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GUYA TREKKING 2008
(manfred, 11/11/2008)

Avvertenze
Tipologia itinerario: escursionismo
Area geografica: Appennino Ligure
Valle:
Guida di riferimento:
Luogo di partenza: CASONI DI SUVERO




Iniziare un racconto, narrare gli eventi, le emozioni, descrivere ciò che ci ha incuriosito, spaventati, emozionati non è per niente facile, bisognerebbe essere sempre pronti a fissare, come in una foto ben riuscita… quell’attimo, quella sensazione che in quel momento ci ha colpito.
E’ quello che cercherò di fare qui, su questa tastiera, nel silenzio delle mie emozioni, fra ricordi recenti, cercando di trasmettere a chi mi leggerà quello che nel tempo io vedrò, sentirò.
Aver ideato quest’impresa è stato abbastanza facile, io vivo di fantasie e nella mia vita ho cercato sempre di elaborarle per renderle reali.
Il Guya Trekking nasce ai Casoni di Suvero, nel 2005 quando scorgendo un segnavia su un albero sono venuto a conoscenza del percorso denominato Alta Via dei Monti Liguri, 440 km da Ventimiglia a Ceparana, ci ho pensato su, mi sono organizzato, sono partito e….. sono arrivato.
Ho avuto molti problemi durante il viaggio, problemi inerenti alla scarsa conoscenza del tracciato, l’inesperienza, la mancanza di un’organizzazione sia tecnica che logistica… ma ce l’ho fatta.
Io non lascio mai i lavori a metà e pensare di continuare il viaggio è stato un attimo, programmarlo ci ho messo un mese, trovare gli sponsor ….. è bastato scrivere alle Aziende già impegnate in imprese del genere ed ho avuto quasi subito la copertura tecnica dell’impresa.
GRONELL, AIGLE, FERRINO, ANDERSON, RAFFO, FERRONI, sono stati i primi a sostenere il mio progetto.
L’Università di Verona, Facoltà di Scienze Motorie in abbinamento con la SensorMedics, hanno aggiunto un valore scientifico al mio viaggio.
Per ultima ma non meno importante la GARMIN, mi ha consegnato un navigatore per tracciare i waypoint e…. per la mia sicurezza.
Farò questo trekking per sensibilizzare l’opinione pubblica verso ADMO, verso la tipizzazione, procedura indispensabile per il censimento dei possibili donatori o beneficiari della donazione di midollo osseo e delle cellule staminali emopoietiche.
Come precisavo l’organizzazione è stata abbastanza facile, ho avuto degli amici che mi hanno aiutato molto, gli Enti Parco, le IAT, le sezioni del CAI sparse in tutto il percorso, privati che si sono messi in contatto per darmi consigli… insomma ho avuto uno staff eterogeneo che ha permesso giorno dopo giorno la realizzazione del progetto sulla carta.
Ora tocca a me, fremo come un cavallo del palio davanti al canapo, un cavallo della contrada del Montone naturalmente, fremo per il rinvio dal 19 al 27 ed infine il giorno 11 maggio.
Il giorno 11 maggio partirò con lo zaino colmo di roba, 20 kg da portare almeno fino all’Abruzzo, poi il peso sarà inferiore per l’abbigliamento più leggero e per la mia forza che sarà aumentata.
Qui, la sera sfogherò tutto: l’atavico odio verso il cuculo che con il suo canto ritmico mi accompagnerà per il cammino, la mancanza di un dialogo, la mancanza d’acqua, la stanchezza, un dolore da qualche parte che sicuramente si manifesterà…. Ma qui spero di raccontare momenti stupendi di serenità, la libertà che finalmente sentirò mia, ogni istante io sarò libero, solo e libero, arbitro di ogni mio gesto, del tempo che saprò gestire per uno scopo solo mio, che tutti potranno vedere e vivere, ma mio nell’essenza vera, nel feeling fra me ed il mio spirito.

06 maggio 2008

Ho finito con tutte le incombenze legali inerenti la pratica dell’incidente del 8 dicembre scorso e allora…… Parto !!!

Lisa mi accompagna ai Casoni, ceniamo con la famiglia di Mauro, poi lei torna a casa, io passo la notte a cercare un sonno che non viene, alle 5,30 mi alzo, vado a fare colazione con Adelmo ed alle 7,30 mi avvio lungo l’alta via verso il Passo del Rastello, il sentiero è una carrareccia molto facile con modesti dislivelli. Sul sentiero di collegamento al GEA trovo difficoltà per la scarsezza di segnavia, arrivo in ogni caso a Zum Zeri, scendo lungo una pista di sci fino al rifugio (deserto), bevo, mangio una barretta al cocco, buonissime le barrette e poi ti tolgono subito la fame…
Sulla carta il tratto fino al passo della Cisa sembra breve invece dopo 13 ore di cammino devo arrendermi alla notte che avanza, monto la tenda in un prato e mi addormento subito, alle 6 sono sveglio, dalle 7,21 alle 7,32 faccio il test della partenza (tutte le mattine devo fare 7 minuti di andatura normale)
Il percorso verso la Cisa è bello e vario, foreste di faggi si alternano a crinali con panorami grandiosi.
Lo zaino è troppo pesante, lascio per strada una maglia di lana ed il piumino, faccio continue soste per far riposare le spalle, il sole non mi da fastidio, le barrette mi aiutano molto ma devo bere continuamente e l’acqua è sempre abbondante.
Alle 15,11 arrivo in un paese Cavezzana d’Anteva ???? mt.. 586….. ho sbagliato, sono sulla Francigena, risalgo fino a Montelungo e faccio sosta all’albergo Appennino.
Ceno, dormo e l’indomani prendo lo scuolabus per il passo della Cisa, da dove non potrò più sbagliare…. direzione Passo del Cerreto.

Commenti emozionali:

La partenza da casa è stata straziante, vedere mia figlia Barbara piangere mi ha commosso ulteriormente, già lo ero guardando la mia nipotina Guya che dormiva ignara della mia partenza.
Mio figlio Massimo è un uomo e pur volendogli molto bene non riesco ad avere verso di lui quelle affettuosità che mi sono più naturali con Barbara…. Ci siamo salutati con un lungo e forte abbraccio, ho sentito il suo amor, è stato come scoprire un sentimento nuovo o la conferma di qualcosa che sempre ho avvertito in lui.
Lisa, mia moglie, ha sempre mille attenzioni verso di me ed io per lei sono un terzo figlio, deve pensare a tutto, prevedere ed organizzare ogni minimo particolare, è stata e sarà sempre la sicurezza nella mia originale vita.
Il viaggio, beh, provare per credere, la natura va oltre la vita, ci sono foreste secolari che nessuno conosce ma che esistono, vivono periodi tremendi a causa della siccità, della troppa pioggia, del fuoco… ma sono sempre li, stupendi attori sul palcoscenico del mondo.
Tempo fa ho letto qualcosa sulle pietre, che vengono dal mare ed al mare ritornano in milioni di anni, che sono eterne, infatti tutto ciò che facciamo con le pietre può sgretolarsi, una casa, un ponte… tutto può finire, ma loro no, resteranno sempre e solo eterne pietre, non valgono nulla eppure vivono più di noi, e allora è inutile darsi tanta importanza, voler apparire sempre come gli altri ci vorrebbero vedere, cerchiamo di vivere la nostra vita naturalmente, con sincerità e umiltà perché le pietre valgono più di noi.
Ultima considerazione: la determinazione…. ne ho da vendere (e ne sono anche convinto) non ci vuole solo forza, allenamento, rispetto verso chi ha speso e spende risorse per il mio progetto, ci vuole carattere. Quando arrivano le difficoltà, si devono superare in fretta, senza pensare, darsi un obiettivo al giorno, al momento, abbassare la testa, stringere i denti e ripetere una frase qualsiasi per darsi un ritmo.(pa sso de lla ci sa… pa sso de lla ci sa)… improvvisamente la salita che sembrava irraggiungibile finisce in un bellissimo prato o meglio c’è un sedile in pietra dove posso sganciare lo zaino ad altezza di bacino, le soste sono spesso subordinate ad un muretto, al dislivello del terreno.
La vita è fatta di progetti l’esecuzione dei quali spesso richiede giorni, anni, durante i quali a volte i problemi rallentano o addirittura impediscono il felice esito del progetto stesso.
Il mio progetto è ERICE, devo realizzarlo giorno dopo giorno, con la calma e la saggezza che gli anni mi hanno dato, con serietà e attenzione alle risposte del mio corpo.
Ascoltare e comprendere i segnali di ogni mia parte è molto importante, qui il mio fisico deve funzionare come a casa, in una giornata qualsiasi, nell’orto o leggendo un libro… perché camminare è un gesto naturale che s’impara nel primo anno di vita.

10 maggio

L’aurora dipinge di rosa….. non era una canzone? Ebbene dopo una notte di vento, quassù a oltre 1700 metri, in una tenda confortevole guardo il fuoco fare le braci per il mio primo caffè “on air”, che farò con la caffettiera napoletana, lentamente, goccia a goccia, poi dopo il solito test di 6 minuti scenderò al passo del Lagastrello per raggiungere il Cerreto Laghi.
Ieri sono andato forte, lo zaino ora è perfetto, forse quei tre chili in più non erano alla mia portata o forse (senza il forse) sto diventando più forte.
Dire cosa si prova è banale, chi mi leggerà, se mai qualcuno vorrà farlo, non potrà mai comprendere l’essenza di un viaggio così complesso, le motivazioni, i desideri, le emozioni, si accavallano continuamente, passo ore a non pensare, ore a ripetere la stessa frase, sembro matto.
L’energia che ti da la realizzazione di un progetto è alla base della vita, tutti noi davanti ad un lavoro ben fatto proviamo soddisfazione e l’impegno che mettiamo per realizzarlo, anche intriso di difficoltà ci sprona a risolvere i problemi che man mano si verificano, questo non è lavoro ma è vita, passo dopo passo, respiro dopo respiro, ma con il regalo continuo di scenari incredibili.
Ho scattato molte foto, più per ricordare che per mostrare ad altri ciò che ho visto, perché ciò che ho visto io è fissato nella mia memoria attraverso una emozione che solo vivendola si può rivivere, la foto non rappresenta tutto, è come fotografare una persona che si ama, gli altri non possono vederla con il tuo cuore.
Vado a farmi il caffè…. intanto spunta il sole, sono le sei e tutto va bene.
Fatto, buonissimo, c’è voluto il suo tempo, alla napoletana… lo sapete che la doccia è milanese e la vasca da bagno napoletana? Le cose vanno fatte con calma.
Ieri mi sono fatto un caffè turco, al cardamomo, un regalo della mia amica Lina da Madrid, lo faccio durare per tutto il viaggio, per pensare anche a lei. Sempre ieri ho incontrato due viaggiatori svedesi, facevano la Franchigena, li ho fotografati..
Sul monte Marmagna invece ho incontrato Raffaele Bruno con il suo cane, un lupo cecoslovacco di nome Uros (con l’accento sulla esse), Raffaele è originario di Agrigento, anzi ha precisato di S.Biagio Platani,mi ha offerto un sorso di grappa, quassù non c’è nessuno ma c’è tutto.
Sono le 7.24, smonto la tenda e mi rimetto in cammino, il vento comincia a rinforzare, il fuoco l’ho spento con la neve.

Il crinale del sentiero E1, chiamato anche doppio zero è entusiasmante, a volte pericoloso, sono passato su creste strette due piedi con strapiombi paurosi, in quei casi ero un bradipo, braccia e gambe con una lentezza fatta di attenzione e rispetto, il sentiero E1 è sicuramente più diretto, più panoramico ma non per tutti, in particolar modo per me! Gli amici del Cai di Chiavari mi avevano fatto le varianti per evitare i percorsi più difficili…. non le ho rispettate, ma da domani farò come hanno programmato loro.
Comunque oggi ho avuto roccia, neve, tanta neve e crinale sempre intorno ai 1800, i nomi dei monti li ho segnati sulle foto, ricordo l’ultimo… Monte Malpasso, arrivarci è stato faticoso, ma quando sono arrivato sulla cima ho gridato per tre volte KI KI KI SO SO SO LA GHYAL LO, frase che gridano i tibetani quando arrivano su una vetta, è un ringraziamento agli dei della montagna.
Il percorso odierno è terminato a Rigoso, ho cenato in un ristorante: tagliatelle, roastbeef con patate, insalata verde, formaggio, gelato, una bottiglia di Lambrusco e caffè per 20 euro!!!
Sto scrivendo dal Camping Val d’Enza dove mi hanno fatto mettere la tenda, doccia compresa per 9 euro, ho incontrato Miri, Alfredo, Scilla ed Enea che mi hanno fatto gli auguri di buon viaggio.
I titolari del campeggio sono gentilissimi e veramente ospitali.
Durante il cammino ho incontrato una coppia di Parma, e poi sono stato sempre solo, con la mia gioia e lo stupore dei panorami veramente incredibili, devo ringraziare il mio bastoncino sinistro e le scarpe GRONELL, il mio bastoncino destro, lo zaino, la tenda ed il saccoletto FERRINO, l’abbigliamento bello ed efficace della EGLE, le barrette ANDERSON, l’intimo MICO, la tecnologia RAFFO, ADMO che mi da valore e l’UNIVERSITA’ DI VERONA che ha creduto in me….. con questo coctail io devo solo andare avanti, con serietà, attenzione, rispetto verso le montagne e…… determinazione, si, senza quest’ultima non si può fare un viaggio come il mio.
Buonanotte.

11 maggio

Con calma ho sistemato lo zaino, equilibrando i pesi, quindi dopo il solito test ai punti 39 e 40, ho affrontato la salita verso il Cerreto.
Al Rifugio Sarzana c’era Adriano, il gestore, ho preso una fetta di crostata, un caffè e sono ripartito, nella discesa successiva un gruppo del Cai di Parma, allegri e simpatici si sono informati del mio viaggio e visiteranno il sito… così come una bellissima famiglia composta da Alfredo, sua moglie Antonella, le tre bambine Alda, Emma ed Irma ed una amica Canadese Tracey Bishop.
Al Cerreto c’era Alessandro ad aspettarmi con una bellissima sorpresa… ma io mi sono infognato nel raggiungimento del monte Pietratagliata, neve abbondante ovunque, segnavia assente perché coperto da metri di neve, non sapendo quale cima fosse il Pietratagliata, ho deciso di salire una parete priva di neve, mi sono portato da 1500 a oltre 1900 per poi fare una diagonale molto impegnativ a e pericolosa verso la cima più in basso dove scorgevo della gente.
Ce l’ho fatta, sono arrivato finalmente sul versante sud, il telefono a ripreso campo e Alessandro ha cominciato a vedermi scendere verso la valle.
La sorpresa:
un sacchetto con fave, salame, formaggetta,
C'erano anche altre persone: il gruppo "Trek e Mangia", Cristiana e Natascia di Parma
Che dire le è un grande amico, sempre presente, il mio braccio destro, è lui che trasmette le mie emozioni sul sito, è veramente prezioso.
Restato solo mi sono indirizzato al Residence B & B Passo del Cerreto dove ho cenato benissimo ed ora, dopo una doccia rilassante scrivo, in attesa del sonno che sta arrivando.

12 maggio

Ho dormito benissimo, ho lavato e steso ieri sera e stamani era già tutto asciutto. Ho dovuto aspettare le 9 per vedere arrivare la titolare, fare colazione e pagare 55 euro.
Non voglio raccontare cronologicamente il mio viaggio, ma trasmettere pensieri, curiosità, emozioni eccetera.
La partenza dal Cerreto è avvenuta lungo le piste di discesa in parte prive di neve e qui ho trovato un gioco molto utile, indovinare dove si potessero essere seduti dei gruppetti di sciatori a prendere il sole e guardare fra l’erba…. In tutto sette monete per € 3.80.
Passo Belfiore, passo Cavorsella, passo Pradarena, a leggerli così fa anche piacere ma percorrerli è stata un’impresa: pareti ripide innevate da attraversare con il cuore in gola, improvvisi muri che bloccavano il cammino da scalare con la neve che si infilava nelle scarpe, in alcuni casi un piede affondava e dovevi faticare non poco per uscire da quell’impiccio.
Da passo Pradarena il segnavia diceva: Rifugio Battisti 3 ore, erano le 16,10, ho mandato dei sms dicendo che alle 19 sarei stato al Rifugio Battisti…..
Ho trovato di nuovo tanta neve, ma questa volta in mezzo al bosco, neve fradicia anche perché ha cominciato a piovere, i piedi gelidi, lo sconforto che si impadroniva del mio consueto ottimismo ed il buio che avanzava senza poter vedere un cartello indicatorio.
Vedendo una cima priva di neve ho cominciato a salire con la disperazione dello sconfitto, arrivato sulla sommità non vedendo alcun rifugio sono crollato in ginocchio gridando la mia disperazione mentre un vento gelido mi percuoteva.
Mi sono rialzato e cercando intorno a me ho scoperto un sentiero molto ben tracciato, l’ho seguito e…. finalmente davanti a me è apparsa una piccola costruzione, una cappelletta dove lo spiovente del tetto poteva dare un parziale riparo alla pioggia ed al vento. Mi sono addormentato nel sacco a pelo, avvolto dalla tenda, ma al caldo finalmente.
Alle 5 dopo una bella colazione a base di salame, formaggetta e fave ho ripreso il cammino, ancora neve e questa volta più ghiacciata ma infinita, come in una diagonale che saliva ad un passo aggirando tutta una montagna, una carrareccia scomparsa completamente da metri di neve che intuivo dalle cime dei cespugli che delimitavano il bordo a valle.
Arrivato al passo sono sceso al Rifugio Battisti dove ho trovato una trentina di bambini, gli istruttori del Cai, il gestore ed il ragazzo che si occupa della cucina: Ben o Benny, di Reggio Emilia che mi ha portato una tazza di caffè latte, pane, burro, crostata…………….. INCREDIBILE !!!!!
Non vi sembra incredibile? Per me questo momento, qui, in maglietta di cotone davanti ad una stufa a legna, con la bocca dolce e le ciabatte……. Beh!!! Credetemi è INCREDIBILE !!!!

PENSIERI DURANTE IL VIAGGIO

Quando cammino ho a volte dei pensieri che vorrei fissare immediatamente sulla tastiera, poi quando cerco di ricordarli….non sempre riesco a trovarli fra i ricordi della giornata.
Quando ho visto il monte la Pania ed ho letto sulla strada asfaltata: Provincia di Lucca, mi sono venuti in mente i miei genitori, mi sono detto sono a casa…. Mamma, papà, mi vedete? Siete orgogliosi di me? Avevo le lacrime agli occhi, mi sono detto: questo non è un reality, basta con le lacrime, andiamo avanti.
E che dire degli attraversamenti delle pareti ripide con crosta di neve ghiacciata? Esaltanti e condotti con tecnica appresa al momento, ho fatto una foto su una dorsale di neve che dovrebbe rendere la difficoltà del passaggio.
Mi sono detto tantissime volte…attento Manfredi non ti fidare delle tue capacità, sii umile, attento,prudente… non ostante queste mie raccomandazioni sono volato a terra sbattendo la faccia un paio di volte, l’ultima durante un passaggio facilissimo su un sentiero stretto fra piccoli arbusti, un ramo si è impigliato nel laccio della scarpa, sono caduto in avanti a pochi centimetri da un sasso appuntito.
Ora smetto perché Ben sta apparecchiando, oggi mangio tutto e di tutto
Si, decisamente questo è il tipo di rifugio che tutti vorremmo trovare, sui monti, dopo aver camminato tanto, accogliente, gestito magistralmente, confortevole eccetera.
Il responsabile si chiama Roberto Bagnoli, titolare dell’Az: Agricola Casalia, Paullo di Casina (RE), mi dice che si trova “nelle terre di Canossa”, produce un ottimo vino Lambrusco e dell’ottimo Farro. Il cuciniere e tuttofare si chiama Benny Gualandri, di San Donnino di Liguria,
la scuola di Quattrocastelli (RE)


13 maggio

La scuola che ho trovato quassù è di Quattrocastelli (RE), sono in gita scolastica e fanno anche esercitazioni di orientamento, bambini allegri e motivati, ben seguiti da insegnanti appassionati del loro impegno educativo. La sera ho avuto un incontro con i ragazzi per spiegare loro il motivo del mio viaggio, facendo riferimento al lato scientifico, alla comunicazione di ADMO, e sono stati molto interessati e colpiti dall’importanza della tipizzazione e dall’utilità che possono dare le cellule staminali emopoietiche. Ho mostrato loro il mio bracciale “ ARMBAND “ della SensorMedics e sono rimasti affascinati, come tutti, della mia futura traversata dello stretto….. come se fare circa 2000 km, invece, fosse semplice…
Al mattino del 14 sono partiti, io li aspettavo all’inizio del sentiero che li avrebbe riportati alle loro famiglie e tutti mi hanno dato il cinque, professori compresi.
Sono partito con un poco di tristezza e mi sono buttato subito verso sud, verso la tappa successiva che avrei dovuto e potuto percorrere in circa 5 ore…., la tratta invece, a causa della solita neve si è prolungata ulteriormente ed a pochi passi dal paesino di San Pellegrino in Alpe mi ha costretto ad una sosta in un capanno un forte temporale, la strumentazione che porto addosso non deve assolutamente bagnarsi e così sono rimasto ad aspettare che spiovesse.
Ho avuto dopo circa un’ora la visita di cinque tedeschi, che vedendomi all’asciutto hanno deciso di farmi compagnia, quando il tempo si è rimesso, insieme, abbiamo raggiunto il paesino, ci siamo sistemati all’albergo L’Appennino, abbiamo cenato ed ora eccomi qui a scrivere il resoconto della mia faticosissima giornata.

Considerazioni e Curiosità

Il conto al Rifugio Battisti è stato di € 15,00, colazione, pranzo e cena del 13, pernottamento, colazione del 14……. Fossero tutti cosi!!!!!
Durante la salita sul monte Prado ho udito due fischi assordanti, una bellissima marmotta!
In un bosco un branco di caprioli che gridavano forse a me di andarmene.
Il sentiero 633 che dal Passo di Lama Lite dovrebbe riportare sul sentiero “00”, era introvabile a causa della tanta neve, in questo caso, visto che non ci sono alberi, sarebbe opportuno piazzare dei pali segnaletici per far vedere dove passare, io sono dovuto scendere di quota fino a 1400 metri per poi risalire alla cieca, solo considerando che il crinale che vedevo fosse quello giusto … e per mia fortuna lo era, si, ero tornato a sfiorare i 1900 metri, con ancora tanta neve ma man mano che perdevo quota il percorso diveniva sempre più agevole.

15 maggio

Partito da San Pellegrino in Alpe alle 08,30m, fatto il test alle posizioni 1 e 2, questa è stata una gara contro il tempo, contro la neve ed il vento e contro la concentrazione, ho sbagliato per ben 3 volte… ma me la sono cavata egregiamente. Di nuovo tanta neve e mancanza di segnaletica perché coperta dal manto nevoso, panico mai ma frenesia si, ad un certo punto ho lasciato lo zaino su una roccia ed ho cominciato a perlustrare intorno, c’era anche la nebbia ma alla fine ne sono uscito vincitore. Secondo errore la mancanza di concentrazione mi ha fatto arrivare all’ Abetone con almeno un’ora di troppo, ho superato il bivio che mi avrebbe portato subito al traguardo e mi sono fatto un’ altra montagna da oltre 1900: l’Alpe tre Confini, ho inoltre proseguito perdendomi in una pietraia e per di più avvolto dalla nebbia, sono tornato indietro e quindi sono sceso direttamente lungo le piste fino in paese.
Il trekking, inteso come lo faccio io, è fatica estrema, non ho mangiato né bevuto, ho solo e sempre camminato, scattando foto, ammirando i panorami, pensando mille cose che avrei dovuto scrivere qui, ora, ma non le ricordo e sono troppo stanco, pertanto chiudo il collegamento e vado a dormire.
Alloggio all’Hotel Val del Rio, bellissimo edificio con camere arredate in maniera signorile, dotate di ogni confort… veramente una struttura di classe !!!
Il titolare, invece, tal Giancarlo Cardini, è il classico toscanaccio burbero, brontolone, insofferente, puntiglioso e tantissimi altri difetti…. ma siamo entrati quasi subito in sintonia ed alla fine, ma molto alla fine…. si capisce che è buono, gentile ed ha classe come il suo hotel.
Io ve lo consiglio
Hotel Val del Rio *** - via giardini 222 – 41020 Dogana Nuova (MO)- tel 0536 73901

Giancarlo e Signora



Giancarlo mi ha portato alla partenza del sentiero 00, che devo dire: il vento, la nebbia, la pioggia, la neve, questo coctail è micidiale, sarei dovuto arrivare per le 19.... non saprete mai a che ora sono giunto a Pracchia!!! Comunque io quando mi pongo un obiettivo.... lo raggiungo sempre, costi quel che costi.
A Pracchia c'è una casa GEA, una scuola elementare dismessa in cui ci sono circa 40 posti letto, bagni. cucinino.doccia calda, il tutto a € 9,00 al giorno, mi fermo qui 2 giorni così mi riposo e aspetto che il tempo si aggiusti.
Stasera grande mangiata di pasta, mezzo kg di pennette, un bicchiere di tavernello rosso e a letto.
Non ho molto da scrivere oggi se non che ho carattere da vendere, sono sempre sereno anche di fronte alle avversità, sono convinto che l'ottimismo porti fortuna ed il piangersi addosso, invece, non faccia bene....
17 maggio

Giornata a Pracchia, ho rilavato tutto perché ieri sera sono arrivato qua che sembravo un cinghiale, avevo terra, foglie, acqua, rametti infilati addirittura nelle tasche…. Ora è tutto ad asciugare, se domattina è asciutto e non piove forte riparto verso sud.. Prima tappa rifugio Pacini 22 km, quindi proseguo per Risubbiani… altri 21 km e qui mi fermo, sempre che non piova così forte da interrompere il viaggio al rifugio Pacini che ha un locale aperto per quelli che come me non prenotano.
La gente di Pracchia e dintorni è gentile e disponibile, vorrei segnalare il fornaio Giampaolo Betti, del Panificio-Alimentari Betti, mi ha dato schiacciata, un grosso pane ed un sacchetto di dolcini per 2 euro, alle 3 del mattino !!!
L’Albergo Melini gestito da Lorenza ed Alessandro sono stati ad aspettarmi fino a tardi, consigliandomi infine di rivolgermi ad un loro parente per farmi dare indicazioni per raggiungere il paese, ero nel bosco al buio!!!! Queste due squisite persone non potevano che avere due bambini meravigliosi, Niccolò di 5 anni e Carolina di 3….. ancora con il ciuccio!!!!
Verso le 16 è arrivata una banda di Lupetti, giovani Boy Scout che mi hanno sfrattato dal mio regno, avevo tutta la scuola per me…. e mi hanno rifilato in palestra, a dormire su un materasso per terra. Non dormo dalle ore 8 del giorno 16, sono le 18,30 del 17 maggio, a pranzo ho mangiato 4 hg di pasta asciutta ed una bottiglia di vino rosso….. ora, anche se non è l’orario per dormire, io mi metto in branda perché domani DEVO fare oltre 40 km, pioggia o non pioggia.

Pensiero del pomeriggio:

I bambini nascono liberi…. Con tutta l’educazione che noi imponiamo loro…. gli togliamo quella spontaneità, quella freschezza che forse un giorno si riprenderanno, quando saranno stufi di fingere, di scendere in compromessi ed allora…. Andranno a fare trekking per gli appennini.
Ciao

18 maggio

Stamani alle sei ero già sveglio, i lupetti dormono beati nei loro sacchi a pelo, mi lavo facendo pochissimo rumore, metto su il caffè che devo bere amaro perchè uno degli istruttori dorme davanti al mobile dove c’è lo zucchero, guardo fuori…. piove da matti e allora scrivo qualcosa, ma cosa devo raccontare?
Decido di lasciare ad Alessandro il racconto sintetico del mio viaggio e mettere sulla destra del blog un riferimento diretto al mio blog personale dove potrò essere… come sempre… prolisso.

Colazione con i verbi




Lupo Manfred ed i Lupetti di Pistoia




Lo sapete che i verbi intransitivi a colazion e fanno veramente bene? Gli istruttori: Akela, Bagheera, Chil, Mamma Raksha, oltre a farli giocare li stimolano anche con giochi intelligenti. Il gruppo Pistoia 2 è il "Branco Aldebaran" ed è composto da 29 lupetti

18 maggio, sono ancora qui, al ricovero, rifugio, ex scuola di Pracchia
, ci sto troppo bene, anche perché ho mangiato nel Ristorante Melini, dire che ho mangiato è riduttivo, diciamo che ho potuto godere della vista, del tatto e del gusto di opere d’arte culinaria,
i gestori poi sono qualcosa di atavico, ricordate l’educazione, la cortesia, la gentilezza, le belle maniere, la simpatia, la professionalità, lo stile, e tutto quello che c’era una volta? Ebbene io l’ho trovato e maledico l’acqua che cade dal cielo e la benedico nello stesso tempo perché sono costretto a restare qui, vorrei partire non immaginate quanto sia il mio desiderio di aggiungere qualche chilometro oltre ma nello stesso tempo qui ci sto veramente bene…. l’ozio è il padre dei vizi e fra le caramelle che mi hanno lasciato gli scouts e le comodità che ho qui… è veramente difficile chiudersi la porta alle spalle e andare.
Ho fatto e sfatto lo zaino almeno quattro volte oggi, sembrava che il tempo tornasse a calmarsi e poi, di nuovo pioggia torrenziale, a me non spaventa l'acqua se la prendo durante il cammino, ma partire e lasciare un posto caldo e asciutto è, credetemi, veramente difficile.
L’ho scritto e lo confermo, appena posso faccio una tirata di almeno 40 km..
La mia non è una villeggiatura, come diceva il Preside Fumagalli nell’intervista in Facoltà alla presentazione del Guya Trerkking, l’evento va interpretato come un momento ludico, piacevole, sereno, non solo sport estremo…… grazie Professore, si, confermo quello che Lei ha detto, ma io amo l’avventura e la sofferenza perché, come Lei ben sa, la maggiore soddisfazione si ha quando si merita qualcosa che si è fortemente voluto, io non merito questo agio, è semplice e quasi gratuito.
In ogni caso sono pronto a riprendere il cammino ora che ho superato la zona che sapevo più difficile, mi aspettano sentieri sconosciuti, paesi e gente che desidero incontrare, il mio progetto va avanti, anche in questi momenti apparentemente oziosi, oggi, al ristorante ho incontrato un gruppo di Pistoia, avevo al braccio il mio Armband e questo li ha incuriositi, abbiamo parlato di ADMO, della Facoltà di Scienze Motorie, dello studio che stanno facendo e faranno sulle reazioni del mio corpo durante questo viaggio, tutti hanno voluto avere l’indirizzo del blog per seguire, passo passo il mio cammino, ho visto dalle statistiche che le visite stanno aumentando e questo mi da una grandissima soddisfazione.

19 maggio

alle 6 sono partito, sentiero GEA verso il rifugio Pacini, raggiunto in 5 ore, poi ho continuato su altitudini non superiori a 1200 msl e sono arrivato a Montepiano con un temporale tremendo, per fortuna mi ero attrezzato bene e non mi sono bagnato, caprioli tantissimi ed un cinghiale che se ne è andfato via molto lemtamente quasi sapesse che io non faccio del male agli animali delle foreste. Da Montepiano sono andato a Resubbiani e da li dietro consiglio di un contadino ho superato il monte Coroncina pieno di ripetitori, il monte Tavianella e sono sceso a Roncobilaccio dove ho trovato l'AMERICA!!!!
FUORI ORARIO Snc di Petricola Silvia & De Santis Elisabetta, un Disco Bar, affittacamere, Ristorante.... un posto incredibile, stasera era il compleanno del figlio Simone e, dopo cena (tagliatelle fatte in casa con il ragù della nonna), c'è stata anche la torta, anzi le torte..... buonissime con un ottimo Ferrari, mentre il capofamiglia Tiberio stava alla consolle con musica da strappare i timpani.... dopo tanto silenzio e natura, un colpo di vita ci voleva... che diamine.La gente, le persone, gli sconosciuti vanno cercati, trovati, bisogna comunicare con le persone, la gente è come noi, la gente vive, pensa, ama, soffre, vive, muore, la gente siamo noi, io voglio vivere sempre tra e per la gente, io sono un cittadino del mondo, io amo il mondo.

20 maggio

Oggi avrei dovuto essere a Casaglia, invece eccomi ancora a Roncobilaccio, a dire il vero non ci sto male, tutt’altro…. I gestori sono gentili, una famiglia. Domani viene a trovarmi Luca con un altro Garmin, il mio non funziona bene, sarà qui per l’ora di pranzo.
Giovedì cadessero blocchi di ghiaccio io parto, devo raggiungere con due giorni di ritardo la mia prima tappa tecnica e pensare che oggi sono arrivati su Tamara e Giuly, volevano incontrarmi, quando il gestore dell’agriturismo La Fontana me lo ha comunicato… la mia rabbia è aumentata.
Alessandro, come sempre molto carino, mi ha mandato una mail per tranquillizzarmi perché, dice, lo sapevamo che questo tratto era il più “difficile” sia dal punto di vista tecnico che da quello meteorologico.
Va bene, stasera pizza, a letto presto e domattina se non piove vado a correre un poco, non voglio poltrire.

21 maggio

Di nuovo pioggia, aspetto Luca tutta la mattina ed infine arriva, sistemiamo la faccenda Garmin, pranziamo e poi lui mi accompagna al casello, ci salutiamo e comincio a salire lungo la strada asfaltata, in breve arrivo al passo della Futa, entro finalmente nel sentiero “00”, comincia a piovere ma sono attrezzato, tuoni e lampi accompagnano un cammino scivoloso, fangoso, infido, scivolo a terra un paio di volte ma imperterrito proseguo, a fatica è triplicata dal fango, le scarpe sono pesanti, i piedi bagnati, mi viene in mente una canzone…. Nascendo tu hai fatto certamente nascere, un piccolo pasticcio in paradiso perché….. credo la cantasse Nei Seduca, cammino e canto e alla fine, sono le 21, arrivo al passo del Giovo di Scarperia: Albergo Ristorante Il Giogo, qui trovo Sonia, cara e dolcissima Sonia, mi fa cenare e dormire per 20 euro……….. persone così spero di trovarne tante durante il mio viaggio, lo spero proprio, tra parentesi il ristorante è bellissimo e la scelta del menù varia e molto ben curata, l’accoglienza va dalle 16 alle 18 persone, la zona è stupenda con ampi prati e panorama sulle valli, bisogna che finito il mio viaggio ci torni con più calma per gustare sia l’ambiente che l’albergo. GRAZIE SONIA

22 maggio

Sveglia con nebbia e pioggia, preparo lo zaino, mi vesto da rain man e parto verso Caaglia, il percorso è molto bello, piacerebbe a Chicco e Cristina che vanno a cavallo, a me un poco meno vista la pioggia battente, con un continuo saliscendi sperando in un rifugio lo raggiungo infine a Prato all’albero, rifugio Marconi, APERTO e accogliente, mi accendo il camino, scaldo l’acqua e mi faccio un caffè con la napoletana, resto nel rifugio una mezzora e tanto basta a ridarmi le forze per raggiungere la colla di Casaglia.
Ho un disappunto nel costatare che l’Agriturismo La Fontana non si trova li, ma ad altri quattro chilometri di strada asfaltata, li percorro ed infine trovo sulla strada la mia oasi: AGRITURISMO LA FONTANA – CASAGLIA.





Nadia e Sergio mi accolgono con vero calore, pranzo a base di fettuccine all’ortica con ragù casereccio tempi di lavorazione 48 ore, affettati misti e formaggi, mezzo litro di ottimo vino, caffè e grappa.
Subito dopo, alla antica e seicentesca fonte ho lavato tutta la mia biancheria sporca di fango.
Questo agriturismo sorge su un antica costruzione colonica del 1600, è stato ottimamente ristrutturato in agriturismo, adatto a tutti, in particolar modo per gli amanti degli sport equestri, qui si possono ricoverare gli animali in comode stalle fornite di biada e da qui partire per stupendi percorsi fra le colline del Mugello ( Chicco questo è per te), pertanto oggi è giornata di bucato, giornata di riflessione, qui ho trovato il pacco che avevo spedito con dentro le barrette Anderson, molto utili al mio sostentamento, domani avrò un test importante, e, penso, a malincuore sabato mattina dovrò lasciare questo paradiso per il mio solito inferno ( non è un inferno, è la realizzazione della mia idea, del mio progetto che andrà avanti costi quel che costi).
Stasera conoscerò Gianmaria, atleta del nuoto club Faenza, ha 13 anni e se tanto mi da tanto, visto il padre sarà sicuramente un gran bel ragazzo.

23 maggio

Ho lavorato ai gazebo che serviranno per il matrimonio di Luca e Serena, insieme a Domenico, Paolo, Carlo e Luca ci diamo da fare e verso sera è tutto pronto.
Alle 19,30 arrivano Tamara e Giuli, due miei carissimi amici, ceniamo insieme, passiamo una bellissima serata, quando ci salutiamo sappiamo che la nostra amicizia ci porterà di nuovo insieme al ritorno del mio viaggio, magari a casa mia.

24 maggio

Saluti e abbracci a Nadia e Sergio e via verso sud, verso una tappa apparentemente facile se non fosse per una stupida distrazione che mi porta inspiegabilmente sul sentiero 34, telefonate a Tamara e Alessandro, quindi dietrofront fino alla partenza di due ore prima e questa volta prendo bene la mira e vado avanti fino ad un capanno di cacciatori molto ben attrezzato, mi fermo, mangio e….. riparto senza la macchina fotografica!!! Me ne accorgo dopo oltre un’ora, lascio lo zaino ben nascosto e torno al capanno.
Quando arrivo allo zaino ho perso altre tre ore!!!
Arrivo al Passo Muraglione, al bar mi scolo due birre con pane e formaggio, quindi scendo in un prato e monto la tenda, verso le 22 sono nel sacco a pelo che cerco di dormire.

25 maggio

Non aspetto l’apertura del bar, faccio il test dei sei minuti al punto 8 e via verso Passo la Calla, stamani vado benissimo, non ho soste, incontro gente, si sa che durante le feste tutti vanno in montagna, mi presento, dico quello che sto facendo, distribuisco biglietti da visita, incontro un fungaiolo e ballerino di liscio: Giuliano Betti di Bertinoro (Forlì), simpatico e cordiale, mi promette un cd, me lo spedirà a casa, perfetto!!!
Nelle Foreste Casentinesi poi è un susseguirsi di incontri, la Famiglia Campomaggi e Severi, una coppia, un gruppo di amici.
Attraversare le foreste Casentinesi è semplicemente magico, non ho abbastanza aggettivi per descrivere l’emozione che ti da essere parte di questa natura, i faggi si susseguono come fossero persone che ti aspettano e tu sei felice di essere atteso, guardato, salutato, vorresti abbracciarli tutti, appoggio la fronte sudata in un tronco enorme e lo bacio due volte.
A pochi chilometri da Badia Prataglia incontro Gerard, un ragazzone olandese di almeno due metri, proseguiamo insieme e andiamo nello stesso albergo, il Giardino, mangiamo veramente bene, genuino.
La signora Lia, molto simpatica, (non per niente romagnola) mi racconta del suo cane, praticamente non la smette di raccontarmi tutto quello che questo cagnetto ha combinato, riesco finalmente a chiudere la conversazione perché voglio scrivere queste mie memorie finché sono vive nella mia mente, poi tornerò da lei, perché io amo ascoltare la gente, ma dopo, dopo le mie memorie please!

Comunque oggi sono stato fortissimo, ho macinato oltre 35 km in dieci ore, soste e chiacchierate comprese, stasera mi regalerò anche una birra doppio malto e poi a nanna.

26 maggio

Sicuramente oggi ho avuto una grandissima idea, abbandonare Gerard al suo destino, si, perché io credo molto in me stesso, credo che da solo, senza interventi esterni il mio agire diviene magico ed imprevedibile.
Probabilmente sentivo che qualcosa non andava con questo compagno trovato sul sentiero, quel qualcosa non era altro che l’impossibilità di agire d’istinto.
Sono così partito lasciandogli un biglietto nello scadentissimo inglese che conosco, ho attraversato Badia Prataglia sul sentiero GEA fino alla segheria, in quel punto il sentiero indicava di entrare nel bosco per arrivare a Passo Mandrioli, lasciato l’asfalto mi sono finalmente trovato nell’ambiente a me più congeniale; oggi fra gli alberi si stava benissimo, un poco meno allo scoperto, penso che in certi punti avremmo toccato sicuramente i trenta gradi.
Un susseguirsi di salite e discese, fatte con un buon ritmo fino a Chiusi della Verna, graziosissimo paese, quasi perfetto, ordinato, pulito, curato nei particolari, abitato da gente cordiale.
Qui, seguendo i consigli di un contadino ho preso per La Rocca, sentiero 44 e….. mi sono perso, tuttavia io ho sempre asserito che è bello perdersi e qui, ora, posso dimostrarne il perché..
Sono capitato a Pietra, una piccolissima frazione composta per lo più da case diroccate o disabitate.
Mentre cercavo di capire dove mi trovavo è giunto un fuoristrada con a bordo un tizio barbuto, inizialmente direi sbrigativo e vago, poi, improvvisamente cordiale ed ospitale.
Alla sua offerta di un bicchiere di vino, ho accettato prontamente, non mi sono seduto sulla sedia sgangherata che lui ha fortemente affermato essere la sua, ma su una sedia decisamente molto più nuova, ho bevuto il suo coctail composto da; the, limone, campari e vino bianco ed abbiamo parlato. Vedere l’interesse negli occhi di chi ti ascolta e percepirne la condivisione, è un grande regalo che solo le persone intelligenti e buone sanno darti.
Il suo nome è Boris, insegna grafica all’Università di Firenze, un tedesco che parla molto bene l’italiano, una persona eccezionale, non dirò tutto quello che ci siamo detti ma certamente un bellissimo incontro, sono felice di aver seguito il mio istinto, sono felice di aver conosciuto Boris.
Buona fortuna amico, e che la solitudine e la pace sia sempre con te.
Solo ora mi accorgo, essendo entrato nella spiritualità, di non aver parlato dell’Eremo di Camaldoli, quello che tutti vedono e che tutti provano l’ho visto e provato anch’io, sicuramente, ma c’era troppa gente, troppo chiasso, bambini, sigarette, telefonini, profumi e gioielli, belle donne e parole, parole che ti avvolgevano e ti soffocavano.
Quello che ho potuto percepire me lo sono conquistato: Dom Adelelmo, con la sua mania di vendere nel botteghino oggetti per poi mandare il ricavato alle missioni, Dom Osvaldo, genio dell’informatica, ha informatizzato tutta l’antica biblioteca e pare che sia richiesto spesso altrove per risolvere problemi sulla rete!!!
Infine il frate meccanico incaricato di far funzionare le innumerevoli turbine ad acqua disseminate ovunque scorra il prezioso elemento, questo geniale frate inoltre costruisce organi, addirittura con canne e cassette ( le cassette sono una parte fondamentale per il suono) in legno!!! E suona divinamente.
Questi frati dividono la giornata in tre parti:
Otto ore per riposo e cura personale, otto ore per lavoro continuo ed altre otto ore per preghiera e studio, ora se si pensa che le liturgie durano circa tre ore, le altre cinque, per tutti i santi giorni, sono dedicate allo studio ed alla meditazione. Posso affermare di essermi trovato di fronte a veri pozzi di scienza, altro che fraticelli!!!!
Torniamo al momento in cui ho salutato Boris; prendo il sentiero 47, del resto era il sentiero del mio anno di nascita, non poteva tradirmi e non mi ha tradito: fra sali e scendi in colline piene di papaveri sono arrivato ad una strada asfaltata, il cartello stradale indicava: Pieve S. Stefano, 6 km.
Sono arrivato in quel paese passando sotto una superstrada percorsa da camion, ho trovato gente chiassosa, macchine e motorini, cattivo odore, cioè odore di città…. Mi sono lasciato il tutto alle spalle, cercavo un prato per mettere la tenda, ma tutti i prati erano privati, recintati, ho chiesto ad un anziano in un parco dove poter andare, e questo sant’uomo ha detto una parola magica: CERBAIOLO.
Finito il paese si sale verso un colle, curva a sinistra e poi discesa, a metà un cartello indica: CERBAIOLO.
Salgo lungo una strada sterrata, ad ogni curva mi aspetto di vedere l’Agriturismo, il B&B, la Pensione, l’affittacamere….. niente, dopo la curva un’altra salita e niente, il sudore e la stanchezza stanno per sopraffarmi, continuo a camminare ormai al limite delle mie possibilità con la disperazione che avevo già provato la sera prima di arrivare al Rifugio Battisti, non so quale strana energia sia subentrata in me, sta di fatto che, improvvisamente una croce, una scritta: EREMO DI CERBAIOLO.
Sollevo lo sguardo incredulo……
Arroccato, si, arroccato significa costruito nella roccia, sulla roccia, fra la roccia, in una magica atmosfera… l’Eremo.
Assopita, di fronte ad uno spazio infinito, in un principio di tramonto, nella sacra pace, circondata da morbidi ed affettuosi gattini, una bellissima persona: Chiara.
Mi presento a lei con queste frasi: -sono felice, sono felice, sono felice-
Siedo, osservo la grandiosità del panorama, il lago artificiale ma bellissimo in cui e da cui transita il Tevere, riposo qualche istante e poi, accompagnato dalla mia ospite entro nell’Eremo, prendo possesso di una cella, mi lavo, scendo a cenare ed improvvisamente scorgo Bamby, un Allocco che vive in cucina, sullo scurino della finestra, sì signori, un Allocco vero e vegeto che ad una certa ora, stimolato da Chiara, dopo aver effettuato parecchie prove, spicca il volo e va a mangiare la carne cruda che la sua benefattrice ha posto su un mobile, mangia e poi, dopo altrettante misure o non saprei come definirle, riprende lo slancio per posizionarsi verso le travi dove la luce non può turbarlo.
Chiara ed io restiamo per tutto questo tempo, in silenzio, ad osservarlo.
Io ho sentito, fra questi due esseri, una comunione incredibile, sono due entità che si conoscono, si rispettano, si amano, sono dipendenti l’una dall’altro, senza interferenze, con il rispetto e la giusta considerazione, senza prevaricazioni né imposizioni, nella serena armonia che la natura ci ha dato.
Io lascerò qui uno dei tre sassi che ho portato con me, qui fra queste mura dell’anno 706 e che pertanto hanno compiuto 1300 anni, qui ho pregato per me e per tutti i miei cari con una devozione intensa.

28 maggio

Sveglia da Eremo, colazione abbondantissima, e dopo i saluti a Chiara, con molta emozione lascio questo posto magico, dimentico il mio cucchiaio, un motivo in più per tornare, assolutamente!
Salgo al passo Viamaggio, prendo un caffè al bar e continuo a camminare, tratta molto lunga, 34 km, senza trovare un paese, per fortuna visto il caldo, la maggior parte del percorso è nei boschi, ma è un continuo saliscendi.
Verso mezzogiorno trovo due operai al rifugio della forestale, mangio con loro e accetto volentieri il caffè che mi offrono, li fotografo e mi faccio dire anche il loro nome per scriverlo qui, Stefano e Arnaldo, belle persone, gentili e affettuosi, come tutti quelli che incontro
Sono arrivato a Baida Prataglia convinto che un così bel nome appartenesse ad un antico paese, invece appartiene ad un passo, nient’altro che un passo.
Scendo allora per trovare qualcosa di utile…. e lo trovo, una casa disabitata, in buono stato, con addirittura una rete, anche se non c’è il materasso io ho il sacco a pelo, perfetta!!!
Mi faccio il fuoco, mangio una busta di risotto al tartufo per due, poi una busta di risotto agli asparagi per due, poi un buon caffè ed eccomi qui a raccontare la giornata.
Oggi camminando ho avuto mille pensieri, cose che ora non ricordo ma che sarebbe stato molto bello poterle scrivere, bisogna che appena ho un pensiero bello lo trascriva da qualche parte.
Oggi sono 20 giorni che cammino, un bilancio?
Sto benissimo, il peso dello zaino ormai è parte di me, mi accorgo di averlo solo durante le ascese impegnative, vado in quei momenti pianissimo, ma non mi fermo.
Ce la faccio, si, sono certo anche perché le notizie che mi arrivano sono molto buone, il giornale della mia regione si sta interessando a me, questo mi da una grandissima soddisfazione.
Senza i miei sponsor tuttavia non sarei così certo di farcela, ho materiale di altissima qualità, devo ringraziare tutti, veramente, anche il CAI di Chiavari che mi ha elaborato delle tappe perfette.
Sono in Umbria e ci rimarrò per sei giorni e poi, finalmente entrerò in Abruzzo, per me Barrea è una tappa importantissima, sia per la manifestazione di ADMO, che per un motivo psicologico, dopo l’Abruzzo entro decisamente nel sud, questo significa che sono sicuramente a metà percorso, avrò uno zaino molto più leggero ed avrò alle spalle tanta, tanta strada già fatta.
Forza Manfredi, vai che sei solo!!!

29 maggio

UMILTA’, ci vuole umiltà… invece io, come al solito, con la mia presunzione faccio dei pasticci: ho vagato per un’ora perché convinto di aver trovato la direzione giusta… invece sono dovuto tornare sui miei passi e osservare bene, il sentiero è tracciato, basta stare attenti, concentrati.
Sono così “ripartito” alle nove e attraverso fango del temporale notturno e fango dell’improvviso temporale che si è scatenato verso le 11, dopo 7 ore sono arrivato a Bocca Serriola.
Di questa tappa non ho segnalazioni da fare, boschi e sentieri, carrarecce e di nuovo boschi, devo dire che questa tratta è segnata poco e i segnavia che si trovano sono ormai vecchi e sbiaditi, in più si sono aggiunti i boscaioli che hanno tagliato molti alberi che portavano il segnale.
Comunque ora sto bene, ho fatto la doccia ed alloggio in un appartamento sopra il bar/alimentari, tra poco mi dovrebbe chiamare il giornalista del Secolo XIX, sono molto stanco.
Devo spendere due parole per il luogo che mi ospita, Bar della Cima, gestione familiare, Elda la mamma, Paola la figlia, Alessio il giovane figlio di Paola, tutti veramente gentili, mi hanno trattato benissimo, ho mangiato forse anche troppo, ma con dell’ottimo vino stasera dormirò come un ghiro.

30 maggio

Stanotte temporale, verso le due mi sono alzato convinto che fossero le sei, visto l’orario mi sono scaldato un the e di nuovo a dormire, alle sei e mezzo sono sceso per colazione, alle sette ho fatto il test e via verso Acquapartita, dopo poco asfalto è iniziata una carrareccia che con lievi dislivelli in due ore mi ha portato alla meta. Alla mia sinistra i monti Catria e Nerone cominciavano a coprirsi di nuvole, infatti dopo poco ha ricominciato a piovere, acqua leggera, quasi nebulizzata, ma quasi tutto il percorso era ben battuto, si vede che queste montagne sono spesso raggiunte da escursionisti, segnali ben visibili, All’arrivo del temporale mi sono rifugiato nel paese di Colo del Lupo, ho poi proseguito sempre con la pioggia fino al paese di Tranquillo, di nome e di fatto, non c’era anima viva!!! Guardo l’orario, le 17,40, un cartello indica Scheggia 9 km,m tempo di percorrenza tre ore… che faccio? Riparto, si, subito senza pensarci due volte, sono fradicio, dormire in tenda non se ne parla, con frenesia, per non farmi prendere dal buio vado, subito in salita (tanto per fare le gambe), poi carrareccia, bosco, prati, bosco di nuovo ed infine un dolce suono, le macchine, ci sono!!! Nemmeno fossero stati miraggi, sentivo le macchine ma ero sempre su questa benedetta strada bianca, piena di rigagnoli…. Finalmente dopo circa un’ora arrivo alla statale 298, giro a destra, poi fermo una macchina – scusi Scheggia da che parte?- Avevo preso la direzione sbagliata!
Alle 20,20 ho toccato con la fronte il cartello con la scritta di Scheggia, gemellata con una città in provincia di Udine.
Ora sono lavato e profumato, in un comodo B&B, troppo stanco per cenare, solo poche righe per segnalare queste belle persone che ho incontrato:
Nino e Giorgiana, lui un grande uomo ed un nonno affettuoso, lei la barista del bar dove ho incontrato Nino
Andrea, Presidente del Cucco Mosca Club, un ragazzo meraviglioso, un buon amico che vorrei vivesse vicino a casa mia per poterlo vedere più spesso
Francesca Marocchini con il suo cavallo Ghibli…. Campioni Italiani di Trek sulle distanze dei 1500,2600 e 2700.
Per stasera basta, vado a letto, domani resto qui, devo lavare tutto, sono pieno di fango.

Grande trekking oggi 26 maggio per Manfredi, quasi 5o km sulla carta, ma con indicazioni da parte di contadini riesce a raggiungere prima Chiusi della Verna e poi, complice un provvidenziale errore che lo fa transitare da Pietra dove incontra un professore universitario tedesco che insegna a Firenze, riesce ad arrivare a Pieve di S.Stefano. Non contento del caos cittadino e della superstrada Anconetana piena di Tir, si allontana dal paese e sale, sale, sale... fino in un Eremo magico, incredibile: l' Eremo di Cerbaiolo.Qui resta tutto il giorno 27, a lavorare fra capre, cani, gatti e vetri da pulire, prepara da mangiare e lava i piatti... insomma bisogna pur rendersi utili ogni tanto!
Il giorno 28 maggio con immensa tristezza lascerò suor Chiara della Piccola Fraternità Francescana di S. Elisabetta, classe 1925, che gestisce tutta sola, con grandissima dedizione questo Sacro Eremo eretto oltre 1300 anni fa.... per entrare in Umbria.Potete inviare denaro per far sopravvivere questa sacra ed incredibile struttura indficando le seguenti coordinate bancarie:
ABI 1030CAB 71570C/C 3764.14
INT Piccola Fraternità Francescana di S. Elisabetta - Cerbaiolo 52o36 - Pieve di Santo Stefano (AR)
Io ci tornerò, l'ho promesso ed io mantengo sempre le promesse, credetemi è un posto incredibile, qui ho lasciato una delle tre pietre prese sul Monte Ramaceto, pietre che volevo portare ad Erice, non chiedetemi perchè ma sappiate che per me hanno un valore emotivo grandissimo.


29 maggio, una tratta segnata dal fango, da un temporale violento e da tanto bosco, con discesa fuori sentiero e alla fine altri 4 km di asfalto, il risultato è stato ottimo, bar della Cima, gestito da una bella famiglia, con ottimo vino, bell'appartamento e si mangia molto bene

31 maggio

Giornata decisamente umida e fangosa, ma questa volta Manfredi aveva con se un buon carburante, vino rosso favoloso e a forza di sorsi e passi è andata a finire che il sentiero si è perso, il tragitto è passato tutto su asfalto, qui da un bar all'altro ha incontrato Nino, bella persona, Giorgiana, bella ragazza, Andrea..... questo è un amico, questo non ne parlo solo per cronaca, Andrea è quell'amico che mi manca, è il presidente del Cucco Mosca Club, un club di appassionati alla pesca alla mosca... un ragazzo stupendo, che mi dispiace di aver lasciato per strada.
A Scheggia ho alloggiato al B&B il Vecchio Granaio, niente da eccepire su questa magnifica sistemazione, elegante e perfetto nei particolari.
Accusavo un dolore alle spalle, mi ha messo a posto Beatrice Edera, del Centro Edera di massoterapia, tra parentesi gestisce un B&B......sarà per la prossima volta


Oggi ho fatto allenamento, sono salito sul monte Cucco, piana delle Macinare, sono arrivato a Val di Ranco, non ho trovato il posto tappa in cui avevo spedito il pacco con il materiale, ho pensato che forse si trovava in Val Sorda e mi sono incamminato su un crinale bellissimoi, poi ho telefonato all'Agriturismo Ranco di Sopra..... si trova a Pianello, prima di Cagli, c'ero due giorni fa.....
Sono sceso a valle verso Sigillo, prima dfi arrivarci ho incontrato tre fatine: Sandra, Miirella e Anna Maria, che impietosite della mia disavventura, con la complicità di Alberto del Caseificio Camaggioretto, che ha contribuito con una formaggetta al tartufo, mi hanno apparecchiato la tavola, con salame, focaccetta e birra...... infine il caffè!!! Il tutto offerto da loro!!! Gestiscono il Ristorante BALSONE DEL LUPO
Arrivato a Sigillo, ho trovato un gruppo di nati nel 1968 che stavano partendo in pullman privato per il mare Adriatico, passando da Cagli.... sono andato con loro ed ora alloggio al B&B la Concia, a Cagli e sto benissimo, domani vado a recuperare il pacco

Stamani primo giugno sveglia presto e accompagnato dal titolare del B&B La Concia sono arrivato a Pianello, ho contattato Gianmarco ed Elisabetta dell'Agriturismo Ranco di Sopra che mi hanno consegnato la scatola del materiale che avevo spedito.
Gianmarco mi ha riportato a Cagli dove saldato il conto dell'agriturismo ho cominciato a camminare verso Sigillo.
Ad un certo punto si è fermato un ciclomotore condotto da Primo, vulgo Pippo. Pippo o Primo non è altro che quel grand'uomo che giorni fa, passando dal suo locale, mi aveva accolto con vera amicizia offrendomi anche una grappa speciale per la mia borraccia.
Primo o Pippo gestisce con la signora Adriana il Ristorante Girasole, all'uscita di Cagli, direzione Compiano, vicino alla graziosissima chiesetta di S. Geronzo, Patrono di Cagli.
Ebbene, gente mia, amici si diventa, generosi si nasce, e si muore tutti, ma Primo ha un cuore d'oro..... sono stato alla sua tavola, gradito ospite, a mangiare bene, anzi benissimo, non esagero , ero veramente in famiglia!!!!!!!!!!
C'era anche il nipote Michele di anni 16, un nuotatore, studente ITIS che forse, sentendomi parlare, avrà un futuro più avventuroso senza tralasciare gli studi e le buone maniere che i nonni ed in piccolissima parte io, spero, gli abbiamo trasmesso.Dopo mangiato, ci siamo salutati, spero nei prossimi due mesi di non farmi più rivedere da loro, poi si vedrà...
[Photo]IGNAZIO

Ho ripreso a camminare, dopo circa 9 km sono transitato davanti allo stesso bar, nello stesso paese, Pontedasso di Cantiano, dove ero passato due giorni fa.... e c'era ancora lui, Paolo Panico, per gli amici IGNAZIO, ex dirigente amministrativo delle F.S. a Roma, Foligno, Falconara.... è rimasto così dispiaciuto della mia disavventura che è saltato in macchina e, a viva forza, mi ha riportato a Sigillo, da qui ho ripreso il solito durissimo asfalto fino a Gualdo Tadino, dove sono giunto alle 22


2 giugno

Come al solito io mi sveglio alle 5, faccio tutto con calma, per prima cosa devo sistemare lo zaino, predisporre che tutto ciò che mi può servire sia subito a portata di mano. Inizio la salita da Gualdo Tadino insieme a molta gente, tutti hanno lo zainetto, ad occhio e croce il più pesante che ho visto sarà pesato 3 kg….
Parlo con tutti, più avanti incontro Domenico in bici, saliamo insieme, poi io prendo il sentiero e ci dividiamo, lo ritrovo poco dopo insieme ad un suo amico: Enrico, arriviamo insieme sulla vetta e li troviamo Giovanni e Gianna, lui è il Priore della Confraternita SS Trinità, ci fotografiamo e stiamo un poco insieme, belle persone, affettuose e cordiali, finora ho trovato solo gentilezze e amore… spero che continui sempre così.
Mi dirigo verso il crinale, monte Nero, monte Penna, monte Termine, monte Alago…. Sempre sotto la pioggia, arrivato sul monte Alago trovo un ristorante, ma ho una incomprensione con il titolare, me ne vado sotto la pioggia, deluso ed amareggiato, scendo a Nucera Umbra, piove forte, sono le 20 quando arrivo davanti ad un ciliegio carico di frutti maturi, ne mangio tantissimi ed arriva una signora con il suo cagnolino, le chiedo se può indirizzarmi verso un ristorante, un albergo…..
Lei ha un Bed & Breakfast!!!!! La seguo, arrivo alla casa…. Villetta con piscina, attrezzata di tutto, Luca, il figlio, gentilissimo, lo sapevo… io sono sempre fortunato, stasera razione doppia di riso, e poi doccia e a letto, domani si ricomincia


3 giugno

Sono a Nocera Umbra, ospite del B&B ARMILLEI in località Folignate, proprio lungo il sentiero che da Nocera porta su a monte Alago.
Sento il dovere di parlare di questa struttura non solo per la location, direttamente sul tracciato, ma per tutto quello ho trovato, privacy, perfezione nei particolari, qui c’è tutto: biancheria, tv, radio, zona cottura, alimenti di prima necessità pronti per l’uso, piscina, giardino…..
Sto benissimo, ho lavato la roba sporca, ho tolto il fango su di me ed ora mi nutro, mangio di tutto e sempre, passerò l’intera giornata a mangiare e da domani si ricomincia.
Di bene in meglio, vista la mia magrezza Luca mi ha consigliato il Ristorante di Piazza Grande, in cucina c’era Feliciano, sua figlia Federica mi ha portato: tordelli ricotta e noci al gorgonzola, tagliata con rucola pomodorini e grana, vino, dolce, caffè… tutto buonissimo e, veramente alla mia portata, un prezzo da amici. Feliciano poi, classe 48, fungarolo accanito mi ha sorpreso per la sua dolcezza e amabilità, non per niente anche lui è umbro!
Devo affermare che la verde Umbria non è solo il polmone d’Italia, ne è anche il cuore palpitante, generoso, sincero, vero.

Il 15 devo essere a Barrea, pertanto domani Colfiorito – Castelluccio di Norcia tutta una tirata.
Quindi da Castelluccio a Forca Canapine, Accumuli, Amatrice, Lago di Campotosto…. Entro finalmente nel Parco Nazionale dei Monti della Laga e del Gran Sasso.
San Pietro Assergi, Campo Imperatore, sentiero della Valfredda.
Dovrei entrare nella “Freedom Trail” che mi porterà a Rivisondoli, lungo il Parco della Majella.
Da Rivisondoli arrivare a Villetta Barrea, il camping la Genziana, il mio amico Pasetta… sarà uno scherzo e siccome io devo esserci per il giorno 14, questi prossimi km li faccio piano, pensando a nutrirmi perché dalla partenza ad ora ho perso 9 kg… e non ero per niente grasso, anzi ero magro!!!

4 giugno

Sveglia alle 5,30 e colazione abbondantissima, appena in strada decido subito di andare a Colfiorito, strada asfaltata, il sentiero a detta della gente del posto è impraticabile ed a vedere le montagne avvolte dalle nuvole penso di aver scelto la soluzione più accorta.
Certo che camminare sull’asfalto è faticoso e pericoloso per via dei numerosi camion, ma a poco a poco supero Colfiorito, Val s. Angelo, Fiume, Pieve Torina, qui incontro quattro “giovanotti” al bar che mi guardano incuriositi, spiego loro cosa sto facendo e….. diventiamo amiconi, questa è la foto, da sinistra ARMANDO, EDOARDO,TANIA (la barista), ANTONIO E RAFFAELE
[Photo]
Dietro il loro consiglio salgo a Gallano e ritrovo la provinciale per Visso dove giungo durante un temporale.
Altro bar, altri amici che mi offrono da bere, birra e caffè, poi mi dirigo all’hotel Elena dove sono accolto con gentilezza e comprensione…..
Domani mattina salirò sempre lungo l’asfalto a Castelluccio di Norcia dove ritroverò il SENTIERO ITALIA, credetemi l’asfalto è tremendo, il sentiero è a volte anche più duro, ma sei fra alberi, con panorami incredibili, immerso nella natura, fra sole ed ombra, a volte non ti accorgi che hai camminato di più perché cammini circondato da mille immagini, avvolto da mille pensieri e appagato da mille passi fra cielo e terra, fra profumo di fiori e animali selvatici, camminare sul sentiero vuol dire aprire ogni volta gli occhi su qualcosa di magico, d’irripetibile.



5 giugno

Momenti magici, irripetibili, vi siete mai chiesti a volte perché le cose succedono? Gli arabi dicono kan maktub… è stato scritto, il fato, il destino. Ma allora non siamo noi che prendiamo le decisioni? Cosa c’è dietro ad ogni nostro momento?
Perché ho iniziato con questo mio pensiero? Ebbene oggi ero a Castelluccio di Norcia, affascinato da ciò che vedevo, un posto che non credevo possibile esistesse nella sua completezza, la grandiosità del panorama, la perfezione delle forme, i colori, quel senso di pace e rispetto, uno stordimento per trovarsi “dentro” a qualcosa di unico e farne parte…
Mentre mi dirigevo verso Forca di Presta, il passo che mi avrebbe condotto a valle, lungo un sentiero circondato da campi coltivati a lenticchie e farro, in lontananza, c’era qualcosa che nella giornata plumbea era illuminato dal sole, una figura bianca in mezzo ad altre scure, più mi avvicinavo e più non capivo di cosa si trattasse.
Giunto a pochi metri ho visto un sacerdote in abito talare che celebrava la Santa Messa, intorno a lui dei frati cappuccini, mi sono sentito attratto, ho posato lo zaino ed ho partecipato intensamente alla liturgia, durante la Santa Messa ho sentito le lacrime inondare i miei occhi e durante l’Eucaristia, quando il celebrante è venuto da me per offrirmi la comunione io gli ho detto che avevo mangiato poco prima, lui mi ha chiesto – Puoi farlo? – io gli ho detto si, mi sono comunicato.
Quel “puoi farlo” ora comprendo voleva dire se io, in cuor mio, mi sentivo degno.
E’ stato come confessare in pochi secondi i miei peccati, le mie debolezze, quel sant’uomo mi ha letto dentro, ha compreso i miei dolori, e la sua offerta del corpo di Cristo è stata una tacita assoluzione.
Lui, il celebrante è fra Orazio, gli altri sono: Alberto, Angelo, Francesco, Bertrand, Frederick e Giacomo, appartengono ai Frati Minori Cappuccini di Camerino (Rena Cavata).
Poi, con l’allegria che li distingue, si sono messi a mangiare ed io con loro.
Al commiato abbracci e scambio di indirizzo internet…. Che vi credete che i frati non navigano?
Sono ripartito e come per magia ha cominciato a grandinare, un temporale violentissimo che mi ha accompagnato ad Amatrice, fra asfalto e schizzi delle macchine.
Qui alloggio nell’Albergo Roma, Antonio ed Alessio…. praticamente mi hanno adottato, stasera Alessio mi ha fatto sentire la pasta all’Amatriciana bianca e poi la pasta all’Amatriciana rossa, poi voleva farmi sentire dell’altro, ho detto basta, ma li trovo tutti io? Ma i cattivi, gli scontrosi, i maleducati, gli egoisti… dove sono? Ma che mi succede?


Quest'uomo si chiama Lorenzo Papa, l'ho incontrato, per caso, ma forse no, è un buono, un uomo vero

Signori miei sono arrivato in un posto INCREDIBILE, dovete solo venirci per comprendere tutto quello che le mie parole non possono descrivere. La "fioritura" non è ancora in atto ma dalle foto che sono qui esposte, nei locali della piazzetta dev'essere uno spettacolo unico al mondo.
Fra i tanti esercizi commerciali e turistici ho scelto IVAN s.r.l. da Ciorro il Gualdese, vendono prodotti tipici, lenticchie, le famosissime lenticchie di Castelluccio, formaggi, salumi, tartufi, tutto per il palato e la loro gentilezza ed ospitalità è stata veramente eccezionale.

[Photo]
La piana di Castelluccio si estende per 18 km ed è circondata da un cordone di colline e montagne della catena dei Sibillini, nel mese di giugno si cosparge di un tappeto di fiori talmente spettacolari da essere noto con l'appellativo di Fioritura dei Piani.
I fiori diventano i protagonisti del paesaggio quando grandi distese di papaveri si alternano a estensioni di margherite, la veccia gialla che infesta i campi della lenticchia, genzianelle, narcisi, violette, anuncoli, asfodeli, viola Eugeniae, trifogli, acetoselle e tant'altro.
Castelluccio rende omaggio alla rinascita della natura con la Festa della Fioritura o Fiorita, che generalmente ha luogo nella seconda o terza domenica di giugno.
La contemporanea fioritura di diverse specie di fiori crea una tavolozza unica, accompagnata dalla colonna sonora del canto di allodole e quaglie che nidificano in queste terre.
I fiori a miliardi, i profumi inebrianti, l'aria mite, il buonissimo cibo sono il cuore della festa ma se si vuole essere sulla scena della fioritura della lenticchia al momento giusto, la cosa migliore è telefonare al Servizio Turistico Territoriale ed informarsi.
Naturalmente, non in tutte le stagioni il gioco dei colori della fioritura raggiunge il top, ma comunque lo spettacolo ripagherà ampiamente il visitatore per la fatica necessaria per arrivarci.
L'appuntamento della Fioritura e' oggi diventato un'importante occasione di turismo per Castelluccio di Norcia, con le migliaia di visitatori che si disperdono in tranquille passeggiate, trascorrendo la giornata in liberta'; oppure facendo sport o assistendo a manifestazioni di intrattenimento, di anno in anno diverse, allestite dall

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