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Rocca dell'Aia Parete Est
(Cenere, 04/01/2010)

Avvertenze
Tipologia itinerario: alpinismo
Area geografica: Alpi Liguri
Valle: Valle Del Nimbalto
Guida di riferimento: Gallo
Luogo di partenza: Verzi, piazzale Pian delle Bosse

Via “PARETE EST”
90 mt., V+
C.Aureli, R.Avanzini, 1960

LOCALITA’
La via si snoda lungo la parete orientale della Rocca dell’Aia, una torre bianca di quarzite, dalla forma trapezoidale ed alta un centinaio di metri, solcata, a nord e per tutta la sua altezza, da un enorme camino. Assieme ad altri risalti e creste rocciose, la Rocca dell’Aia, sorge alle pendici del Monte Carmo di Loano.
VIAGGIO IN AUTO
Per raggiungere il luogo occorre uscire al casello di Pietra Ligure, sull’autostrada A10. Si prosegue poi sull’Aurelia fino ad arrivare a Loano. Una volta entrati in paese, lungo la via principale, si svolta a destra in corrispondenza delle indicazioni per Verzi e per il Monte Carmo. Raggiunto l’abitato di Verzi e la sua chiesa, si risale a destra la tortuosa strada verso il piazzale Castagnabanca, che da ultimo diviene sterrata. Si posteggia infine nel piazzale alla base della teleferica del rifugio Pian delle Bosse.
AVVICINAMENTO A PIEDI
Dal posteggio, dando le spalle al cancello della funivia, avviarsi verso il bosco e seguire il sentiero segnalato da un bollo rosso, per circa mezz’ora, fino a sbucare di fronte alla Rocca dell’Aia, dopo aver attraversato una valletta solcata da un rio, con numerosi massi erratici. Per riconoscere senza dubbio la struttura ricordo che, una volta sbucati dal sentiero di fronte alla Rocca, ci si trova davanti a una parete strapiombante e a buchi, con la scritta “Ultima regina”.
Per raggiungere l’attacco occorre andare a sinistra rispetto alla scritta ora menzionata, costeggiando al parete fino a raggiungere, dopo una decina di metri, una enorme lama staccata, accosta alla parete a formare un camino: la via attacca da un golfare che si trova sopra, allo sbocco del camino, che si può risalire oppure evitare aggirando la lama e salendo da dietro, tramite una rampetta terrosa.
CARATTERISTICHE DELLA VIA
La “Parete Est” è una via di grande valore estetico che alterna tre tiri tutti molto interessanti e che presentano caratteristiche differenti. Dall’ombroso traverso del primo tiro, ancora nel bosco, si passa a rimontare atleticamente un pilastro con passaggi aggettanti, per sfociare, con la terza lunghezza, in piena parete, verticale ma articolata. Il percorso è attrezzato a spit, in alcuni tratti forse un pochino distanziati rispetto alle falesie, ma sempre posizionati in modo sicuro. Durante il tragitto non vi sono vie di fuga, ma ogni sosta permette di retrocedere calandosi in doppia. La roccia, infine, è ovunque ottima e, anche laddove si presenta come conglomerata, offre sempre appigli e appoggi del tutto solidi ed affidabili.
RELAZIONE DELLA SALITA
Primo tiro, V+. Questo primo tiro si può suddividere in tre sezioni: i primi metri del traverso ancora dietro la lama, la parte restante sempre in traverso ma in piena esposizione, l’ultima parte del tiro più semplice e in verticale. Per prima cosa occorre avviarsi sul traverso sfruttando, in opposizione, la grossa lama accosta alla parete, sino a raggiungere una pianticella, dove, necessariamente, occorre abbandonare l’opposizione con la lama e sfruttare solo la parete. Proseguire sempre in traverso facendosi aiutare da una fessura per le mani e sfruttando, con i piedi alcune tacchette, fino a un primo balzello comodo, in corrispondenza dello spit. Proseguire sempre in obliquo, superando il passaggio chiave sfruttando piccole tacchette per mani e piedi: guadagnare poi una buona cengetta con alberello. Da lì salire in verticale, con difficoltà poco elevate, ignorando le soste con catena che si incontrano alla propria destra e proseguendo sempre diritto in verticale fino a sbucare su un ampio pianerottolo erboso dietro un grosso masso: golfari di sosta da collegare.
Secondo tiro, V+. Rimontare il pilastro in verticale rispetto alla sosta, affrontando dapprima un tratto molto articolato e semplice e, successivamente, un primo strapiombino, ben appigliato. Tenersi sempre alla sinistra dello spigolo, senza mai uscire a destra dove passano altre vie. A seguire una successione di due strapiombi, sempre ben ammanigliati ma più impegnativi e faticosi, con la possibilità di utilizzare un vecchio cordone (da verificare) o per rinviare o per aiutarsi nella progressione se troppo difficoltosa. E’ possibile affrontare e passare gli strapiombi sia tenendosi a sinistra sia a destra degli spit, ma sempre senza sconfinare oltre lo spigolo. Dopo gli strapiombi risalire un ultimo tratto verticale ma ben articolato e portarsi in sosta su una cengetta: due golfari da collegare e un vecchio chiodo.
Terzo tiro, V. E’ questa la lunghezza tecnicamente più semplice ma, forse, la più impressionante, sia per la maggiore distanza fra le protezioni, sia per la piena esposizione e verticalità che propone, soprattutto nella seconda parte. Si imbocca dapprima una rampa a sinistra, tralasciando la fila di spit sulla verticale della sosta, che appartengono invece ad un’altra via che con la “Parete Est” condivide questo punto di fermata. Si risale la rampa fino ad un alberello, eventualmente integrando un tratto piuttosto lungo con un friend. Una volta all’alberello occorre girarsi e prendere a risalire la parete alla propria destra, molto verticale ed esposta ma anche assai articolata: le protezioni sono un po’ più distanziate che in falesia, ma il tragitto è attrezzato in modo sicuro e, se lo si desidera, è sempre possibile aggiungere altre protezioni poiché la conformazione della roccia lo permette: occorre però tenere presente che il tiro è molto lungo e, quindi, la corda potrebbe fare troppo attrito. Si continua a risalire la parete, con piccoli spostamenti a destra o sinistra a seconda della comodità dei passaggi ma restando di fatto sempre sulla verticale, fino a raggiungere un piccolo pianerottolo prima di un’ultima paretina fessurata cui segue la sosta su due golfari da collegare. Da qui è possibile andare in vetta superando la spaccatura sul camino grazie a un grosso masso incastrato e risalendo a piedi gli ultimi metri.
DISCESA
Per scendere il modo più praticato è quello di calarsi dallo spigolo sud-ovest, in direzione opposta rispetto a quella di provenienza. Occorre superare la croce di vetta e guadagnare il labbro della parete dove si trova una vecchia sosta con catena e fittone e due golfari: lì allestire una doppia di 15 metri e poi ripercorrere la semplice cresta nord ovest fino al colletto boscoso da cui, a destra, scende il sentiero che riporta alla base della parete. L’unico punto che richiede attenzione è costituito da una placca esposta che si trova sotto un grosso gendarme, il Picco Annabella, e che va attraversata con passaggi di II.
Un’altra possibilità è rappresentata dalla discesa a sud-ovest, con una doppia di 40 metri totalmente nel vuoto. In tal caso occorre raggiungere, in direzione sud-ovest rispetto alla croce, un pianerottolo poco sotto la vetta, dove si trova un golfare da cui allestire la doppia che, dopo una calata sicuramente emozionante, deposita alla base della parete sud-ovest, da cui si raggiunge l’attacco iniziale grazie al sentiero anulare, in un verso o nell’altro.
Terza possibilità, dalla parte opposta, scendendo con attenzione qualche metro sotto la vetta, in direzione sud est rispetto alla croce, in corrispondenza di una zona alberata, si ritrova un golfare, da cui allestire una prima breve calata fino ad una sosta in piena esposizione a destra del caminone centrale. Da lì con una seconda calata, in parte nel vuoto e sempre parallela al grande camino, raggiungere la sosta sottostante, sulla verticale. Da questa scendere poi direttamente a terra con una lunga calata anche questa in parte nel vuoto.
Se non si possiedono due mezze corde almeno da 50 mt. è praticabile solo la prima delle tre possibilità elencate.
NOTE
La “Parete Est” è sicuramente una via che, per il rapporto fra la soddisfazione, l’estetica della linea, la solidità della roccia e la difficoltà mai eccessiva, merita certamente di essere ripetuta.

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