vigore. ](*,) ](*,) ](*,)
F.


Ci metterà molto a riprendersi... intendo come alberatura, perchè i brughi e altri cespugli in teoria avevano già moltissime plantule nuove, per non parlare dello "strappabraghe" che rigettava a più non posso...

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Sono stato anch'io a Punta Manara, descrivendo un anello da Sestri con un paio di appendici. Di seguito il racconto e le foto

Punta Manara è un promontorio della Riviera di Levante, che riproduce su scala più ridotta alcune caratteristiche naturalistiche del vicino e più celebre promontorio di Portofino. Sui suoi rilievi corrono il Sentiero Verdeazzurro e a altri tracciati molto battuti, ma alcuni sentieri più impervi offrono accesso ad alcune emergenze costiere, raggiunte dalle barche dei bagnanti durante la stagione balneare, più introspettive in inverno. In questo itinerario ne tocco un paio tra quelle possibili: lo scoglio Garibaldi, sull'estrema punta protesa sul mare, e la Ciappa del Lupo, un poco più a ovest.

Sceso dal treno, mi dirigo verso la via dello struscio di Sestri Levante, dal nome insurrezionale e dalla vocazione consumista. Faccio incetta di ottima focaccia, unta, croccante, digeribile, gustosa e sodica. La mattina è tersa e fresca, la Baia del Silenzio liscia e muta come un lago insubrico: solo gli insistenti richiami dei gabbiani mi ricordano che questo è il mare. Sulla spiaggia un bimbo in custodia ai nonni freme di scatenarsi, mentre una ragazza si è seduta schiena al muro e faccia al sole e massaggia con la sabbia i piedi nudi. Per prima cosa salgo sulla collina della penisola, arrivando a una chiesa medievale in pietra, con la facciata curiosamente schiacciata a monte verso un nemus di lecci (intorno all'abside ci sono invece dei meno etnici ailanti), e andando ad affacciarmi sul cortile del castello, trasformato in un hotel lussuoso.
Ho deciso di salire dal sentiero della Madonnetta, riservando alla discesa quello della Mandrella che cala direttamente nel centro storico. Devo perciò attraversare la periferia del paese e costeggiare un grande complesso di casette disegnate con gusto da geometra, secondo un singolo progetto clonato per un intero rione. Arrivo all'imbocco, dove ai tempi della mia guida paninara c'era un complesso industriale dismesso, oggi sostituito da una piscina, a marcare il passaggio dall'era della produzione fordista di merci a quella dei servizi edonistici alla persona (di recente sul giornale della mia città questa trasformazione era raccontata nei suoi effetti sull'artigianato). Noto subito che ai tradizionali segni cabalistici FIE, riportati sulla cartina, si sono aggiunte le tacche austroungariche del CAI. Mi inoltro per un lungo viale diritto, che univa villa Cattaneo, invisibile alle mie spalle (chissà in che condizioni è oggi), con la sua tenuta agricola di Cantine-Mulinetto alla base dei rilievi del promontorio. L'edificio di servizio è stato ristrutturato e trasformato in un ristorante. Oltrepasso brevemente il cancello, per andare ad ammirare la copertura del pozzo, dalle colonne in pietre e la volta rifatta; è anche presente un tubo metallico da cui era aspirata l'acqua, con un volante che probabilmente azionava la pompa quando ruotato, probabilmente un'evoluzione rispetto al pozzo primigenio pensato per ai secchi. Oggi ha perso la sua funzione, divenendo un gazebo decorativo.
Il vero imbocco del sentiero è stato privatizzato dal ristorante, per cui tocca raggiungerlo seguendo i segnavia, che aggirano la proprietà e portano a risalire un terrapieno glabro, fino a ritrovarlo. In questo primo tratto sale a gradini di ardesia, importate dalle non lontane cave di Lavagna (la roccia del promontorio è invece arenaria sul lato marino e argillite su questo versante). Era di ardesia anche il muretto che sorreggeva il pendio a monte. Il bosco è quello di tipo continentale, caratteristico del lato ombroso del promontorio, a prevalenza di querce, con mi sembra qualche carpino. Assieme a questi, che potrebbero avere pretese di naturalità, anche se è difficile distinguere il naturale dall'artificiale in un territorio sfruttato dalla notte dei tempi, ci sono poi dei cipressi, forse connessi alla sacralità del percorso, diretto a un'edicola dedicata alla Madonna. Il tracciato costeggia un oliveto recuperato di recente, dove si distinguono bene i nuovi impianti dai vecchi ulivi precedentemente inselvatichiti e ora sfrondati. Sul pendio della collina di fronte, che forma con questa un semicerchio aperto a nord, c'è un oliveto più maturo. Da qui godo una bella vista su Sestri e sull'intero golfo del Tigullio, fino al promontorio di Portofino, suo confine occidentale. Passo accanto a un'edicola dentro cui è contenuta un'immagine della Sacra Famiglia, e continuo a salire fino a dove l'ambiente si fa più solatio e mite e la vegetazione più mediterranea, con la comparsa degli ornielli e dell'erica. La salita termina in cima a una collinetta, dove c'è un'altra edicola, molto deteriorata, con il busto di una Madonna con Bambino, oltre a una panca in legno dove mi fermo per una pausa. Lo spiazzo è circondato dai cipressi e da cespugli sempreverdi in via di fioritura. Quando la zona era sfruttata a fini agricoli, doveva essere più spoglia, perché il Casalis riferisce che dalla cima di questa collina si godeva una «mirabile prospettiva» sul Tigullio, mentre ora la vista è occlusa dalla fitta vegetazione.

Il sentiero costeggia quindi una grossa casa dotata di orti, che porta il nome di Castellaro, generalmente ritenuto segnale di un insediamento dei Liguri, e diventa a fondo più sconnesso, in salita sostenuta nella macchia. Arrivo a una terza edicola votiva, anche qui con una statua della Madonna con Bambino, dedicata stavolta alla Madonna delle Neve. Mi chiedo quale ragione avesse spinto gli abitanti del luogo a edificarne ben tre analoghe a breve distanza tra loro e così legate alla maternità: una delle tante memorie che si perdono e che probabilmente ora sembrerebbero incomprensibili, come alle nuove generazioni de “Il lungo pranzo di Natale” di Thornton Wilder, che non credevano agli incontri con i pellirosse della nonna. Calando leggermente di quota, arrivo a un crocevia, da cui prendo la diramazione in discesa per Ginestra. Il sentiero taglia un pendio ombroso e boscoso, da cui intravedo le costruzioni moderne sulla costa. Prima un oliveto abbandonato da qualche anno, quindi uno tenuto annunciano le case di Ginestra, dove il panorama si apre sui cantieri navali di Riva Trigoso e sui rilievi dell'immediato entroterra; compare anche una cima con qualche chiazza di neve. Scendo per una ripida cementata, quindi seguo a destra il Sentiero Verdeazzurro diretto a Riva, che cala a tratti ripidamente tra gli orti. Arrivo all'imbocco del sentiero diretto allo scoglio Garibaldi (non ci sono indicazioni, ma le descrizioni non danno adito a incertezze), dove al sommo di un muro vid'io scritte queste parole di colore oscuro: “Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’etterno dolore, per me si va tra la perduta gente. Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate” (o almeno il senso delle minacce è questo).
Il mio nocchiero è un ponticello di cemento, che mi introduce nello stretto sentiero. Nel primo tratto transita ai margini di zone pianeggianti, dove forse una volta c'erano degli orti, come si deduce da una piccola colonia di Arundo donax, una canna introdotta appunto per gli orti e poi diffusasi spontaneamente. Oggi non ci sono che rovi. A valle del sentiero scorrono quindi degli oliveti abbandonati, su un pendio che a volte impressiona per quant'è ripido. Quando i prodotti agricoli erano l'unica fonte di reddito e la produttività dei terreni bassa, l'uomo colonizzò ogni lembo di terreno accessibile, oltre i limiti del possibile. Con fatiche improbe combatté contro la gravità, che durante le piogge abbatteva i muri a secco e trascinava in mare la terra fertile, richiedendo molto lavoro manuale per il ripristino. Oggi abbiamo fonti di reddito alternative e, grazie ai trasporti più efficienti, possiamo importare facilmente i prodotti alimentari necessari; inoltre la meccanizzazione non è compatibile con le fasce, rendendone i prodotti più costosi di quelli di pianura e riservandoli perciò a produzioni di nicchia più limitate, anziché a quelle di massa. Abbiamo pertanto abbandonato i terreni marginali ed esternalizzato lo sfruttamento del suolo ad altre nazioni meno montuose. In un oliveto, noto sulla destra una traccia che scende per la massima pendenza ed è diretta a una spiaggia sassosa detta Tersa Ciazeta (terza spiaggetta). Per ora la tralascio e punto verso il capo. I rovi tendono a invadere il sentiero in certi punti, per cui ogni tanto bisogna strisciare contro di essi, in bilico sul pendio a valle, anch'esso colonizzato dai rovi. La sera nella doccia farò caso a non poche escoriazioni lineiformi sulle braccia regalate da questi passaggi. Temo che con il rigoglio primaverile il percorso diventi impraticabile. Ad ogni modo, c'è chi lo tiene pulito, come si vede da certi rami segati. Immagino siano soprattutto i rocciatori, visto che nelle falesie in riva al mare vedrò infissi degli spit. Ogni tanto compaiono anche dei bolli rossi e in un punto una scritta “climb” con una freccia.
Il sentiero prosegue quindi in zone più boscose, dove l'ombra dei lecci tiene a freno il sottobosco invasivo. Ad un certo punto, poco prima del letto secco di un torrente, noto una deviazione sulla destra, segnata da un ometto, che dovrebbe riportare, con un po' di avventura, sul sentiero turistico che corre in alto, diretto al Telegrafo. Arrivo ai ruderi della “Casa dei preposti”, un edificio con funzione anti-contrabbando, come del resto doveva averla anche il sentiero, che ha una fattura troppo elaborata per essere una semplice traccia dei cacciatori, che una volta facevano la posta agli uccelli migratori sul capo (anche se senz'altro l'avranno usato a tale scopo). Dell'edificio non restano che quattro muri sbrecciati, mentre sulla foto della guida c'è ancora un accenno di tetto. Il sentiero prosegue ancora relativamente agevole fino a un grande leccio con i rami coricati sul sentiero, dove il gioco si fa duro. Infatti poco dopo il tracciato rimonta un masso, che mi richiede un momento di riflessione prima di essere affrontato, seguito quindi da tratti disagevoli e scivolosi; troverò questi passaggi ancora più insidiosi al ritorno, in discesa. Ad un certo punto mi sembra anche di udire voci femminili, di cui non riesco a individuare l'origine, come fossero canti di sirene che mi invitano a proseguire per infrangermi contro il mio Fato. Oggi però le Parche non troveranno le forbici. Rare viste sul mare ripagano lo sforzo. Il sentiero raggiunge la quota massima più o meno dove il bosco lascia posto alla gariga. Qui scompare anche il fondo costruito e rimane una semplice traccia sulla terra sassosa. La discesa è ripida e scivolosa, per cui la affronto con cautela e restando sempre in tensione. C'è anche un breve tratto di corda su dei gradini rocciosi, ma i passaggi sono bene appigliati e la ignoro. Tutti questi sforzi a fine gita mi produrranno un marcato indolenzimento alle gambe, destinato a durare un paio di giorni, nonostante il dislivello complessivo di appena 800 metri. In vista dell'edicola dedicata alla Madonna, raggiungibile solo dal mare, la via sembra farsi ancor più ripida e scivolosa, tanto che mi viene qualche dubbio sull'opportunità di proseguire. Mi faccio coraggio e il sentiero mi ripaga, addolcendosi e piegando a destra, verso gli scogli a riva. Vedo i gabbiani volare sopra le mie teste lanciando richiami e mi chiedo allora se non ci siano loro nidi sulla scogliera, ma è un timore infondato. Vedo poi un uccello nero con la livrea delle sterne sulla testa e una terrestre cornacchia, che mi pare del tutto fuori contesto. Terminata la gariga, con la sua fioritura gialla (apprezzata da una farfalla dello stesso colore e qualche bombo), entro tra le nude rocce, che si spingono fino al mare. Trovo un sedile confortevole dove fare un pausa e mangiare un boccone.
Fermo e finalmente rilassato, ho modo di ammirare le placche di arenaria che formano questa scogliera, oltre ai massi precipitati che vi si sono adagiati. Sono tutti fessurati ed erosi dalla forza chimica e meccanica delle onde. Uno ha delle concavità simili a coppelle, dovute all'erosione chimica differenziale sui composti più solubili, come il Roc 'dle Masche a Vonzo. È impressionante vedere fino a che quota si spingono gli arrotondamenti degli spigoli dovuti all'azione dei marosi, durante le tempeste invernali: Turner avrebbe dato qualunque cosa, per essere qui a dipingere il libeccio. Oggi è ben diverso: neanche faccio caso al suono delle onde, anche se quando scendo più in basso a fotografare fiuto distintamente la salsedine. Torno però indietro in fretta, perché la mia fotocamera non gradisce altrettanto: cimii l'antenata in una serata di luna e umidità salmastra a Punta Chiappa. Dagli scogli più protesi verso il mare vedo bene Sestri e Portofino, mentre il panorama più a ovest è inghiottito da una striscia di caligine marroncina, sopra cui emergono le Alpi Liguri coperte di neve. Scruto verso sud-ovest, anche con il binocolo, sperando di individuare le sagome delle isole toscane, ma la foschia bianca del mare non le lascia trasparire. Peraltro ho poco da lamentarmi, vista l'aria limpidissima che c'è qui intorno e gli interminati spazi blu che ho di fronte. Riesco a immortalare questi ultimi in una foto a una barca di un pescatore, fermo poco distante dagli scogli; un piccolo motoscafo se ne sta invece più lontano. Resto fermo un bel po', sia per godermi la solitudine e la pace, ma anche perché, tornato sulla terra dopo i voli contemplativi, voglio affrontare l'erta salita solo quando sono sicuro di aver digerito la torta pasqualina acquistata a Sestri. La tisana calda di zenzero e limone mi viene in soccorso.

Scendendo sono stato ben attento a memorizzare il percorso tra i massi, per non avere difficoltà a ritrovare l'imbocco del sentiero; sono anche aiutato da bolli arancioni. La salita si rivela senza difficoltà, a parte lo sforzo. È così ripido che ogni tanto mi posso aiutare con le mani. Riesco anche a captare il profumo di una pianta di timo, sfuggitomi in discesa. Come anticipato, qualche patema in più me lo danno i passaggi più impegnativi nel bosco. Mi fermo a ogni lembo di panorama per rinfrancarmi. Alla “Casa dei preposti” rimetto a tracolla la fotocamera, che avevo riposto nello zaino per essere meno impacciato nei punti critici. Lascio la Tersa Ciazeta alla volta in cui verrò qui con gli amici. Il mare verde che scorgo dall'alto tra gli ulivi mi motiverà a scendere.
Nuovamente sul Sentiero Verdeazzurro, risalgo a Ginestra, dove mi fermo a coccolare un gatto affettuoso, e di lì alla parte alta della frazione. In cima alle case, lascio il percorso del mattino e prendo invece per il Telegrafo di Punta Manara. L'ampio sentiero sale ancora ripidamente per un po', fino a dominare la piana di Trigoso, e poi si incunea in una fitta macchia di erica, alternando tratti in piano a salite. Ogni tanto la vegetazione si dirada e mi consente di ammirare il mare ormai lontano, 200 metri più in basso quasi sulla verticale. Mi colpisce la differenza di acclività tra questo versante scosceso e quello rivolto all'entroterra, dalla morbidezza collinare. È dovuta alla differente consistenza delle rocce che li compongono: resistenti arenarie qui, sfaldabili argilliti di là. Tralascio le diramazioni per il monte Castello, perché mi sembra che in cima la densa vegetazione non mi lascerebbe scorgere il panorama, e, raggiunto il culmine della gita, scendo per un sentiero molto ampio, ma dal fondo sconnesso. A un trivio prendo la diramazione diretta al punto panoramico, dove ci sono i ruderi di una torre di avvistamento. Passo accanto al bivacco sprangato e risalgo l'erta scalinata fino ai ruderi della torre. Ci trovo dei ragazzi che si sono allargati un po' e mi lasciano un contorto leccio quasi secco, come unico soggetto non ingombro delle loro masserizie. Anche il successivo punto panoramico è già popolato, per cui vado a quello più proteso verso il mare, dove mi fermo a fare merenda con la focaccia e la frutta rimastami. Incantevole la vista sulla costa sottostante, intorno all'Erbun. Noto però che la linea dell'orizzonte sul mare si è fatta più sfumata, perché si è ispessita la foschia. Alle 16 la luce comincia a dorarsi ed è perciò venuto il momento di scendere alla Ciappa del Lupo.
Torno sui miei passi fino al trivio (i ragazzi sono ancora lì accampati, per cui rinuncio alla foto alla torre), proseguo brevemente verso Sestri e trovo quasi subito l'imbocco del sentiero che punta alla Ciappa. Stavolta l'accesso al mare è più semplice: il sentiero ha fondo generalmente regolare e solo in alcuni tratti le foglie secche dei lecci lo rendono scivoloso. Attraversa appunto una lecceta quasi pura, che un poco alla volta cede spazio alle eriche, e, poco prima della costa, alla gariga, dove ritrovo i fiori gialli e gli insetti. La Ciappa è un grosso masso piatto di forma triangolare, posto poco sopra il livello del mare. Ciappa è infatti il termine comunemente usato in Liguria per designare le placche rocciose. In dialetto significa lastra, ma per metonimia anche ardesia, che si frattura appunto a lastre, e le lavagne così ottenute. Quando al lupo, immagino che qui non ce ne siano da tempi remoti, vista l'antica antropizzazione del luogo: sono stati trovati manufatti risalenti all'ultima glaciazione e Sestri era un importante insediamento già in epoca romana. La mia guida non dice nulla a proposito dell'etimologia. Azzardo che una tale singolarità della natura meritasse un nome evocativo della sua potenza selvaggia. Dalle mie parti avrebbe senz'altro guadagnato un epiteto associato al demoniaco ballo delle masche (la wilderness non era un granché apprezzata nel mondo classico e nelle culture da esso derivate, per usare un eufemismo). Nonostante la foschia renda Portofino etereo come un'ombra chiara e già offuscata la penisola di Sestri, la luce è incantevole. Resto perciò a farmi inondare dai raggi dorati e accecare dalla scia del sole sul mare, di cui ascolto assorto il pigro borbottio. Faccio qualche foto ai dintorni e cerco di ritagliare composizioni geometriche dalle fratture dell'arenaria e dalle sue inclusioni calcaree, ma senza apprezzabile successo.
Lungo la risalita cerco invano di scorgere le piazzole, dove durante l'ultimo confitto era prodotto il carbone dalla legna di leccio. Nelle zone costiere, dove non cresce il faggio adoperato a questo scopo sui monti, era l'alternativa più adeguata a questo impiego. Solo in un punto mi sembra di scorgere del terreno più nero, ma nell'ombra buia della lecceta tutte le vacche sono nere. Alla congiunzione con il sentiero principale sono preceduto di poco da due persone, in discesa dal Telegrafo, così intente a parlare fittamente tra di loro da non notarmi nemmeno. Il sentiero scende gradualmente verso Sestri, contornando le pieghe della montagna. Attraverso un bosco di pini marittimi rinsecchiti e sfoltiti da un insetto appartenente alla superfamiglia delle coccinglie, importato dall'Atlantico francese con il commercio del legname e divenuto infestante nel nuovo clima. Purtroppo non sono stati trovati rimedi (le cocciniglie causano anche in agricoltura infestazioni difficili da trattare), per cui l'unica speranza è che l'evoluzione abbia un corso favorevole e produca esemplari resistenti, in grado di ripopolare le coste. Negli ampi spazi lasciati liberi sta intanto crescendo rigogliosa la macchia. Questo non è il solo posto del percorso, dove la mia guida descriveva pinete oggi sfoltite o anche scomparse del tutto. La situazione è d'altronde comune lungo tutta la costa ligure. Procedo a ritmo lento soffermandomi di continuo ad analizzare il panorama, per cercare soggetti da accoppiare alla luce del sole arancio e alla luna alta nel cielo, che è ormai l'oggetto più luminoso. Nonostante la foschia, il tramonto resiste bene senza ammosciarsi, se non all'ultimo. Noto qualche quercia da sughero, qui al limite settentrionale del loro areale, che una volta costituivano un vero bosco, spazzato via dai tagli effettuati durante la guerra per procurare legna da ardere. L'esemplare più accessibile dal sentiero ha la corteccia tutta raschiata dai prelievi degli escursionisti. Molta gente si comporta verso la natura come quando gli uomini erano 6 milioni sparsi tra tutti i continenti (e già avevano fatto seri danni alla fauna), ovverosia prelevando come se fosse infinita, anche ora che siamo in 60 milioni solo nella Penisola e la natura è ridotta a piccole isole nel mare antropico.
Mi fermo anche su una panchina, dove mi raggiungono due coppie di adolescenti in gita romantica di san Valentino. Tuffatosi il sole nel mare e calata la temperatura, proseguo su un sentiero a volte molto eroso, fino a lasciar affiorare i gradoni delle arenarie sottostanti. Raggiungo la prima casa, dove un vecchio sta lavorando. Da qui in poi il sentiero si snoda prevalentemente tra alti muri, prima di proprietà abbandonate, quindi tenute. Infine diventa una crosa lastricata di recente con mattoni rossi e persino illuminata dai lampioni appena accesi. Noto con piacere che l'inarrestabile sviluppo tecnologico del terzo millennio ha finalmente prodotto un modello di mattone aderente, anziché da pattinaggio come nelle crose tradizionali. A Sestri non mi resta che tornare dal fornaio a fare scorta di focaccia per l'inverno continentale, che peraltro in questo febbraio è mite e aprico come quello marittimo.

Bibliografia

A. Cabona - M. Cabona (a cura di), Punta Manara, Genova 1989
G. Casalis, Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna, Torino 1833-1856
A. Girani - S. Olivari, Guida al Monte di Portofino, Genova 1986
M. Piana, L'anello di Punta Manara, verdeazurroligure.net
M. Piana, Tra le rocce di Punta Manara, verdeazurroligure.net
D. Pitto (soundofsilence), Cimitero Sestri - Forni - Ciappa Lupo - Scoglio Garibaldi - M. Castello - Cimitero Sestri, Luoghi da sogno
D. Pitto (soundofsilence), Riva Trigoso - Tersa Ciaseta - Erbun - Punta Manara - Monte Castello - Riva Trigoso, Luoghi da sogno


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Bel giro ! Non sei arrivato ai ruderi della torre di avvistamento?

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Brookite ha scritto:
Non sei arrivato ai ruderi della torre di avvistamento?


In località Telegrafo, sopra il bivacco? Sì, ci sono passato.

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awretus ha scritto:
Brookite ha scritto:
Non sei arrivato ai ruderi della torre di avvistamento?


In località Telegrafo, sopra il bivacco? Sì, ci sono passato.


No, il telegrafo è quella costruzione sulla punta più alta della collina.
La torre si trova qualche decina di metri dopo il bivacco/struttura della forestale. Vi si accede tramite una scala di pietra e poi su un sentierino franato e sottilissimo.

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La mia guida chiama Telegrafo la torre d'avvistamento e monte Castello la cima a 260 m. Quindi sì, ci sono stato.

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