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".............Caldirola-Arenzano, un percorso noto, certo anche con un carattere “storico”, che può diventare un paradigma della riscoperta del territorio in maniera “dolce”, camminando, guardando, magari anche correndo, o pedalando, o facendosi caracollare da un cavallo. Negli anni il percorso Caldirola-Arenzano si è consolidato, e si è fatto conoscere, grazie alla gara, alle varie edizioni di un appuntamento che è stato competitivo e anche non competivo, affascinante per il collegamento che ripercorre una delle vie di penetrazione dal mare all’entroterra: e la sua valenza turistica sta anche nel fatto che si può percorrere nei due sensi. Una pagina di storia, una delle tante che “lasciano una scia” attraverso la nostra provincia proponendoci itinerari che un tempo erano commerciali e religiosi e oggi sono e devono poter sempre più essere turistici. E si tratta di un turismo che non va sottovalutato, limitandosi a chiamarlo “di nicchia”, visto che altre regioni italiane, soprattutto alpine, e le confinanti regioni dei paesi europei lo hanno da tempo promosso al pari delle altre forme turistiche. La Caldirola-Arenzano nasce ufficialmente nel 1996 e, come gara pura, rimane fino al 2000. Poi ha lasciato spazio anche a chi va più piano. Nasce dall’ispirazione di due appassioni dell’ambiente un po’ “estremo”, come Pino Scafaro e Sergio Guidobono. Loro, nel 1987 avevano provato a percorrere quel percorso e ne avevano tratto impressioni molto positive. Pur con sentieri quasi tutti da scoprire e rimettere in sesto, quel percorso era pieno di emozioni, tra boschi, cime di casa nostra, in una zona un tempo ricca di insediamenti antropici e oggi tutta da riscoprire. Il collegamento naturale tra le due province diventava collegamento naturale anche a livello istituzionale, unendo quelle due colonie che l’Amministrazione provinciale mette da tanti anni a disposizione di un turismo che ha anche un occhio rivolto al sociale. Quelle due colonie sono punti fermi nell’immaginario collettivo degli alessandrini, e altrettanto può tornare ad essere quella gara, considerando che comunque un evento di quel tipo suscita ovunque una certa curiosità, tra la gente del posto come tra i turisti. Il percoso è di circa 105 chilometri, nell’ultima edizione il vincitore, il campione ovadese Giorgio Belloni lo ha percorso in 15 ore, un record ancora da battere ufficialmente. Su quel percorso si sono misurati altri appassionati della corsa in montagna, come Fulvio Massa, autore di un volume che insegna ad apprezzare questa disciplina, faticosa e appagante. Per chi non pensa all’agonismo, ma vuole correre, la Caldirola-Arenzano è un cimento di tre giorni, un piccolo trekking assolutamente appagante, a condizione naturalmente di non trovarsi in un deserto di segnaletica e con sentieri che denunciano la mancanza di manutezione. Ecco quindi l’importanza di non lasciar cadere quel percorso, segnalato. La manutenzione dei sentieri ha visto in questi anni fasi alterne, con grande interesse da parte di alcune comunità montane, come la Val Borbera e momenti di minor attenzione. Oggi vale più che mai la pena di proporre un ritorno a interventi coordinati per segnalare e valorizzare percorsi alla portata delle diverse categorie di frequentatori della montagna. Tra coloro che vanno “non di corsa”, ce ne sono tanti che si fermano a gustare il paesaggio, ma anche i frutti delle terre che attraversano, e quindi ecco l’importanza di avere, e di segnalare, anche posti tappa o rifugi, locande, alberghi, ristoranti ai quali si può fare riferimento con più o meno piccole deviazioni dal percorso canonico. È assolutamente un dato di fatto che in questi anni le varie associazioni di escursionismo in provincia hanno proposto miriadi di iniziative, molte delle quali alla riscoperta del territorio della nostra provincia, e viene in mente il rifugio Orsi degli Amici del Monte Ebro, o il Mulino Nuovo alle Capanne di Marcarolo rimesso a nuovo dal Cai di Alessandria. Ma torniamo al punto di partenza. Oggi è proponibile l’itinerario Caldirola-Arenzano, transitando dal Monte Antola, a 1597 metri, contando anche sul fatto che ci si inoltra poi in un tratto, quello ligure, che è parco naturale e nel quale quindi c’è manutenzione più accurata. È un itinerario un po’ più lungo ma più facile, di 105 chilometri contro i circa 90 di altri percorsi meno segnalati e che richiedono una profonda conoscenza del territorio. Le segnalazioni “Arenzano” sono nei punti in cui si potrebbero avere dei dubbi sull’itinerario da seguire. Il percorso di tre giorni, per escursionisti medi si considera sulla base di 10 ore il primo giorno e 8 sia il secondo che il terzo, una normale durata di un trekking di questa entità. Più complesso e meno segnalato l’itinerario che passa dalla Val Borbera (segnavia 3). Parlando sempre di itinerari, oltre la Caldirola-Arenzano vale la pena di segnalare anche altri percorsi che ancora una volta si intrecciano con la nostra storia, e sarebbero un ulteriore veicolo per riscoprirla. Due altri percorsi tra mare e monti sono la Tortona-Portofino e la Acqui-Madonna della Guardia, un chiaro richiamo alle vie antiche di pellegrinaggio. La via del mare da Tortona a Portofino era ben descritta in un interessante volumetto pubblicato parecchi anni fa dalla provincia di Alessandria. In 12 tappe si proponeva l’itinerario da Tortona a Portofino transitando per Volpedo, Fabbrica Curone, Capanne di Cosola, Capanne di Carrega, Case Antola, Torriglia, e poi via verso il mare. Citando una regione non lontana da noi e dalla quale, in tema di turismo anche oggi potrebbe venire qualche lezione, vengono in mente i percorsi diretti dalla Valle d’Aosta a Oropa da tempo riscoperti e riproposti, in unica soluzione o a tappe, agli escursionisti di mezza Europa. Dall’altro lato c’è la Liguria che dopo l’Alta Via dei Monti Liguri ha sviluppato nel suo entroterra una serie di percorsi “Verde-azzurro”. E sempre parlando di itinerari sui quali si sono mossi migliaia di pellegrini nei secoli, vale anche la pena di ricordare il percorso da Vado a Tortona, la via Aemilia Scauri. Questo itinerario, nella sua proposta contemporanea parte da Vado e si snoda attraverso il Cadibona, Terzo, Acqui, per giungere a Tortona. Un viaggio in tre tappe per superare l’Appennino e arrivare in pianura. Un itinerario attraverso un ambiente per larghi tratti incontaminato, con la possibilità di “incappare” in emergenze archeologiche, oltre che pievi, torri medievali stupendi borghi arrampicati sulle pendici dei monti. Le tre tappe proposte sono da Vado al Colle di Cadibona, da Altare ad Acqui, da Acqui a Tortona. Il problema come sempre è di riuscire ad avere un itinerario facilmente identificabile e con una corretta manutezione nei punti più difficili. Un’ipotesi di lavoro, di investimento di fondi per chi voglia promuovere il territorio. Un’ipotesi, e una speranza che la Caldirola-Arenzano torni magari il prossimo anno ad animare la Val Curone: in passato sono giunte squadre dall’Umbria, dalla Toscana, dal Lazio e ancora oggi capita spesso che arrivino richieste di informazioni su quella gara tra i monti. La presenza in passato anche di team ufficiali, come la Salomon, è un ulteriore sintomo di interesse da parte delle ditte produttrici di materiale per l’alpinismo e l’escursionismo che non deve essere lasciato cadere. Tutti segnali da considerare ancora come base per una futura programmazione di attività nel territorio e per gli appassionati di ambiente e vita all’aria aperta, una categoria di persone che, ci permettiamo di dire “per fortuna”, non è in via di estinzione...................."
_________________ Belin !
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