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Rocca del Prete (1466 mt.) Via IL RITORNO DI LUCIFERO
(cenere, 09/10/2008)

Avvertenze
Tipologia itinerario: alpinismo
Area geografica: Appennino Ligure
Valle: Val D'aveto
Guida di riferimento: E.Pinotti
Luogo di partenza: Santo Stefano d'Aveto

La via "Il ritorno di Lucifero" percorre lo sperone centrale della bastionata ofiolitica della Rocca del Prete, in valle d'Aveto.
Santo Stefano d'Aveto è il punto di partenza: lo si raggiunge o provenendo dal piacentino, tramite la statale della Val Nure, o provenendo dal genovese, uscendo dall'autostrada a Busalla.
Una volta giunti a Santo Stefano occorre imboccare la strada per il Passo del Tomarlo e, dopo circa un paio di chilometri, posteggiare in un ampio piazzale, con bacheca di legno e, di fronte, un po' nascosta fra i cespugli, una baracchetta in lamiera. A lato della barecchetta parte la mulattiera che si inoltra a mezza costa nel bosco e che va seguita fino a trovare, sulla destra la diramazione del sentiero per la Rocca del Prete, indicata tramite cartello. Una volta giunti in una radura con un grosso masso e alcuni segnali occorre seguire quello per il Torrione Bassani e, successivamente, per la Candela. Si sbuca così dal bosco e si attraversano due pietraie piuttosto ripide, fino a portarsi alla base dello sperone sul cui lato sinistro attacca la via, in corrispondenza di un diedro. Il tempo per l'avvicinamento a piedi è circa mezz'ora.

IL RITORNO DI LUCIFERO (Calderone-Peveri '91)
185 mt., 7 lunghezze, max 6a+, attrezzata a spit
1) 25 mt., 5c - Si sale il diedro, inizialmente sulla faccia destra e poi, dopo circa due metri, sfruttando entrambe le facce (5a), fino aa arrivare in corrispondenza di un alberello, dove occorre spostarsi sulla faccia sinistra e risalire con passi atletici per circa tre metri (5c), fino ad imboccare il diedro successivo (5b) che si risale interamente fino a uscire a destra ad un pulpito su cui è sita la sosta. Volendo è possibile uscire dal diedro qualche metro prima, spostandosi a destra e risalendo uno speroncino più semplice, ma sporco e privo di protezioni.
2) 45 mt., 5a - Dalla sosta spostarsi due metri a destra e prendere poi a risalire lungo un diedro-canale piuttosto articolato (4c): le protezioni sono un po' diffcili da individuare, ma il percorso è suggerito dall'andamento del diedro-canale, ove, fra l'altro, è agevole piazzare protezioni integrative, senza esagerare però, perchè il tiro è molto lungo e non lineare. Giunti alla nicchia con cui il diedro-canale termina, occorre prendere a risalire, obliquando a destra, la compatta placca successiva (la relazione la da 5a, ma a me è parsa un po' più difficoltosa) fino alla sosta che si trova nei pressi dello spigolo.
3) 15 mt., 3c - Dalla sosta occorre scendere la paretina sulla destra dello spigolo (3c) e proseguire poi più facilmente su rampa discendente rocciosa e terrosa fino a raggiungere la cengia, a metà di cui è situata la sosta. E' anche possibile proseguire ancora qualche metro lungo la cengia e avvicinarsi alla base del diedro nero sulla destra, fermandosi, sempre comodamente in piano, allo spit successivo.
4) 35 mt., 6a+ - E' il primo dei due tiri chiave. Rimontare il diedro ("Diedro nero"), aiutandosi con i blocchi incastrati presenti sulla faccia destra (5c), fino a giungere nel punto in cu il diedro è sbarrato da un tetto. Spostarsi a sinistra sfruttando la fessura appena sotto il tetto, con prese rovesce, stando ben raccolti e puntando i piedi molto in alto (6a+): il tratto è abbondantemente protetto. Esaurito il tetto prendere a risalire, con uscita difficoltosa (6a) e successivo diedrino faticoso ma meno difficile (5c), fino alla sosta, su un terrazzino a sinistra poco sotto la cengia.
5) 25 mt., 6a - Tiro più corto e tecnicamente meno impegnativo, ma con roccia di peggiore qualità nella prima parte. Salire dritti sulla cengia e afferrare la fessura ("Fessura sinistra") da seguire in traverso verso sinistra (5c/6a). Sfruttare poi, in modo analogo al tiro precedente, una fessura sotto a un tettino, che permette di esaurire il traverso e prendere a risalire in verticale su placca, stando a sinistra (6a). Raggiungere la sosta su di una comoda cengia.
6) 20 mt., 4c - Traversare in orizzontale a destra, oltrepassando uno spuntone. Successivamente risalire l'ampia fessura, molto articolata, sfruttando le numerose lame presenti (4c) e raggiunendo la sosta alla base di un camino.
7) 20 mt., 4c - Entrare nel camino ("Camino del minatore") che sale obliquo verso destra: risalirlo con una certa scomodità e prestando attenzione ai numerosi sassi instabili (4c), fino a uscire verso sinistr alla sosta sopra un grosso blocco incastrato. A questo punto la via termina, ma è preferibile proseguire, rinviando la sosta e risalendo gli ultimi due metri di rocce fino a sbucare sulla sommità, risalire un breve pendio erboso e sostare sugli spit presenti alcuni metri più avanti sopra ad alcune lingue rocciose di placche quasi orizzontali.
Discesa - E' possibile scendere con tre corde doppie: necessarie due corde. Partire dall'ultima sosta e raggiungere direttamente la sosta fra la "Fessura sinistra" ed il "Diedro nero". Da qui calarsi alla cengia alla base del "Diedro nero" e, infine, effettura un'ultima doppia dalla cengia fino a terra: volendo è presente una sosta intermedia e, nella parte bassa della parete, un tratto attrezzatoa cavi d'acciaio che riportano alla base.

La via è molto avventurosa ed interessante, presentando a ogni tiro, uno scenario diverso: diedri, placche, fessure, camini e lame. Le protezioni sono disposte in modo non uniforme, ma, nei punti più ostici, sono piuttosto ravvicinate e sicure. Il passaggio chiave del "Diedro nero" può essere provato in tutta sicurezza, grazie alla presenza di uno spit aggiuntivo e intermedio nel punto più delicato, mentre, lungo la "Fessura sinistra" le protezioni, per quanto regolari e ben poste, sono meno assidue. La nota negativa, a mio parere, è rappresentata dalla qualità della roccia non sempre ottima, specie nella prima parte del tiro della "Fessura sinistra" e all'interno del "Camino del minatore".
La quota del luogo è circa 1000 metri e la via va affrontata preferibilmente dalla seconda primavera a metà autunno.

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