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GUYA TREKKING 2008 TERZA PARTE
(manfred, 11/11/2008)

Avvertenze
Tipologia itinerario: escursionismo
Area geografica: Appennino Ligure
Valle:
Guida di riferimento:
Luogo di partenza: CALABRIA

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QUESTO E' IL PRIMO INTERVENTO DI ADALGISA SU QUESTO "DIARIO DI VIAGGIO":
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Ci ho dovuto pensare un po’ prima di decidere di raccontare questa esperienza che sto facendo con Manfredi, percorrendo questo tratto calabrese del Guya trekking. Avevo pensato di raccontarla alla fine, rileggendola e ripercorrendola attraverso alcuni punti salienti, e senza “disturbare” il racconto del protagonista, lasciare la storia evolvere senza intrusioni. Ma un’intrusione c’è di fatto, nel momento in cui Manfredi ha acconsentito di avermi come compagna di viaggio, ha accettato di lasciare invadere il suo camminare in solitaria. Non vedo ancora segni di “pentimento”, ma siamo solo al 5° giorno insieme!
Sono arrivata in Calabria con ben 6 ore di ritardo, ma Manfredi non era per niente innervosito e mi ha accolta con un gran bel sorriso. Io non so cosa pensasse in quel momento, credo che abbia avuto emozioni contrastanti. Un po’ di ansia per la novità, un po’ di preoccupazione per le mie scarse qualità fisiche, il mio scarso allenamento e una dose di bisogno di protezione, devono avergli creato qualche pensiero. Ma questo io posso solo supporlo perché nulla ha lasciato trasparire. Forse qualche piccola scherzosa battuta! Il suo atteggiamento dominante lasciava vedere il suo pensiero: ora ho una responsabilità, mi devo occupare di te! Devo avergli anche lanciato qualche “avvertimento”, conoscendomi e sapendo bene che male accetto chi si pone in atteggiamento protettivo! Ma un po’ ci conosciamo e entrambi abbiamo una giusta dose di ironia ed autoironia che ci ha fatto partire, il giorno dopo, ben determinati ad iniziare questo percorso insieme.
Al mattino del primo giorno, dopo una colazione tra un gruppo di uomini in trasferta, siamo partiti per Villaggio Mancuso. Un pezzo di Sila piccola, poi quel passaggio in pianura, per poi risalire verso le Serre e l’Aspromonte, fino a Villa S. Giovanni. Dell’aspetto tecnico del viaggio non voglio parlare, magari solo qualche accenno se importante. Ciò che voglio raccontare riguarda la mia GUIDA. Sapete, a me non dispiace scrivere, raccontare e in special modo tracciare gli aspetti salienti delle persone che incontro nella mia vita e con le quali entro in relazione, ma parlare di Manfredi e in questa esperienza, credetemi, non è per niente facile. Oggi pensavo che dovrò coniare un termine nuovo che possa sintetizzare alcuni aspetti principali del suo essere, ma è un’impresa ardua. Mai come in questo momento vorrei avere le parole più appropriate e più salienti. Le parole, quelle che la mia GUIDA usa con tale maestrìa tanto da poter affermare che ho vissuto momenti di vera delizia quando, incontrando le molte persone, tutte molto disponibili e accoglienti, ho potuto vedere l’espressione del viso mutare dalla sorpresa, all’incredulità, all’ammirazione, fino alla soddisfazione e alla gioia di aver incontrato una persona speciale. Che delizia, vederlo ed ascoltarlo in tanti di questi momenti, è stato fino ad ora, una delle cose più significative e più belle di questo “guya trekking in duo”. Quasi sempre, gli incontri si concludono con abbracci e baci, che Manfredi certo non nega, e si conceda sempre con grande simpatia, lasciando spesso un certo dispiacere. Come Giacomo, era così dispiaciuto che non avevamo neanche accettato di fermarci per un caffè, ma certo era felice perché ci eravamo fermati a salutarlo avviandoci per il nostro sentiero. Dimenticavo, il suo parlare è spesso “intonato” sulla lingua locale. Sì, avete capito bene, lui parla calabrese, mangia il peperoncino più di un calabrese, ingurgita N’duia (quella che i calabresi chiamano la nutella dei calabresi che già è di per sé un impasto di fuoco, ma il nostro eroe ci aggiunge peperoncino fresco e olio di peperoncino!), lacrima, suda, singhiozza ma mangiare piccante fino all’umana sopportazione (qualche dubbio sull’umano ogni tanto mi viene!) è diventata un suo punto fermo, la sua sfida tutta personale con il peperoncino (in certi casi: veleno allo stato puro).
Ci sono delle persone che all’inizio sono un po’ “resistenti”, ma vi garantisco che durano poco, riesce sempre ad aprirsi un varco, a volte lo potete vedere penetrare come un buldozer con tutta la sua irruenza, a volte con delicatezza come un fiorettista, dipende spesso dalla intuizione del tipo che ha di fronte, a volte dal modo in cui le persone si pongono, all’impatto che le sue prime parole suscitano. Ma sempre si apre un varco e voi dovreste vedere i malcapitati cedere e arrendevolmente subire la sua “dominazione” verbale ed emotiva, oppure li potete vedere aderire entusiasti al suo entusiasmo totalmente rapiti. Non posso dire certo che sono stupita, credo di aver capito qualcosa di Manfredi già da un po’ sia direttamente sia leggendolo nei suoi racconti, ma vivere questo camminare con lui, sta arricchendo la mia conoscenza di lui che si va costruendo piena di sfaccettature e di particolari.
Dicevo all’inizio che secondo me era preoccupato per la mia presenza, ha certamente vissuto pensieri contrastanti su questo dover camminare con me, ma credo di poter dire che, anche se dice che lo rallento, che se non ci fossi io sarebbe già a Villa San Giovanni (esagerato!) non gli dispiace affatto di essere in compagnia per questo tratto. Io certo non sono allenata, non posso certo tenere il suo passo, sto soffrendo (so che lui ha già detto qualcosa di me!) ma avanzo, al massimo delle mie possibilità. Ogni tanto mi fotografa in momenti difficili per dimostrarmi tutta la mia debolezza (fisica si intende!) e così LUI pensa di demolire la mia autostima! Ieri è stata una giornata bella ma difficile. Siamo partiti prima delle 7, avevamo programmato di fare un bel pezzo di strada. Una buona parte della giornata è stata magnifica perché abbiamo camminato attraverso boschi, sempre all’ombra e con difficoltà leggera. In mezzo al bosco ha acceso il fuoco e cucinato il riso. Siamo ripartiti ancora con la voglia di fare tanta strada ma verso le 17 abbiamo smarrito il sentiero perché probabilmente i boscaioli avevano tagliato gli alberi con i segnavia. Ci sono stati momenti di dubbi, io ero già molto stanca ed ero più orientata a fermarci ma la mia GUIDA riteneva che se andavamo in una certa direzione avremmo trovato il paese. Abbiamo iniziato a scendere, che per quanto mi riguarda è peggio che salire, specialmente con tante ore già sulle gambe, ed io facevo fatica, ma lui sicuro, anche di fronte a strade chiuse mai un cedimento e così è riuscito a portarci al paese dove abbiamo trovato un agriturismo, i Basiliani, del quale lui vi ha già parlato. Avreste dovuto vederlo, era felice e soddisfatto della sua decisione e del risultato. Sì, una buona dose di intuizione, una grande esperienza ormai di “strada”, una buona dose di ottimismo, una grande fiducia in sé, e senza dubbio un po’ di fortuna è il mix che lo porta sempre a risolvere in maniera brillante le situazioni, anche quelle più difficili. Che cosa abbia pensato di me, se ha temuto che stremata crollassi in preda ad una crisi di nervi oppure che mi fermassi e non volessi più procedere o che avrei imprecato contro di me stessa o contro di lui, non so dirlo, dico però che non c’è stato un solo attimo in cui mi è sembrato preoccupato. Non dico che non lo sia stato, ma certo non lo ha mostrato.
In questi giorni passati insieme, ogni tanto mi osserva, magari senza farsene accorgere, si chiede se ce la farò, se non sarò troppo “una palla al piede”. Mi vede arrancare, piegata su me stessa a 45°, sa che ho qualche doloretto e che stringo i denti e non riesco a capire ancora che cosa ha capito di me, ma so che “rispetta” la mia stanchezza, ogni tanto si ferma senza che io lo chieda quando mi vede stanca, qualche volta mi chiede se voglio fare una sosta, trova dei punti d’appoggio affinché possa poggiare lo zaino e riposare le spalle, ma va anche in esplorazione per tratti davanti a me lasciandomi riposare. Quando siamo a dei punti in cui non troviamo il segnavia va a perlustrare per cercare il segnale e mi lascia ad aspettarlo riposandomi.
Le nostre soste sono occasioni per parlare un po’, a volte sono racconti di vita vissuta, a volte sono “dissertazioni” che nascono da quello che stiamo vivendo. E’ sempre un parlare interessante e reciprocamente arricchente che valorizza quest’esperienza.
Camminare con Manfredi fino ad ora è stata una bella ed interessante esperienza, so che la settimana che ancora ci resta sarà, dal punto di vista del percorso molto bella ed io sono un po’ più allenata, forse ora sarà ancora migliore, ma lui ora pensa alla traversata dello stretto e il suo passo si fa più ansioso! Ha voglia di arrivare a Villa S. Giovanni ma io gli ricordo che dobbiamo fare l’Aspromonte e viverlo se possibile pienamente. So che mi ascolterà!
Quando abbiamo parlato di fare un pezzo insieme, tanti mesi fa, non c’era ancora l’idea di valorizzare questo viaggio con l’intervento dell’università ma era solo un desiderio, per me, di fare un pezzo del sentiero Italia, approfittando di questo progetto di Manfredi. Ora c’è anche un interesse “scientifico” che però dovete pazientare per leggere. Avremo modo di informarvi su quello che ne verrà fuori dopo che il Gufa Trekking sarà terminato e con i colleghi avremmo fatto tutte le valutazioni e le analisi di quest’esperienza del nostro campione. Quindi per la parte “professionale” mi rileggerete in autunno mentre per il racconto di questa mia esperienza personale, alla prossima occasione.


La resistenza umana, quella psicologica e quella fisica, può assumere valori diversi a seconda dell’individuo a cui ci riferiamo, nel caso di Manfredi i valori sono molto alti. Tuttavia la consapevolezza di un danno fisico che possa limitare le sue funzioni lo rende nervoso; per la seconda volta è successo quello che non avrebbe voluto accadesse: il piede sinistro ha mostrato il cedimento tipico dello sforzo.
Un forte rossore sotto le dita, una riga rossa che nell’altro piede si era aperta facendolo sanguinare, sono apparsi ieri pomeriggio.
Questa volta ha avuto l’assistenza di Adalgisa, le sue cure sono in atto e più tardi verrà presa una decisione.
Intanto ora il progetto di avvicinamento alla costa viene interrotto per permettere la guarigione del piede.
L’avvicinamento e l’ingresso nel Parco dell’Aspromonte sono stati caratterizzati da un alternarsi di sentieri e come al solito tanto asfalto, c’è stato il momento esaltante dell’ascesa al monte Lìmina, caratterizzato dall’apertura del sentiero attraverso fitta vegetazione fatta di felci e rovi ma che ha regalato ai nostri amici un panorama esaltante: il mar Jonio, il mar Tirreno e…. in lontananza la Sicilia e l’Etna avvolte da una foschia azzurra di calore.
La notte in tenda del giorno 6 non è stata per niente utile a far riposare i due intrepidi trekkers, il terreno su cui era stata posata la tenda non era dei migliori, il sonno ristoratore, pertanto, non è arrivato che per brevi periodi, trovandoli, al mattino ancora stanchi e acciaccati.
In questo momento si trovano all’Ostello di Zomaro, inserito in un bellissimo parco e lontano dalla copertura dei telefonini, pertanto quasi fuori dal mondo, se non fosse per la televisione sempre accesa sui soliti programmi demenziali che le nostre reti propinano.
Ieri a Nuovo Canolo, un paesino deserto e assolato si sono fermati per il troppo caldo e per riposare in un bar.
Fra i tanti avventori che sono apparsi come per incanto fra le stradine deserte, due Guardie del Corpo Forestale si sono mostrate molto interessate al loro viaggio prendendo in considerazione la segnalazione di Manfredi di una interruzione del segnavia in prossimità di una riserva privata.
C’è un forte rispetto e ammirazione in Manfredi nei confronti di questo Corpo, il loro impegno verso il patrimonio naturalistico li rende ai suoi occhi custodi di un mondo che non ci appartiene, ma che come è stato detto, abbiamo in prestito per i nostri nipoti.


Questa Vostra emittente è sempre collegata, anche ora, sono le 01,09 del nove luglio, Manfredi ed Adalgisa si trovano ad OPPIDO MAMERTINA, decisamente fuori linea del sentiero del Brigante, ma una ragione c'è.......

Manfredi, dopo 39 anni, qui, in questo paese ha incontrato Carmelo Nicoletta, un caro amico che era militare con lui a Palermo negli anni 1968/69.
Insieme a "Melo", qui a Oppido Mamertina ha fatto amicizia con persone meravigliose.

Domani ci racconterà tutto



Dovrebbe scrivere un libro Manfredi del suo arrivo a Sanatorio e la discesa ad Oppido Mamertina.... i fatti si sono svolti così:

Arrivati a Sanatorio i nostri intrepidi si sono presentati alla gente che stava tranquilla al bar ristorante con la solita allegria che ha sempre caratterizzato gli incontri con gli abitanti dell'Appennino.
Fatte le presentazioni i nostri eroi hanno cominciato a chiedere informazioni per poter proseguire verso la meta.... Manfredi ad un certo punto ha domandato quanto distasse Oppido Mamertina da Sanatorio... perchè chede Gaetano? E Manfredi risponde che laggiù ha un amico, uno che era militare con lui nel biennio 68/69... un certo Carmelo Nicoletta..... lo conosco fa Gaetano è tornato dall'Australia ed ora vive ad Oppido Mamertina.... In parole povere tutto il gruppo scende con Manfredi e Adalgisa verso il paese.C'è l'incontro commuovente fra i due che si discostano da tutti per rivivere quei tempi e poi.... tutti a casa di Rosalba, a cena.... preparata così in fretta e furia..... ma ricca dei sapori di calabria e abbondantissima, in una casa genialmente costruita ed arricchita da un genio.

Famiglia Margaritondo: Edoardo, Ausilia, Rosalba e Francesco Pio.

Famiglia Mazzagatti: Gaetano, Graziella, Vincenzo e Paola

Famiglia Nicoletta: Carmelo, Carmina e Anna Maria

e poi Pietro e tanti altri.... insomma un'accoglienza meravigliosa da parte di tutti e qui su questo sito Manfredi promette che tornerà a trovarli con Lisa, quando avrà recuperato le energie.

I veri amici non si dimenticano, da Casaglia all'ultimo incontro che farà Manfredi si annoterà nomi e indirizzi perchè se è giunto fino a qui lo deve a tutti loro, alla quella meravigliosa ed affettuosa collaborazione che ha caratterizzato tutto il suo lungo viaggio.



Ora è il momento della pausa, qui a Gambarie andrà a fare delle escursioni senza zaino, un poco di corsa ed il 14 farà un poco di nuoto in mare per prepararsi alla traversata dello Stretto, che non sarà per niente semplice dopo oltre due mesi di cammino, dieci kg in meno e le spalle doloranti....

Ciao a tutti, grazie dei tantissimi messaggi di auguri, spero che tutto vada avanti come programmato, ora ho un poco di paura per la traversata, i tanti giorni di cammino ed il peso dello zaino mi hanno debilitato, ma nei prossimi quattro giorni farò un allenamento adatto a rinforzare le braccia ed a recuperare il fiato, poi il 14 andrò a nuotare per riprendere confidenza con il mare, elemento che mi ha sempre accolto con amore.

Grazie, stasera Adalgisa ed io ci permetteremo una grande cena.


Le previsioni di oggi erano che avremmo riposato.... invece abbiamo deciso di fare una sgambatina fino sopra l'arrivo della seggiovia.... risultato: 35 km in undici ore e trenta minuti.

Le foto della Sicilia al mattino ed al tramonto pensiamo siano abbastanza significative.

Il percorso si è svilluppato lungo gli innumerevoli sentieri che caratterizzano il trekking d'Aspromonte, in realtà non abbiamo mai percepito la location del nostro andare, abbiamo seguito segnavia inizialmente di colore bianco/verde, poi bianco/rosso, infine alcun segnavia, poi alla cieca e ad un certo punto siamo capitati ad un ruscello che era sovrastato da una nuova diga, la diga del fiume Menta, da qui abbiamo percorso 14 km per tornare all'albergo distrutti dalla stanchezza.... e questo è il risultato di un giorno di riposo.

Dopo una abbondante cena siamo andati a dormire con il dubbio se fare il percorso verso Villa San Giovanni a piedi o in autobus....

Lo saprete nella prossima puntata
Ciao a tutti

Adalgisa e Manfredi

Cari amici, Radio Barrea ha ricevuto questa lettera di Adalgisa....

Eccomi quasi alla fine di questo tratto di Guya Trekking con Manfredi, la GUIDA.
Della cronaca del viaggio vi ha già parlato lui, io vorrei soltanto lasciarvi qualche impressione e qualche mia “lettura” di questi ultimi giorni. Sono stati indubbiamente migliori dei primi dal punto di vista del trekking: paesaggi molto più belli, altitudini non elevate, vegetazione ricchissima. Un’alternarsi di pinete e di faggete, diversissime tra loro ma entrambe piacevolissime. Difficoltà sempre alternate, ma dislivelli accettabili …ed io ho continuato ad arrancare dietro Manfredi che mi stacca sempre di 70/100 mt e continua ad andare in esplorazione preventiva specialmente quando ci sono dubbi sulla direzione da prendere e dove i segnali sono meno chiari.
Ieri sera ci siamo accampati al tramonto, ha montato rapidamente la tenda mentre accendeva il fuoco, io avevo freddo perché camminando nel pomeriggio eravamo passati in alcuni tratti in cui soffiava un venticello gelido che sul corpo sudato non è proprio piacevole! Così ero infreddolita e mi sono subito rintanata nel mio sacco a pelo mentre la mia GUIDA preparava dei tortellini in brodo fumanti.
Avevamo discusso della forza e della fragilità delle persone, degli uomini e delle donne, durante la giornata. Ci sono aspetti sui quali non concordiamo ma devo dire che nonostante abbia giustamente le sue opinioni, a volte si pone in posizione di ascolto e cerca di comprendere anche le opinioni altrui, le mie in questo caso. In ogni caso, cerca sempre, nei modi di comportarsi, di essere rispettoso di ciò che penso. Non si può negare che in un trekking così impegnativo, la forza fisica sia un aspetto essenziale, ma, come lui ha compreso bene durante il suo viaggio, la forza psicologica è importantissima per affrontare una sfida come questa. Così, anche se le doti fisiche a volte sono più scarse, la voglia di andare avanti sostiene e aumenta le possibilità di farcela. Ma il corpo ha le sue esigenze e “pretende” rispetto così, se non si è in grado di ascoltarlo, lui si prende le sue rivincite attraverso qualche piccolo malessere che ti “obbliga” ad arrestarti, a dargli tregua. A volte, quando lo sforzo è troppo superiore e per lunghi periodi, interviene in maniera anche più “pesante” con malattie più importanti.
Così, tornando alla serata di ieri, lo stress al quale io avevo sottoposto il mio più fragile corpo, mi ha avvisata e costretta ad un maggior riposo. La mia GUIDA ha compreso ed ha rispettato la mia fragilità fisica lasciandomi riposare e riscaldare occupandosi da solo della cena. Non è certo un tipo che esprime i suoi sentimenti, ha una specie di pudore che gli impedisce di mostrare serenamente le sue emozioni, ma esse sono interamente nei suoi comportamenti.
Ma non vi ho ancora parlato del Manfredi “saltimbanco”. Anche ieri, c’è stato un momento in cui mi sono dovuta fermare perché non riuscivo a smettere di ridere. Il suo repertorio è veramente vasto. Prima di tutto canta, e a volte urla, al vento, al cielo, alle foreste. Quando arriviamo ad un punto, una vetta o un punto panoramico, si diletta in ululati vari, scarica le sue energie o dà sfogo al piacere di aver fatto un punto importante. Ma il più delle volte canta. Peccato che la memoria a volte non lo assista, ma il repertorio è ampio! Ha una bella voce intonata e forte e se canta seriamente non è male! Ma il diletto più grande viene dalle sue “pseudo-imitazioni”. Praticamente ha il “coraggio” di parlare vari dialetti: toscano in testa, poi ligure, lombardo, napoletano, calabrese e certo non manca il palermitano! Ma si diletta anche ad imitare. Vi posso garantire che è uno spasso e, considerando che molto spesso “costruisce” al momento (nel senso che inventa dove non ricorda!) a volte ci escono delle estemporanee molto divertenti.
Voi vi chiederete: ma non c’è qualcosa che ti irrita di Manfredi? Oh sì certo che c’è, a volte devo forzarmi per non reagire, ma anche io irrito lui, come è normale che sia. Siamo così diversi che se confliggiamo su qualcosa credo sia impossibile non “urtarsi”, ma credo che, almeno fino ad ora, ha prevalso il nostro rispetto reciproco e la voglia di arricchirsi un po’ attraverso questa conoscenza che via via abbiamo costruito.
Tornando al nostro viaggio, devo dire qualcosa di Oppido Mamertina. So che lui vi ha già scritto, ma non esprime per nulla quello che è veramente successo. Proverò a dirvi qualcosa io.
Avevamo una lunga giornata di cammino, saranno state già le 17. Arriviamo a Sanatorio dopo un lungo pezzo di strada asfaltata, finalmente un bar (questi tipici di zone di montagna) con ristorante e pizzeria. C’erano delle famiglie. Il nostro arrivo, come sempre è: Manfredi arriva un po’ davanti a me e inizia il suo approccio con chiunque capiti (per lui non fa differenza se giovane o vecchio, donna o uomo, l’importante è “irrompere” con il suo stile e con un grande desiderio di comunicare o … “impressionare” il/i malcapitati). La sua carica comunicativa è veramente “esplosiva” e come vi ho già detto, bastano pochi minuti ed anche i più reticenti “cadono” ammaliati e rapiti.
Si avvicina al bar esclamando: ma quanta bella gente! E ci credo, dopo una giornata passata solo con me, lui che ha bisogno della gente intorno come il pane! La reazione non si è fatta attendere. Io, come spesso faccio mi metto giusto un po’ in disparte e lo lascio ai suoi racconti: da dove vengo, dove vado, perché faccio questo…I suoi racconti sono spesso “riorganizzati” a seconda del suo pubblico: in alcuni casi punta subito sull’”impresa” e sul suo valore fisico e psicologico, a volte sull’aspetto della solidarietà, a volte sull’aspetto “scientifico”; quasi sempre ci sono tutti questi elementi per mostrare il panorama ampio delle ragioni che lo hanno portato a questo viaggio.
Mi ero seduta ad un tavolo sul prato mentre Manfredi intanto raccontava e chiedeva del suo amico Carmelo (di cui vi ha parlato) e tra una battuta ed un gelato ci siamo ritrovati caricati in macchina e trasportati a Oppido Mamertina, accompagnati in albergo per fare una doccia e poi via a cena invitati da Rosalba e i suoi genitori: Ausilia e Edoardo. Tutto questo in una tale naturalezza che, certamente era stata creata dalla “carica” e dal “trasporto” di Manfredi ma colto in maniera egregia dalla straordinaria accoglienza di queste famiglie calabresi.
Permettetemi solo una nota personale: mentre ero lì seduta c’era una coppia di circa 50-55 anni che passeggiava tenendosi sottobraccio. Ci siamo guardati e sorriso, erano un po’ intimiditi ma dopo un po’ si sono avvicinati. Lei: Rosa Vergara, una donna bella e dolcissima, riservata e tenera, mi ha subito colpita. Parlava con una serenità che le illuminava gli occhi. Uno di quegli incontri che scalda il cuore. Tre donne ho incontrato (con le quali ho parlato un po’): Rosa con la sua dolcezza, Rosalba con la sua determinazione e Ausilia con la sua perseveranza nel migliorarsi, hanno arricchito il mio viaggio. Gli uomini mi perdoneranno se non parlo di loro, ma la sintonia che si crea e la facilità ad entrare subito nella sfera più “psicologica” con le donne, ha fatto sì che io potessi cogliere meglio ed essere colpita più da loro che dagli uomini. Carmelo, Gaetano e Edoardo mi sono apparsi, nella loro diversità, tre uomini gentili e generosi.
12 luglio
Avevo interrotto l’altra sera con l’intento di completare questo mio racconto sulla conclusione del mio viaggio ieri, prevista per riposare, ma che poi è stata una giornata di trekking anche molto impegnativa, come avete già letto.
Così oggi è veramente il mio ultimo giorno, stamattina abbiamo lasciato Gambarie e siamo scesi a Villa S. Giovanni. Manfredi freme per la traversata così il suo sguardo è sempre rivolto alla Sicilia che già da ieri abbiamo avuto modo di vedere. Mi parla di quando salirà sui Nebrodi e poi le Madonie e poi ancora l’ascesa del Monte Cofano anticipandosi il piacere che proverà ad attraversare la Sicilia, che si intuisce, è una terra che lui ama molto. Ma dietro questo parlarmi della Sicilia c’è anche il tentativo di controllare l’ansia che un po’ sente per la traversata. Dopo due mesi di duro terreno e di monti, non deve essere semplice ritrovarsi in mare. Così ora avrà due giorni per riprendere confidenza con il movimento del nuoto e con il suo corpo in acqua.
Vorrei congedarmi da voi con qualche altra piccola riflessione che voglio condividere con i tanti amici che stanno accompagnando Manfredi e, in questo piccolo tratto anche me.
Manfredi sa che avevo dei dubbi prima di iniziare, prima di tutto non volevo “interrompere” il suo andare con una presenza che potesse infastidirlo e poi, io sono più solitaria, e l’idea di vivere un’esperienza così impegnativa (fisicamente per me lo è stata) con un’altra persona, mi impensieriva. Pensavo che mi sarebbe costato (e anche che non lo avrei goduto pienamente) perché immaginavo che non mi sarei sentita libera di agire e di esprimermi. Invece è stato un viaggio “libero” e “sereno”. E credo sia lo stesso per Manfredi. Non ho mai notato in lui, né ho mai sentito io, fastidio per la presenza reciproca, mai ho pensato: “vorrei essere sola”. Ieri, gli ho chiesto di darmi 5 minuti perché volevo ascoltare una musica, tra i boschi; lui si è allontanato e mi ha lasciata da sola con la mia musica e il bosco. Non so dire di lui con certezza, se qualche volta ha sentito fastidio per la mia presenza (forse perché ho un po’ rallentato il suo cammino), certo non ha espresso mai nei suoi comportamenti nulla che mi potesse far pensare che si sia pentito di avermi accettata come compagna di viaggio in questa terra, bella ed ospitale, ma difficile e dura.
Ho visto sempre la mia GUIDA attenta ma rispettosa, mai prevaricante, sempre pronta a fare uno sforzo in più per alleviare la mia fatica (tante volte mi ha chiesto di cedergli un po’ del mio sacco, ma naturalmente non ho acconsentito, il suo è molto più pesante del mio!). Mi sono spesso accorta che nei momenti più difficili, senza che me ne accorgessi, mi osservava, ma sapendo quanto sono orgogliosa, mai ha palesemente fatto gesti per venire in mio soccorso. E’ successo qualche volta, ma solo quando ha compreso che avrei accettato un piccolo aiuto. Ora credo di poter dire che se desiderassi fare altre esperienze come queste, Manfredi sarebbe la sola persona che accetterei come compagno di viaggio.
Ora mi dispiace un po’ dover ripartire e lasciare Manfredi a godere e a soffrire la Sicilia, il tratto che desideravo fare all’inizio. Ma sono certa che per un po’, lui mi sentirà ancora al fianco, anzi un po’ dietro di lui. Ogni tanto si girerà e mi vedrà arrancare, piegata su me stessa sotto lo zaino, ma mi vedrà arrivare in cima.
Vi ho già detto che non ama esprimere le sue emozioni, ma qualche volta ha incrociato i miei occhi, ed io ho potuto vedere un po’ di più dentro di lui, quello che solo attraverso gli occhi si può comprendere, ciò che anima veramente le persone.
Ora Manfredi, ti aspetta l’ultima bellissima tappa di questo tuo lungo viaggio, sarà un’emozione fortissima quella che sentirai quando arriverai ad Erice. Stai concludendo una straordinaria avventura, so che hai imparato qualcosa e so anche che ricorderai qualche piccolo “suggerimento” che hai ascoltato in questo giorni. Ricordalo, ti servirà per questa ultima tappa.
E’ stato bello camminare con te, ricorderò le faggete, le pinete, le salite e le discese, i panorami, le tue barzellette, le tue “pseudo-imitazioni”, le tue canzoni (a volte troppo urlate), i tuoi urli mattutini, la tua sveglia (odiosa!), i tuoi tortellini e i tuoi risotti, i silenzi e il rumore dei nostri passi che calpestano il fogliame dei boschi, la luce che filtra tra gli alberi e gli uccelli nei boschi.
Ma soprattutto avrò sempre nel cuore la certezza di aver costruito una straordinaria amicizia piena di rispetto e affetto vero.
Grazie Manfredi e buon viaggio. Ti aspetterò ad Erice, e fra i tanti che ti avvolgeranno nel loro affetto, sentirai il mio discreto, ma profondo.


Finalmente, sono felice, sono felice, sono felice….Non solo vedo la “mia” Sicilia, ma mi sembra di toccarla, dieci anni fa una distanza come questa: tre km e duecento metri l’avrei fatta cantando, oggi dopo due mesi di montagne, una spalla ancora dolorante a seguito dell’incidente subito lo scorso otto dicembre, ho molta paura di non farcela.
Verso le 19 sono sceso in acqua, i bagnanti erano scomparsi, avevo tutta la spiaggia di Cannitello per me, il mare calmo era molto invitante, mi sono immerso ed ho cominciato a nuotare a stile libero, prima molto lentamente, un respiro ogni tre, poi ho spinto… un respiro ogni due, infine a rana, quando mi sono girato a guardare la spiaggia ho scoperto che la corrente mi aveva spostato di almeno duecento metri verso la parte più larga dello stretto…
Ho nuotato contro corrente per tornare al punto di partenza, sono arrivato a toccare terra che ero sfinito!
Ad un pescatore che mi guardava ho chiesto se c’era un orario per le correnti, la sua spiegazione è stata molto precisa:
Con questa luna (crescente) e con vento di grecale e scirocco solo dopo le undici del mattino e fino alle sedici pomeridiane è possibile fare la traversata con correnti moderate, sarebbe meglio comunque nuotare da Messina a Reggio.
Io non posso, io devo nuotare da Reggio a Messina e spero tanto che i venti mi siano favorevoli…
Fino ad ora ho sempre parlato del vento come se fosse un amico mio, spero che (il vento) abbia letto tutti i miei racconti e che tenga conto dell’amore che ho sempre nutrito per lui.
Sono alloggiato al Hotel Ristorante Boccaccio, qui a Villa San Giovanni, un locale stupendo, sempre pieno di gente, gestito da una grande famiglia: Rocco, Giovanni, Aldo, Ciccio, Filippo, Davide, Francesco….. tutti amici miei, tutti gentili e disponibili, un piccolo problema su certa documentazione per la Guardia Costiera? Tutto risolto! C’è da andare a Reggio a mettere una firma? Domattina ti porta Davide! Abbiamo preso un pesce spada, guarda che meraviglia! Stasera lo mangi a cena, cosa ti serve? Di cosa hai bisogno? Nessun problema!!!
Domattina giornata di mare, spiaggia a leggere, in acqua a fare slalom fra le meduse (tante e molto dolorose), lunedì 14 sarò a Messina da Anna Maria Bonanno, la Presidentessa di ADMO Sicilia, sarà una giornata dedicata alla solidarietà, sento d’essere pronto a trasmettere oltre che le mie emozioni anche il messaggio della donazione.
Credere nell’utilità della donazione e divulgare fra le persone questo principio mi fa sentire fiero di camminare con tanta determinazione, il mio gesto deve apparire non come un evento sportivo fine a se stesso, ma come un atto di forza verso la speranza, verso quelle persone che lottano per raggiungere con dignità la serenità di aver finalmente superato l’ostacolo, grazie al dono ricevuto.
Amici, statemi vicino, voglio poter scivolare sui crinali della terra di Sicilia, non calpestare il sentiero, ma accarezzarlo con amore e sentire quel profumo misto di zolfo, di orzo, d’eucalipto, di gelsomino.
Voglio volgere lo sguardo verso le Eolie, e lentamente veder apparire il monte Pellegrino, la Conca d’oro, la Riserva dello Zingaro…… ed alla fine voglio salire sul monte Cofano e sentire un brivido lungo la schiena quando dalla sua cima vedrò finalmente ERICE.
A quel punto, con le ultimissime forze, ma con gioia e stupore mi sentirò degno del nome che porto.

Sono le 05,45 e sono già qui, di fronte al problema. Questa volta non è una montagna da scalare, né una foresta, questa volta ho timore, ansia e incertezze.
Eppure l'obbiettivo è li.... lo vedo, dall'altra parte di un braccio di mare che fa vedere la costa opposta nei minimi particolari, sono solo tre km e poco più.... distanza alla mia portata... eppure io l'ho sentita la sua forza.
Ti prende e ti porta via, come se un fiume impetuoso improvvisamente irrompesse su di te.
Stamani, alle undici arriva Giovanni Fiannacca, il mio barcaiolo, ieri quando ho guardato i suoi occhi ho visto il suo rispetto, la sua forza, l'esperienza e la calma che solo i forti hanno... io voglio quello sguardo, io probabilmente ho avuto quello sguardo ed ora mi manca.
Sono qui, davanti allo Stretto, seduto al bar dei miei amici del Boccaccio e aspetto.
Da ieri sera il vento è girato a Maestrale, un vento che "porta"..... ha detto Rocco quando mi è passato accanto, ha visto che sto scrivendo, non è usuale trovare uno che deve fare lo stretto già davanti al "problema"... ma non mi ha detto null'altro che questa frase..... "è un vento che porta"... si, porta, ma porta verso questa spiaggia palloni, sacchetti, pezzi di legno.... porta qui, io preferirei che portasse via, lontano da qui, dalla parte opposta.
Ma Giovanni Fiannacca, il Re dello Stretto, ieri quando mi ha parlato mi ha dato sicurezza, il suo sguardo mi ha calmato, ho dormito sicuramente bene ma ora sono qui, davanti a questo mare ed ho bisogno di lui, del suo sguardo, della sua voce...... VAI, ORA, TRANQUILLO, PIU' A DESTRA, COSI'...COSI'...COSI'...


Bandiere rosse ovunque…… mi ha telefonato la Guardia Costiera, le sconsigliamo la traversata, vento forte di maestrale e corrente discendente per le 11.30…..
Ho chiamato Giovanni, il barcaiolo…. Tranquillo!!! Alle 11,15 arrivo e partiamo quando “sento” il momento giusto…. Sono tranquillo, sono tranquillo, sono tranquillo….. ma ho paura!!!
Sono le 10,06…. Manca un’ora ……


Ho accettato la sfida, la Guardia Costiera mi aveva avvisato ed infatti ho perso, oggi LUI era troppo forte per me. mi ha battuto ma non mi ha piegato, non sono al tappeto, Lui stamani era potente.... dovreste vederlo ora, nessuna onda, niente corrente, un bellissimo sole, le barche a vela che scivolano su un mare azzurro.

Dopo due mesi di cammino mi sentivo e mi sento forte, ma in mare è tutt'altra cosa, bisogna essere capaci di fare uno scatto e una pausa a ritmo più leggero, poi di nuovo uno scatto e nuovamente una pausa, solo così avrei potuto farcela e naturalmente con un mare meno impetuoso.

Un'onda improvvisa mi ha sommerso ed ho bevuto, ho provato a recuperare a rana, ma il mare frontale mi impediva di respirare bene, a bordo della barca Giovanni ha capito che non ce l'avrei fatta, mi hanno issato a bordo e portato a Messina.

Bisogna accettare le sconfitte, fanno parte della vita, importante è provarci, metterci l'impegno, io ci ho messo tutta l'energia di cui disponevo, non sono un superuomo, sono uno come tutti, con un grande cuore e sicuramente ho bisogna di più umiltà...


Cari amici, Manfredi ha rimosso definitivamente la delusione del mancato attraversamento dello stretto, tuttavia ci diceva che l'errore è stato non aver accettato la corrente, doveva lasciarsi portare fuori rotta, non contrastare la forza delle onde e della corrente, superata la metà del percorso avrebbe trovato la corrente ascendente che lo avrebbe riportato in linea ( come gli aveva consigliato Giovanni, il barcaiolo.... ) Ci ha comunicato che è una sfida ancora aperta, quando le forze torneranno anche nelle braccia e con un buon allenamento ci riproverà... siamo sicuri che la prossima volta andrà meglio.

E' partito da Messina dopo una colazione tipicamente Messinese: Granita di caffè e panna con brioche, ha fatto tutto asfalto fino alle antenne di Dinnamare, fotografando lo Stretto, la costa Calabra, le isole Eolie ed il mar Jonio.
Ci ha detto che i panorami erano veramente grandiosi, non il terreno, una vecchia carrareccia militare pietrosa ed a tratti molto sconnessa, la vista dell'Etna con il suo pennacchio lo ha accompagnato fino a Piano Margi dove ha incontrato un "Pecuraro", Giovanni Ciulla, che vedendogli mettere la tenda lo ha bloccato ed invitato a casa sua a mangiare e dormire!!!
Casa da Pecuraro sicuramente, ma molto ospitale, sono stati a parlare fino all'una della notte ed al mattino alle cinque sveglia, alle sei Manfredi ha ripreso il cammino, solita carrareccia, soliti panorami, molto caldo ma moltissima acqua.
Alle 20 è arrivato ad un passo da Novara di Sicilia, ha preferito fermarsi a Fontachelli Fantina, in un Agriturismo dove ha cenato con il pane e salame del Pecuraro, e dopo una bella doccia se ne è andato a dormire.



I Peloritani? Inizio bene, bellissimi panorami, sentiero accettabile per chi ci va ogni tanto, ma per me è stato molto faticoso per via del pietrisco di cui è composta la carrareccia militare, ogni passo a rischio di storte ed il risultato finale….. mal di piedi.
Comunque fino a Novara di Sicilia anche se non tracciato da segnali, la direzione si intuiva, sono arrivato senza troppe incertezze, il peggio è stato raggiungere Floresta, la porta dei Nebrodi.
Inizialmente ho preso un sentiero di crinale poi sono tornato al punto di partenza perché non avevo riferimenti, sono sceso lungo una strada asfaltata, sotto un sole africano, senza un albero, ad un bivio ho preso la cartina ed ho scoperto che se avessi fatto altri dieci km di asfalto sarei arrivato a destinazione, ho messo i piedi a bagno in una fontana per dieci minuti e sono ripartito.
Ho fatto i conti: da Fondachelli Fantina a qui….. 27 km di asfalto, mentre scrivo ho i piedi in acqua e sale, in un appartamentino consigliatomi da Daniele Longhitano dell’Associazione Culturale “ICARO” www.associazioneicaro.it e stasera sempre consigliato da Daniele cenerò nel Ristorante Il Fienile, qui a Floresta, cercherò di ingurgitare tutto quello che mi porteranno anche perché dalla cena del 16 ad ora…. BARRETTE ANDERSON, BARRETTE ANDERSON, BARRETTE ANDERSON….. non mi lamento delle barrette, per fortuna che ne sono fornito e vi dirò che appena le mangio la fame sparisce e l’energia torna, ma un bel piatto di pastasciutta…. con tantissimo formaggio e una forchettata accompagnata con il pane, per me è il massimo!!!
Nel pomeriggio ho avuto la solita intervista con la radio dell’Università di Verona “Fuori Aula”, Daniele, il conduttore, mi ha chiesto alla fine che cosa mi è mancato in tutto questo tempo…. mi sono commosso improvvisamente ma ho risposto con la voce rotta…. la mia famiglia, i miei cari, la mia vita di sempre, quelle piccole abitudini quotidiane, quei momenti apparentemente insignificanti ma che ci riempiono i giorni sempre uguali, lo sapete che quando sono a casa prima di mangiare mando un bacio a mia moglie? Quando siamo a ristorante lo facciamo con una smorfia che solo per noi ha il significato del bacio, è che a volte ci si vergogna di esternare l’amore. Ecco mi sono mancati quei piccoli momenti, sempre uguali, ma che fanno della mia vita…. La mia vita.
Tuttavia qui, ho potuto arricchirmi emotivamente, spiritualmente, ho trovato persone meravigliose che un giorno tornerò a trovare, io non dimentico, io ho sempre vissuto anche di ricordi e, credetemi, sono colmo, stracolmo di gratitudine verso tutti, verso la loro gentilezza, verso l’amicizia e l’amore che mi ha accompagnato passo dopo passo.
Domani il mio cammino sarà leggero, ho davanti a me 70 km di Nebrodi, una dorsale sulla carta bel studiata, e sarà con grandissima gioia che incontrerò Totò il titolare dell’Agriturismo Capuano, che conosco solo tramite internet ed a mezzo filo.
Cercherò di andare veloce sulle Madonne perché ad Alcamo avrò con me un amico… Franco Alloro, il fotografo ( quello della foto qui sopra.. avete visto come mangia? Dovreste sentirlo come dorme!!!) che mi ha seguito durante la preparazione alla traversata dello Stretto, e voglio poter rallentare per permettergli di stare al mio passo, ma gli ho detto che se proprio vuole arrivare ad Erice, deve sedersi e lasciarmi andare avanti perché all’arrivo non voglio avversari…. Solo alla partenza e solo all’arrivo.


Le pecore vanno sempre dietro ad una, ma non sanno perchè.... come le persone che seguono le mode


Manfredi ci ha saltati, ha scritto direttamente le sue impressioni di Viaggio ma poi ci ha mandato delle immagini e ci ha raccontato che.....

Dopo aver lavato i calzini... solo quelli, come da promessa ad Adalgisa, è andato a cenare alla Trattoria "Il Fienile" dove Alina gli ha portato un antipasto ECCEZIONALE, un primo GRANDIOSO, un secondo con contorno NORMALE, infine caffè e grappa.
Sempre lui, Manfredi, ci ha detto che a Floresta c'è un bar, "I due Pioppi", dove fanno un gelato buonissimo e domattina, prima di partire andrà a fare li una grandissima colazione anche perchè per due o tre giorni dovrà sognare tutte queste delizie, sui Nebrodi non ci sono nè bar nè trattorie, solo sentiero e boschi e tenda e basta.


Per fare delle belle foto non bisogna essere dei fotografi, bisogna avere sensibilità, avere la capacità di "sentire" l'emozione, percepire quello che il soggetto cerca di trasmettere e fissare, attraverso l'obbiettivo quella frazione di tempo a volte impercettibile che il soggetto trasmette. Io non me ne intendo di fotografia ma penso che quella capacità che ha dimostrato Franco non è comune, è una dote che viene dalla sensibilità che Franco ha in se.... credo, penso, insomma è bravo, voi che ne dite?

Manfredi ha camminato, camminato e bevuto tantissima acqua, ha terminato il Parco dei Nebrodi attraversando foreste piene di maiali selvatici, mucche e cavalli, pecore e capre, ha alloggiato al Rifugio Villa Miraglia ha dormito in tenda circondato da mandrie, ma finalmente ora si trova a Gangi, presso l'Agriturismo Capuano dove Angela e Totò lo hanno accolto con vera amicizia.... ha finito ora di cenare, il suo computer non funziona ancora a causa di un piccolissimo problema tecnico e ci ha assicurato che domani inserirà tutti i suoi articoli e le foto.
Per ora lasciamolo riposare, domani vedrete che belle foto e quanti amici ha incontrato lungo il cammino che ormai sta per giungere al termine.
Il giorno 7 tutti ad ERICE, ci saremo anche noi, Radio Barrea e saremo i primi ad intervistarlo!!!

Forza Manfredi, vai che non sei solo, siamo tutti intorno a te!




La vostra Radio Barrea continua a seguire il nostro amico durante il lungo cammino che lo porterà ad Erice, qui di seguito vi raccontiamo le ultime vicende che hanno caratterizzato questa giornata:

Sono le sette e trenta quando Manfredi lascia Floresta, entra nel percorso dei Nebrodi mediante la solita antipaticissima strada asfaltata, le mosche lo perseguitano per tutto il tempo che rimane al sole, la zona ricca di pascoli attira questi noiosissimi insetti che lo abbandonano appena entra nel bosco di faggi, una sorpresa gradevole viene dalla quantità di maiali selvatici tipici di questa zona, sono di colore marrone con chiazze bianche, non scappano, si allontanano tranquillamente ed è pertanto facilissimo fotografarli.
Trentacinque km di dorsale attraverso boschi e radure che danno panorami a 360 gradi, laghetti e tante persone, ma solo due spagnoli con lo zaino, gli altri in macchina, moto, cavallo e mountain bike.
Arriva a Femmina Morta, al Rifugio Villa Miraglia e mette la tenda nel prato, c’è chiasso attorno a lui, osserva tutta quella gente ed è osservato, ma non comunica con loro, li sente troppo distanti dal suo modo di vivere; stasera a letto presto perché ieri sera non riusciva a prendere sonno, i piedi, quella parte importantissima per il suo cammino sono probabilmente al limite.

Domani partirà per arrivare a Gangi, non sarà facile per lui altri 40 km dopo i 35 di oggi, ma se riuscirà a centrare il bersaglio potrà riposare qualche giorno visto che la tappa di Gangi era prevista per il giorno 23/7 !!!

Colpo di scena, dopo aver ottimamente cenato presso il ristorante, la signora Francesca, contitolare insieme con Nicola, Calogero e Mariella, forse impietosita dallo stato di disagio che la tenda avrebbe creato a Manfredi, gli propone una brandina completa di materasso da sistemare dentro la struttura alberghiera!

Manfredi corre a togliere dalla tenda: computer e materiale scientifico e si sistema per la notte, sperando di avere maggior fortuna nel prendere sonno, ieri sera ha dormito solo tre ore e se vuole arrivare a Gangi….. DEVE RIPOSARE!

E’ proprio vero, sulle montagne le persone sono migliori, oppure migliorano, sarà l’aria, sarà che vivere a contatto con la natura, quella non rovinata dal progresso ci rende più pazienti, più portati ad ascoltare, i sensi si acutizzano e probabilmente anche il nostro cuore, la nostra amabilità, tutto in noi torna alle antiche abitudini, all’educazione che i nostri vecchi ci hanno lasciato nel DNA.

Ricordate che Manfredi ha sempre affermato che “nulla è per caso”? Ebbene da quando è partito ha sempre imboccato la strada giusta, incontrato le persone migliori…. è un caso? Noi non lo crediamo, pensiamo invece che il nostro amico si fa voler bene da tutti, anche i più ostici cedono davanti a lui e questo, credeteci, non è mai per caso.

E siamo giunti al 21 mattina, dopo una bella colazione e con i saluti affettuosi di Francesca e Nicola, Manfredi riprende il cammino, un poco di asfalto e poi entra nel sentiero, le indicazioni messe dal Parco non sono abbondanti ed i cartelli scoloriti dal sole sono illeggibili, sbaglia un paio di volte ma riesce sempre a correggere la rotta, ormai è un esperto, ma comunque è consapevole che l’insidia è sempre pronta a portarlo fuori strada.
Questa parte dei Nebrodi è meno coperta da foreste, tuttavia l’acqua è sempre molto presente, il caldo asfissiante e le mosche lo costringono a soste prolungate in zone d’ombra.
Si immerge in una “gebbia”, abbeveratoio per mandrie, il refrigerio è incredibile, sembra quasi assopirsi quando una vacca immerge il muso per bere e dietro di lei molte altre si apprestano a farlo… Manfredi schizza fuori intimorito da tanto osare e le guarda arrabbiato.
Riprende il cammino e giunto a Portella dell’Obolo dietro indicazioni di Lucio e Daniele, due allevatori, scende lungo un pendio verso una strada asfaltata.


Ricordate l’asfalto in Calabria che aveva causato le piaghe al piede? Qui il calore che sale dal manto nero è visibile, gli oltre 40 gradi a livello del terreno salgono sicuramente e lo costringono a frequenti soste, sono le ore più calde, l’acqua è finita, il peso dello zaino insopportabile, lo sconforto è pronto a manifestarsi quando Gangi appare, bellissimo paese, ricco di storia e vivo, la gente lo guarda, gli sorride. Entra in un bar: granita di limone, Lucio! Qui dicono che le montagne non si incontrano mai ma i volti della gente si… infatti è Lucio, l’allevatore incontrato alla Portella dell’Obolo, viene portato a casa dove trova Lucia, la moglie, le figlie Irene e Simona ed il piccolissimo Paolo, di tre mesi, qui mangia e beve e parla, parla, parla. Poi Lucio lo porta all’agriturismo Capuano e li….. scopre che Totò Lovecchio è molto meglio di come se lo era immaginato: cordiale, simpatico, geniale e …. Unico!
Parlarvi di Totò per come lo ha descritto Manfredi, ci sembra un poco esagerato ma comunque vi riportiamo le parole che il nostro eroe ha pronunciato, senza togliere una virgola:
- Pensate al Paradiso, togliete le nuvole, gli angeli, i cherubini, tutti i santi e circondate ciò che vedete da montagne gialle, intervallate da macchie verdi attorno a casette ordinate, qua e là ponete dei terreni coltivati a vigna, enormi piante di eucalipto, macchie coloratissime di oleandri, boschetti di peri selvatici e tantissimi animali al pascolo. Su una collina immaginate un Agriturismo con belle verande, frutteti, fiori, tanti fiori ovunque, in questo contesto immaginate un uomo che con chitarra ed armonica canta una canzone bellissima….. ecco, vi ho presentato dove ora mi trovo, sono arrivato alla mia terza tappa importante, la prima è stata BARREA, l’ideale porta verso il mio amato SUD, la seconda era Villa San Giovanni, dove volevo dimostrare l’invincibilità dell’UOMO, la terza, il momento della calma, dei ripensamenti, del bilancio di un’impresa che sembrava impossibile, qui per me era importante arrivare integro nel corpo e nella mente… qui sapevo di trovare una famiglia che mi avrebbe accolto con rispetto e amore, qui sapevo e sentivo di trovare l’energia per fare gli ultimi importantissimi passi verso la realizzazione di un’idea.
- Con Totò ieri sera abbiamo cantato e suonato insieme come due vecchi amici, sua moglie Angela ci ha preparato una gustosa cenetta ed è rimasta ad ascoltarci.

- Vorrei fermarmi qui, interrompere il mio viaggio, costruire con Totò qualcosa, un progetto di parole, musica, pensieri, azioni….
- Sento che con lui riuscirei ad esprimere al meglio la mia vena artistica, nella mia vita ho recitato, cantato, suonato… gli input che l’estro artistico che è in me mi ha mandato sono stati tantissimi, ma la vita che ho condotto fin qui mi ha impedito ad esprimerli nella maniera più completa….
- Io sono un saltimbanco, ho sempre voluto un pubblico su cui riversare le mie capacità espressive, qui potrei iniziare una nuova vita… ma devo continuare il mio cammino, ho una moglie meravigliosa, un figlio ed una figlia affettuosi, una nipotina che ha perso le tracce del suo nonno da troppo tempo, non voglio più togliere ai miei cari un solo giorno della mia presenza, mi sembra di essere stato esiliato dal loro amore e perciò, con tantissima tristezza lascerò anche questo paradiso, i tanti amici che ho lasciato per strada, per tornare sulla mia strada, verso giorni di caldo, sudore, stanchezza e sete, per avere il premio di poterli riabbracciare…. tutti.-

Totò Lovecchio, cantautore folk, uomo rude e sincero di Sicilia, amabilissimo e coriaceo, geniale e pigro, attivo e indolente, simpatico e scontroso… ma fiero e sincero nello sguardo e nelle parole, mi ha dedicato una delle sue canzoni più belle: “Cammina cammina”, vorrei poterlo avere ad Erice, all’arrivo, sentire la sua voce roca che intona quel canto, per sorridere commosso da tanto amore e correre felice a riabbracciarlo.


Serata Folk/Blues con le magiche canzoni di Totò, dopo un'ottima cena con due simpatici ragazzi venuti da Parigi.

Oggi ho avuto un'intervista da parte de " La Repubblica ", domani a Petralia Sottana incontrerò il Dr. Carollo, Direttore del Parco delle Madonie che recentemente ha iniziato una collaborazione con il Parco delle 5 Terre donando un Asinello.
Mi auguro che la mia proposta di avere Totò Lovecchio al mio arrivo ad Erice abbia un seguito, la sua presenza con tutte le sue canzoni ed in particolare qualla a me dedicata farebbero di una giornata memorabile... una grandissima giornata.
Un grosso abbraccio a tutti
Manfredi

Il Parco delle Madonie regala un asinello alle Cinque Terre
In segno di amicizia e condivisione di principi e obiettivi, le Cinque Terre riceveranno in dono dal Parco delle Madonie un giovane asino, simbolo di impegno ecologico e tutela ambientale.

Le tre giornate di Gemellaggio trascorse nei cinque borghi liguri hanno permesso alla delegazione del Parco delle Madonie di apprezzare paesaggi e personalità, di conoscere la fragile architettura dei muretti a secco, di rimanere sorpresi di fronte alla struttura severa dei santuari, di percorrere il territorio a bordo del trenino monorotaia, catturando un orizzonte mozzafiato. L’incontro, che ha previsto importanti momenti di studio, si è concluso sabato 8 marzo al Castello di Riomaggiore per presentare e degustare i prodotti tipici delle Madonie: un tripudio di formaggi e dolci, di marmellate e biscotti, di vini e liquori pregiati. L’evento, coinciso con la festa delle donne, ha coinvolto un pubblico numeroso e interessato a conoscere le caratteristiche di una porzione della Sicilia non ancora fortemente inserita nei circuiti turistici, ma ricca di natura, cultura, arte, sapori e musicalità. Lo scambio di saluti e ringraziamenti tra i due parchi ha ribadito l’alleanza tra le Madonie e le Cinque Terre.“I Gemellaggi tra Regioni con identità e storia diverse permettono un prezioso scambio di esperienze e risultati, e, prioritariamente, favoriscono proficue sinergie tra persone e professionalità impegnate nella tutela del territorio e nella qualità turistica” – ha osservato il Presidente del Parco Nazionale delle Cinque Terre, Franco Bonanini.
Il Marchio di Qualità Ambientale, le politiche alimentari e specifici progetti a favore del commercio equosolidale sono state, le tematiche affrontate e definite in quest’ultimo incontro in terra ligure.“Il trasferimento delle strategie adottate dalle Cinque Terre per lo sviluppo di un turismo, anzi, di un’intera cultura sostenibile, diventerà per il nostro territorio un ulteriore opportunità di crescita e miglioramento non solo per il settore ricettivo, ma anche e soprattutto per le piccole e grandi economie locali” – ha commentato Peppino Sabatino, funzionario dell’Ente siciliano, che ha aggiunto ” In segno di amicizia e condivisione di principi e sentimenti, le Cinque Terre riceveranno in dono un giovane asino; proprio gli asini a Castelbuono, uno dei quindici Comuni che compongono il Parco delle Madonie, rappresentano un aiuto ecologico per la raccolta dei rifiuti”.
I prossimi due appuntamenti, che avverranno in Sicilia, il primo nel mese di aprile e l’ultimo entro maggio, concluderanno questa importante esperienza professionale umana; un’alleanza che si alimenta di idee e nuovi traguardi.

Sono molto stanco stasera, vi ho messo le immagini, a star seduto a scrivere mi viene mal di schiena, devo sdraiarmi.

Le emozioni, i pensieri, gli incontri... c'è stato tutto, ma non mi sento di scrivere, vado a dormire, da domani le mie tappe saranno molto più brevi, e sicuramente tornerò a voi con la mia solita verve.

Scusatemi ma devo riposare, c'è una sola persona, in questo momento che riesce a distrarmi ed a farmi star bene:

FRANCO ALLORO.....

Pensate che si sta allenando per venire a camminare con me qualche giorno ed ha messo nello zaino un poco di peso, 15 kg di........................... LIBRI !!!!

Non vedo l'ora di vederlo camminare, accanto a me, saranno i momenti più divertenti di tutto il mio viaggio.

Dai Franco, allenati bene che poi ti faccio scoppiare



Questo è il testo della canzone "Camina camina" di Totò Lovecchio che accompagna tutti i miei ultimi passi, quando giungerò in vista dell'ideale o reale striscione dell'arrivo nella piazza di Erice, Totò la canterà ed io sentirò finalmente una grandissima soddisfazione e orgoglio e gioia e dolore.

Da quel preciso istante mi renderò conto che la mia avventura sarà finita, l'emozione sarà irrefrenabile e la gioia di abbracciare tutti sarà l'ultimo sforzo che potrò sopportare, poi sarà tutto bello, bellissimo e non vedrò l'ora di veder calare il sipario per tornare quello di sempre, con i miei sogni, con le mie fantasie.

Ma ricordate che a volte i sogni non svaniscono all'alba se al mattino, nella realtà, proviamo ad immaginare di poterli realizzare, ci vuole solo tenacia, bisogna crederci fino in fondo e provare a lavorarci sopra, ogni giorno di più, sempre di più... fino a vederli piano piano prendere forma, credetemi, io l'ho fatto!


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Camina camina
Cà munnu s’arrimina
Camina quannu è ghiornu
E camina quannu è scuru
Camina na la terra conquistata
Di arabi spagnoli e tanti atri

Camina camina
Na terra i culura
Camina a minziornu
Quannu u suli pitta i campi
Camina a mezzanotte
Quannu a luna ti talia
Quannu l’arma du cielu
Mi fa pinzari a tia

Camina camina
Na terra di lu suli
Lu suli ca n’aiuta
A stari tutti cuieti
Lu suli quannu manca
Ni sintimu tutti stanchi
U suli è la vita
Ppi cucù è annasciutu ccà

Camina camina
Na terra du furmentu
Ccù lu turnu di romani
Appussidimu almenu u pani
U pani ca no seculu passatu
Si lu pigghiaru
Tuttu li patruna


Camina camina
Na terra di la luci
Ccu li tempi ca passaru
Puru chissa n’astutaru
Ca puru li francisi na lassaru
Ora mancu sapimu cu l’addumari

Camina camina
Ma nenti s’arrimina
Camina camina
Aspittannu na matina
Qualcunu ca ni dici cc’ama fari
U patri u patroni u frati di sta terra


Abbiamo visto Manfredi mangiare su un sasso formaggio e pane, poi ha montato la tenda.

Si trova tra Scillato e Montemaggiore Belsito, in provincia di Palermo, ha perso un poco di tempo a parlare con della gente a Scillato, la zona è quella tipica delle montagne di Palermo, roccie ed erba secca, qualche rado albero e terra spaccata dall'aridità, il mare incredibilmente azzurro ed in lontananza Alicudi, Filicudi ed Ustica.

Radio Barrea si è collegata con Manfredi, ora si trova nell’Agriturismo “Case di Cardellino” in località Sclafani Bagni.
Ma partiamo dall’ultimo suo racconto, anzi dal suo non racconto perché era stanco e ci aveva inviato solo delle foto.
Dunque il giorno 23 arriva a Piano Battaglia, località sciistica delle Madonne, dorme all’Ostello della Gioventù, ed il mattino scende da quota 1600 a quota 200 circa…. Scillato.
Durante la discesa può ammirare le due isole Alicudi e Filicudi, in lontananza Ustica ed infine il monte Pellegrino, la montagna amata dai Palermitani, dove c’è la loro Patrona: Santa Rosalia.
Durante il cammino trova un bellissimo resort… “Il vecchio Frantoio”, qui conosce e dialoga per almeno un’ora con Corrado, il titolare e con alcuni suoi dipendenti.
E’ una struttura unica nel suo genere, ci dice, splendidamente conservata ed arredata, un posto dove la vacanza resta impressa nella memoria… per sempre. Corrado poi è una persona squisita, nel suo parlare con Manfredi accenna anche ad un’altra struttura che…… ma qui Manfredi forse non lo ascolta più, perché ricorda solo un mezza frase che parla di un bacio da mandare a sua moglie.

Comunque alla fine si salutano, Manfredi scende verso Scillato, parla con tante persone che sono nell’unica piazza dove c’è ombra, diventa in breve il personaggio da osservare, da toccare, da fotografare…. Poi, verso le 19, saluta tutti e comincia l’ascesa verso la prossima meta.

Alle 20 si ferma a montare la tenda, mangia pane e formaggio e si mette a dormire.

Stamani alle 5 è gia sveglio, comincia malissimo il suo viaggio sbagliando strada e si ritrova a Caltavuturo, decisamente dalla parte opposta di dove sarebbe dovuto andare, torna indietro e ricomincia ad avvicinarsi al punto da dove dovrebbe prendere lo sterrato che lo condurrà a Montemaggiore Belsito, ma in strada non c’è nessuno ed anche questa volta sbaglia.

Nei pressi di un gruppo di case trova degli operai, chiede informazioni e viene a sapere che il posto si chiama “Le case di Cardellino” un Agriturismo !!!!

Entra, c’è una piscina dove due bambini giocano, sorvegliati dalla loro mamma, il maschietto avverte la mamma della sua presenza, si presentano e Manfredi decide di fermarmi a mangiare.
Durante il pranzo, tra una portata e l’altra, tra una parola e l’altra….. scopre che la signora Gloria non è altro che…… la moglie di Corrado….. NIENTE E’ PER CASO !!!

Il Vecchio Frantoio era bello, si proprio bello, come un oggetto antico ben conservato, molto maschile, Le case di Cardellino invece sono belle, proprio belle, come oggetti antichi ben conservati, molto femminili….. è il giusto risultato conseguito da persone intelligenti, consapevoli che il bello esiste già in ogni cosa, in ogni persona, in ogni parola…. Il bello, il piacevole, l’armonico vanno saputi accostare, come le persone fra di loro, ebbene Manfredi, senza saperlo, è passato da Corrado a Gloria perché aver conosciuto l’uno includeva dover conoscere anche l’altra.
I due frugoletti sono: FERDINANDO e GIOVANNA, due bambini educatissimi, belli come i loro genitori.


Nu ìornu di l'estati di l'annu passatu arriciviu na telefonata di unu ca parra di na caminata, sugnu Manfredi, chiddu ca camina a ppedi, vegnu nsicilia caminannu muntagni muntagni.....
L'autra aieri mu vitti spuntari, stancu a com'era si misi a parrari ppi tutto lu tempu di lo su stari,cantammu canzuni parrammu du mari e ca a Erici avi arrivari, na stù picca tempu ca potti ristari, picchì avi continuari a caminari, Camina camina cci vozi dedicari e nun sulu, quannu arriva a Erici ccià vogliu cantari.
Ciao Manfredi spero che tutto vada bene, ni vidimu prestu,
Totò

Come sempre Manfredi ci manda le informazioni e noi ve le riportiamo su questo blog.
Alle otto circa il nostro amico ha fatto una bella colazione a base di formaggi, affettati e…. un bicchiere di vino quindi è partito verso Montemaggiore Scalo, ha visto transitare il treno per Palermo, ma non lo ha preso, ha continuato a salire verso Caccamo, quindi ha raggiunto il passo che lo ha proiettato verso un lago, è risalito nel versante opposto ed è giunto avvolto da un nugolo di mosche a Ciminna, ha dovuto camminare per un chilometro per trovare un bar, sicuramente ce ne saranno stati tantissimi, ma il destino che sempre lo accompagna non ha voluto che lui si fermasse in altri bar se non nel Pub Gattopardo.
Qui ha trovato un gruppo di amici che stavano bevendo tranquillamente una birra, come al solito Manfredi non si preoccupa delle convenzioni, lui si presenta sempre come è, con semplicità e schiettezza, nel dialetto palermitano ha abbozzato qualche frase tanto per far capire che non era né polentone né tanto meno uno straniero, subito ha fatto amicizia con: Franco, Vito, Antonino, Salvatore e Alfredo.
Come da consiglio del Cai di Palermo si è rivolto al “Boccone del povero” per avere ospitalità visto che a Ciminna non ci sono alberghi, ma la superiora non ha voluto ospitarlo perché lei ospita solo gente conosciuta o mandata dal parroco!!!
A questo punto Franco ha deciso di essere uno dei soliti personaggi che fanno parte della storia di Manfredi, personaggi che voi ben conoscete, tutti generosi, buoni e comprensivi.
In questo momento Manfredi si trova nella casa di campagna di Franco in compagnia del bellissimo Riky un pastore maremmano incrociato con un pastore tedesco.
Una stupenda vista sulle colline e su Cacciamo, in lontananza il mare.
Che dire, la storia si ripete, sempre, e si continua a credere che… NULLA E’ PER CASO

P.S.
Abbiamo dimenticato un momento della giornata di Manfredi, per cercar di capire dove esattamente si trovava, è entrato in una azienda, ottenute tutte le informazioni per poter proseguire e bevuto un bicchiere d’acqua, stava per accomiatarsi quando la signora lo ha invitato a pranzare con loro, ha rifiutato scusandosi perché voleva raggiungere assolutamente Ciminna…. Ma grazie ancora, grazie della vostra cortese ospitalità!!!
Azienda Agricola Maria La Torre - Caccamo


Siamo veramente stupiti del nostro amico, stamani salutato Franco ha lasciato Ciminna e seguendo un percorso diverso da quello programmato, in brevissimo tempo ha raggiunto Villafrati, dopo un'ulteriore colazione si è incamminato verso Cefala Diana e Godrano, qui ha incontrato Vincenzo, un architetto di Palermo che stava lavorando nei campi di famiglia, in breve sono diventati amici, dopo circa mezz'ora Enzo gli ha proposto di pranzare a casa sua... e così è stato.
Dopo pranzo Enzo lo ha accompagnato al campo dove ha ripreso il suo lavoro ed ha consigliato Manfredi di non salire ad Alpe Cucco ma di puntare direttamente verso il bosco Ficuzza, quindi girare a sinistra e poi a destra e salire direttamente a Piana degli Albanesi...
Alle 20,30 Manfredi è arrivato a destinazione e qui.... caso strano ha trovato accoglienza presso Gugliema e Franco, dopo una splendida doccia e dopo una perfettissima cena si è collegato con noi per raccontarci queste cose ma ha aggiunto che......

- Niente mi stupisce, tutto regolare, come previsto, io ho un dono... la simpatia, la sincerità, la spontaneità.
Probabilmente la gente si accorge di questo ed è subito ricettiva, non mi vanto di queste mie predisposizioni, sono cosciente che essere sempre spontanei è la cosa migliore e vedo che la gente in fin dei conti lo apprezza.
Tutto qui, sono felice di aver trovato tantissimi amici, sarà difficile gestirli tutti ma prometto che appena tornerò nella mia antica vita, quella di casa, ricontatterò tutti quelli che mi hanno aiutato con la loro generosità e con il loro amore a compiere questa impresa che ormai sta per arrivare al termine.
Manfredi


Oggi 28 luglio 2008, Manfredi Salemme, partito il 7 maggio dalla località di Casoni di Suvero, si trova a Sambuca di Sicilia, ospite della famiglia di Francesco Alloro.

Ieri era giunto a Piana degli Albanesi con due giorni di anticipo sulla tabella di marcia.

Il primo agosto ripartirà per le seguenti tappe:

Grisì,
Alcamo,
Segesta,
Scopello,
Macari,
Custonaci.

In compagnia di Francesco Alloro e Salvatore Maurici.

Arrivo ad Erice il 7 Agosto intorno alle ore 17

Era da tempo che pensavo a Montevago, Gibellina e Santa Ninfa, teatro di un periodo drammatico alla fine degli anni sessanta. Ricordi ingialliti dal tempo ma, purtroppo, molto forti ancora.
Eravamo partiti io e Carletto Mongelli da La Spezia, come volontari, aggregati ai Vigili del Fuoco.
I miei ricordi sono confusi, fragili... ma sento ancora il freddo, i lamenti della gente con le coperte addosso, il frenetico cercare fra le macerie ed il mio rifiuto ad andare avanti, il lavoro al centralino telefonico ed alla fine la costruzione delle baracche.
Sono tornato a Montevago con Franco, ho faticato a sovrapporre alle immagini i ricordi, ma un angolo di paese mi ha risvegliato dall'oblio, una antica villa, con i soffitti a volta, affreschi e mobili antichi, quadri e specchi....
Giace ora sventrata e violata da animali randagi

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