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MessaggioInviato: lun lug 13, 2020 12:05 
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Quotazerino

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Omega Tour (Valli Scrivia, Vobbia, Borbera)

Con il mio amico romagnolo avevo già effettuato l’anello della Val Borbera (con piccole varianti) ed in questo fine settimana per ampliare la sua conoscenza delle mie zone, sul confine tra Piemonte e Liguria, ho studiato un quasi anello, una sorta di Omega con partenza da Ronco Scrivia ed arrivo a Vignole Borbera.

Il tour inizia subito con una corsa a perdifiato per prendere il treno.
Arrivo di fronte alle porte con il capotreno che sta per chiudere. Mi guarda con aria interrogativa “entri o no? Che dobbiamo partire”. Mirko non arriva, allargo le braccia e gli dico “prendo il prossimo”. Ritorno verso il sottopassaggio e scopro che il suo ritardo non era imputabile al mio scatto felino ed ad un ritmo impossibile da tenere, bensì al suo zaino.
Si tratta di una imitazione, presa in Nepal, di una nota marca di abbigliamento tecnico e le cerniere sono fatte in modo approssimativo, così mentre mi seguiva, lo zaino si è aperto ed ha perso gran parte del contenuto costringendolo a fermarsi e raccoglierlo.
Ovviamente non ci sono altri treni per quasi tre ore, così raggiungiamo Ronco in auto.
E per fortuna che avevamo deciso di non raggiungere Arquata a piedi...

Partiamo alle 7,15 con un leggero ritardo rispetto al previsto, in direzione M.Reale.
Il sentiero (due triangoli vuoti gialli) si arrampica bello ripido verso la località Cascine (fonte) e poi verso la vetta.
Qui sostiamo per goderci un panorama sminuito da una certa nuvolaglia e da una fastidiosa foschia.
Tira vento piuttosto forte, e il sudore si raffredda velocemente consigliandoci di rifiatare all’interno del bivacco sui cui muri sono esposte alcune splendide foto ed un quadretto di “quotazero”.
Diamo una sfogliata al libro di vetta ed all’album fotografico e poi ripartiamo in direzione Minceto su segnavia tre bolli gialli. Da lì su ampia carrabile continuiamo seguendo le due XX gialle che portano alle Rocche del Reopasso. Già prima di raggiungerle godiamo di alcuni punti panoramici, uno dei quali offre una bella vista sulla val Vobbia e sul Castello della Pietra.
Procedendo sul crinale verso le Rocche scrutiamo anche una capra selvatica, accoccolata qualche decina di metri più in basso ed indifferente alla nostra presenza.
Raggiungiamo la sommità della Carega do Diau sfruttando il cavo d’acciaio.
Non siamo dotati di imbragatura ma questo breve tratto è poco esposto e fattibile anche in modalità trekking. La vista dalla vetta è davvero ampia, ma purtroppo penalizzata da un cielo quasi autunnale.
Torniamo sul sentiero e raggiungiamo il bivacco Busalla. Lo avevo sempre ammirato in foto e la vista di persona non disattende le mie aspettative. Non mi dispiacerebbe passarci una notte.
Lì non vediamo un proseguimento del sentiero, la app che utilizzo mi suggerisce di passare per la Biurca ma senza imbragatura né ali sembra una via impraticabile.

Proviamo a chiedere a dei rocciatori con accento veneto-lombardo sperando che siano esperti della zona ma i loro consigli si limitano a confermare l’inaccessibilità della ferrata senza attrezzatura ed a suggerire un passaggio nel dirupo accanto alla Biurca, facendo affidamento sul fatto che un po’ di vegetazione offre appigli.
Così facciamo e con qualche difficoltà ed un briciolo di pericolo riusciamo a scendere fino ad incontrare il sentiero dell’Acquapendente che seguiremo integralmente.
La discesa mette a dura prova le nostre ginocchia, già afflitte da problemi anagrafici ed infortuni.
Apprezziamo la vista sul Castello, sebbene la fitta vegetazione ci costringa ad alcune acrobazie per cercare di fotografarlo.
Il rio delle Scabbie è quasi asciutto, così decidiamo di evitare la breve deviazione (peraltro ben poco visibile) che conduce al punto panoramico nei suoi pressi.
Il fondo irregolare, spesso scivoloso, e la pendenza del terreno ci ricordano vagamente quella, ben più lunga, che affrontammo anni fa per raggiungere Tientiste nei Balcani.
Il sentiero non ha segnavia ufficiale, ma la traccia è piuttosto visibile e ci sono frequenti segni di vernice bianca sulle piante.
Raggiunta la gola del Rio delle Scabbie facciamo sosta per godere della frescura, svuotare le scarpe di foglie, rametti e sassolini e ammirare le felci che ricoprono le pareti rocciose quasi verticali.
Da lì in un attimo raggiungiamo il torrente Vobbia dove ci concediamo un leggero spuntino e pucciamo i piedi a mollo in un’acqua che pensavamo e speravamo più fredda.

Prima di affrontare la salita per il Castello della Pietra (pallino pieno giallo) facciamo una deviazione fino al parcheggio, dove si trova una fontanella. Le nuvole si sono diradate ed ormai siamo nel primo pomeriggio per cui è fondamentale idratarsi e fare scorta.
Mirko rimane affascinato dal Castello che del resto attira alcuni visitatori sebbene sia chiuso e non visitabile in questo caldo pomeriggio, per fortuna ventilato, di luglio.
A colpirlo in modo particolare è la vista dallo sperone di roccia in direzione est, da cui si nota come il Castello sia perfettamente incastonato tra i due pinnacoli di pietra. Sullo sfondo il Cian delle strie.

Da qui in avanti l’incedere si fa più faticoso, sia perché la stanchezza inizia a farsi sentire sia perché di qui in avanti ci saranno meno punti di interesse o luoghi panoramici che riconciliano ed aiutano a vincere la fatica regalando stupore e meraviglia.
Il sentiero per Caprieto all’inizio è poco più che una traccia e non esiste segnavia ufficiale, tuttavia alcuni segni di vernice gialla sulle piante aiutano e confortano sulla direzione da seguire.
Successivamente ci si innesta sul sentiero proveniente dal ponte di Zan (rombo giallo; colgo l’occasione per segnalare che nel tratto a valle è infestato da vegetazione ed alberi caduti).
Si costeggiano un paio di dirupi panoramici e si tralascia la deviazione per Casareggio.
A Caprieto la fontana pubblica è tristemente secca.
Ci sarebbe una fonte poco oltre, in direzione Costa Salata, ma abbiamo ancora abbastanza acqua e iniziamo la salita verso il Bric delle Camere seguendo il segnavia CAI 200.
Fortunatamente si è quasi sempre all’ombra, ma anche a causa di un’alimentazione insufficiente iniziamo a trascinare i piedi ed accusare stanchezza dovuta allo scarso allenamento imputabile anche e soprattutto al Covid.

La discesa verso Borassi è sgradita alle nostre ginocchia, così come il fatto che il rubinetto del cimitero di Roccaforte non eroga acqua.
Qui abbandoniamo il 200 e prendiamo il 275 fino a Lemmi (fonte) ed infine Monteggio dove arriviamo alle 19,30.
Circa 35Km, quasi 2900 metri di dislivello, dodici ore e quindici minuti dalla partenza. I dati su chilometraggio e dislivello sono indicativi perché in alcuni tratti avevo messo in pausa il garmin e mi sono ricordato di riattivarlo alcuni minuti dopo aver ripreso il cammino.
A Monteggio non si trovano fonti o sorgenti, ma ho una casupola e pertanto ho scelto di sostare qui.
Doccia, cenetta e ricarica delle batterie (più quelle di telefoni e gps che le nostre…) prima di sprofondare in un sonno privo di sogni ed interrotto dal brucare di un daino di fronte alla mia finestra. Cerchiamo di alzarci al buio ed in silenzio per fotografarlo ma una delle rarissime auto che passa di lì a notte fonda lo disturba, inducendolo a scappare e spegnendo le nostre speranze.

Il risveglio domenicale è grigio: il sonno non ci ha rigenerato, muscoli, piedi ed articolazioni ancora si lamentano, in più il clima è quasi autunnale con un nebbiolina ed una pioggerella fine che invogliano a cancellare la seconda tappa.
Tuttavia siamo stoici e partiamo comunque, sebbene in ritardo di mezzoretta, nella vana speranza che il cielo si aprisse.
Da Monteggio torniamo a Roccaforte e da qui prendiamo il CAI 260 che porta a Pertuso. Tralasciamo la deviazione ad Avi in quanto il borgo è ormai un cumulo di pietre, a parte una casa ancora in condizioni discrete (parlo di una visita effettuata un paio di anni fa) ed inoltre la risalita da Avi al crinale avviene su una ripida pietraia.
Complice una schiarita, sebbene parziale, possiamo godere di un buon panorama una volta raggiunta la Croce degli Alpini.

Lungo la discesa verso il Borbera incrociamo alcuni escursionisti in direzione opposta, alcuni dei quali probabilmente bagnanti avventuratisi su un sentiero che presenta alcune difficoltà e punti esposti. Oltre a questi non mancano le vipere, infatti proprio sul sentiero ne troviamo una, intenta a soffocare con le sue spire un topolino.
Mi fermo per avvisare Mirko ed esortarlo a prendere la macchina fotografica, io intanto armeggio per accendere il cellulare e proprio mentre pregusto la possibilità di una sorta di video naturalistico vedo il topolino saltellare verso di me.
Forse anche complice la nostra presenza, la serpe ha mollato la presa ed ora se ne torna mogia tra pietre ed erba lisca accanto al sentiero.
Per il timore che abbia il dente avvelenato (frase quanto mai opportuna) nei nostri confronti, tiriamo alcuni sassi per evitare che non rimanga a bordo sentiero per vendicarsi.
Le nostre frequenti scivolate sul sentiero vengono accompagnate dalla colonna sonora del vociare e degli stereo dei numerosi bagnanti, decisamente troppi, che affollano il torrente nei pressi della famosa “puntesela” in legno a schiena d’asino.

A Pertuso ci sono bar in cui rifornirsi di cibo ed acqua, ma noi lo facciamo a casa di un amico che ci accompagnerà nel tratto successivo: Pertuso-Rivarossa lungo il ripido sentiero CAI 209.
L’attacco della salita è micidiale, sotto il sole di mezzogiorno, ma dopo poco di offrono splendide viste sul Borbera e sulla omonima vallata.
Il sentiero segue il ripido crinale ed alcune buche scavate nella roccia sono ricordi di guerra partigiana. Un falchetto o una poiana (sono ignorante in materia) volteggia sulle nostre teste.
Per fortuna non si tratta di un avvoltoio…
Accaldati raggiungiamo la Cappella di Rivarossa che offre una vista impareggiabile ed una invidiabile frescura all’ombra del suo porticato, o forse sarebbe più corretto dire pronao (oltre che di ornitologia sono ignorante anche di architettura).
All’interno alcune foto ricordano i faticosi lavori di ristrutturazione.
Poco oltre il borgo è ormai quasi interamente avvolto dalla vegetazione, tranne il Bivacco Marchesotti dove però rinunciamo ad entrare perché la fame chiama e non vediamo ora di raggiungere il pub-ristorante in cui riposare e mangiare.
La discesa sul CAI 208 è caratterizzata da un fondo pietroso, ma per fortuna la parte finale è tutta in ombra. I dati del Garmin questa volta sono più precisi perché mi sono ricordato quasi sempre di farlo ripartire dopo pochi passi dalle soste effettuate. Da Monteggio al Pub in località Baracche indica 17km con D+1165 che abbiamo percorso in sei ore (5 ore e 35’ in movimento).

Dopo una sosta rigenerante a base di ravioli al ragù e patate al forno, ripartiamo.
Lungo il sentiero che scende in Borbera, poche ore prima una signora è caduta procurandosi una frattura esposta alla tibia. Scendiamo con una prudenza da chirurgo cardiovascolare…
Ed una volta arrivati sul greto...godimiento !!
I nostri piedi pur sempre su pietraia godono però della frescura dell’acqua in cui camminiamo a lungo concedendoci anche un paio di bagni rifrescanti. Il torrente in alcuni punti, più facilmente accessibili dalla strada, è sovraffollato. In altri più vivibile e rilassante.

Dopo circa 4,5Km tra pozze, grigliate, ombrelloni e bagnanti, arriviamo in prossimità di Persi.
Qui il mio programma originale prevedeva di abbandonare il letto del fiume, risalire a Cerreto Ratti per rientrare nel bosco, visitare le chiesette di S.Stefano, della Madonna della Mercede e del Bambin di Praga per poi raggiungere Vignole.
Mirko però suggerisce di fermarci a Persi, bere una birra e prendere una corriera per Vignole.
Abbandonare il percorso studiato mi dispiace, ma devo dire che non oppongo strenua resistenza.
Il nostro cammino pertanto termina qui. Poco male: al prossimo giro gli proporrò il percorso dei Trail dei Santuari, in bassa Val Borbera, ed a quel punto la sua conoscenza sentieristica della mia Valle sarà quasi completa.


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MessaggioInviato: lun lug 13, 2020 18:45 
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Titano di Quotazero
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=D> =D> =D> Belin , Andrea , un autentico tour de force podistico , oltretutto a luglio ! Se ho fatto bene i conti , saranno quasi 60 kilometri con 4000 metri di dislivello , diluiti in due giorni :risata: . Complimentoni a tutti e due ... : Thumbup :
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Il silenzio è un dono universale che pochi sanno apprezzare. Forse perché non può essere comprato.I ricchi comprano rumore. L’animo umano si diletta nel silenzio della natura,che si rivela solo a chi lo cerca.[Charlie Chaplin]


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Quotazerino

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daniele64 ha scritto:
=D> =D> =D> Belin , Andrea , un autentico tour de force podistico , oltretutto a luglio ! Se ho fatto bene i conti , saranno quasi 60 kilometri con 4000 metri di dislivello , diluiti in due giorni :risata: . Complimentoni a tutti e due ... : Thumbup :
:smt006


Grazie Dani. Sano masochismo il nostro...
Fai conto che lunedì scorso ero da osteopata (seconda seduta in pochi giorni) e martedì dall'ortopedico per problemi che temo ormai cronici ad un ginocchio...
Il programma iniziale era di quasi 70Km, ma alla fine eravamo un po' cotti ed abbiamo preferito accorciarlo.
Che tu sappia esiste un sentiero che dal bivacco Busalla porti verso il sentiero dell'Acquapendente?
Noi non lo abbiamo visto e siamo scesi di ignoranza, ma è una cosa che sconsiglio


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MessaggioInviato: lun lug 13, 2020 19:02 
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Titano di Quotazero
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Che io sappia , l'unico accesso ufficiale al sentiero dell'Acquapendente è ai piedi delle Biurche , presso il tavolo da picnic ... :smt102
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MessaggioInviato: lun lug 13, 2020 22:08 
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Quotazerino

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daniele64 ha scritto:
Che io sappia , l'unico accesso ufficiale al sentiero dell'Acquapendente è ai piedi delle Biurche , presso il tavolo da picnic ... :smt102
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Allora non siamo ciechi :strizzaOcchio::
Da sopra vedevamo tavolo e sentiero.
Non potevamo non proseguire e ci siamo aperti una via...
In passato ero stato lì risalendo dall'acquapendente e non ricordavo deviazioni per la vetta della Biurca con il rifugio, ma potevo essermela persa


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