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Traversata IN SCIO BOLESOMME alla Scogliera di Capo Noli
(cenere, 01/02/2009)

Avvertenze
Tipologia itinerario: alpinismo
Area geografica: Alpi Liguri
Valle: Lungomare
Guida di riferimento:
Luogo di partenza: Noli

“In scio bolesomme” è una via in traverso sul mare, aperta nell’anno 1979. Il tracciato dell’itinerario, il cui nome significa appunto “sopra la risacca”, porta ad abbassarsi talvolta fino a pochi metri sopra le onde, per risalire poi e percorrere con saliscendi e divertente arrampicata buona parte della scogliera di Capo Noli.
Per raggiungere il luogo in cui si svolge il traverso occorre uscire dall’autostrada A10 a Spotorno e seguire l’Aurelia fino a Noli, che va attraversato e superato. Mantenendosi sull’Aurelia, si incontra, dopo il paese, la galleria “Capo Noli”: un chilometro dopo di essa, occorre posteggiare in uno spiazzo a destra, dopo una curva, con rete paramassi e un cartello che vieta di lasciare animali in auto sotto al sole. Quello è il luogo in cui si esce alla fine della via.
Per raggiungere l’attacco occorre seguire ancora l’Aurelia verso ponente, a piedi, fino a giungere, dopo circa mezzo chilometro, a uno spiazzo sassoso sulla sinistra. In fondo alla piazzola, in corrispondenza di alcune rocce, si nota una catena, con, poco distante e sotto il labbro del muretto, un vecchio chiodo. Quello è il punto di calata. Utilizzando la catena nuova ci si cala, seguendo la sottostante linea di fittoni, fino a arrivare, dopo una quindicina di metri, alla base della scogliera, su comodi ripiani rocciosi. E’ comunque possibile assicurarsi su un fittone. Quello è il punto di partenza: da lì si svolge il traverso, che si dispiega verso levante, ossia verso destra con le spalle al mare.

“IN SCIO BOLESOMME” (Grillo, Simonetti, Oddone, ’79)
300 mt., 8 lunghezze, max 6a, attrezzata
1) 50 mt. 6a Dal punto di partenza spostarsi a destra (spalle al mare) tramite un ampia cengia (placchetta di protezione), fino a giungere a una fenditura da superare con difficile spaccata (5c, protetto da spit durante e dopo il passaggio, eventualmente azzerabile). Proseguire poi facilmente e attraversare l’insenatura sotto alla massicciata dell’Aurelia, prendere una cengia ascendente e alzarsi in obliquo andando a superare una bombatura, uscendo così nel pieno della scogliera (4a). Proseguire in traverso, abbassandosi un po’, fino a giungere in corrispondenza di un tettino da passare al di sotto (6a con spit poco prima e chiodo con cordino in loco, per azzerare eventualmente il passaggio), portandosi su una placchetta molto delicata: attraversarla sfruttando minuscole tacche (5c, spit) e portarsi in prossimità di un’altra fenditura che presuppone un passo delicato in spaccata (6a con spit per azzerare eventualmente). Superata la fenditura si è in sosta (fittone e vecchi chiodi), alla conclusione di quello che probabilmente è il tiro più complesso della via.
2) 40 mt. 6a Dalla sosta salire e rinviare al fittone appena sopra, ma poi attraversare a destra ignorando la fila di fittoni successivi in verticale. Attraversare con difficoltà la placca successiva, che inizialmente presenta esigui appigli ed appoggi (6a protetto da spit) ma successivamente diviene meno impegnativa (5a), fino in sosta (spit e vecchi chiodi). Durante il tratto difficile fare attenzione a reperire una maniglia orizzontale, in corrispondenza di alcuni piccoli ciuffi di parietaria, che, una volta afferrata, risolve il passaggio portando fuori dalle difficoltà.
3) 25 mt. 5b Riprendere attraversando un paio di metri a destra, ma poi iniziare a scendere in obliquo, seguendo gli spit e superando alcune fenditure (5b), fino ad arrivare a pochi metri dal mare, su una comodissima terrazza appena prima di voltare lo spigolo: sosta con spit e vecchio chiodo. Durante il tiro vi è un vecchio chiodo fuori via, poiché troppo alto, e quindi da ignorare. Il tracciato dell’itinerario scende costantemente in obliquo.
4) 35 mt. 5c Voltare lo spigolo e prendere a risalire in obliquo (5a) sfruttando nette tacchette. Portarsi in prossimità (spit) di una placca gialla sotto ad un tetto: attraversarla sfruttando piccole tacchette da reperire con attenzione (5c non immediatamente protetto da spit). Dopo la placca (vecchio chiodo con cordino e poco dopo spit), proseguire ancora qualche metro verso destra su rocce più articolate fino alla scomoda e aerea sosta (uno spit da integrare, prima di aggirare un’ansa).
5) 50 mt. 6a Dalla sosta a destra, aggirando lo spigolo, a superare l’ennesima placca che prevede l’ultimo passaggio di 6a. Proseguire poi per rocce più articolate (4c) fino a attreversare un’altra placca, che, vista da lontano sembra assai liscia, ma in realtà è articolata e viene oltrepassata senza troppe difficoltà (5a). Dopo la placca superare una rientranza e guadagnare il pilone roccioso successivo su cui sostare, ad uno spit da integrare.
6) 40 mt. 5c Voltare lo spigolo e scendere alcuni metri fino a portarsi sotto a una sporgenza ove occorre attraversare in aderenza la placca sottostante (5c spit), sfruttando un buchetto per la mano e alcuni svasi per i piedi: meglio passare bassi sotto lo spit. Proesguire poi per rocce facili (4a) fino a far sosta a piacimento su spit da integrare.
7) 40 mt. 5c Proseguire con facilità verso destra, in orizzontale (4c) e risalire poi leggermente dove le difficoltà aumentano (5a), fino a giungere a una fenditura da superare con passo delicato (5c con spit durante e appena dopo il passaggio): fare sosta successivamente trovando un posto sufficientemente comodo e sicuro prima di voltare lo spigolo. (In realtà, dopo il passaggio duro io non ho trovato altri spit né punti di sosta e ho aggirato direttamente lo spigolo posizionando un friend e proseguendo poi senza soluzione di continuità fino alla strada, ma con un fortissimo attrito prodotto dalla corda.)
8) 20 mt. 4b Voltare lo spigolo e prendere a risalire verso l’Aurelia, con semplice arrampicata ma prestando attenzione alla roccia che qui si fa meno salda e presenta numerosi blocchi instabili. Raggiungere la massicciata e salire gli ultimi passi nel diedrino (purtroppo sporco di cartacce) formato dalla roccia e dal muro della strada: sostare sul guardrail.

La via è sicuramente molto consigliabile, sia per la contiguità al mare, sia per la roccia quasi sempre salda e accogliente: un bel calcare rosato. Le protezioni sono posizionate in modo sicuro e gli spit sono spesso integrati da vecchi chiodi preesistenti. Le maggiori difficoltà sono azzerabili tranne che lungo il quarto tiro, nel passaggio di 5c, grado che perciò risulta essere comunque obbligatorio.
Vi sono tuttavia alcune avvertenze da tenere in conto e legate a due fattori: la vicinanza al mare e l’orizzontalità dell’itinerario. Anzitutto “In scio bolesomme” è una via da ripetere quando il mare è calmo, poiché, diversamente, in alcuni punti si richierebbe di essere investiti dalle onde. Occorre inoltre essere attenti a non lasciar pendere le corde dalle soste, che finirebbero in mare bagnandosi di non salutare acqua salata. Il secondo ordine di problemi riguarda invece l’orizzontalità. Per prima cosa occorre verificare sempre che secchiello e autobloccanti vari siano montati in modo da lavorare correttamente, il che, agendo in orizzontale, non è affatto scontato: nel dubbio meglio ricorrere al vecchio mezzo barcaiolo. In secondo luogo, trattandosi di un traverso, è chiaro che le difficoltà e le problematiche di un’eventuale caduta sono equivalenti sia per il primo che per il secondo di cordata, che dunque deve essere anch’egli in grado di destreggiarsi autonomamente sulle difficoltà obbligatorie (5c) che la via propone. In particolare, dal punto di vista del secondo di cordata, i punti specificamente problematci possono essere: la seconda parte del primo tiro e in particolare il tratto in discesa prima del tetto e l’ultimo passo prima della sosta; il terzo tiro, tutto in discesa; l’arrivo in sosta, dall’alto, alla fine del quarto tiro; la discesa prima della placca del sesto tiro.

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