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Monte Carmo di Loano, VIA DEI CAMINI alla Rocca dell'Aia
(Cenere, 08/11/2008)

Avvertenze
Tipologia itinerario: alpinismo
Area geografica: Alpi Liguri
Valle: Nimbalto
Guida di riferimento: Gamba e Gallo
Luogo di partenza: Verzi (Loano)

La Rocca dell’Aia è un torrione quarzitico alto un centinaio di metri, posto circa a quota 600 mt. sulle pendici del Monte Carmo di Loano, nei pressi di Verzi.
La frazione è raggiungibile da Loano, prendendo dall’Aurelia, che attraversa l’abitato, la deviazione a destra, con cartello indicatore.
Giunti a Verzi proseguire per la via principale fino alla chiesa e prendere a risalire la strada che, con alcuni iniziali tornanti, lascia le case per salire fra i boschi. La strada diviene poi sterrata, ma è comunque percorribile in auto, fino al suo termine nel piazzale di Castagnabanca, in corrispoondenza dell’arrivo della teleferica che serve il rifugio posto in cima al Carmo.
Da qui inizia l’avvicinamento, che consiste nel percorrere inizialmente la mulattiera che parte alla destra dell’arrivo della teleferica. Si resta sulla medesima via ignorando le deviazioni a destra per il rifugio e proseguendo fino a dove, compiuto un piccolo passo, la mulattiera inizia a scendere: una decina di metri dopo l’inizio della discesa occorre prendere a destra il sentiero segnalato con un bollo rosso e seguirlo fino a sbucare di fronte alla Rocca dell’Aia, in corrispondenza di una parete tafonata con la scritta “Ultima regina”. Di fronte alla scritta svoltare a destra, costeggiando la parete fino a giungere all’imbocco del grosso camino entro cui corre la via.

“VIA DEI CAMINI” (Vigliani ’25)
90 mt., 4 lunghezze, max IV+, parzialmente attrezzata a spit
1) 20 mt., IV Risalire la prima paretina a sinistra del camino, sfruttando la fessura che la incide (IV) oppure entrare direttamente nel camino e risalire lungo lo spigolo sinistro (III), fino ad un pulpito quattro metri sopra l’attacco. Portarsi a destra ed addentrarsi nel camino. Risalire il camino, superando inizialmente un blocco incastrato (IV) e proseguendo poi (III) fino ad un albero su cui far sosta, passando una fettuccia. E’ possibile anche proseguire ancora alcuni metri e imboccare una stretta spaccatura a destra raggiungendo un pulpito con sosta attrezzata, anche se leggermente fuori via. Questo tiro è attrezzato a spit.
2) 30 mt., IV+ Dall’albero proseguire a salire nel camino (dalla sosta attrezzata ritornare a sinistra e riguadagnare il camino), arrivando presto ad un tratto quasi orizzontale lungo cui insinuarsi (II). Giunti in fondo riprendere a salire sfruttando i lati del camino in opposizione (III) fino a raggiungere l’imbocco di una piccola grotta. Qui, senza entrare nella grotta, occorre proseguire dritti, affrontando una placchetta piuttosto delicata (IV+) ed uscendo poi a sinistra fino ad un secondo albero, su cui sostare sempre con fettuccia. Il tiro non presenta protezioni fisse ed è necessario utilizzare nut, friend e cordini su spuntoni. Nel caso in cui capitasse di entrare nella grotta, sul pavimento, appena dopo l’imbocco, è presente una clessidra, utile eventualmente per sostare. L’uscita dalla grotta per riprendere la placca è scomoda, ma chi è particolarmente filiforme, può anche risalire all’interno della grotta e uscirne tramite un foro molto stretto alla sua sommità, evitando così la placca: il foro d’uscita è tuttavia molto stretto.
3) 25 mt., IV Dall’albero, tramite un canale con sassi mobili (I), raggiungere l’imbocco del secondo e più buio camino. Risalirlo nel suo fondo (IV), fin quando un taglio di luce segnalerà la presenza del pertugio che permette di uscire, trovandosi così sulla parete opposta della Rocca, la parete sud ovest. Anche questa lunghezza non è attrezzata, presentando solo una veccha sosta a chiodi nella parte bassa del camino. Il foro d’uscita è anch’esso abbastanza stretto. Una volta sbucati ci si trova sul comodo ballatoio della via Normale, con cui la Via dei Camini condivide l’ultima lunghezza: fare sosta su spuntoni.
4) 15 mt., VI+ Quest’ultimo tiro è attrezzato a spit. Risalire la parete alla destra del foro d’uscita (IV), fino a entrare nel successivo e ultimo breve camino che occorre affrontare con il viso rivolto a destra e stando il più possibili esterni: per uscire occorre sfruttare, prima con la mano poi col piede, una piccola tacchetta posta all’estremità dello sperone che si abbassa sul lato destro del camino (IV+). Proseguire dritti dopo il camino e uscire a sinistra in corrispondenza di un vecchio piolo di ferro con anello (III), raggiungendo poi la sosta finale qualche metro dopo, per semplici rocce. Da lì, anche slegati, in vetta per facili roccette.
Discesa – La via più praticata per scendere è rappresentata da una calata di circa 15 mt. lungo lo spigolo nord-ovest, dunque dalla parte opposta a quella da cui si proviene. Effettuata la calata ci si trova sulla breve e frastagliata cresta nord-ovest, che va percorsa fino al colletto, da cui, a destra, scende il sentiero che riporta alla base della parete nord. Da segnalare, lungo la cresta, l’attreversamento di una placchetta di II grado, esposta, che si trova sotto un gendarme che s’innalza dalla cresta, il “Picco Annabella”. Un secondo modo, più emozionante, per scendere, consiste nell’effettuare una calata totalmente nel vuoto e a parecchi metri di distanza dalla parete, che porta alla base parete della sud-ovest, da cui, con sentiero anulare, tornare al punto di partenza. In tal caso la sosta da cu calarsi si trova su di un ripiano qualche metro sotto la vetta, nei pressi della croce: la sosta si trova su un marcato terrazzino, è costituita da due anelli e non va confusa con una sempre in zona ma più in alto e costituita da un solo anello.

La Via dei Camini è un itinerario molto particolare e molto suggestivo. Non presenta difficoltà tecniche elevate, ma non va assolutamente sottovalutata per le caratteristiche desuete dell’arrampicata che propone, l’assenza di protezioni fisse in gran parte del percorso e le peculiarità dell’ambiente in cui si svolge. Per affrontare la via è naturalmente necessario essere dotati di nut, friend e cordini ed essere in grado di posizionarli e di allestire le soste.
Detto questo si tratta di un percorso carico di storia, essendo il primo itinerario compiuto sulla Rocca, ricco anche di cimeli e relitti del passato: fra questi, l’anellone che occhieggia a conclusione della via sembra addirittura risalire al 1928, data della prima ascensione ufficilale.
Articolato in grotte, pertugi e stretti canali, è sicuramente un itinerario che merita una visita, non fosse altro per la particolarità, unica, di accompagnare il visitatore in un viaggio all’interno della Rocca, attraversandola da parte a parte e svelandone lentamente storia e memorie.

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