Archivio Itinerari Archivio Articoli Forum Gallery Cerca nel Sito:      

Home Page
Appennino Ligure
Alpi Apuane
Alpi Liguri
Alpi Marittime
Alpi Cozie
Articoli

Forum
Gallery
Vecchia Gallery
Rivista
FAQ
Link
Vecchio Sito
Contatti
News

Area Riservata

User:

Password:











Canyon dell'alpe
(soundofsilence, 29/09/2007)

Avvertenze
Tipologia itinerario: escursionismo
Area geografica: Alpi Cozie
Valle: Valle Dell'Alpe (Valfurva)
Guida di riferimento: Io!!!
Luogo di partenza: Ponte dell'Alpe

Innanzitutto chiedo scusa per aver selezionato Alpi Cozie e aver inserito il racconto, in realtà è una zona un pò OT, si tratta in effetti delle Alpi Retiche, spero mi perdonerete visto che sono nuovo e non so ancora come funzionano le cose...
Comunque, se volete, cancellatelo pure, ci tenevo però a condividere questo racconto che oltre del posto (che merita veramente!!!) parla anche un poco di me, e oltrettutto lo avevo già pronto!!!
A mia scusante posso dire che credo non sia impossibile realizzare questo itinerario in giornata partendo da Genova e quindi possa rientrare nel raggio di azione coperto dal sito.... Devo anche dire però che io non faccio molto testo a questo proposito visto che sono riuscito anche ad andare e tornare dai Calanques di Marsiglia da Genova in Giornata, facendo anche 10 ore di escursione....
Ciao a tutti e scusa ancora!




È tardi, ormai è mezzogiorno, i bambini hanno già finito di sciare sul ghiacciaio e tra ¾ d’ora saranno di ritorno, il tempo della nostra mini-gita è scaduto, dobbiamo correre per arrivare al residence prima di loro e preparargli da mangiare, come al solito il tempo viene a mancare sul più bello…. Eppure nei sogni il tempo non esiste, e che cos’è se non un sogno questo posto così vicino eppure così lontano tanto che tutti vi passano a pochi metri senza riuscire a vederlo e così perfetto, che, anche con in mano il pennello di Dio non riusciremmo a disegnarlo più bello… Mi fermo ancora qualche minuto a fare le foto per essere sicuro di non aver sognato e per mostrarle a mia moglie che è andata avanti con la bambina piccola in spalla per tornare prima alla macchina; poi devo andare, è troppa la voglia di condividere quello che ho visto e corro anch’io verso la macchina. E’ strano come il pensare di essere il solo ad aver trovato questa gemma nascosta mi dia una sensazione così intensa e così indescrivibile e nello stesso tempo mi trovo a morire dalla voglia di mostrarla ad altri; chissà se anche gli speleologi, quando chiudono le grotte, sono combattuti dagli stessi sentimenti: da un lato il desiderio di custodire e proteggere le meraviglie della natura e nello stesso tempo di sentirsene proprietari esclusivi e dall’altra quello di condividerle con il mondo; razionalmente penso che queste 2 esigenze debbano essere sempre soddisfatte entrambe e provo amarezza quando vedo che non è stato possibile…
Ciò che però mi stupisce di più in questo momento è come questo posto a meno di mezzo chilometro in linea d’aria dalla strada statale e pochi metri sotto un sentiero frequentatissimo non sia conosciuto da nessuno: frotte di escursionisti mi passano sopra la testa e guardano e non vedono e nemmeno la gente del posto lo conosce, certo la natura ha saputo nascondere bene questo tesoro tanto che non si può neanche immaginarlo fino ad esservi dentro, però io sono qua e mia moglie avrebbe dovuto esserci, anzi lei avrebbe voluto venirci ad inizio gita, io invece ho insistito perché prima facessimo la gita e poi andassimo ad esplorare, così abbiamo fatto e come al solito di tempo per esplorare non ne è rimasto neanche un pò, però, sempre come al solito, esploriamo lo stesso…
Forse, però, è una fortuna che tutti passino guardando e non vedendo, pochi metri sotto la statale invece, vicino al parcheggio, in una bella forra del torrente 3 rifiuti di plastica continuano a galleggiare da giorni nello stesso punto con la furia delle acque impotente a spazzarli via, capace solo di sbatterli avanti e indietro cercando di dimostrare invano che la plastica è meno resistente della roccia; qui invece, a poche centinaia di metri, sembra non ci sia fermato mai nessuno: neanche il più piccolo rifiuto…
Pure mi dispiace lo stesso che nessuno sia qua con me, ma pensandoci bene non è così strano: ho fatto tante gite in montagna con tante persone diverse e con tanti gruppi organizzati, ma il modo di andare in montagna mio e di mia moglie è diverso da quello di tutte le altre persone che ho incontrato: a noi piace guardarci intorno e cercare la bellezza della natura in tutte le sue forme dai fiori, alla fauna, alle rocce, alle cascate, ai laghi alle grotte e in qualsiasi cosa possa colpire la nostra fantasia, abbiamo incontrato invece gente per cui la vetta è l’unica meta importante (mentre per noi lo è solo in funzione del panorama che offre), gente che ripete sempre gli stessi sentieri e non vuole provarne di nuovi, gente che non vuole fare una deviazione di pochi metri per vedere una bellezza nascosta e che svolge il sentiero come fosse un compito senza nemmeno quasi guardarsi intorno, gente che considera la montagna una sfida con sé stessi e altri che la considerano come una sfida sportiva… Intendiamoci però, io non ho niente contro tutti questi modi di andare in montagna e non ritengo che il mio modo sia migliore, vorrei invece soltanto sapere se c’è qualcuno che la pensa come me, anche perché conosco molti posti come quello di cui stò parlando e mi piacerebbe condividerli… Ma torniamo alle ore 12 del 5 agosto, sì è vero il ricordo è così vivido che se mi concentro posso tornarci quando voglio, sfidando le leggi della natura, proprio come l’acqua della cascata, che prima di gettarsi nella sottostante marmitta, rimbalza sullo scivolo multicolore e torna indietro, quasi a volersi soffermare anch’essa un attimo di più in questo luogo incantato, ci è voluto poco perché ci rendessimo conto che il programma per il giorno dopo era saltato: l’ultimo giorno di vacanza saremmo ritornati tutti insieme al Canyon dell’Alpe: non avrei potuto resistere fino al prossimo anno di sci estivo senza portarci mia moglie e i bambini… E adesso, adesso non sono ancora soddisfatto, ho una gran voglia di portarci anche tutti voi e, quindi, per chi non si accontenta di viaggiare con la fantasia per raggiungere il Canyon dell’Alpe deve percorrere la statale del Gavia da Bormio (in Valtellina, provincia di Sondrio) fino a 4 Km. Prima del passo, parcheggiando la macchina in località Ponte dell’Alpe (2289 metri, facilmente riconoscibile per il parcheggio appunto, per il ponte e per la presenza di vari sentieri), da qui si tralascia a sinistra il sentiero per la Val di Rezzalo e si prende la strada sterrata in salita (non quella in piano che finisce poco dopo) e la si segue per una decina di minuti fino a che si vede in basso il torrente Alpe formare un Canyon nel marmo. Da qui la via non è più obbligata, il torrente è poche decine di metri più in basso e ognuno può scegliere la via che preferisce, con un minimo di attenzione però, per raggiungere la cascata che si trova alla testata del Canyon; dopo un’inevitabile sosta a contemplare lo spettacolo si può percorrere tutto il Canyon (è lungo trai 50 e i 100 metri) su entrambe le rive e probabilmente anche dentro il torrente per gli appassionati del canyoning, per ammirare le altre cascatelle e soprattutto i magnifici colori del marmo istoriato, occorre però procedere senza sentiero e con un minimo di attenzione per la scivolosità della roccia.
La visita al Canyon dell’Alpe, può, anzi, oserei dire deve, essere abbinata, a quella alla soprastante Grotta Edelweiss, sempre che non perdiate, come me e mia moglie, mezza giornata a fare centinaia di foto lungo il Canyon…
La Grotta Edelweiss (che prende il nome dalle Stelle Alpine che si trovano poco sopra la grotta) si raggiunge continuando a seguire la strada sterrata per un’altra decina di minuti, fino a che non la si intravede alla base della parete rocciosa sulla cima della quale sono in corso di costruzione gli impianti delle nuove piste da sci di Santa Caterina Valfurva, a questo punto si lascia la strada e si prosegue dritti lungo il pendio erboso (tanto per cambiare senza sentiero…) per un dislivello di circa 100 metri, fino alla grotta che si trova a circa 2500 metri di altezza.
La fatica della ripida salita verrà ripagata dalla vista del Gran Zebrù dall’entrata della grotta e, per chi si è portato una lampada e un casco, dalle stupende pareti di marmo striato all’interno della grotta e, se siete fortunati come noi, dalla presenza di bellissime (tanto da sembrare cristalli) muffe bianche sul fondo della grotta.
La visita della Grotta non presenta difficoltà speleologiche: la grotta è lunga meno di 100 metri ed è costituita da un’unica galleria pianeggiante che nella parte terminale si abbassa, costringendo a procedere a carponi o quasi sdraiati, la discesa alla cascata e l ‘esplorazione del Canyon dell’Alpe invece, possono, secondo me, essere classificati come un itinerario escursionistico di livello EM, soprattutto perché si può scegliere la via e passare dove si preferisce e magari anche non passare per niente, ma se si vuole andare proprio dappertutto non mancano le occasioni di usare le mani o di scivolare su una roccia estremamente sdrucciolevole e quindi, a mio parere, sconfinare nel livello EE.
Siamo poi tornati l’anno dopo e abbiamo fatto altre scoperte, ma questa è un’altra storia, se vi interessa fatemelo sapere….

Cascata Canyon dell'Alpe da sopra

Cascata Canyon dell'Alpe da sopra

Altre informazioni o foto:





User:        Password:  

Immagine associata:       Didascalia:  

Album associato:  

Commento:




© QUOTAZERO.COM - E-mail: info@quotazero.com - Avvertenze - sito ottimizzato per risoluzione 1024x768 e superiori