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Monte Carmo di Loano, via IL PILASTRINO allo Scoglio dell'Avetta
(Cenere, 14/10/2008)

Avvertenze
Tipologia itinerario: alpinismo
Area geografica: Alpi Liguri
Valle: Valle Del Nimbalto
Guida di riferimento:
Luogo di partenza: Verzi (Loano)

“IL PILASTRINO”
75 mt., IV
Oliverio, Radin, Rancati, 2007

LOCALITA’
La via rimonta una delle strutture minori situate nelle vicinanze della Rocca dell’Aia, alle pendici del Monte Carmo di Loano.
La struttura in questione, lo Scoglio dell’Avetta, si trova lungo il sentiero a valle della Rocca dell’Aia e si presenta come un grande sasso quadrangolare, con un lato appoggiato quasi interamente alla spalla del monte e l’altro che precipita invece a valle con ampie placconate, non sempre continue. La caratteristica della struttura, che la rende riconoscibile già dal sentiero, è quella di avere la cima spezzata, in due grosse lame parallele.
VIAGGIO IN AUTO
Per raggiungere il luogo occorre uscire al casello di Pietra Ligure, sull’autostrada A10. Si prosegue poi sull’Aurelia fino ad arrivare a Loano.
Una volta entrati in paese, lungo la via principale, si svolta a destra in corrispondenza delle indicazioni per Verzi e per il Monte Carmo. Raggiunto l’abitato di Verzi e la sua chiesa, si risale a destra la tortuosa e successivamente sterrata strada verso il piazzale Castagnabanca. Si posteggia infine nel piazzale alla base della teleferica del rifugio Pian delle Bosse.
AVVICINAMENTO A PIEDI
Il segnavia da seguire è un bollo rosso.
Imboccare la mulattiera a destra della teleferica e percorrerla mentre si inoltra nel bosco, con brevi salite e tratti in falsopiano. Superare il bivio per il rifugio, tenendo sempre la sinistra e continuare a costeggiare la valle del ruscello, secco in estate.
Quando la strada, dopo una salita più accentuata, prende a scendere, svoltare a destra, all’imbocco di un piccolo sentiero, in corrispondenza di alcuni gradini rocciosi marcati col bollo rosso. Seguire il sentiero, inizialmente nel bosco e poi a mezza costa lungo una spalla erbosa e terrosa. Da qui è già visibile la Rocca dell’Aia e, prima, il sasso spezzato su cui è tracciata la nostra via.
Quando il sentiero rientra nel bosco e poco dopo presenta un bivio, seguire la traccia più bassa, sulla sinistra, trlasciando da ora il bollo roso. Percorrerla per circa cento metri, fino a scorgere a sinistra fra gli alberi, la cima della struttura.
Abbandonare il sentiero piegando a sinistra e scendendo in un avvallamento che sembra essere il letto di un ruscello secco. Risalirlo fin quando, sulla sponda sinistra, si scorge una radura terrosa, nascosta nel bosco e adiacente a una paretina rocciosa. Questo è il punto di riferimento, ove si sbucherà anche al termine della discesa dopo aver effettuato la via.
Per raggiungere l’attacco occorre ora scendere a destra verso il fondo della valle, tramite una ripida traccia terrosa che costeggia la struttura, segnalata sporadicamente da qualche ometto. Arrivati al fondo valle, percorso da un ruscello, ci si tiene a sinistra e, sempre su traccia, si costeggia la base della struttura.
Un ulteriore ometto segnala l’attacco della via, costituito da un muretto verticale solcato da una fessura, con un chiodo infisso alla destra della fessura.
CARATTERISTICHE DELLA VIA
“Il Pilastrino” è una via tecnicamente molto semplice, che, a nostro avviso, potrebbe presentare al massimo un paio di passi di IV grado, non superando, per il resto, il III. Mai particolarmente esposta, ha una linea diretta che è difficile smarrire.
Tuttavia, essendo stata aperta dal basso con protezioni rimovibili, non è attrezzata e presuppone l’uso di friend, in particolare, ma anche qualche nut e alcuni cordini per le soste.
Composta da buona e articolata quarzite, ben si adatta a chi vuole iniziare a sperimentare un’ascensione in stile classico senza assumersi particolari rischi. La conformazione della roccia che permette di proteggersi in modo ravvicinato e sicuro, la ridotta lunghezza dell’itinerario e le difficoltà mai impegnative, infatti, lasciano aperte numerose possibilità di sperimentazione in sicurezza.
Alla prima sosta una via di fuga naturale permette senza rischi di interrompere l’ascensione, immettendo nel canale a destra della via, da cui, tramite bosco e sterpaglie è possibile comunque risalire alla cima.
RELAZIONE DELLA SALITA
Primo tiro, 30 mt, 1 chiodo - Rimontare il muretto d’attacco servendosi, oltre che della fessura centrale, anche delle tacche e dei piccoli spuntoni ai lati di essa (III, 1 ch.). Dopo il muretto verticale alcuni passi più appoggiati permettono di portarsi sotto una placchetta piuttosto compatta. Alla base della placchetta vi è un’esile fessura orizzontale e, al centro di essa, un buco nascosto ove è agevole piazzare un friend 0.3. Risalire la placchetta sfruttando le piccole tacche orizzontali che la percorrono, restando sulla sinistra (IV, alberello per cordino). Spostarsi poi ulteriormente a sinistra, su grossi appoggi, e prendere a rimontare l’evidente pilastro roccioso che, dal chiuso della vegetazione, si innalza dritto fino alla prima sosta. La parte iniziale del pilastro è piuttosto verticale, ma non difficile e assai articolata (III-, ampie possibilità di proteggersi con friend e nut). La seconda parte è invece del tutto elementare, a gradoni e nette maniglie (II, proteggibile con friend e nut). Sostare su un solido spuntone in prossimità di un pianerottolo alla base di uno strapiombino. Per chi volesse vi è anche la possibilità di ampliare i punti di ancoraggio, servendosi di una clessidra nascosta, a destra dello spuntone, che tuttavia non lascia dubbi quanto alla propria solidità. A destra del pianerottolo, uno scivolo roccioso di circa un paio di metri, permette, camminando, di raggiungere un canale laterale e guadagnare così la via di fuga.
Secondo tiro, 30 metri, 1 chiodo - Si supera lo strapiombino (III+, 1 ch. sopra lo strapiombo a destra, non visibile dalla sosta), eventualmente più semplice a sinistra. Ci si dirige poi, per semplice tratto quasi orizzontale (I), alla base della seconda e più esposta sezione del pilastro, composto da blocchi e lame verticali fra cui è agevole porre dei friends e trovare appigli e appoggi (III-). Il pilastro si accosta poi, sulla sinistra, ad una parete, creando un diedro appoggiato: percorrerlo fino a quando un insieme di lame e spuntoni strapiombanti lo chiude (III, ampie possibilità di proteggersi con nut e friend). Uscire dal diedro rimontando la sua faccia sinistra e sfruttando eventualmente in opposizione le lame che lo chiudono frontalmente fino ad afferrare dei buoni appigli che consentono di uscire e portarsi su un pulpito (IV). Dal pianerottolo risalire ancora frontalmente inoltrandosi nell’articolato sistema di spuntoni che si para di fronte (II) e sceglierne uno per sostare.
Terzo tiro, 15 mt. - Si tratta ora di esurire l’ultimo elementare tratto di salita per guadagnare la sommità della struttura. Proseguire fra gli spuntoni, fino a uscire, con passo in discsa sulla destra, ad un ampio pianerottolo sotto la vetta. Guadagnare la vetta risalendo poi per alcuni metri l’ultima semplicissima placca. La cima di questa parte della struttura è costituita da un ampio piazzale roccioso: non sono presenti né croci né ometti né libro firme. E’ però molto comodo per prendere il sole.
DISCESA - Dando le spalle al punto di provenienza della via, raggiungere il bordo opposto della piazzola sommitale, tenendosi a sinistra, e discendere con qualche semplice salto fino al livello inferiore, con terra e alberi. Girare a sinistra e seguire una lingua di terra che, disturbata da molti arbusti e alberelli, porta di nuovo alla radura di riferimento, citata prima.
NOTE
“Il Pilastrino” è il nostro primo esperimento di apertura di una via. Tuttavia abbiamo cercato di tracciare la nostra via nel pieno rispetto del luogo in cui essa si svolge e, speriamo, anche della comunità alpinistica che, in quel luogo, opera a ben altri livelli. Abbiamo provveduto alla completa ripulitura e disgaggio del tracciato, spostando i sassi mobili che abbiamo notato e togliendo la terra o i ciuffi d’erba che potevano ostacolare la salita. Essendo, la nostra, una via aperta da principianti, l’abbiamo inevitabilmente pensata per ripetitori anch’essi alle prime armi. In virtù di questo ci è parso più ragionevole eccedere, eventualmente, nell’indicare le difficoltà, piuttosto che correre il rischio di mettere qualcuno in una situazione angosciante o pericolosa. Buona ascensione!

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