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Monte Altissimo
(giesse59, 28/04/2007)

Avvertenze
Tipologia itinerario: escursionismo
Area geografica: Alpi Apuane
Valle: Turrite
Guida di riferimento: CAI-TCI Alpi Apuane
Luogo di partenza: Le Gobbie, presso il passo del Vestito

Mercoledì 25 aprile, Anniversario della Liberazione, il CAI di Pisa ha organizzato una spettacolosa gita intorno al Monte Altissimo, in cui l’ascesa alla vetta, che solo parte del gruppo ha compiuto, è stata in realtà la parte meno interessante, pur essendo la cima in questione molto panoramica. Tra l’altro il nome della montagna è fuorviante, visto che con i suoi 1589 metri l’Altissimo è ben lontano dalle altezze raggiunte dalle cime più alte delle Alpi Apuane (che culminano nei 1945 metri del Pisanino). La denominazione viene dall’imponenza del versante meridionale di questa montagna, che appare appunto “altissima” a chi la osserva dalla costa versiliese. Proprio sul versante meridionale ferveva un tempo una intensa attività di estrazione del marmo e le antiche cave si vedono ancora anche dal piano e suscitano inevitabile la domanda sul come si facesse a cavare su una parete quasi verticale.

Un itinerario fantastico di “archeologia marmifera” ci ha appunto condotto alla scoperta di queste antiche cave, da tempo inattive. L’itinerario ci ha portato inizialmente dalle Gobbie (m 1037), appena oltre la galleria del Passo del Vestito, attualmente chiusa, al Passo degli Uncini (m 1380) per il sentiero 33. Tempo buono in questa prima parte della gita, cielo poco nuvoloso, foschia e piuttosto caldo (13°C alle Gobbie alle 9, ben 16°C a Levigliani, quota 582 sul versante marittimo, mezz’ora prima). Elevata era stata la minima anche in pianura, con il termometro che a Migliarino aveva fermato la sua discesa a 13,°C alle 7.22.

Dal Passo degli Uncini non abbiamo salito la vetta per la via normale, che segue da vicino la cresta occidentale, ma siamo scesi per tracce di sentiero sullo scosceso versante sud del monte, perdendo circa 350 metri di quota, fino a ritrovare a poco più di 1000 metri la vecchia marmifera che sale da La Polla, sopra Azzano. Oggi tale marmifera è attiva fino alla Cava Mossa (quota 800 ca.) ma in passato ha servito anche la cava Fitta, sui 1100 metri, alla quale siamo infatti saliti salendo quel che resta della strada, avendo sopra di noi l’altra antica cava dei Colonnoni, a cui pure, in tempi relativamente recenti, giungeva un ramo secondario della stessa marmifera.

Ma se dalla Cava Fitta si alza lo sguardo verso l’alto si vedono, infissi nella parete verticale, i sostegni del percorso dei “Tavoloni”, quello con cui i cavatori raggiungevano dalla cava della Tacca Bianca, di cui scriverò poco sotto. I ferri sostenevano infatti passerelle in legno arditamente sospese sul vuoto e non deve essere stato uno scherzo soprattutto preparare questo percorso, ormai da tempo in rovina (ma qualche “tavolone”, ovviamente malconcio e impraticabile, ancora si vede).

Da Cava Fitta una scala e a seguire un sentiero ripido “di cava”, che permette anche di affacciarsi all’interno degli ambienti di cava, dove ancora si vedono gli attrezzi del lavoro quotidiano e le scalette dei “tecchiaioli”) ci hanno portato in breve alla Cava della Tacca Bianca, intorno quota 1200, quella dove si dice che Michelangelo in persona sia venuto a scegliere lo statuario della Pietà. Questa cava veniva raggiunta dai cavatori di Arni attraverso un percorso che saliva dall’alto paese apuano al Passo del Vaso Tondo, valico a quota 1380 sulla cresta est dell’Altissimo, per poi scendere un ripido vallone per un centinaio di metri e quindi raggiungere la cava sfruttando una cengia che taglia la parete quasi verticale. Si tratta di un percorso relativamente facile quanto esposto, molto esposto, che noi abbiamo percorso a ritroso, ovvero risalendo fino al Vaso Tondo.

Questo sentiero non è segnato e non è attrezzato. Quando lo percorrevano i cavatori, un cavo metallico era stato steso nei tratti più pericolosi, ma con la dismissione della cava il cavo, non ricevendo manutenzione, è andato rapidamente in rovina e quel che ne resta non è da tempo minimamente affidabile. La scelta di non attrezzare il sentiero a vantaggio degli escursionistici può naturalmente essere ritenuta opinabile, ma l’idea prevalente delle associazioni escursionistiche toscane è quella di lasciare il percorso “riservato” ai soli appassionati che abbiano familiarità con l’ambiente apuano, spesso tutt’altro che agevole, oltre ovviamente a non soffrire di vertigini. Rendere il sentiero più sicuro può portare al rischio di avvicinare a questo percorso anche persone non preparate, rendendo così paradossalmente maggiore la sua pericolosità. Il dibattito è comunque aperto e se vogliamo si estende alla questione più generale delle vie ferrate, da alcune viste come uno strumento per rendere accessibili a molti, se non a tutti, percorsi altrimenti fruibili solo da alpinisti esperti, ma da altri avversate in quanto elemento di “banalizzazione” della montagna.

Giunti al Passo intorno alle 13, parte del gruppo ha deciso di tornare subito a valle scendendo lungo il versante nord fino a ritrovare la strada tra Arni e le Gobbie. Metà dei partecipanti, tra cui io e la mia famiglia, ha voluto nobilitare la gita anche con la salita alla vetta, che dal passo richiede poco più di mezz’ora. Ma in questa mezz’ora il tempo è rapidamente peggiorato, due temporali si sono formati, uno verso le Panie, l’altro lo abbiamo visto arrivare dal Sella, fatto sta che appena arrivati in cima si è messo a piovere, dapprima debolmente poi più forte, soprattutto dopo aver ripreso il percorso fatto all’andata al Passo degli Uncini. Fortunatamente l’attività elettrica è rimasta piuttosto modesta, e in larga maggioranza si è trattato di fulmini nube-nube. Il temporale ha portato anche un calo termico: 11°C agli Uncini alle 15.30, 12°C alle Gobbie meno di un’ora dopo.

Proprio quando siamo passati dagli Uncini la precipitazione si è temporaneamente attenuata ed è anche apparso uno spicchio di cielo libero. L’illusione di non bagnarsi più e durata 5 minuti, poi un paio di tuoni più forti hanno dato il via a una repentina ripresa della pioggia. Probabilmente, nel suo spostarsi verso est-sudest, la cella temporalesca si è venuta a trovare sulla verticale della Versilia, dove è stata “rialimentata” dalla risalita dell’aria calda e umida che stazionava a quell’ora sulla fascia costiera. D’altronde gli “autorigeneranti” apuani sanno essere veramente terribili, come testimonia il tragico evento estremo dell’alluvione del 19 giugno 1996.

I pluviometri dell’Autorità di Bacino del Serchio più vicini alla nostra posizione hanno registrato discreti accumuli: 10 i millimetri caduti a Campagrina, 22 abbondanti quelli accumulatisi a “Monte Macina”, come viene definito dall’AdB il pluvio situato in realtà a Passo Sella, l’ampio valico tra il Sella e il Fiocca, a nord di dove ci trovavamo noi. Abbiamo citato Campagrina, che è abbastanza nota nell’ambiente meteo per la sua elevata piovosità (circa 3000 mm/anno). Si tratta di una minuscola frazione che chi percorre la strada del Vestito … non trova, in quanto il cartello segnaletico all’ingresso del paese indica impropriamente già Arni. Il nucleo abitato di Campagrina è però separato da quello, appena più grande, di Arni, distando i due centri circa 1 chilometro.

Torniamo al nostro temporale. Come da copione la precipitazione si è vistosamente attenuata non appena abbiamo raggiunto la nostra automobile, poco prima delle 16.30,, per cessare pochi minuti dopo, quando abbiamo ripreso la via di casa. Il tempo di riattraversare la Galleria del Cipollaio e ha iniziato a riapparire il sole, seppure in un contesto ancora di strade e boschi bagnati dalla pioggia e anche rinfrescati, visto che a Seravezza abbiamo trovato 17°C e a Pietrasanta 18°C. Strada via via più asciutta tra Pietrasanta e Capezzano e del tutto asciutta una volta superata questa località, con immediato ritorno del termometro sopra i 20°C. A Migliarino naturalmente non ha piovuto e la temperatura massima è stata al solito, in questo aprile “rovente”, molto alta, toccando i 24,8°C.

Riepilogo itinerario: Le Gobbie - Passo degli Uncini - versante sud dell'Altissimo - tornante via marmifera - Cava Fitta - Cava Tacca Bianca - Pssso del Vaso Tondo - Monte Altissimo - Le Gobbie

Dislivello complessivo: m 900 (350 dalle Gobbie agli Uncini, 550 dalla marmifera alla vetta)

Tempo percorrenza: 6 ore

Difficoltà: EE (vivamente sconsigliato a chi soffre di vertigini)

Equipaggiamento: consigliabile il casco, il "set" da via ferrata può essere utile sulla scaletta della cava Fitta

I

I "tavoloni" tra i Colonnoni e la Tacca Bianca, visti da quest'ultima

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